{"id":14026,"date":"2026-09-08T13:03:19","date_gmt":"2026-09-08T11:03:19","guid":{"rendered":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/?p=14026"},"modified":"2026-09-08T13:03:41","modified_gmt":"2026-09-08T11:03:41","slug":"cosa-e-e-cosa-non-e-il-fascismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/cosa-e-e-cosa-non-e-il-fascismo\/","title":{"rendered":"Cosa \u00e8 e cosa non \u00e8 il fascismo?"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>di Mustafa Yalciner<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Roger Bourderon in <em>Le Fascisme, id\u00e9ologie et pratiques<\/em> [<em>Fascismo, Ideologia e pratiche<\/em>] descrive il fascismo italiano nel suo periodo iniziale con le \u201cCamice nere\u201d,:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Le \u201cCamicie Nere\u201d si spostano in camion [\u2026] per compiere le loro incursioni. Appena arrivano, picchiano chiunque per strada non si tolga il cappello al passaggio dei loro stendardi, o indossi una cravatta rossa, una sciarpa rossa o una camicia rossa. Se qualcuno protesta, fa un gesto di difesa, ferisce o anche solo picchia leggermente un fascista, la \u201cpunizione\u201d si prolunga. Gli uffici di collocamento, i sindacati, le cooperative e le case del popolo vengono presi d\u2019assalto; le porte vengono sfondate, mobili, libri e altri oggetti vengono gettati in strada e cosparsi di benzina; pochi minuti dopo, tutto viene dato alle fiamme. Coloro che si trovano all\u2019interno degli edifici presi d\u2019assalto vengono brutalmente picchiati o uccisi. Le bandiere vengono bruciate o portate via come trofei. Spesso l\u2019incursione viene condotta con uno scopo specifico, ovvero la &#8220;pulizia&#8221; del luogo che \u00e8 stato attaccato. I camion si fermano quindi proprio davanti alle sedi delle organizzazioni &#8220;rosse&#8221;, che vengono rase al suolo. I gruppi fascisti danno la caccia ai \u201cleader\u201d, quali sindaci e consiglieri comunali, segretari di associazioni e presidenti di cooperative; li costringono a dimettersi, minacciano di ucciderli o di demolire le loro case e li cacciano dalle loro abitazioni affinch\u00e9 non vi facciano mai pi\u00f9 ritorno. Se riescono a fuggire e a salvarsi, le loro famiglie subiscono rappresaglie.<\/em>\u201d (Bourderon, 1989, pagg. 146\u2013147)<\/p>\n<p>\u00c8 inoltre ben noto ci\u00f2 che le squadre della morte, istituzionalizzate sotto le dittature fasciste, misero in atto attraverso omicidi individuali e di massa, tramite i campi di concentramento e, ad esempio, tramite le camere a gas.<\/p>\n<p>L\u2019Italia era appena uscita dalla prima guerra imperialista di spartizione, e i quattro anni precedenti erano stati estremamente difficili. Oltre alle aspirazioni &#8220;<em>nazionali<\/em>&#8221; deluse, la guerra \u2014 durante la quale le promesse fatte alla borghesia italiana non furono mantenute e dalla quale essa non ottenne ci\u00f2 che si aspettava \u2014 lasci\u00f2 dietro di s\u00e9 distruzione, alta inflazione, disoccupazione, miseria e veterani di guerra che dovevano lottare per la sopravvivenza e venivano consolati con storie di &#8220;<em>eroismo<\/em>&#8220;. La classe operaia, rafforzata dalla lotta contro la distruzione, la disoccupazione e la miseria, nel 1921 stava ancora conducendo ampi scioperi, organizzandosi in &#8220;<em>consigli operai<\/em>\u201d e ricorrendo a occupazioni di fabbrica su larga scala. Lo stesso valeva nelle campagne, tra i braccianti agricoli e i contadini poveri. Tuttavia, la classe operaia non solo non riusc\u00ec a unirsi e ad avanzare politicamente, ma l\u2019ondata di lotta cominci\u00f2 anche a rifluire. In generale, la socialdemocrazia e il Partito Socialista, che un tempo era stato membro della Terza Internazionale, svolsero un ruolo disgregante, mentre i comunisti di recente formazione, che commisero errori \u201cdi sinistra\u201d, non furono in grado di fermare il fascismo.<\/p>\n<p>Gli sviluppi in Germania furono simili, sebbene il corso degli eventi sia stato pi\u00f9 o meno diverso. In quel paese, dove dopo la guerra si svilupparono rivolte e consigli di operai e soldati, presto repressi dal governo socialdemocratico, continuarono a verificarsi rivolte di varia entit\u00e0 fino al 1923. I socialdemocratici, che con i loro &#8220;<em>Freikorps<\/em>&#8221; rovesciarono i consigli operai e di soldati a Berlino e Monaco alla fine del 1918 e nella primavera del 1919, abbandonarono gli scioperanti di Berlino che avevano fermato i putschisti di Kapp nel 1920, per schiacciare l\u2019Esercito Rosso della Ruhr e scatenare il terrore controrivoluzionario nella Ruhr e nella Germania centrale nel 1921; essi sono difensori della borghesia, sia che agiscano da soli sia che lo facciano insieme ai partiti borghesi di destra. Questo partito, che era stato votato dai lavoratori e dalla classe media, non solo perse pi\u00f9 della met\u00e0 dei suoi voti e il sostegno di milioni di lavoratori a causa delle sue politiche, ma contribu\u00ec anche a spegnere le speranze dei lavoratori nel socialismo e a creare tra la classe operaia l\u2019impressione che il socialismo non fosse la soluzione alle loro richieste urgenti. Infine, nel 1923, l\u2019SPD (Sozialdemokratische Partei Deutschlands\/Partito Socialdemocratico Tedesco, \u00a0ndt) abbandon\u00f2 ancora una volta i consigli di fabbrica al loro destino, nonostante il KPD (Kommunistische Partei Deutschlands\/Partito Comunista Tedesco, ndt), in crescita, fosse riuscito a formare con essi dei &#8220;<em>governi operai<\/em>&#8221; in due stati. Eppure nel 1923 i lavoratori e la piccola borghesia, martoriati dalla crisi, si erano mobilitati sia nelle citt\u00e0 che nelle campagne, alla ricerca di forze che difendessero le loro rivendicazioni e non li abbandonassero \u2013 ad esempio, quando il pane che a gennaio costava 250 marchi veniva venduto a 200 milioni di marchi a novembre. Tuttavia, sia in Italia che in Germania, i socialdemocratici, che non erano riusciti a difendere le rivendicazioni delle masse e avevano lasciato i comunisti soli nella lotta contro l\u2019aggressione fascista, persero il controllo sulle masse, cessando cos\u00ec di interessare la borghesia come alternativa e venendo allontanati dal governo.<\/p>\n<p>In Italia, Mussolini fu rapidamente invitato a formare un governo. In Germania, invece, mentre l\u2019ondata rivoluzionaria si placava con la relativa stabilizzazione del capitalismo, Hitler dovette attendere altri dieci anni prima di poter soddisfare le esigenze dei monopoli.<\/p>\n<p>Il fascismo, che era salito al potere in Italia e minacciava di trasformarsi in un potente movimento di massa in Germania, sfrutt\u00f2 comunque le possibilit\u00e0 offerte dalla situazione combinando la strumentalizzazione delle rivendicazioni dei lavoratori, dei poveri delle citt\u00e0 e delle campagne e della classe media piccolo-borghese \u2013 che si stava sempre pi\u00f9 allontanando dalla socialdemocrazia e dagli altri partiti del sistema perch\u00e9 questi ultimi non erano in grado di soddisfare le loro richieste nelle condizioni di distruzione bellica e di crisi con cui si trovavano \u2013 con l\u2019escalation del nazionalismo legata alla guerra e alle sue conseguenze, come l\u2019imposizione del Trattato di Versailles in Germania, contro cui i comunisti non furono in grado di sviluppare un\u2019agitazione tempestiva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il carattere di classe del fascismo<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><strong>Il fascismo \u00e8 una peculiarit\u00e0 dell\u2019epoca dell\u2019imperialismo e delle rivoluzioni proletarie<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Nel capitalismo monopolistico dominano il capitale finanziario e la borghesia monopolistica. Il fascismo, in quanto corrente dell\u2019epoca dell\u2019imperialismo e delle rivoluzioni proletarie, \u00e8 la corrente pi\u00f9 reazionaria, aggressiva e terroristica della borghesia monopolistica; la dittatura fascista, in quanto forma borghese di Stato, \u00e8 la pi\u00f9 reazionaria tra una serie di forme reazionarie di Stato caratterizzate dai monopoli in quanto rappresentanti della reazione e contraddistinte dal loro carattere terroristico e sanguinario.<\/p>\n<p>Come afferm\u00f2 Lenin, il monopolio, come indica il nome stesso, si \u00e8 posto accanto, ma al di sopra, della concorrenza \u2013 che costituisce la dinamica dello sviluppo capitalistico \u2013 grazie alla sua tendenza a monopolizzare e controllare ogni cosa; ha acquisito la capacit\u00e0 di determinare in modo selettivo gli investimenti, compresa la loro portata, la produzione e i mercati, con l\u2019obiettivo di massimizzare i profitti.<\/p>\n<p><em>\u00abImperialismo significa, in generale, tendenza alla violenza e alla reazione\u00bb (<\/em>Lenin<em>), <\/em>perch\u00e8<em>:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abL\u2019imperialismo \u00e8 l\u2019era del capitale finanziario e poi dei monopoli, che sviluppano dappertutto la tendenza al dominio, non gi\u00e0 alla libert\u00e0. Da tali tendenze risulta una intensa reazione, in tutti i campi, in qualsiasi regime politico, come pure uno straordinario acuirsi di tutti i contrasti anche in questo campo.\u00bb <\/em><\/p>\n<p><em>\u00abLe particolarit\u00e0 dell\u2019imperialismo sono: reazione politica su tutta la linea e intensificazione dell\u2019oppressione nazionale, conseguenze del giogo dell\u2019oligarchia finanziaria e dell\u2019eliminazione della libera concorrenza.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abLa contraddizione tra l&#8217;imperialismo e la repubblica \u00e8 una contraddizione tra l\u2019economia del capitalismo contemporaneo (ossia del capitalismo monopolistico) e la democrazia politica in generale.\u00bb <\/em><\/p>\n<p><em>\u00abTutto consiste nel monopolio economico. La sovrastruttura politica di questa nuova economia, del capitalismo monopolistico (l\u2019imperialismo \u00e8 capitalismo monopolistico), consiste nel trapasso dalla democrazia alla reazione politica. Alla libera concorrenza corrisponde la democrazia. Al monopolio corrisponde la reazione politica [&#8230;] Tanto nella politica estera quanto in quella interna l\u2019imperialismo tende a violare la democrazia, tende alla reazione. In questo senso, \u00e8 incontestabile che l\u2019imperialismo \u00e8 \u201cnegazione\u201d della democrazia in generale, di tutta la democrazia, e non gi\u00e0 solo di una sua rivendicazione: l\u2019autodecisione delle nazioni [&#8230;] tende cio\u00e8 a violarla [la democrazia].\u00bb <\/em>(Lenin)<\/p>\n<p>L\u2019espressione pi\u00f9 marcata del dominio del capitale finanziario e della tendenza dei monopoli a violare la democrazia e a instaurare la reazione \u00e8 il fascismo, mentre la forma pi\u00f9 reazionaria della sovrastruttura politica, dell\u2019organizzazione statale borghese, \u00e8 la dittatura fascista. Naturalmente, da questo punto di vista, non si pu\u00f2 affermare che la dittatura fascista sia una conseguenza automatica e necessaria della tendenza reazionaria del capitale finanziario; il fatto che questa tendenza conduca o meno a una forma fascista di Stato dipende dalle condizioni oggettive concrete, dall\u2019equilibrio di potere tra le classi e dalle esigenze dei monopoli.<\/p>\n<p>La dittatura fascista non \u00e8 caratterizzata dall\u2019appartenenza di classe delle masse trascinate e mobilitate dal movimento fascista, n\u00e9 dalle origini di classe dei suoi leader, ma dal capitale finanziario e dai monopoli economicamente dominanti e dalla reazione corrispondente ai loro oggettivi interessi di classe.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong>Il fascismo come fenomeno internazionale<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Il fascismo, in quanto fenomeno dell\u2019epoca dell\u2019imperialismo e delle rivoluzioni proletarie, possiede un marcato carattere internazionale, non appartiene a nessuna singola nazione o gruppo di nazioni; pu\u00f2 essere compreso solo nel suo contesto internazionale. Non pu\u00f2 essere spiegato come una realt\u00e0 locale e isolata dei singoli paesi.<\/p>\n<p>Il fascismo, emerso come corrente, movimento e forma di Stato in determinati paesi, assume una forma nazionale attraverso il suo nazionalismo sciovinista esaltato e intensificato, e persino il razzismo. I valori nazionali occupano un posto particolarmente importante tra quelli che esso strumentalizza in modo pi\u00f9 esteso, e il fascismo di ciascun paese presenta caratteristiche nazionali sia nei suoi fondamenti che nelle sue manifestazioni concrete, che lo distinguono dal fascismo degli altri paesi.<\/p>\n<p>Tuttavia, esso si limita a strumentalizzare i valori nazionali. Per i paesi imperialisti e le loro borghesie monopolistiche, il fascismo non solo incarna la tendenza internazionale che \u00e8 la tendenza dominante del capitalismo sviluppato; esso corrisponde pienamente a questa tendenza attraverso l\u2019applicazione dell\u2019aggressione monopolistica, del saccheggio, della forza bruta e della guerra, e attraverso la spartizione economica e territoriale del mondo, soprattutto tramite l\u2019esportazione di capitali.<\/p>\n<p>La stessa tendenza internazionale opera anche nei paesi dipendenti dall\u2019imperialismo e nei loro monopoli. Tra questi paesi, quelli che hanno raggiunto un certo livello di sviluppo, dimensioni e potere cercano di esportare capitale in accordo con i propri crimini e di partecipare alle ripartizioni economiche e territoriali regionali \u2013 anche se importano molto pi\u00f9 di quanto esportino \u2013 sia in nome dei propri monopoli, sia come agenti degli imperialisti. All\u2019estero esaltano il nazionalismo, sventolando le loro bandiere nazionali, per radunare i propri popoli dietro di s\u00e9. Man mano che aumentano le dimensioni del paese e il livello di sviluppo del capitalismo, aumentano anche le aspirazioni all\u2019estero come un fattore nello sviluppo del fascismo. L\u2019unica differenza \u00e8 che, pur adottando l\u2019ingiustizia, l\u2019espansionismo e la violenza nei confronti delle nazioni oppresse e dei popoli vicini pi\u00f9 deboli, essi hanno difficolt\u00e0 a difendere i propri interessi in qualit\u00e0 di agenti degli imperialisti contro gli stessi imperialisti, e cercano di crearsi spazio utilizzando le contraddizioni tra gli imperialisti come base per le loro manovre.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong>Il fascismo \u00e8 connesso alla crisi del capitalismo<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>All\u2019inizio del secolo scorso, il movimento fascista emerse in concomitanza con la crisi del capitalismo, ulteriormente aggravata dalla distruzione causata dalla guerra imperialista, dalla presa del potere da parte del proletariato in Russia, che mirava a costruire un sistema mondiale alternativo, e dalla disintegrazione del mercato capitalista. In Italia, il movimento fascista sal\u00ec al potere grazie alla forza accumulata nelle condizioni della crisi del 1922\u201323, mentre in Germania lo fece dopo la crisi del 1929.<\/p>\n<p>Le crisi del capitalismo, che intensificano la disoccupazione e la povert\u00e0, si acuiscono nella misura in cui le condizioni per lo sfruttamento e la sua continuazione diventano pi\u00f9 difficili, anche in assenza di uno o pi\u00f9 paesi socialisti, in particolare quando si combinano con la crisi generale del capitalismo, che intensifica tutte le principali contraddizioni del capitalismo e ne aggrava le conseguenze, colpendo cos\u00ec anche la borghesia, compresi i monopoli. Questi stessi fattori, innanzitutto attraverso le loro conseguenze nell\u2019aggravare la disoccupazione e la miseria, rendono le masse dei lavoratori e del popolo stanche della propria esistenza.<\/p>\n<p>Mentre la borghesia monopolistica tende a trasformare le condizioni di crisi in preparazione per una nuova ripresa, acquisendo a basso costo le imprese in difficolt\u00e0 e i loro beni, essa \u00e8 frenata dalla crescente opposizione dei lavoratori e del popolo, il cui malcontento sta aumentando e cominciano a esprimerlo apertamente e a mobilitarsi. Quando il mantenimento del dominio del capitale e dello sfruttamento nel quadro delle vecchie forme politiche diventa difficile a causa delle condizioni interne ed esterne, il fascismo emerge in tale contesto come uno sforzo dei monopoli per \u201c<em>garantire e consolidare la continuit\u00e0 del capitalismo e del proprio dominio<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>A parte la fraudolenta agitazione anticapitalista che conduce strumentalizzando le loro rivendicazioni per conquistare i lavoratori e le classi medie, inclini a rompere con l\u2019ordine esistente e a cercare nuove vie, il fascismo \u00e8 l\u2019organizzazione immediata dell\u2019esigenza dei monopoli di stabilizzare il capitalismo con la forza, sia sul piano interno che all\u2019estero \u2013 anche attraverso la conquista di nuovi mercati.<\/p>\n<p>Si deve tuttavia evitare di stabilire una relazione diretta e meccanica tra ogni crisi del capitalismo e il fascismo. Sappiamo per esperienza che il capitalismo pu\u00f2 superare le sue crisi ordinarie con metodi pi\u00f9 o meno ordinari; per il fascismo, invece, devono convergere altre condizioni, e le crisi in questione devono raggiungere una portata e avere un impatto tali, ad esempio, da generare crisi politiche. Il fascismo spagnolo, ad esempio, \u00e8 legato alla famigerata crisi del 1929, quando il \u201c<em>Fronte Popolare<\/em>\u201d vinse le elezioni del \u201936, ma i generali si ribellarono e trascinarono con s\u00e9 il movimento fascista. Lo stesso vale per il Cile: la crisi del 1973, collegata al crollo del sistema monetario internazionale del 1971, quando gli Stati Uniti abolirono unilateralmente la convertibilit\u00e0 del dollaro in oro, nonch\u00e9 alla crisi alimentare ed energetica. Le crisi con ripercussioni internazionali hanno prodotto potenti ondate fasciste, mentre quelle con ripercussioni pi\u00f9 limitate, o le crisi regionali e nazionali, hanno generalmente prodotto effetti pi\u00f9 limitati, sebbene comunque percepibili. Pi\u00f9 recentemente, si \u00e8 registrato un aumento dei movimenti fascisti in relazione agli anni 2001 e 2008, scaturito dalle misure e dalle conseguenze ad essi associate.<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><strong> La possibilit\u00e0 di una rivoluzione spinge i monopoli verso il fascismo<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>L\u2019esperienza delle lotte di classe nel corso dell\u2019ultimo secolo dimostra che le dittature fasciste emergono generalmente quando si verificano situazioni rivoluzionarie e l\u2019ascesa del movimento dei lavoratori e delle classi lavoratrici pone la questione del potere, oppure quando la tensione tra le classi in conflitto porta la situazione vicino a questo punto.<\/p>\n<p>Il capitalismo monopolistico, in quanto &#8220;<em>stadio pi\u00f9 alto del capitalismo<\/em>&#8220;, che, in quanto rapporto di capitale, non riconosce uno stadio ancora superiore, \u00e8 stato descritto da Lenin come &#8220;<em>capitalismo di transizione o, pi\u00f9 correttamente, capitalismo morente<\/em>&#8220;. Per il capitale finanziario e il suo dominio, ci\u00f2 significa che l\u2019emergere della questione del potere diventa una questione di vita o di morte. La borghesia monopolistica dominante ne ha fatto esperienza in modo decisivo con la Rivoluzione d\u2019Ottobre del 1917 e, dopo il \u201917, ogni volta che si \u00e8 trovata di fronte alla questione del potere o anche solo alla possibilit\u00e0 che tale questione sorgesse, non ha esitato ad adottare le posizioni pi\u00f9 estreme e ad attuare le politiche pi\u00f9 reazionarie.<\/p>\n<p>Il fascismo e la dittatura fascista sono la reazione e la risposta controrivoluzionaria dei monopoli nelle condizioni in cui la rivoluzione sta sorgendo, o la possibilit\u00e0 di una rivoluzione minaccia di emergere, e il loro predominio tende quindi a essere messo in discussione. Questa risposta, diretta contro la rivoluzione e le sue fondamenta, si manifesta come un\u2019intensificazione della tendenza reazionaria dei monopoli in relazione alla questione del potere.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 si \u00e8 verificato in Italia, Germania e Spagna, in Polonia, Bulgaria e Grecia, e successivamente in Cile e in altri paesi dell\u2019America Latina come Brasile, Uruguay e Guatemala. E nulla potrebbe essere pi\u00f9 naturale. Nella nostra epoca, l\u2019epoca delle rivoluzioni sociali, \u00e8 del tutto comprensibile che la borghesia monopolistica, che ha concentrato il potere nelle proprie mani all\u2019interno delle societ\u00e0 capitalistiche e lo ha esteso fino ai confini pi\u00f9 remoti della societ\u00e0, quando il suo potere \u00e8 minacciato, cerchi nella forma pi\u00f9 reazionaria di riorganizzare la dittatura borghese al fine di preservare il proprio dominio.<\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li><strong> Il fascismo \u00e8 il prodotto della contraddizione tra i grandi monopoli e la classe operaia e il popolo<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Non c\u2019\u00e8 dubbio che, nello sviluppo del fascismo come necessit\u00e0 per le classi dominanti, non si debba ignorare la straordinaria intensificazione della contraddizione interimperialista. Ci\u00f2 si riflette nel fatto che i monopoli imperialisti, incapaci di ottenere ci\u00f2 che si aspettavano dall\u2019attuale spartizione del mondo, esigono una nuova spartizione per consolidare il &#8220;<em>fronte interno<\/em>&#8220;, orientandosi verso un\u2019economia di guerra e il militarismo. Tuttavia, sebbene la contraddizione tra imperialisti e reazionari svolga un certo ruolo nel rovesciamento del fascismo e della dittatura fascista, cos come nella loro instaurazione, \u00e8 soprattutto la contraddizione tra imperialismo e reazione da un lato e gli operai e i lavoratori da un altro, nonch\u00e9 la lotta che si svolge in questo contesto, ad essere decisiva.<\/p>\n<p>Il fascismo, a prescindere dalle sue esigenze e dai suoi orientamenti internazionali, non \u00e8 un fenomeno che emerge come soluzione alla lotta tra le classi dominanti. Piuttosto, in condizioni in cui queste ultime hanno difficolt\u00e0 a mantenere il proprio dominio con i vecchi metodi, esso viene alla ribalta come prodotto della necessit\u00e0 del capitale finanziario e dei monopoli di controllare gli operai i lavoratori e, a tal fine, di eliminare la minaccia rappresentata dalla loro lotta.<\/p>\n<p>6<strong>. <\/strong><strong>L\u2019abolizione della democrazia borghese<\/strong><\/p>\n<p>La forma concreta della &#8220;<em>violazione della democrazia<\/em>&#8221; per la quale i monopoli &#8220;<em>cercano vie<\/em>&#8221; non \u00e8 solo l\u2019espressione intensificata della reazione e la tendenza verso l\u2019affermazione della reazione; \u00e8 anche il fascismo e l\u2019instaurazione di una dittatura fascista, che accompagna i periodi di crisi, in particolare una crisi politica nazionale o la possibilit\u00e0 di una rivoluzione sociale.<\/p>\n<p>Quando la democrazia borghese, ovvero la dittatura della borghesia in forma democratica, organizzata principalmente come sistema parlamentare corrispondente alla libera concorrenza, si rivela insufficiente a superare la crisi economica e politica del capitalismo attraverso la repressione dell\u2019opposizione degli operai e delle classi lavoratrici, insieme alle difficolt\u00e0 causate dai conflitti interni alla borghesia, e quando sorge il problema dell\u2019incapacit\u00e0 di governo, i diritti e le libert\u00e0 democratiche vengono aboliti e scartati come mezzi per violare la democrazia, e la forma della dittatura viene modificata.<\/p>\n<p>Si raggiunge uno stadio di sviluppo in cui la borghesia non pu\u00f2 pi\u00f9 governare con i vecchi metodi parlamentari, che prevedono la disponibilit\u00e0 dei diritti democratici, e il capitale finanziario e i monopoli, che in quanto fonte di reazione tendono a violare la democrazia, abbandonano il parlamento borghese, insieme ai diritti democratici e al principio delle elezioni, una volta che questi sono diventati ostacoli al loro dominio.<\/p>\n<p>Il parlamento, che in ogni caso non \u00e8 la sede in cui si decidono gli affari di Stato, rende pi\u00f9 difficile il governo prolungando il processo decisionale e quindi non pu\u00f2 soddisfare l\u2019esigenza dei monopoli di un processo decisionale centralizzato e rapido o di una imposizione, diventando cos\u00ec superfluo.<\/p>\n<p>N\u00e9 i diritti democratici \u2013 che, se esercitati con sufficiente forza, ostacolano e ritardano, e talvolta addirittura impediscono, la realizzazione degli interessi monopolistici, e che inoltre servono a promuovere l\u2019educazione socialista del proletariato essendo utilizzati per intervenire in politica \u2013 n\u00e9 i dibattiti prolungati e infruttuosi sono ci\u00f2 che occorre. Ci\u00f2 che occorre \u00e8 la coercizione, il divieto e la forza bruta. La violenza e un regno di intimidazione e terrore.<\/p>\n<ol start=\"7\">\n<li><strong> \u201cCapi\/leader nazionali\u201d, nomine e amministrazione forzata al posto del principio delle elezioni<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Le decisioni ostili ai lavoratori e al popolo, che non devono essere impedite da un dibattito democratico, n\u00e9 dall\u2019intervento volto a contrastare il riflesso degli interessi dei monopoli, richiedono una centralizzazione politica corrispondente alla centralizzazione del monopolio nell\u2019economia: il monopolio politico, il monopolio della politica. Il fascismo \u00e8 un monopolio politico e non riconosce alcuna altra organizzazione politica.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che consente alla borghesia monopolistica di garantire decisioni rapide e pienamente conformi ai propri interessi \u00e8 la trasformazione dello Stato borghese in una dittatura fascista. Questa trasformazione non \u00e8 semplicemente un processo di centralizzazione e accelerazione; essa procede gradualmente attraverso la riduzione della consultazione, con le decisioni determinate da una sola persona \u2013 insieme alla sua cerchia ristretta \u2013 il capo\/leader; la sostituzione del principio dell\u2019elezione con quello della nomina; la generalizzazione del diktat; e la distruzione forzata dell\u2019opposizione, alla quale viene negato ogni diritto di esistere.<\/p>\n<p>La nomina da parte del capo\/leader dei vertici di tutti i livelli organizzativi e delle istituzioni statali, compreso il livello dirigenziale dello stesso movimento fascista, \u00e8 una regola intrinseca del fascismo. In Italia e in Germania, ad esempio, i leader subordinati, in precedenza eletti, furono ben presto nominati dal capo. Anche quando erano stati precedentemente propagandati, i principi della &#8220;<em>volont\u00e0 del popolo<\/em>&#8221; e della &#8220;<em>volont\u00e0 nazionale<\/em>&#8220;, del suffragio universale e delle elezioni vengono scartati in quanto fenomeni appartenenti alla vecchia forma democratica di Stato.<\/p>\n<p>Le vecchie tradizioni e procedure democratiche, o pi\u00f9 o meno democratiche, vengono modificate tramite leggi e decreti. A partire dalle misure meno popolari, i funzionari eletti vengono rimossi dalle posizioni di leadership e sostituiti da nuovi incaricati &#8220;<em>affidabili<\/em>&#8220;. L\u2019amministrazione forzata diventa uno dei metodi pi\u00f9 frequentemente impiegati nel processo di transizione.<\/p>\n<ol start=\"8\">\n<li><strong> La dittatura fascista \u00e8 l\u2019esclusione delle masse dalla politica<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Il feudalesimo richiede e si basa sulla coercizione extraeconomica: i rapporti di propriet\u00e0 tra contadino servo e propriet\u00e0 terriera costituiscono la base dei rapporti di produzione \u00a0della societ\u00e0 feudale.<\/p>\n<p>Il capitalismo, al contrario, non conosce coercizione extraeconomica, ad eccezione, per esempio, del lavoro schiavistico intensivo a cui si ricorse durante lo sviluppo del capitalismo negli Stati del Sud degli Stati Uniti. Il lavoratore \u00e8 libero di vendere la propria forza-lavoro e di negoziarne il prezzo, anche se la scelta, in ultima analisi, equivale a decidere se morire di fame o meno. Ma prevalgono le leggi dell\u2019economia: egli vende la propria forza-lavoro per non morire, e il prezzo della forza lavoro \u00e8 determinato \u2013 naturalmente sotto l\u2019influenza della sua lotta organizzata \u2013 dall\u2019esistenza di un esercito di riserva della manodopera e dalle fluttuazioni della domanda e dell\u2019offerta di forza lavoro.<\/p>\n<p>Il capitale \u00e8 innanzitutto dominante dal punto di vista economico. Finch\u00e9 persiste il dominio economico del capitale, questo fatto non cambia e, indipendentemente dalla natura del regime politico, il dominio economico del capitale e l\u2019appropriazione non retribuita di una parte del valore creato dalla forza-lavoro continueranno. Per questo motivo, fino all\u2019era del capitalismo monopolistico, la democrazia borghese, ovvero il sistema parlamentare democratico, costituiva la normale sovrastruttura del capitalismo.<\/p>\n<p>Tuttavia, sebbene la democrazia borghese sia una forma di dittatura borghese, anche quando \u201cconferisce diritti\u201d e costituisce l\u2019organizzazione della tirannia sulla classe operaia e sui lavoratori, la classe operaia nelle condizioni della democrazia borghese, attraverso la sua lotta, non solo gode dei diritti democratici, ma diventa anche la garante di tali diritti lottando per il loro esercizio, promuovendo al contempo la propria educazione socialista e, inoltre, fondando sindacati e organizzazioni politiche di massa e organizzandosi.<\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 di una rivoluzione sociale e il pericolo della sua realizzazione concreta, che essa rappresenta in condizioni di crisi, costringono la borghesia a smantellare la propria democrazia nell\u2019interesse di mantenere e garantire il proprio dominio e a trasformare la forza extraeconomica \u2013 cio\u00e8 la forza politica \u2013 in un sostegno del capitalismo.<\/p>\n<p>Il fascismo, la dittatura fascista, significa:<\/p>\n<ol>\n<li>l&#8217;esclusione delle masse sfruttate dalla politica attraverso la loro disorganizzazione, mediante lo scioglimento e la messa al bando delle loro organizzazioni, al fine di costringerle ad accettare imposizioni economiche e sociali;<\/li>\n<li>il consolidamento della coercizione economica attraverso la combinazione di coercizione economica e politica, sotto forma di costrizione imposta politicamente ai lavoratori e alla classe operaia ad accettare salari estremamente bassi, nonch\u00e9 il lavoro forzato dei prigionieri di guerra e, ad esempio, degli ebrei in Germania (e nei paesi occupati dalla Germania) sotto forma di \u201c<em>lavoro servile<\/em>\u201d.[1]<\/li>\n<\/ol>\n<p>Il fascismo \u00e8 quindi, in pratica, la \u201cnegazione\u201d del capitalismo stesso, poich\u00e9 si basa sulla coercizione economica, mentre la difficile situazione della borghesia di dover riconoscere il carattere sociale delle forze produttive si manifesta nel capitalismo non come una negazione della propriet\u00e0 privata, ma come una tendenza al ristabilimento dell\u2019acquisizione della propriet\u00e0 basata sulla coercizione politica.<\/p>\n<p>Un altro elemento ed esempio che dimostra come il fascismo, in quanto forma di dominio capitalista, si basi sulla violenza politica \u00e8, oltre alle camere a gas, lo sterminio di massa del popolo sovietico, che era prassi comune soprattutto nei territori occupati, dove il numero di cittadini sovietici uccisi al di fuori dei campi di battaglia ammontava ad almeno 20 milioni. La stragrande maggioranza di queste vittime fu assassinata in conformit\u00e0 con il principio della \u00ab<em>messa in sicurezza delle retrovie<\/em>\u00bb e con la politica del \u00ab<em>non lasciare sopravvissuti<\/em>\u00bb.<\/p>\n<ol start=\"9\">\n<li><strong> La dittatura fascista \u00e8 la forma apertamente terroristica dello Stato borghese<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Dovrebbe ormai essere chiaro che la dittatura fascista non \u00e8 n\u00e9 il dominio della piccola borghesia, le cui rivendicazioni vengono strumentalizzate dai monopoli, n\u00e9 il dominio di elementi estranei alle classi, in particolare quelli sviati dalla guerra e dalla crisi, n\u00e9 il dominio di \u201ccapi\u201d di tipo bonapartista, ai quali la borghesia monopolistica, troppo debole per governare di fronte a una classe operaia troppo debole per prendere il potere, affida il proprio potere affinch\u00e9 governino al suo posto.<\/p>\n<p>La dittatura fascista \u00e8 una dittatura della borghesia. In quanto dittatura borghese nell\u2019epoca del capitalismo monopolistico, la dittatura fascista \u00e8 una forma dello Stato borghese, in quanto strumento di dominio del capitale finanziario, che la trasforma in un dominio oligarchico escludendo gli strati borghesi al di fuori di s\u00e9 stesso [2] e concentrando il potere nelle proprie mani: la sua forma pi\u00f9 reazionaria, apertamente sanguinaria e terroristica, non frenata da alcuno Stato di diritto.<\/p>\n<p>\u00c8 un\u2019espressione degli interessi della borghesia monopolistica, il suo strumento di dominio; crea e garantisce le condizioni esterne per lo sfruttamento e il saccheggio monopolistici; persegue politiche corrispondenti alle sue esigenze; e le sue azioni sono dirette a soddisfare tali esigenze. La dittatura fascista \u00e8 uno strumento di dominio del capitale finanziario, l\u2019organizzazione della tirannia e del terrore aperto della borghesia monopolistica.<\/p>\n<p>Sono false le affermazioni secondo cui il Comintern, e Dimitrov in particolare, non avrebbero valutato e definito la dittatura fascista nel rapporto al VII Congresso come la dittatura del capitale finanziario e dei suoi monopoli, ma piuttosto come la dittatura ristretta di alcune sue sezioni o gruppi &#8220;<em>pi\u00f9 reazionari<\/em>&#8220;, &#8220;<em>pi\u00f9 brutali<\/em>&#8220;, ecc., che ne escludono altri.<\/p>\n<p>Dimitrov, che in precedenza aveva affermato che \u00ab<em>il fascismo [\u2026] rappresenta un sistema di dominio di classe da parte della borghesia capitalista e la sua dittatura nell\u2019epoca dell\u2019imperialismo e della rivoluzione sociale<\/em>\u00bb, dichiar\u00f2 nella relazione non solo che \u00ab<em>La dittatura fascista della borghesia \u00e8 un potere feroce, ma instabile<\/em>\u00bb, ma anche quanto segue:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Il fascismo si \u00e8 proclamato l\u2019unico rappresentante di tutte le classi e di tutti gli strati della popolazione [\u2026] Finge di difendere gli interessi di tutti questi strati, gli interessi della nazione. Ma il fascismo, che \u00e8 la dittatura della grande borghesia, deve entrare inevitabilmente in conflitto con la propria base sociale di massa<\/em>\u00bb (Dimitrov).<\/p>\n<p>Nel lungo rapporto del Comitato Centrale al V Congresso del Partito Comunista di Bulgaria del 1948, lo stesso Dimitrov afferm\u00f2:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Il fascismo non \u00e8 altro che una dittatura spietata, terroristica del grande capitale.<\/em>\u00bb<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, il fatto che la dittatura fascista sia una forma di Stato significa anche che la presa del potere da parte del fascismo e la transizione tra forme borghesi di Stato non costituiscono semplicemente un cambio di governo:<\/p>\n<p>\u00ab<em>L\u2019avvento del fascismo al potere non \u00e8 l\u2019ordinaria sostituzione di un governo borghese con un altro, ma \u00e8 il cambiamento di una forma statale del dominio di classe della borghesia &#8211; la democrazia borghese &#8211; con una altra sua forma, con la dittatura terroristica aperta.<\/em>\u00bb (Dimitrov)<\/p>\n<p>Pertanto, non ogni governo che si limiti ad adottare misure reazionarie, fasciste e spesso favorevoli al fascismo dovrebbe essere definito \u201c<em>fascista<\/em>\u201d. [3]<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Dittatura fascista e monopoli<\/strong><\/p>\n<p>D\u2019altro canto, Dimitrov non definisce senza motivo il fascismo tedesco, con la sua enfasi sul \u201c<em>fascismo al potere<\/em>\u201d, n\u00e9 le dittature fasciste in generale, come la \u201c<em>dittatura degli elementi pi\u00f9 reazionari, [\u2026] pi\u00f9 imperialisti del capitale finanziario<\/em>\u201d. Il fatto che la dittatura fascista sia uno strumento di dominio dei monopoli e la forma pi\u00f9 reazionaria e apertamente terroristica dello Stato borghese non significa, n\u00e9 richiede, che tutti i monopoli e i gruppi del capitale finanziario siano ugualmente vicini al fascismo in tutte le sue avventure reazionarie.<\/p>\n<p>Al contrario, la realt\u00e0 dei processi di fascistizzazione dimostra chiaramente le differenze negli approcci e nelle preferenze dei gruppi del capitale finanziario e dei monopoli nei confronti del fascismo, il che \u00e8 del tutto naturale.<\/p>\n<p>Non solo \u00e8 comune, ma anche inevitabile che, sebbene i gruppi del capitale finanziario e i monopoli siano uniti nei loro interessi generali contro la classe operaia, le masse lavoratrici e\u00a0 i popoli, esistano tra loro differenze di interesse e che i loro interessi particolari non coincidano; che presentino differenze di interesse che, oltre alla concorrenza monopolistica, possono derivare dalla loro concentrazione in diversi settori con posizioni diverse riguardo agli investimenti, alla produzione, alle materie prime, ai mercati e al credito. Queste divergenze di interesse si riflettono nei diversi atteggiamenti dei vari monopoli e gruppi durante l\u2019emergere e il consolidamento del fascismo.<\/p>\n<p>In che modo e in base a quali criteri i monopoli e i gruppi si differenzino gli uni dagli altri \u00e8 un\u2019altra questione. Tuttavia, il contrasto spesso posto, ad esempio, tra \u201c<em>monopoli industriali<\/em>\u201d e le banche o \u201c<em>monopoli finanziari<\/em>\u201d, oppure tra \u201c<em>monopoli dell\u2019industria leggera<\/em>\u201d e i \u201c<em>monopoli dell\u2019industria pesante<\/em>\u201d, ecc., si spiega con una mancanza di comprensione della genesi e della natura dei monopoli e del capitale finanziario, che si formano attraverso l\u2019interpenetrazione del capitale industriale e di quello bancario.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 risulta evidente sia nelle opere di Lenin che nella pratica capitalista. Lenin afferma:<\/p>\n<p>\u00ab<em>fusione e simbiosi delle banche con l\u2019industria: in ci\u00f2 si compendia la storia della formazione del capitale finanziario e il contenuto del relativo concetto.<\/em>\u00bb (Lenin)<\/p>\n<p>E non si limita alla generalizzazione di \u201c<em>simbiosi<\/em>\u201d:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Tre o cinque grandi banche, di uno qualunque tra i paesi pi\u00f9 evoluti, attuarono l&#8217;\u201dunione personale\u201d del capitale industriale e bancario, e concentrarono nelle loro mani la disponibilit\u00e0 di miliardi e miliardi che costituiscono la massima parte dei capitali e delle entrate in denaro di tutto il paese.<\/em>\u00bb<\/p>\n<p>Sia questa \u201c<em>simbiosi<\/em>\u201d tra l\u2019industria e le banche, sia la loro \u201c<em>unione personale<\/em>\u201d sono profondamente e indissolubilmente interconnesse e si estendono anche alla sfera politica:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Nello stesso tempo si sviluppa, per cos\u00ec dire, un&#8217;unione personale della banca con le maggiori imprese industriali e commerciali, una loro fusione mediante il possesso di azioni o l&#8217;entrata dei direttori di banche nei Consigli di amministrazione delle imprese industriali e commerciali e viceversa. [&#8230;] L\u2019\u201dunione personale\u201d delle banche con l\u2019industria \u00e8 completata dall\u2019\u201dunione personale\u201d di entrambe col governo.<\/em>\u00bb \u00a0(Lenin)<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la realt\u00e0 nei paesi capitalisti. Le banche sono il cuore del capitale finanziario, e la vita economica delle societ\u00e0 capitalistiche e del mondo \u00e8 controllata da gruppi del capitale finanziario e da monopoli concentrati attorno a un numero ristretto di banche.<\/p>\n<p>L\u2019economia capitalistica monopolistica, organizzata sotto il dominio dei gruppi del capitale finanziario, cos\u00ec come gli Stati capitalisti, rappresentano la supremazia politica di questi stessi gruppi, che competono tra loro, concordando su alcune questioni e contrastando su altre.<\/p>\n<p>Sebbene, a seguito della loro avanzata internazionalizzazione, siano pi\u00f9 o meno intrecciati tra loro, le divergenze di interesse e le rivalit\u00e0 \u2013 che sono generalmente molto diverse e protratte e portano a scontri in quasi ogni ambito \u2013 esistono tra i gruppi del capitale finanziario (oggi statunitensi, cinesi, russi, tedeschi, ecc.), i quali, da un punto di vista \u201c<em>nazionale<\/em>\u201d, si concentrano su mercati diversi.<\/p>\n<p>Queste divergenze di interessi e questi scontri sono anch\u2019essi inevitabili e si verificano, in misura minore e su scala pi\u00f9 ridotta, ad esempio, tra i gruppi del capitale finanziario statunitense (e senza dubbio anche in altri paesi) e i monopoli quali Rockefeller, Morgan, DuPont, ecc.[4] Anche le differenze nei settori privilegiati per gli investimenti dei gruppi giocano un ruolo in queste divergenze di interessi. Tuttavia, i gruppi del capitale finanziario si differenziano dai singoli industriali e commercianti dell\u2019epoca della libera concorrenza in quanto non investono e operano in uno o pochi settori, ma in una moltitudine di settori.<\/p>\n<p>A causa di queste divergenze di interessi e delle conseguenti differenze di orientamento, anche i gruppi del capitale finanziario e i monopoli manifestano atteggiamenti diversi nei confronti del fascismo.<\/p>\n<p>Il movimento fascista, che all\u2019inizio degli anni Venti \u2013 quando numerose bande fasciste si unirono e fondarono il NSDAP (Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei\/Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, ndt) \u2013 era riuscito a respingere il suo nemico di classe attraverso attacchi contro gli operai in rivolta, per i quali aveva ricevuto una certa assistenza finanziaria e sostegno dai capi dei monopoli, sembra aver perso questa sua funzione tra il 1924 e il 1927.<\/p>\n<p>Con la ripresa dell\u2019economia tedesca, il movimento operaio sub\u00ec una battuta d\u2019arresto e, con esso, diminu\u00ec anche il bisogno dei monopoli di ricorrere alle bande fasciste. La disoccupazione, che aveva iniziato a crescere nel 1927, esplose con la crisi del 1929; la produzione industriale si dimezz\u00f2 e, quando a ci\u00f2 si aggiunse la crisi finanziaria, gli operai scesero nuovamente in piazza. Cos\u00ec, man mano che cresceva il bisogno dei monopoli nei confronti del movimento fascista, aumentava anche il loro sostegno nei suoi confronti, e fasce sempre pi\u00f9 ampie di essi si orientarono verso il fascismo.<\/p>\n<p>Hitler e il suo partito, che nel 1928 avevano ottenuto solo 800.000 voti, ottennero ben presto il sostegno di E. Kirdorf, direttore della Gelsenkirchener Bergwerks-AG (societ\u00e0 mineraria, ndt); del capo della Thyssen (famiglia imprenditoriale industriale, ndt), che rimase fedele a Hitler per tutto il tempo; di H. Stinnes, uno dei produttori tedeschi di materiale bellico, proprietario di oltre 60 giornali e con interessi nel settore marittimo, nell\u2019estrazione del carbone, nell\u2019industria siderurgica ed elettrica, oltre che in una banca; della Borsig, un\u2019azienda produttrice di locomotive che si fuse con l\u2019AEG (azienda che operava nei settori dell&#8217;elettromeccanica e dell&#8217;elettrotecnica, ndt) che nel 1931 e in seguito produsse materiale bellico; del monopolio elettrochimico IG Farben; e delle banche.<\/p>\n<p>Grazie alle sue crescenti risorse finanziarie, il NSDAP usc\u00ec dalle elezioni del 1930 come secondo partito per forza, con circa 6,5 milioni di voti e 107 deputati. Ora era sostenuto anche da Krupp e da altri che inizialmente si erano rifiutati di appoggiarlo. Nelle elezioni del luglio 1932 divenne il partito pi\u00f9 forte con 13,5 milioni di voti (37%) e 230 deputati.<\/p>\n<p>I sostenitori, padre e figlio Krupp, comparvero davanti al Tribunale di Norimberga:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Il 25 aprile 1931, von Bohlen, in qualit\u00e0 di presidente dell\u2019Associazione dell\u2019Industria Tedesca, si adoper\u00f2 per allinearla alla politica nazista. Il 30 maggio 1933 scrisse a Schacht: \u201c\u2026 \u00e8 stato proposto di organizzare una raccolta fondi tra i pi\u00f9 ampi circoli dell\u2019industria tedesca, compresi l\u2019agricoltura e il settore bancario, da mettere a disposizione del capo del NSDAP con il nome di \u201cFondo Hitler\u201d. \u2026 Ho accettato la presidenza del consiglio di amministrazione\u2026\u201d Krupp contribu\u00ec al fondo del partito nazista con 4.738.446 marchi provenienti dalla tesoreria della societ\u00e0 madre Krupp. Nel giugno 1935 don\u00f2 al partito nazista 100.000 marchi attingendo dal proprio patrimonio privato.<\/em>\u00bb<\/p>\n<p><em>\u00abIl partito nazista non sarebbe riuscito a conquistare il controllo della Germania se non avesse ottenuto il sostegno dell\u2019industria, che ricevette principalmente grazie all\u2019influenza di Krupp. Per primo Alfried <\/em>[figlio, nota dell\u2019autore]<em> divenne membro del partito nazista, e in seguito anche Gustav Krupp von Bohlen <\/em>[padre, nota dell\u2019autore]<em> vi ader\u00ec.<\/em>\u00bb (Tribunale Militare Internazionale 1945)<\/p>\n<p>C\u2019era, tuttavia, anche un numero considerevole di monopoli, tra cui l\u2019AEG, noti per i loro investimenti nell\u2019industria chimica, farmaceutica e alimentare, nonch\u00e9 banche, che non sostenevano questa linea.<\/p>\n<p>Il presidente dell\u2019AEG, Rathenau, ricopr\u00ec persino la carica di ministro in un governo del SPD fino a quando non fu assassinato dai fascisti nel 1922. I sostenitori del fascismo si moltiplicarono e il fascismo, che alla fine sal\u00ec al potere, un\u00ec i monopoli attorno al proprio programma.<\/p>\n<p>La conclusione \u00e8 che il fascismo e l\u2019instaurazione di una dittatura fascista possono essere sostenuti e appoggiati come soluzione da alcuni monopoli, mentre altri monopoli, il cui carattere reazionario \u00e8 fuori dubbio, potrebbero non sostenerlo.<\/p>\n<p>Andando oltre, \u00e8 noto che i monopoli in paesi come l\u2019Italia e la Germania si schierarono a sostegno del programma del fascismo, mentre i monopoli in paesi come la Gran Bretagna, la Francia e gli Stati Uniti non favorirono il fascismo nelle condizioni prevalenti all\u2019epoca.<\/p>\n<p>In condizioni concrete, certi gruppi del capitale finanziario e dei monopoli, che non possono pi\u00f9 accontentarsi delle vecchie forme e hanno un bisogno urgente di metodi terroristici, possono e si rivolgeranno per primi al fascismo, svolgendo cos\u00ec il ruolo di ariete.<\/p>\n<p>Questo riflette la definizione di \u201c<em>fascismo al potere\u201d<\/em> come <em>\u00abla dittatura terroristica aperta degli elementi pi\u00f9 reazionari, pi\u00f9 sciovinisti e pi\u00f9 imperialisti del capitale finanziario.<\/em>\u00bb (Dimitrov 2013: 10), una definizione formulata prima alla XIII Sessione plenaria del Comintern nel 1934 e successivamente nel VII Congresso nel 1935, riferendosi principalmente al fascismo tedesco.<\/p>\n<p><strong>Dittatura fascista e monopoli: l\u2019autonomia della politica rispetto all\u2019economia<\/strong><\/p>\n<p>Sebbene i monopoli si schierino a sostegno del programma fascista, tra loro persistono divergenze di interesse, contraddizioni e rivalit\u00e0, e pertanto le differenze nelle loro posizioni non scompaiono. Al contrario, la relazione di relativa autonomia tra economia e politica, e tra i monopoli e lo Stato fascista, continua a svolgere un ruolo.<\/p>\n<p>Il fascismo, che sale al potere come sforzo e soluzione dei monopoli per stabilizzare il capitalismo e garantirne il dominio, inizia tuttavia strumentalizzando una serie di rivendicazioni anticapitalistiche e persino avanzando la pretesa di una sorta di &#8220;socialismo&#8221; \u2014 che compariva persino nel nome del partito \u2014 e su questa base organizza milizie come le SA (Sturmabteilung \/\u201cbattaglione d&#8217;assalto\u201d, paramilitari nazisti, ndt) e le SS (Schutzstaffel\/ Squadre di protezione, gruppo paramilitare fondato dal Partito nazista, ndt), creando cos\u00ec delle difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Oltre alla difficolt\u00e0 di essere salito al potere all\u2019indomani della devastante crisi economica mondiale del 1929, le elevate spese pubbliche richieste dall\u2019enorme industria bellica, rese necessarie dal rifiuto del Trattato di Versailles e dalla richiesta di una nuova spartizione del mondo, furono indubbiamente imposte in primo luogo sulla classe operaia. Tuttavia, anche gli strati &#8220;<em>superiori<\/em>&#8220;, compresi i monopoli, dovettero dare il proprio contributo.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel 1934, dopo che il ministro delle finanze aveva dichiarato che \u00ab<em>tutte le possibilit\u00e0 di risparmio del popolo tedesco devono essere messe al servizio dello sforzo di riarmo<\/em>\u00bb (Krosigk 1934, citato in Gu\u00e9rin 2014, 259 e sgg.), tutte le casse di risparmio e le banche, con i loro ingenti depositi, furono poste sotto il controllo dello Stato. L\u2019aliquota dell\u2019imposta sul reddito per le societ\u00e0 con un fatturato superiore a 100.000 marchi fu aumentata dal 20 al 30 per cento nel 1936, al 35 per cento nel 1938 e al 40 per cento in ciascuno dei due anni successivi. Nel 1938 fu introdotta anche una nuova \u201c<em>imposta di difesa<\/em>\u201d pari al 30 per cento di tale tassa; le importazioni furono soggette a requisiti di licenza e cos\u00ec via. Nello stesso periodo, gran parte di ci\u00f2 si poteva osservare anche nei paesi \u201c<em>democratici<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Sorge l\u2019impressione che lo Stato fascista abbia problemi con i monopoli. Soprattutto nel periodo iniziale, ci\u00f2 serv\u00ec anche agli scopi del fascismo nell\u2019ingannare e mobilitare le masse.<\/p>\n<p>Per i monopoli come Thyssen e Krupp, che stavano riavviando i loro laminatoi chiusi durante la crisi, le cui fabbriche funzionavano a pieno regime producendo macchinari e veicoli militari e che assorbivano gran parte della spesa pubblica, la politica di riarmo era auspicabile e vantaggiosa. La sua attuazione stimol\u00f2 l\u2019economia nel suo complesso, anche se solo temporaneamente, rinviando la crisi, poich\u00e9 non port\u00f2 a una produzione orientata a fini produttivi.<\/p>\n<p>I programmi, i piani e le politiche elaborati dal governo fascista per rispondere agli interessi generali dei monopoli e dei monopoli tedeschi \u2013 indubbiamente di concerto con i magnati del capitale finanziario e al fine di soddisfare le loro esigenze \u2013 inizialmente (e in parte anche in seguito) respinti da singole imprese, furono accettati da alcune volontariamente e da altre pi\u00f9 o meno involontariamente.<\/p>\n<p>Queste differenze, che appaiono come espressione della contraddizione tra gli interessi particolari e generali dei singoli monopoli e dell\u2019economia capitalistica monopolistica, nonch\u00e9 della relazione di autonomia tra economia e politica, non sono esclusive delle condizioni della dittatura fascista.<\/p>\n<p>Lo dimostrano esempi quali le pesanti multe inflitte a determinati monopoli in base alle leggi antimonopolistiche negli Stati Uniti e nei paesi europei, l\u2019imposizione di pesanti sanzioni fiscali ad alcuni in Turchia, come Ayd\u0131n Do\u011fan, e l\u2019esclusione di altri, come Ko\u00e7, dalle gare d\u2019appalto statali.<\/p>\n<p>N\u00e9 il fatto che la dittatura fascista, anch\u2019essa legata alla concorrenza e alle contraddizioni tra i monopoli, favorisca gli interessi di determinati monopoli e, in particolare, li soddisfi, significa che essa non sia la forma pi\u00f9 reazionaria dello Stato borghese sotto il dominio dei monopoli. N\u00e9 significa, ad esempio, che si tratti di una dittatura bonapartista dei \u201c<em>fascisti<\/em>\u201d, dei \u201cl<em>eader fascisti<\/em>\u201d, o di una dittatura \u201c<em>a met\u00e0<\/em>\u201d o, per esempio, \u201c<em>piccolo-borghese<\/em>\u201d, del tipo in cui determinati monopoli non hanno pi\u00f9 l\u2019ultima parola.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 degli esempi di Do\u011fan e Ko\u00e7, la contraddizione tra i monopoli e la relazione di autonomia tra economia e politica port\u00f2, ad esempio, a sanguinosi scontri tra monopoli, generali e leader fascisti sotto la dittatura fascista in Germania; allo scioglimento di parte delle SA e delle SS e alla completa subordinazione del resto allo Stato; all\u2019esecuzione del capo delle SA R\u00f6hm e di altri; e a numerosi tentativi di assassinio contro Hitler, l\u2019ultimo dei quali, il 20 luglio 1944, fu seguito dall\u2019esecuzione di numerosi generali, esponenti della borghesia e grandi proprietari terrieri.<\/p>\n<p><strong>La bonapartizzazione del fascismo<\/strong><\/p>\n<p>In passato, la tesi principale dei socialdemocratici era che il fascismo costituisse un regime bonapartista, e questa tesi ha ancora oggi i suoi sostenitori. La fonte delirante di questa tesi, che non pu\u00f2 essere semplicemente interpretata come cecit\u00e0 politica, risiede nel fatto di essere cos\u00ec strettamente legati alla borghesia da non poter attribuire il fascismo ad essa. L\u2019illusione elevata a teoria consiste nel presumere che le classi medie, persino i settori arretrati della classe operaia e, soprattutto, quegli elementi estranei alla classe che furono gettati nello scompiglio dalla distruzione e dalle conseguenze della guerra \u2013 che ha acuito tutti gli esiti positivi e negativi nazionali, fra cui l\u2019umiliazione nazionale di tipo versagliese \u2013 nonch\u00e9 dalla crisi del capitalismo, e che cercavano una via d\u2019uscita, costituiscano il carattere di classe del regime instaurato sulla base del movimento fascista, che li attira a s\u00e9 e li trascina al suo seguito. Passare dalla relativa autonomia esistente tra lo Stato, il capitale finanziario e i monopoli all\u2019affermazione secondo cui, di fronte a una classe operaia incapace di prendere il potere, i monopoli avrebbero ceduto il dominio \u2013 che essi stessi erano incapaci dir mantenere \u2013 a un \u201c<em>Leader\/Duce\/Reis<\/em>\u201d, anzich\u00e9 a un imperatore sul modello di un Bonaparte dell\u2019epoca precedente, significa soprattutto non comprendere l\u2019epoca!<\/p>\n<ol>\n<li>Thalheimer, uno dei leader dell\u2019ala destra del SPD negli anni \u201920, afferma quanto segue riguardo al regime fascista in Italia nel suo articolo \u201c<em>Sul fascismo<\/em>\u201d:<\/li>\n<\/ol>\n<p>\u00ab<em>Le caratteristiche essenziali sono inequivocabilmente comuni alla forma bonapartista di dittatura: ancora una volta l\u2019\u201cindipendenza del potere esecutivo\u201d, la sottomissione politica di tutte le masse, compresa la stessa borghesia, al potere statale fascista, mentre il dominio sociale rimane nelle mani della grande borghesia e dei grandi proprietari terrieri. [\u2026] Il partito fascista \u00e8 la controparte della \u2018Banda di dicembre\u2019 di Luigi Bonaparte. La sua composizione sociale: gli elementi declassati di tutte le classi, della nobilt\u00e0, della borghesia, della piccola borghesia urbana, dei contadini, della classe operaia. [\u2026] Nel caso del fascismo italiano, come in quello del bonapartismo, un assalto fallito da parte del proletariato, seguito da una delusione all\u2019interno della classe operaia, con la borghesia esausta, disunita e impotente, alla ricerca di un salvatore che ne consolidasse il potere sociale.<\/em>\u201d (Thalheimer, 1930)<\/p>\n<p>Tre autori che hanno raccolto e presentato articoli di Thalheimer e altri scrivono correttamente nella loro \u201c<em>Introduzione<\/em>\u201d:<\/p>\n<p>\u201c<em>Al fine di stabilizzare il dominio sociale della borghesia, il suo dominio politico diretto \u00e8 stato sostituito da quello del partito fascista; sotto il fascismo, l\u2019apparato statale di dominio \u00e8 diventato autonomo anche rispetto alla borghesia. La distinzione tra dominio politico e dominio sociale della classe borghese \u00e8 una delle categorie pi\u00f9 importanti della teoria di Thalheimer.<\/em>\u201d (Kliem e altri, 1967)<\/p>\n<p>Il \u201c<em>padre dell\u2019austro-marxismo<\/em>\u201d e socialdemocratico di sinistra Otto Bauer condivide una visione simile:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Proprio come il bonapartismo del XIX secolo fu il risultato di quell\u2019equilibrio temporaneo di forze tra la borghesia e la nobilt\u00e0 da un lato, e tra il proletariato e la borghesia dall\u2019altro, [\u2026] cos\u00ec anche il nuovo assolutismo fascista \u00e8 il risultato di uno stato temporaneo di equilibrio in cui n\u00e9 la borghesia era in grado di imporre la propria volont\u00e0 al proletariato con i vecchi metodi legali, n\u00e9 il proletariato era in grado di liberarsi dal dominio borghese, e entrambe le classi caddero quindi sotto la dittatura delle bande violente che la classe capitalista aveva utilizzato contro il proletariato, finch\u00e9 quest\u2019ultimo non dovette infine sottomettersi alla loro dittatura<\/em>\u00bb. (Bauer, 1967)<\/p>\n<p>Capi carismatici o leader alla guida di masse organizzate e di milizie terroristiche aggressive, la cui parola \u00e8 legge, sfruttano l\u2019incapacit\u00e0 della borghesia e del proletariato di sconfiggersi a vicenda e sottopongono entrambe le classi alla loro dittatura! Si tratta di un\u2019esagerazione della relativa autonomia della politica rispetto all\u2019economia e dello Stato rispetto alla classe dominante: la borghesia \u00e8 socialmente dominante, ma politicamente geme sotto la dittatura fascista; \u00ab<em>la dittatura fascista scioglie anche le organizzazioni capitalistiche o almeno le pone sotto la propria tutela<\/em>\u00bb (Bauer, 1967)!<\/p>\n<p>Riassumendo: la dittatura fascista non appartiene alla borghesia, almeno politicamente, n\u00e9 \u00e8 una forma del suo Stato \u2013 questa \u00e8 la formula squallida inventata dai socialdemocratici, e oggi avallata da alcuni intellettuali, per separare la lotta contro il fascismo dalla lotta contro il dominio del capitale finanziario e dei monopoli!<\/p>\n<p>I \u201c<em>leader\u201d<\/em> populisti di destra con tendenze fasciste non sono scomparsi oggi; al contrario, sono molto in voga, sfruttano i lavoratori e il loro malcontento e li attirano dalla loro parte quando i tradizionali partiti borghesi di sistema, sia di sinistra che di destra, hanno difficolt\u00e0 a mantenere il controllo sulle masse lavoratrici, e quando la resistenza al sistema \u2013 espressa, ad esempio, nell\u2019indifferenza e nella non partecipazione ai parlamenti e alle elezioni \u2013 aumenta, ma non \u00e8 diretta contro il capitalismo in forma organizzata. Una volta messe da parte le apparenze, tuttavia, essi non emulano nemmeno Bonaparte e sono inequivocabilmente difensori degli interessi del capitale finanziario e dei monopoli, indipendentemente da quanto efficacemente riescano a nascondere il loro vero volto.<\/p>\n<p><strong>Fascismo dal basso e dall\u2019alto, la fascistizzazione dello Stato<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab<em>Lo sviluppo del fascismo e la dittatura fascista stessa assumono forme diverse nei diversi paesi, a seconda delle condizioni storiche, sociali e politiche, nonch\u00e8 delle particolarit\u00e0 nazionali e della posizione internazionale dei singoli paesi.<\/em>\u00bb (Dimitrov)<\/p>\n<p>Nella storia esistono parallelismi, ma non ripetizioni. Tuttavia, per quanto riguarda le sue caratteristiche evolutive, il fascismo, nella sua diversit\u00e0 e con tutte le sue differenze, pu\u00f2 essere suddiviso in due gruppi generali: \u201c<em>dal basso<\/em>\u201d e \u201c<em>dall\u2019alto<\/em>\u201d. Mentre il primo rappresenta la presa del potere da parte del fascismo come movimento di massa dotato di organizzazioni di milizia, il secondo \u00e8 l\u2019organizzazione del fascismo dall\u2019alto verso il basso attraverso un\u2019organizzazione\/partito fascista (o che sta diventando fascista) che occupa un posto specifico nel governo, avvalendosi o impiegando le forze dello Stato, soprattutto l\u2019esercito (e altre forze armate dello Stato).<\/p>\n<p>Ad un certo punto di ogni sviluppo \u201c<em>dal basso<\/em>\u201d, generalmente dopo l\u2019assunzione del potere governativo, si verifica comunque in ogni caso un processo di fascistizzazione dello Stato (la costruzione del fascismo), cosicch\u00e9 i due processi evolutivi spesso si intrecciano.<\/p>\n<p>L\u2019Italia e la Germania sono esempi di uno sviluppo \u201c<em>dal basso<\/em>\u201d. Mussolini, che nel 1922 prese il governo grazie alle sue milizie fasciste e a un movimento di massa e port\u00f2 il fascismo al potere, procedette con cautela. Il movimento operaio e i sindacati, i liberali e la socialdemocrazia erano ancora forti, e l\u2019equilibrio delle forze di classe era sfavorevole; la fascistizzazione dello Stato richiese quindi quasi quattro anni.<\/p>\n<p>Quando Mussolini form\u00f2 un governo che includeva anche ministri provenienti dalle file dei liberali, eman\u00f2 un ordine rivolto ai funzionari statali:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Dobbiamo mantenere la disciplina e il rispetto per gli altri. In nessun caso possiamo violare le libert\u00e0 personali.<\/em>\u00bb (Mussolini 1922, citato in Gu\u00e9rin, 2014)<\/p>\n<p>I liberali condividevano questa visione e, con il loro sostegno, fu approvata una nuova legge elettorale che assegnava i due terzi dei seggi al partito che avesse ottenuto il 25% dei voti validi. Nelle elezioni del 1924 si present\u00f2 una lista congiunta liberale-fascista e il partito fascista aument\u00f2 il numero dei propri deputati da 35 a 286.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, tuttavia, i fascisti continuarono la violenta presa di potere nei comuni socialdemocratici, liberali e cattolici e organizzarono attacchi contro i lavoratori e i sindacati, in cui 166 antifascisti furono uccisi nel giro di un anno, tra cui il deputato Matteotti.<\/p>\n<p>Quando i liberali ritirarono il loro sostegno, era ormai troppo tardi, poich\u00e9 era stato imposto lo stato di emergenza con il pretesto di un presunto attentato contro Mussolini. Il Parlamento e i partiti politici continuarono tuttavia a esistere per qualche tempo.<\/p>\n<p>In Germania, in seguito alla sua nomina a Cancelliere del Reich, Hitler fece in modo che Hindenburg sciogliesse il Reichstag e indisse le elezioni per il 5 marzo. Nel frattempo, la polizia di Berlino fu completamente riorganizzata, i nazisti furono nominati a posizioni di vertice e alla polizia fu concessa l\u2019autorit\u00e0 di vietare le riunioni pubbliche e i giornali dell\u2019opposizione, per cui le fu garantita protezione legale.<\/p>\n<p>Assieme a una \u201c<em>forza di polizia presidenziale<\/em>\u201d, fu istituita una \u201c<em>Polizia Ausiliaria<\/em>\u201d forte di 50.000 uomini, composta da membri delle SA e delle SS. Nel giro di due mesi, 51 antifascisti furono uccisi in attacchi nazisti.<\/p>\n<p>Alla vigilia delle elezioni furono diffuse voci su un \u201c<em>colpo di Stato<\/em>\u201d e, durante una perquisizione nella sede del KPD, sarebbero state rinvenute prove che lo avvaloravano. Poich\u00e9 ci\u00f2 non bastava, fu appiccato il fuoco al Reichstag, evento che fu dichiarato come il segnale di un \u201c<em>colpo di Stato comunista<\/em>\u201d, e lo stesso giorno il Presidente del Reich fu costretto a firmare un decreto che aboliva le libert\u00e0 costituzionali e imponeva lo stato di emergenza.<\/p>\n<p>La polizia, dotata di poteri illimitati, terrorizz\u00f2 la popolazione insieme alla milizia fascista, la \u201c<em>Polizia Ausiliaria<\/em>\u201d. Nelle elezioni tenutesi, mentre venivano assassinati lavoratori militanti, i comizi elettorali dell\u2019opposizione erano vietati e i deputati comunisti venivano arrestati, l\u2019NSDAP ottenne 288 seggi.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 ci\u00f2 non era sufficiente per ottenere la maggioranza assoluta, il KPD fu messo al bando e diversi deputati socialdemocratici furono arrestati, assicurando cos\u00ec il quorum necessario; il 24 marzo Hitler fu \u201c<em>autorizzato<\/em>\u201d a governare per decreto in un parlamento occupato da milizie armate.<\/p>\n<p>I partiti di opposizione e i sindacati indesiderati furono successivamente sciolti. Il varco della soglia verso la fascistizzazione dello Stato, che in Italia aveva richiesto anni, in Germania fu compiuto nel giro di due mesi.<\/p>\n<p>Oggi assistiamo da vicino a un altro esempio del processo di \u201c<em>costruzione<\/em>\u201d o fascistizzazione dello Stato dall\u2019alto, che si avvale di un governo e di istituzioni statali quali l\u2019esercito, la polizia e le forze speciali che hanno preso il potere sia attraverso colpi di Stato militari, come l\u201911 settembre 1973 in Cile o il 12 settembre 1980 in Turchia, sia essenzialmente attraverso le elezioni, in un processo simile a quello perseguito da Mussolini.<\/p>\n<p>Va osservato che la diversit\u00e0 dei processi di fascistizzazione e di costruzione della dittatura fascista comprende non solo la reciproca compenetrazione delle forme dall\u2019alto e dal basso, ma anche il rapporto del fascismo con la forma democratica della dittatura borghese, il parlamentarismo borghese.<\/p>\n<p>Se la costruzione della dittatura fascista si fonder\u00e0 con il parlamentarismo borghese, se il fascismo utilizzer\u00e0 il parlamento, o per quanto tempo il parlamento rimarr\u00e0 aperto e verr\u00e0 utilizzato, dipende interamente dall\u2019equilibrio prevalente delle forze di classe.<\/p>\n<p>Se, al di l\u00e0 di ci\u00f2, la costruzione fascista potr\u00e0 effettivamente realizzarsi dipender\u00e0 da:<\/p>\n<ol>\n<li>se, e in che misura, sia possibile reprimere il malcontento e la mobilitazione delle masse operaie e sfruttate e delle loro organizzazioni;<\/li>\n<li>la misura in cui \u00e8 possibile conquistare il sostegno delle classi medie; e<\/li>\n<li>la misura in cui la borghesia \u00e8 divisa o unita dai conflitti di interesse.<\/li>\n<\/ol>\n<p>A causa della relativa debolezza della base sociale del fascismo, in Italia negli anni \u201920 il parlamento rimase aperto per un lungo periodo, mentre in Turchia, dopo il 12 marzo 1971, non fu mai chiuso; al contrario, fu chiuso in Grecia nel 1967, in Cile nel 1973, nella Germania di Hitler e in Turchia dopo il 12 settembre 1980.<\/p>\n<p>Sia in Turchia che in Brasile, governato dall\u2019indiscutibilmente fascista Bolsonaro, la concreta configurazione dell\u2019equilibrio delle forze di classe determiner\u00e0 ancora una volta se si instaurer\u00e0 o meno una dittatura fascista.<\/p>\n<p><strong>La funzione della socialdemocrazia<\/strong><\/p>\n<p>Negli esempi storici, l\u2019atteggiamento della reazione borghese in generale e della socialdemocrazia in particolare nei confronti del fascismo, con alcune eccezioni, consisteva semplicemente nel parlare invece di combattere, affidandosi allo Stato borghese e ai suoi organi, facilitando cos\u00ec il percorso del fascismo verso il potere.<\/p>\n<p>In Italia, la socialdemocrazia banalizz\u00f2 i fascisti quando questi contavano ancora solo 35 deputati in parlamento e parl\u00f2 addirittura del crollo e dello scioglimento del fascismo. Lo stesso avvenne in Germania, e dopo che i voti della socialdemocrazia erano diminuiti nelle elezioni del 1932, scrissero sul loro organo centrale: \u00ab<em>Avevamo previsto il crollo del nazionalsocialismo dieci anni fa<\/em>\u00bb. Eppure in entrambi i paesi le milizie fasciste stavano facendo vomitare sangue alle masse sfruttate e ai loro combattenti.<\/p>\n<p>Di fronte all\u2019avanzata del fascismo, la socialdemocrazia in entrambi i paesi difese l\u2019ordine esistente, che stava spianando la strada al fascismo, e in Italia implor\u00f2 il re, mentre in Germania fece appello al presidente del Reich e all\u2019esercito affinch\u00e9 non consegnassero il potere ai fascisti.<\/p>\n<p>In seguito, tuttavia, quando nel 1924 in Italia riponevano ancora le loro speranze nelle elezioni e consideravano una buona campagna elettorale la soluzione, la confederazione sindacale CGL da loro controllata, che chiedeva a Mussolini di porre fine alle atrocit\u00e0 delle bande fasciste, decise di partecipare agli organi consultivi statali e ai dibattiti e dichiar\u00f2 che \u00ab<em>la politica della confederazione sindacale non deve seguire opinioni preconcette<\/em>\u00bb (d\u2019Aragona 1923, citato in Gu\u00e9rin, 2014). Mussolini, al contrario, derise l\u2019opposizione socialdemocratica in aula:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Cosa stanno facendo i nostri avversari? Che cosa fanno? Organizzano scioperi generali o anche solo scioperi parziali? Organizzano manifestazioni di piazza? Cercano di provocare una rivolta all\u2019interno dell\u2019esercito? Niente di tutto ci\u00f2; si accontentano di campagne stampa!<\/em>\u00bb (Mussolini 1924, citato in Gu\u00e9rin, 2014)<\/p>\n<p>In Germania, la socialdemocrazia invitava alla calma. Nel febbraio 1933, dopo che Hitler era diventato Cancelliere del Reich, il presidente del distretto SPD della Grande Berlino, K\u00fcnstler, dichiar\u00f2:<\/p>\n<p><em>\u00abSoprattutto, non lasciatevi provocare. La vita e la salute degli operai berlinesi sono troppo preziose per essere messe incautamente a rischio; devono essere preservate per il giorno della lotta.<\/em>\u00bb (K\u00fcnstler 1933, citato in Gu\u00e9rin, 2014)<\/p>\n<p>La notte delle elezioni del 5 marzo, che Hitler aveva organizzato per assicurarsi la maggioranza assoluta, i capi cittadini del Reichsbanner, l\u2019organizzazione di milizia dell\u2019SPD, arrivarono a Berlino in motocicletta e chiesero il permesso di combattere. La risposta che ricevettero fu: \u00ab<em>Mantenete la calma! Soprattutto, niente spargimenti di sangue!<\/em>\u00bb (Gu\u00e9rin, 1983)<\/p>\n<p>Eppure il fascismo stesso \u00e8 spargimento di sangue!<\/p>\n<p>Di fronte all\u2019ascesa del fascismo e all\u2019instaurazione della dittatura fascista, la socialdemocrazia, proprio come oggi, si accontenta di chiacchiere vuote!<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 l\u2019alternativa?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 assolutamente impossibile liberarci dal dominio fascista dei monopoli \u2013 che \u00e8 la forma apertamente terroristica dello Stato borghese \u2013 adottando la prospettiva di un ritorno ad altre forme dello stesso dominio: forme parlamentari e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Il fascismo \u00e8 sbocciato nel grembo del parlamentarismo; e sia il parlamentarismo che il fascismo sono forme di dominio monopolistico e dello stesso Stato borghese. Pertanto, \u00e8 impossibile condurre una lotta coerente contro il fascismo e la dittatura fascista e distruggere il fascismo senza prendere di mira il capitale finanziario e i monopoli, il loro dominio di classe e lo Stato borghese come strumento di tale dominio.<\/p>\n<p>L\u2019alternativa alla dittatura fascista non nasce dalla contraddizione, dalla concorrenza e dalla lotta all\u2019interno della borghesia \u2013 principalmente all\u2019interno della borghesia monopolistica, compresi i grandi proprietari terrieri \u2013 ma dalla contraddizione e dalla lotta tra i monopoli e la classe operaia e i lavoratori a cui i monopoli ricorrono come soluzione per reprimere la resistenza dei lavoratori e del popolo e assicurarsi il proprio dominio; questa alternativa pu\u00f2 essere ricercata al di fuori e al di l\u00e0 del dominio dei monopoli con le sue varie forme. Al di fuori e al di l\u00e0 del capitalismo monopolistico, lo stadio pi\u00f9 avanzato del capitalismo, non esiste alcun altro stadio intermedio come il \u201c<em>capitalismo sociale<\/em>\u201d, ecc., ma solo il socialismo.<\/p>\n<p>Pertanto, un ritorno al sistema parlamentare \u2013 indipendentemente dagli aggettivi, come \u201c<em>rafforzato<\/em>\u201d, che possano esservi associati \u2013 non pu\u00f2 essere perseguito politicamente; l\u2019alternativa alla dittatura fascista pu\u00f2 senza dubbio essere la dittatura del proletariato e le forme di avvicinamento verso di essa, quali un \u201c<em>governo di fronte popolare<\/em>\u201d e le democrazie popolari.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 anche perch\u00e9 il rovesciamento della dittatura fascista, proprio come la sua instaurazione, non pu\u00f2 essere inteso semplicemente come un cambio di governo. La lotta contro il fascismo con la prospettiva di sostituirlo con un\u2019altra forma di dominio monopolistico e un governo borghese, anche se pu\u00f2 portare a successi temporanei e parziali, non porter\u00e0 all\u2019eradicazione del fascismo, ma lascer\u00e0 la porta aperta al fascismo, che i monopoli \u2013 considerati intoccabili \u2013 potranno riattivare in condizioni favorevoli quando ne avranno bisogno.<\/p>\n<p>L\u2019approccio corretto consiste nel porsi l\u2019obiettivo di chiamare a rispondere del proprio operato il fascismo e i monopoli che ne costituiscono il fondamento, insieme all\u2019approfondimento dei rapporti di dipendenza dall\u2019imperialismo e al loro saccheggio, alla corruzione e alla tirannia, e di lottare per l\u2019instaurazione del potere popolare al fine di raggiungere questo obiettivo, senza limitarsi alla resistenza contro \u201c<em>l\u2019uomo singolo<\/em>\u201d e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Il fatto che la lotta antifascista miri al potere popolare piuttosto che al ripristino del parlamento, non pu\u00f2 costituire un motivo di indifferenza nei confronti della tendenza del fascismo a violare i diritti e le libert\u00e0 democratiche, a rendere il parlamento disfunzionale e ad abolirlo; al contrario, il raggiungimento delle libert\u00e0 politiche \u00e8 tra gli obiettivi della lotta, e questa lotta pu\u00f2 svilupparsi difendendo il parlamento, in quanto istituzione democratico-borghese, dall\u2019attacco fascista.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, il rovesciamento della dittatura fascista e la transizione alla democrazia, cos\u00ec come la sua instaurazione, <em>\u00abassumono forme diverse nei diversi paesi, a seconda delle condizioni storiche, sociali e politiche, nonch\u00e8 delle particolarit\u00e0 nazionali e della posizione internazionale dei singoli paesi.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 indiscutibile che l\u2019instaurazione della dittatura fascista sia una questione di controrivoluzione, cos\u00ec come il suo rovesciamento \u00e8 una questione di rivoluzione (potere), e che la lotta antifascista debba essere condotta in questa prospettiva per ottenere una vittoria concreta.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 non ne consegue, tuttavia, che non vi saranno posizioni antifasciste liberali o socialdemocratiche di tenore riformista, volte a far rivivere la democrazia borghese e il parlamentarismo, che non si oppongano ai monopoli e al loro dominio, n\u00e9 ne facciano oggetto di lotta, che non comportino alcuna resa dei conti con il fascismo, tanto meno con le sue contraddizioni, e che lascino aperta la porta al ritorno del fascismo come calamit\u00e0 in condizioni favorevoli; n\u00e9 ne consegue che la lotta contro il fascismo debba essere condotta senza alcun rapporto con coloro che sostengono tali posizioni.<\/p>\n<p>Avere la prospettiva di una lotta rivoluzionaria orientata verso il socialismo contro il fascismo e il dominio dei monopoli, e perseguire l\u2019unit\u00e0 del popolo sulla base di questa prospettiva, non esclude la possibilit\u00e0 di alleanze a lungo o breve termine e di blocchi d\u2019azione e di potere con coloro che propongono la \u201clotta\u201d su piattaforme incoerenti e conformi al sistema; al contrario, include tali possibilit\u00e0, a condizione che servano a unire il popolo lavoratore contro il fascismo.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, dal fatto che il rovesciamento della dittatura fascista sia una questione di rivoluzione e che la lotta contro il fascismo debba essere condotta come una lotta rivoluzionaria volta a rovesciare il dominio del capitale monopolistico, non si pu\u00f2 dedurre che il fascismo non possa essere rovesciato senza una rivoluzione e, ad esempio, non possa essere sostituito da determinate forme di Stato democratico.<\/p>\n<p>Se la lotta rivoluzionaria antifascista, che prende di mira anche il dominio del capitale finanziario, non fosse in grado di determinare un cambio di potere, con l\u2019aggiunta di altri fattori esterni ad essa stessa \u2013 quali le esigenze nazionali e internazionali della borghesia \u2013 pu\u00f2, come effetto collaterale, portare al rovesciamento del fascismo. Ci\u00f2 pu\u00f2 comunque verificarsi ed \u00e8 accaduto in Francia, Italia e Grecia verso la fine della Seconda Guerra Mondiale.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, una rivolta popolare spontanea pu\u00f2 produrre un risultato simile. Ci\u00f2 \u00e8 avvenuto, ad esempio, in Egitto.<\/p>\n<p>Non \u00e8 del tutto escluso, inoltre, che, in condizioni favorevoli, la lotta antifascista della borghesia non monopolistica all\u2019interno del sistema, delle classi medie e, soprattutto, della piccola borghesia, con il sostegno delle masse, possa ottenere un certo successo.<\/p>\n<p>Infine, un\u2019altra forma di scomparsa della dittatura fascista, che non solo \u00e8 possibile ma \u00e8 stata anche osservata, si manifesta sotto forma di \u201c<em>ritirata<\/em>\u201d, come negli esempi del 12 marzo e del 12 settembre, nel Cile di Pinochet e cos\u00ec via, quando le dittature fasciste sono state sostituite da democrazie limitate.<\/p>\n<p>Quando la lotta di massa della classe operaia e del popolo comincia a creare brecce nella periferia della dittatura fascista e questa diventa incapace di funzionare, mentre i diritti democratici iniziano ad essere esercitati, inizialmente di fatto e gradualmente anche legalmente \u2013 come nel caso dell\u2019abolizione degli articoli 141 e 142 del Codice Penale turco \u2013 e quando il crollo dell\u2019unit\u00e0 tra le cricche borghesi rende pi\u00f9 difficile l\u2019applicazione dei metodi fascisti, anche se l\u2019esercito e i pilastri simili appaiono ancora stabili, pu\u00f2 avvenire una transizione relativamente \u201c<em>pacifica<\/em>\u201d verso il parlamentarismo borghese \u2013 come nel caso del 12 settembre, rafforzata dalle istituzioni del tipo del Consiglio dell\u2019Istruzione Superiore da esso creato, dalla nuova costituzione e dalle nuove leggi fasciste.<\/p>\n<p>L\u2019unico criterio che determiner\u00e0 la forma in cui il fascismo sar\u00e0 cacciato dalla scena politica \u00e8 l\u2019equilibrio delle forze di classe.<\/p>\n<p>Non esiste una ricetta; ma l\u2019approccio del partito rivoluzionario della classe operaia \u00e8 chiaro e indispensabile: <strong>la lotta contro il fascismo come componente della rivoluzione proletaria non pu\u00f2 essere separata dalla lotta contro l\u2019imperialismo e il dominio dei monopoli.<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p><strong>[1] <\/strong>\u00ab<em>Dopo lo scoppio della guerra \u2013 di cui entrambi i Krupp, Gustav von Bohlen e Alfried, erano direttamente responsabili \u2013 essi diressero l\u2019industria tedesca in violazione dei trattati e del diritto internazionale. Impiegarono lavoratori forzati che erano stati prelevati e trasportati l\u00ec da quasi tutti i paesi occupati dalla Germania; costrinsero i prigionieri di guerra a fabbricare armi e munizioni che venivano utilizzate contro i loro stessi paesi. Esistono prove abbondanti del fatto che questi lavoratori, mentre si trovavano sotto la custodia e al servizio della Krupp, fossero sottoalimentati e sottoposti a lavoro eccessivo, subissero abusi e fossero trattati in modo disumano. I documenti sequestrati dimostrano che nel settembre 1944, nelle fabbriche della Krupp erano impiegati 54.990 lavoratori stranieri e 18.902 prigionieri di guerra.<\/em>\u00bb (Tribunale Militare Internazionale 1945)<\/p>\n<p><strong>[2]<\/strong> La borghesia non monopolistica, in quanto classe non sfruttata, rimane uno strato borghese economicamente dominante, sfruttatore e proprietario; tuttavia, proprio come i monopoli hanno accresciuto i propri profitti monopolistici aggiuntivi sottraendole una parte del plusvalore attraverso forme di coercizione non extra-economiche, quali i prezzi di monopolio, il credito, il controllo sulle materie prime e sui mercati, ecc., essi cercano di legarla a s\u00e9 non solo economicamente ma anche politicamente.<\/p>\n<p><strong>[3]<\/strong> Come afferm\u00f2 Wilhelm Pieck nella sua relazione sull\u2019operato del Comitato esecutivo dell&#8217;Internazionale Comunista al Settimo Congresso del Comintern, il Partito Comunista Tedesco commise un tempo questo errore:<\/p>\n<p>\u00ab<em>In Germania, i comunisti ritennero a lungo che il governo socialdemocratico di Hermann Mueller stesse attuando una fascistizzazione, che il governo Br\u00fcning fosse gi\u00e0 un governo di dittatura fascista.<\/em>\u00bb (Pieck 1939: 35)<\/p>\n<p><strong>[4] <\/strong>A questo punto non ci soffermiamo n\u00e9 sui cambiamenti determinati dagli sviluppi tecnologici nel settore bancario \u2013 ad esempio, lo sviluppo di nuovi sistemi noti come \u201c<em>platform banking<\/em>\u201d con valute digitali quali il \u201c<em>Bitcoin<\/em>\u201d \u2013 n\u00e9 sulle tendenze o sulle iniziative delle cosiddette \u201caziende tecnologiche\u201d che operano esclusivamente tramite transazioni digitali e che, ad esempio, hanno emesso la propria \u201c<em>Apple Card<\/em>\u201d, come Apple e Microsoft; Amazon, che non ha ancora emesso una propria \u201ccarta bancaria\u201d ma gestisce negozi Amazon Go senza casse e archivia tutte le informazioni relative alla navigazione online degli utenti in questi negozi o sul proprio sito web; e Facebook, il gigante del web che ha appena acquisito WhatsApp e sta cercando di entrare nel settore bancario.<\/p>\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<p>Bauer, Otto (1967): \u201cFascismo\u201d, in: Wolfgang Abendroth\/Ossip K. Flechtheim\/Iring Fetscher (a cura di), <em>Fascismo e capitalismo: teorie sulle origini sociali e sulla funzione del fascismo<\/em>, Francoforte sul Meno: Europ\u00e4ische Verlagsanstalt.<\/p>\n<p>Bourderon, Roger (1989):<em> Fascismo, Ideologia e pratiche<\/em>, Ankara: Onur Yay\u0131nlar\u0131.<\/p>\n<p>Dimitrov, Giorgio (1949), Rapporto al V Congresso del Partito operaio (com.) bulgaro, Centro diffusione stampa del P.C.I. di Roma<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/dimitrov-rapporto-al-v-congresso\/mode\/2up\">https:\/\/archive.org\/details\/dimitrov-rapporto-al-v-congresso\/mode\/2up<\/a><\/p>\n<p>Dimitrov, Georgi (1958): \u201cSulle misure per la lotta contro il fascismo e i sindacati gialli: contributo alla discussione al Quarto Congresso dell\u2019Internazionale Sindacale Rossa,\u201d in: <em>Opere Scelte<\/em>, Vol. 2, Berlino: Dietz Verlag<\/p>\n<p>Dimitrov, Giorgio (2013), L\u2019offensiva del fascismo e i compiti dell\u2019Internazionale Comunista nella lotta per l\u2019unit\u00e0 della classe operaia contro il fascismo, Rapporto presentato al VII Congresso dell\u2019Internazionale Comunista il 2 agosto 1935<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/piattaformacomunista.com\/GEORGI_DIMITROV_RAPPORTO_VII_OPUSCOLO.pdf\">https:\/\/piattaformacomunista.com\/GEORGI_DIMITROV_RAPPORTO_VII_OPUSCOLO.pdf<\/a><\/p>\n<p>Gu\u00e9rin, Daniel (1983): <em>La peste bruna: resoconti dalla vita quotidiana in Germania nel 1932\/33<\/em>, a cura di Frank Benseler, Francoforte sul Meno: Sendler Verlag.<\/p>\n<p>Gu\u00e9rin, Daniel (2014):<em> Fascismo e grande capitale<\/em>, Istanbul: Habitus Kitap.<\/p>\n<p>Tribunale militare internazionale (1945): \u201cRisposta degli Stati Uniti alla mozione presentata a nome dell\u2019imputato Gustav Krupp von Bohlen: Il processo di Norimberga, materiali e documenti\u201d, disponibile <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20250130091722\/http:\/www.zeno.org\/Geschichte\/M\/Der+N%C3%BCrnberger+Proze%C3%9F\/Materialien+und+Dokumente\/Antrag+f%C3%BCr+den+Angeklagten+Gustav+Krupp+v.+Bohlen+auf+Vertagung+des+Prozesses+gegen+seine+Person,+und+die+daraufhin+unternommenen+Schritte\/Antwort+der+Vereinigten+Staaten+auf+den+Antrag+f%C3%BCr+den+Angeklagten+Gustav+Krupp+v+Bohlen\">qui<\/a> in lingua originale<\/p>\n<p>Kliem, Kurt\/J\u00f6rg Kammler\/R\u00fcdiger Griepenburg (1967): &#8220;Introduzione: Sulla teoria del fascismo, in: Wolfgang Abendroth\/Ossip K. Flechtheim\/Iring Fetscher (a cura di), <em>Fascismo e capitalismo: Teorie sulle origini sociali e sulla funzione del fascismo<\/em>, Francoforte sul Meno: Europ\u00e4ische Verlagsanstalt.<\/p>\n<p>Lenin, Vladimir (1966), <em>L\u2019imperialismo fase suprema del capitalismo<\/em> in: Opere Complete, Vol. 22, Editori Riuniti, Roma 1966<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/LeninOpereComplete\/Lenin_Collected%20works_4th%20edition_Vol_22_Italian\/mode\/2up\">https:\/\/archive.org\/details\/LeninOpereComplete\/Lenin_Collected%20works_4th%20edition_Vol_22_Italian\/mode\/2up<\/a><\/p>\n<p>Lenin, Vladimir (1965), <em>Intorno a una caricatura del marxismo e all\u2019\u201deconomismo imperialistico<\/em>\u201d in: Opere Complete, Vol. 23, Editori Riuniti, Roma 1965<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/LeninOpereComplete\/Lenin_Collected%20works_4th%20edition_Vol_23_Italian\/mode\/2up\">https:\/\/archive.org\/details\/LeninOpereComplete\/Lenin_Collected%20works_4th%20edition_Vol_23_Italian\/mode\/2up<\/a><\/p>\n<p>Pieck, Wilhelm (1939): \u201c<em>Rapporto sulle attivit\u00e0 del Comitato esecutivo dell\u2019Internazionale comunista<\/em>\u201d, in: VII Congresso dell\u2019Internazionale Comunista: resoconto stenografico sintetico dei lavori, Mosca: Casa editrice in lingue straniere. <a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/viicongresscominternabridged\">https:\/\/archive.org\/details\/viicongresscominternabridged<\/a><\/p>\n<p>Thalheimer, August (1930): \u201cSul fascismo\u201d, in: <em>Gegen den Strom<\/em>, disponibile in tedesco su Marxists\u2019 Internet Archive <a href=\"https:\/\/www.marxists.org\/deutsch\/archiv\/thalheimer\/1928\/xx\/fasch.htm\">qui<\/a><\/p>\n<p>\u2026\u2026\u2026\u2026.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Articolo del 2022, pubblicato nel 2025 in<\/em> <a href=\"https:\/\/theorieundpraxis.org\/was-ist-faschismus-und-was-nicht\/\">https:\/\/theorieundpraxis.org\/was-ist-faschismus-und-was-nicht\/<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Mustafa Yalciner \u00a0 Roger Bourderon in Le Fascisme, id\u00e9ologie et pratiques [Fascismo, Ideologia e pratiche] descrive il fascismo italiano [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":14027,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[112,100,104],"tags":[108],"class_list":["post-14026","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-antifascismo","category-attualita","category-internazionale","tag-home"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14026","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14026"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14026\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14028,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14026\/revisions\/14028"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/14027"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14026"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14026"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14026"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}