{"id":14259,"date":"2026-10-24T00:09:21","date_gmt":"2026-10-23T22:09:21","guid":{"rendered":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/?p=14259"},"modified":"2026-10-24T00:10:39","modified_gmt":"2026-10-23T22:10:39","slug":"gli-operai-ex-ilva-resistono-uniti-e-rigettato-i-piani-padronali-e-governativi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/gli-operai-ex-ilva-resistono-uniti-e-rigettato-i-piani-padronali-e-governativi\/","title":{"rendered":"Gli operai ex Ilva resistono uniti e rigettano i piani padronali e governativi"},"content":{"rendered":"<p>Nelle ultime settimane alcuni nodi sono arrivati al pettine per l\u2019ex ILVA.<\/p>\n<p>Le promesse di risanamento\u00a0 e di mantenimento dell\u2019area a caldo si sono rivelate aria fritta.<\/p>\n<p>Il governo ha tentato la carta della chiusura, ma gli operai hanno risposto facendosi sentire a modo loro.<\/p>\n<p>A partire dal 12 ottobre, data d\u2019inizio della lotta, a Genova tre giorni di sciopero e mobilitazione con blocchi, presidi ed infine l\u2019occupazione simbolica della prefettura hanno imposto un accordo di continuazione produttiva con materiale grezzo (che, cos\u00ec \u00e8 stato loro detto, arriver\u00e0 dall\u2019estero e che sar\u00e0 lavorato \u201cconto terzi\u201d).<\/p>\n<p>A Taranto la protesta \u00e8 durata cinque giorni con blocchi della statale 106 jonica e di quella per Bari, impedendo per 4 giorni il blocco delle merci della raffineria Eni.<\/p>\n<p>Questo blocco, concomitante con quelli degli autotrasportatori e degli agricoltori del meridione, ha creato problemi a molti distributori di carburante e ai supermercati per mancato afflusso di rifornimenti.<\/p>\n<p>Il decreto governativo del 13 ottobre, se pare salvaguardare temporaneamente la produzione dell\u2019area a freddo, che proseguir\u00e0 per alcuni mesi con l\u2019importazione di bramme d\u2019acciaio, mette fuori di fatto migliaia di operai per un lungo periodo, in attesa dell\u2019entrata di capitalisti privati.<\/p>\n<p>Nel decreto \u201csalva Ilva\u201d si prospetta una Cig \u201canche a zero ore\u201d e la possibilit\u00e0 di liberarsi di molti operai, senza assicura alcuna ripartenza e bonifica dello stabilimento, nemmeno con esito favorevole della sentenza della Cassazione.<\/p>\n<p>Altre \u201cdelizie\u201d: la Cig nell\u2019indotto potr\u00e0 essere autorizzata solo per le aziende che fatturano almeno il 50% in ex-Ilva; gli incentivi per l\u2019esodo andranno non ai lavoratori, ma alle aziende che assumono, con salario che potr\u00e0 essere inferiore del 20%; ammontare della copertura salariale della Cig in deroga differenziata e sfavorevole per le aziende dell\u2019indotto; nessuna garanzia di non finire in un posto di lavoro precario.<\/p>\n<p>Dal conto suo il 17 ottobre l\u2019azienda ha dato la vera interpretazione del decreto facendo sapere di non aver ordinato altro materiale per la produzione a caldo e di aver richiesto centinaia e centinaia di esuberi anche a Novi Ligure ed a Genova.<\/p>\n<p>I possibili acquirenti, tra cui la cordata italiana direttamente interessata all\u2019acciaio che alimenta una filiera della manifattura molto ampia, e ai relativi profitti, per ora si dichiarano interessati a salvaguardare una parte degli impianti (\u201ctutto quello che viene a valle delle bramme\u201d ha detto il presidente di Federacciai), lasciando allo Stato la gestione della patata bollente dell\u2019area a caldo.<\/p>\n<p>A Genova il presidente di regione Bucci e la sindaca Salis, si sono inseriti nella protesta operaia nell\u2019intento di mitigarla e di tentare la divisione dalle sorti di Taranto. L\u2019operazione \u00e8 stata rigettata dalle RSU che il 15 ottobre hanno espresso una chiara solidariet\u00e0 con Taranto, affermando: \u201cla vertenza ILVA non \u00e8 di Taranto o di Genova, \u00e8 la vertenza di tutta la siderurgia italiana\u201d, e soprattutto \u201cUna sola lotta, un solo futuro. Nessuno si salva da solo. O ci salviamo tutti o non si va da nessuna parte\u201d.<\/p>\n<p>La base sindacale e le RSU di tutta l\u2019ex-Ilva, quindi, hanno respinto al mittente il decreto e preso impegno di mantenere la mobilitazione fino a che non saranno soddisfatte e attuate le richieste e di produzione e di riconversione degli altiforni inquinanti, da tanto tempo promesse, ma di fatto mai nemmeno progettate. Chiedono anche garanzie sulla produzione a freddo e si oppongono alla Cig a zero ore.<\/p>\n<p>Ma le burocrazie sindacali hanno frenato la lotta, ad esempio portando centinaia gli operai sotto la sede della Regione Puglia e togliendo i blocchi una volta che il governo ha riconvocato i vertici sindacali ad un tavolo per il 27 ottobre.<\/p>\n<p>La lotta a Genova \u00e8 proseguita il giorno 19, dopo un\u2019assemblea, con blocco per l\u2019intera giornata, dell\u2019aeroporto, ma poi, sotto fortissime pressioni a 360 gradi, \u00e8 rientrata.<\/p>\n<p>Il 20 ottobre la Cassazione ha emesso una \u201cmezza sentenza\u201d, di cui non si conoscono ancora le motivazioni, che non stabilisce che l\u2019area a caldo va chiusa.<\/p>\n<p>La decisione, ribaltando le sentenze di Milano, consente a Acciaierie di non spegnere e mantenere il preriscaldo l\u2019altoforno 2, che il governo ha prorogato al 15 dicembre. Intanto gli operai sono messi in Cig e ferie forzate, lo stabilimento \u00e8 semivuoto.<\/p>\n<p>Cosa c\u2019\u00e8 sotto? C\u2019\u00e8 la garanzia della continuit\u00e0 della produzione di profitto, senza alcuna tutela per la salute degli operai e della popolazione, scaturita dal gioco di squadra tra apparati borghesi e padroni, ma che lascia insoluti tutti i problemi sul tappeto.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi ha espresso soddisfazione. Noi diciamo c\u2019\u00e8 da farsi alcuna illusione sulla funzione svolta dalla magistratura all\u2019interno del capitalismo, cos\u00ec come delle istituzioni governative centrali e locali, che agiscono per spezzare e frammentare le mobilitazioni, prendendo gli operai per stanchezza, e concludendo accordi sfavorevoli agli operai con la collaborazione dei vertici sindacali. Molti casi lo dimostrano.<\/p>\n<p>La reazione di tali vertici, espressa non unitariamente nella riunione del 21, chiede maggiori garanzie e tutele per i cassintegrati, richiama la necessit\u00e0 di riprendere la produzione, ma non si pone affatto di traverso, n\u00e9 invita a riprendere la lotta, n\u00e8 pone con forza il tema del reimpiego all\u2019interno dell\u2019azienda, accettando anche la CIG a zero ore. E rinvia tutto all\u2019incontro del 27 parlando di \u201cinizio di un percorso\u201d&#8230; che dura da 14 anni!<\/p>\n<p>Senza la ripresa della lotta dura, come gli operai hanno dimostrato di saper portare avanti, tutti i problemi operai e sociali della vicenda, non potranno essere risolti nell\u2019interesse dei lavoratori.<\/p>\n<p>In questa complicata situazione, con potenti nemici all\u2019interno e all\u2019esterno delle proprie fila, se la classe operaia dell\u2019ex Ilva sapr\u00e0 mantenere l\u2019unit\u00e0 di azione, riprendendo la lotta e saldandola con altre vertenze e con settori dell\u2019opposizione sociale che sta montando, siamo convinti che c\u2019\u00e8 ancora la possibilit\u00e0 di salvaguardare\u00a0 occupazione, salario e salute. Quando la classe operaia si muove in massa e con lotte dure i rapporti di forza cambiano rapidamente a favore degli sfruttati.<\/p>\n<p>Viva la lotta degli operai ex Ilva!<\/p>\n<h3>\n<strong>Da Scintilla n. 163, ottobre 2026<\/strong><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nelle ultime settimane alcuni nodi sono arrivati al pettine per l\u2019ex ILVA. 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