{"id":9061,"date":"2007-11-06T00:15:20","date_gmt":"2007-11-05T23:15:20","guid":{"rendered":"http:\/\/piattaformacomunista.com\/?p=9061"},"modified":"2023-01-06T00:25:01","modified_gmt":"2023-01-05T23:25:01","slug":"il-ruolo-dei-comunisti-nella-resistenza-e-nella-guerra-partigiana-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/il-ruolo-dei-comunisti-nella-resistenza-e-nella-guerra-partigiana-in-italia\/","title":{"rendered":"IL RUOLO DEI COMUNISTI NELLA RESISTENZA E NELLA GUERRA PARTIGIANA IN ITALIA"},"content":{"rendered":"<h4>I caratteri generali della Resistenza italiana<\/h4>\n<h5>La Resistenza e la guerra partigiana hanno avuto in Italia un carattere diverso da quello che ebbero in altri paesi d\u2019Europa. L\u2019Italia non era soltanto un paese invaso dallo straniero, ma un paese oppresso dalla dittatura fascista. La guerra partigiana fu lotta per l\u2019indipendenza ed insurrezione nazionale per la conquista della libert\u00e0, ma fu &#8211; molto pi\u00f9 che in altri paesi &#8211; lotta militare e lotta sociale nello stesso tempo: essa fu antifascista ed ebbe carattere di lotta contro quei gruppi del grande capitale che avevano dato vita al fascismo e portato il paese alla rovina. La guerra di liberazione combattuta in Italia &#8211; sebbene tradita nelle sue aspirazioni pi\u00f9 avanzate &#8211; rappresenta l\u2019esperienza storica pi\u00f9 importante compiuta dal proletariato e dalle masse popolari nella lotta per prendere il potere, liberarsi dal capitalismo ed avviare la trasformazione socialista della societ\u00e0 italiana.<\/h5>\n<h5>\u00c8 stato ampiamente dimostrato che protagonista principale della guerra partigiana e della Resistenza fu la classe operaia dei centri industriali, e che il contributo maggiore venne dato dall\u2019avanguardia della classe operaia e dei lavoratori, il Partito comunista.<\/h5>\n<h5>Tutte le formazioni partigiane, qualunque fosse la loro ispirazione politica, si appoggiarono direttamente o indirettamente alle lotte della classe operaia, dei contadini, dei lavoratori. La Resistenza non avrebbe potuto vivere neppure un mese senza l\u2019aiuto &#8211; diretto o indiretto &#8211; delle masse lavoratrici, senza le migliaia di agitazioni e di scioperi che ebbero alla loro testa comunisti e socialisti, e senza l\u2019aiuto diretto e quotidiano delle masse contadine il cui eroismo \u00e8 simboleggiato dal sacrificio dei fratelli Cervi.<\/h5>\n<h5>La Resistenza italiana fu caratterizzata dalla capacit\u00e0 di combinare insieme diverse forme di lotta: la guerriglia sulle montagne, le azioni di piccoli gruppi armati nelle citt\u00e0 contro gli occupanti tedeschi e i loro servi fascisti, gli scioperi di massa e il sabotaggio della produzione bellica, la renitenza alla leva militare, la difesa degli impianti industriali e delle infrastrutture contro le distruzioni naziste, la\u00a0protezione dei perseguitati politici e razziali, la preparazione e la diffusione dei materiali di propaganda e di agitazione (giornali, manifesti, volantini, radio clandestine). .<\/h5>\n<h5>La Resistenza fu certamente un grande movimento unitario che aveva il comune obiettivo di battere i tedeschi e i fascisti, e ad esso parteciparono uomini e donne appartenenti a varie classi sociali, con orientamenti politici diversi. Ma non tutte queste forze vi contribuirono in eguale misura: fu il Partito Comunista Italiano che dette alla Resistenza, alla lotta partigiana, all\u2019insurrezione nazionale il maggior contributo di idee, di organizzazione, di uomini, di sangue e di sacrifici. Per quanto riguarda gli altri partiti politici, non tutti condivisero gli obiettivi pi\u00f9 avanzati della Resistenza, anzi li combatterono: il Partito Liberale e la Democrazia Cristiana svolsero, in seno alla Resistenza, una continua azione di freno, mirando &#8211; come obiettivo finale &#8211; alla restaurazione del capitalismo e al ritorno a un regime di conservazione nel quale le strutture fondamentali dello Stato borghese restassero intatte.<\/h5>\n<h5>Nell\u2019Italia del Nord, dove la Resistenza ebbe il suo pi\u00f9 grande sviluppo, le forze politiche di sinistra (comunisti, socialisti e azionisti) svolsero una funzione decisiva e riuscirono a prendere nelle loro mani la direzione dei Comitati di Liberazione Nazionale, del Comando del Corpo Volontari della Libert\u00e0 e delle principali formazioni partigiane. Furono le forze di sinistra, e in primo luogo il Partito comunista, che riuscirono a fare accettare dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia e dal Corpo Volontari della Libert\u00e0 la nomina dei commissari politici nelle formazioni partigiane; che promossero la costituzione dei Comitati di Liberazione Nazionale non soltanto nei capoluoghi regionali, ma in tutti i centri provinciali e in ogni localit\u00e0 di una certa importanza; furono soprattutto i comunisti che lottarono perch\u00e9 questi Comitati unitari non fossero soltanto degli organismi interpartitici, ma anche degli organi di autogoverno delle masse, degli strumenti di democrazia diretta e immediata; furono soprattutto i comunisti che promossero, e fecero accettare dagli altri partiti, la costituzione dei comitati di agitazione unitari all\u2019interno delle fabbriche. E fu principalmente il Partito comunista che riusc\u00ec ad imporre la vittoriosa insurrezione popolare dell\u2019aprile 1945: \u00abE\u2019 nostro interesse vitale che l\u2019armata nazionale e il popolo si sollevino in un\u2019unica lotta per la distruzione dei nazifascisti prima della venuta degli alleati. Questo \u00e8 indispensabile specialmente nelle grandi citt\u00e0 come Milano, Torino, Genova, ecc. che noi dobbiamo fare il possibile per liberare con le nostre forze ed epurare integralmente dai fascisti\u00bb. Per dirigere l\u2019insurrezione di Milano venne insediato un Comitato insurrezionale composto da Luigi Longo per i comunisti, Sandro Pertini per i socialisti e Leo Valiani per gli azionisti. Gli Alleati anglo-americani, il Vaticano e le forze conservatrici della Resistenza erano contrari all\u2019insurrezione e tentarono con tutti i mezzi di sabotarla e di farla fallire a Milano come a Torino e a Genova. Senza la risoluta iniziativa del Partito comunista, del Partito d\u2019Azione e delle altre forze di sinistra, l\u2019insurrezione del Nord non ci sarebbe stata, come non ci fu a Roma, dove le forze conservatrici vi si opposero ed ebbero il sopravvento.<\/h5>\n<h5>La Resistenza italiana cominci\u00f2 molto prima che negli altri paesi d\u2019Europa, molto prima del 25 luglio 1943 (giorno nel quale la monarchia sabauda tent\u00f2 di separare\u00a0\u00a0\u00a0 le\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 sue responsabilit\u00e0 da quelle del regime\u00a0\u00a0 \u00a0mussoliniano), molto prima dell\u20198 settembre (giorno nel quale la monarchia sconfitta chiese l\u2019armistizio agli Alleati). In Italia, durante\u00a0vent\u2019anni, vi fu una lotta accanita contro il fascismo, sia pure condotta da piccole minoranze e soprattutto dall\u2019avanguardia della classe operaia e dei lavoratori, il Partito comunista (su 4.671 antifascisti condannati dal Tribunale Speciale fascista per la Difesa dello Stato, i comunisti furono 4.040, condannati a complessivi 23.000 anni di carcere).<\/h5>\n<h5>La Resistenza comincia da allora, comincia negli anni 1921-22, anche se, dopo il settembre 1943, essa assunse la forma pi\u00f9 avanzata di lotta armata e, dopo venti mesi di duri ed eroici combattimenti, si concluse con la vittoriosa insurrezione nazionale delle citt\u00e0 dell\u2019Italia del Nord, preceduta &#8211; nell\u2019agosto 1944 &#8211; dall\u2019insurrezione di Firenze, nella quale (per la prima volta in una grande citt\u00e0 italiana) tutti i poteri di governo provvisorio furono assunti dal Comitato Toscano di Liberazione Nazionale.<\/h5>\n<h5>L\u2019insurrezione rappresent\u00f2 un momento di protagonismo popolare assolutamente unico nella storia d\u2019Italia, l\u2019epilogo delle varie e complesse forme di lotta che &#8211; in quei venti mesi &#8211; la Resistenza aveva saputo mettere in campo.<\/h5>\n<h4>Le Brigate d\u2019assalto Garibaldi<\/h4>\n<h5>Esse nacquero nel settembre 1943 a Milano per iniziativa di Luigi Longo, Pietro Secchia, Antonio Roasio, Francesco Scotti, Umberto Massola e altri dirigenti comunisti, i quali, qualche mese dopo, formarono il Comando Generale delle Brigate garibaldine. Le 575 Brigate d\u2019assalto Garibaldi (210 mila combattenti) furono presenti e attive <em>in tutte le regioni italiane occupate dai tedeschi<\/em>. Unit\u00e0 di base di ogni brigata era il distaccamento (di 40-50 uomini), formato da 4-5 squadre, ognuna composta da nuclei di 5-6 combattenti.<\/h5>\n<h5>Il Partito comunista dette a queste brigate i suoi quadri migliori, ma in esse non vi furono mai discriminazioni di partito: le responsabilit\u00e0 erano\u00a0assegnate solo in base alle capacit\u00e0 personali e allo spirito di sacrificio. Il <em>comandante <\/em>aveva il compito di curare la preparazione militare, di fissare gli obbiettivi delle operazioni e di\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 assicurarne\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 la realizzazione pratica. Il <em>commissario politico <\/em>doveva curare la\u00a0 \u00a0preparazione politica della brigata, il morale e la combattivit\u00e0 degli uomini, i buoni rapporti con la\u00a0popolazione, la propaganda e l\u2019agitazione. Per lo pi\u00f9, i garibaldini portavano al collo il fazzoletto rosso; in alcune zone indossarono anche la camicia rossa.<\/h5>\n<h5>Fu l\u2019incomprensione del carattere popolare della guerra di Liberazione che, nei primi tempi, mise in contrasto gli organizzatori e dirigenti comunisti della lotta partigiana con gli organizzatori e i dirigenti delle altre correnti politiche, scelti di preferenza tra gli ufficiali dell\u2019esercito. Questi credevano di poter \u00ecnquadrare e dirigere la lotta con i criteri gerarchici e i regolamenti di disciplina dell\u2019esercito regio. Erano assolutamente contrari allo sviluppo del lavoro politico nelle unit\u00e0 partigiane. I commissari politici istituiti dal partito comunista nei distaccamenti e nelle Brigate garibaldine erano visti dai rappresentanti dei partiti borghesi come degli intrusi; ma, a poco a poco, anche le formazioni\u00a0partigiane dirette da altri partiti cominciarono a introdurli, prima sotto il nome di \u00abdelegati civili\u00bb, ma infine con il termine garibaldino di commissari politici.<\/h5>\n<h5>La costituzione delle Brigate d\u2019assalto Garibaldi fu una svolta di importanza decisiva per tutta la Resistenza italiana. Per la loro disciplina e la loro organizzazione esse si imposero come modello a tutte le altre formazioni partigiane di combattimento, che ne adottarono la struttura e i criteri operativi. Tutto il movimento partigiano si organizz\u00f2 in brigate, divisioni e gruppi di divisioni, via via che lo sviluppo della lotta esigeva un\u2019unit\u00e0 operativa sempre pi\u00f9 forte e organica, e azioni combinate tra formazioni partigiane diverse.<\/h5>\n<h5>Nella primavera del 1944 i dirigenti del Partito Socialista Italiano di Unit\u00e0 Proletaria organizzarono le Brigate Giacomo Matteotti (cos\u00ec chiamate dal nome del deputato socialista assassinato dai fascisti nel 1924). Esse operarono principalmente in Piemonte (nel Monferrato, nel Canavese e nelle Langhe). Le Brigate \u00abGiustizia e Libert\u00e0\u00bb, formate da militanti del Partito d\u2019Azione, furono attive soprattutto nella Val Pellice e nelle province di Cuneo e di Ivrea.<\/h5>\n<h5>Alla guerra di liberazione presero parte anche formazioni autonome, liberali e monarchiche, e formazioni di ispirazione cattolica, organizzate dal Partito della Democrazia Cristiana, come le\u00a0\u00abFiamme Verdi\u00bb della provincia di Bergamo e le Brigate del Popolo, operanti soprattutto nel Veneto.<\/h5>\n<h5>Alla vigilia dell\u2019insurrezione, le formazioni partigiane comuniste e azioniste rappresentavano, da sole, <em>pi\u00f9 del 70 per cento del totale<\/em>, e nelle formazioni di citt\u00e0 la percentuale era ancora pi\u00f9 alta.<\/h5>\n<h4>I Gap<\/h4>\n<h5>I Gap (Gruppi di Azione Patriottica) erano piccoli gruppi di assalto che operavano nelle citt\u00e0 contro ufficiali tedeschi e gerarchi fascisti, contro sedi di Comandi, depositi di munizioni, colonne di militari in movimento, stazioni ferroviarie e centrali elettriche. La loro era la forma pi\u00f9 valida di lotta armata che potesse essere portata nel cuore delle citt\u00e0 occupate: il terrore instaurato dal nemico poteva essere spezzato solo col terrore partigiano.<\/h5>\n<h5>Ogni Gap era composto da 3-4 uomini (un caposquadra, un vice-caposquadra e due gappisti), che conducevano i loro attacchi con armi da fuoco, armi bianche ed esplosivi. Tre squadre costituivano un distaccamento, con un comandante e un commissario politico. L\u2019iniziativa della formazione<\/h5>\n<h5>dei GAP fu presa dal Partito comunista; essi erano formati esclusivamente da membri del partito e comandati dal comunista Ilio Barontini, che era stato capo di stato maggiore della XII Brigata Garibaldi nella guerra di Spagna, oltre che organizzatore e dirigente dei <em>Franc-Tireurs Partisans. <\/em>In un secondo tempo nacquero i Gap \u00abGiustizia e Libert\u00e0\u00bb, formati da militanti del Partito d\u2019Azione.<\/h5>\n<h5>A Torino, le due prime azioni dei Gap hanno luogo il 22 novembre 1943: due gappisti in bicicletta aprono il fuoco sui soldati tedeschi di guardia alla stazione ferroviaria di Porta Nuova; pochi minuti dopo, esplode una bomba in un locale di Via Nizza e sotto i colpi dei gappisti cade un alto gerarca della milizia fascista.<\/h5>\n<h5>A Milano i gappisti sono comandati dal comunista Giovanni Pesce, che ha combattuto anche lui in Spagna con i repubblicani contro i franchisti e con i <em>Franc-Tireurs Partisans. <\/em>La prima azione \u00e8 del 2 ottobre: salta in aria un deposito di munizioni all\u2019aeroporto. Il 3 novembre viene sabotato un convoglio tedesco a Lodi; il 7 novembre esplode una bomba nel comando delle SS presso la Stazione centrale milanese. Il 18 dicembre ha luogo l\u2019azione pi\u00f9 importante: viene giustiziato da tre operai gappisti il federale fascista di Milano, Aldo Resega.<\/h5>\n<h5>A Bologna i gappisti entrano in azione a dicembre, guidati direttamente da Ilio Barontini, al quale il Partito comunista ha affidato il coordinamento della Resistenza in Emilia-Romagna. Il 18 i gappisti bolognesi fanno esplodere una bomba nel Comando tedesco di Villa Spada. A Genova i Gap sabotano le linee tranviarie in appoggio allo sciopero dei tranvieri; a La Spezia lanciano bombe a mano contro convogli ferroviari tedeschi; a Savona fanno saltare in aria la trattoria della stazione, covo di nazifascisti.<\/h5>\n<h5>A Firenze i gappisti, in maggioranza operai, comandati da Alessandro Sinigaglia, Bruno Fanciullacci e Faliero Pucci, giustiziano il 1\u00b0 dicembre il colonnello Gino Gobbi, comandante del distretto militare fascista. A Roma i gappisti sono quasi tutti studenti universitari: il 18 dicembre numerosi tedeschi e fascisti rimangono uccisi dal lancio di bombe davanti al cinema Barberini; il 19 Rosario Bentivegna e Carla Capponi lanciano bombe all\u2019hotel Flora, sede di un Comando tedesco e di una corte marziale, mentre un gappista in bicicletta colpisce con una carica esplosiva un camion pieno di tedeschi fermo sul lungotevere davanti al carcere di Regina Coeli.<\/h5>\n<h5>A Ferrara in novembre viene giustiziato il gerarca fascista Igino Ghisellini. La rappresaglia\u00a0fascista \u00e8 feroce: gli squadristi di Padova corrono a Ferrara insieme a un reparto di militi veronesi, arrestano o prelevano dalle carceri undici persone e le fucilano davanti al Castello.<\/h5>\n<h5>Nel corso della guerra di liberazione si moltiplicano gli attentati con pacchi-bomba o con armi da fuoco contro gli occupanti tedeschi e i fascisti. Il 7 gennaio 1945 i Gap di Milano fanno saltare in aria il bar Manetto, pieno di soldati tedeschi e fascisti: nove morti e quattordici feriti. A Milano nella notte di Capodanno i gappisti appaiono sui palcoscenici di tre cineteatri, Smeraldo, Impero e Pace, e in quest\u2019ultima sede colpiscono con raffiche di mitra un gruppo di fascisti che siedono in platea.<\/h5>\n<h5>Due furono le azioni dei Gap che ebbero grande risonanza su scala nazionale. La prima fu quella compiuta il 15 aprile 1944 a Firenze da un gruppo di gappisti guidati da Bruno Fanciullacci, che giustiziarono il filosofo Giovanni Gentile, grande corruttore della cultura italiana durante il ventennio fascista, esaltatore e ministro di Mussolini e complice del suo regime dalla marcia su Roma fino alla Repubblica di Sal\u00f2. L\u2019altra fu l\u2019attentato di Via Rasella, compiuto il 23 marzo 1944 dai gappisti romani contro un battaglione tedesco (30 morti e alcune decine di feriti). All\u2019attentato segu\u00ec l\u2019atroce rappresaglia nazista delle Fosse Ardeatine, cave di tufo sotterranee nelle quali vennero fucilate 335 persone prese come ostaggi dalle SS. Dopo la strage, un comunicato degli uomini della Resistenza riafferm\u00f2 la loro volont\u00e0 di continuare la lotta fino in fondo: \u00abLe azioni di guerriglia partigiana e patriottica in Roma non cesseranno fino alla totale evacuazione della capitale da parte dei tedeschi, fino all\u2019insurrezione nazionale per la cacciata dei tedeschi dall\u2019Italia, la distruzione del fascismo, la conquista dell\u2019indipendenza e della libert\u00e0\u00bb.<\/h5>\n<h4>Le Sap<\/h4>\n<h5>Le Sap (Squadre di Azione Patriottica) erano formazioni clandestine a cui partecipavano anche persone che, pur continuando le proprie attivit\u00e0 civili, compivano azioni organizzate di guerriglia nelle zone rurali (dove le squadre erano nate per proteggere i contadini dalle razzie nazifasciste di grano e di bestiame), in un certo numero di fabbriche e nelle scuole. Nelle citt\u00e0 esse svolgevano compiti logistici e di reclutamento di volontari pronti a imbracciare le armi, compiti di protezione armata degli scioperi e delle manifestazioni popolari di protesta contro i nazifascisti, e rischiose azioni di sabotaggio.<\/h5>\n<h5>A Torino gi\u00e0 nel 1943 l\u2019organico delle SAP superava le 700 unit\u00e0 fra uomini e donne. Nell\u2019estate del 1944 il Comando generale delle Brigate Garibaldi promosse in modo generalizzato la formazione delle SAP per un ampio coinvolgimento delle masse popolari nella guerra di liberazione.<\/h5>\n<h5>\u00abCombinate insieme i colpi di piccoli gruppi e le azioni militari pi\u00f9 vaste con movimenti e azioni di grandi masse, allo scopo di arrivare all\u2019insurrezione generale\u00ab, aveva scritto nella primavera di quell\u2019anno Palmiro Togliatti in un documento rivolto alla direzione comunista dell\u2019Alta Italia. E Luigi Longo nell\u2019agosto 1944 scriveva che era giunto il momento nel quale GAP, SAP e Brigate partigiane dovevano costituire \u00abil tridente, le tre armi dell\u2019insurrezione vittoriosa\u00bb. Alla fine dell\u2019estate 1944, cinquanta brigate SAP si erano affiancate alle centoventi Brigate partigiane Garibaldi, partecipando direttamene &#8211; in alcune situazioni &#8211; ai combattimenti. Nel 1945, nella fase finale dell\u2019insurrezione, esse ebbero un peso sovente decisivo nella conduzione della lotta armata: in alcune citt\u00e0 &#8211; come Milano e Torino &#8211; ancor prima dell\u2019ingresso delle brigate partigiane.<\/h5>\n<h4>Gli scioperi del marzo 1943 e lo sciopero generale del 1944<\/h4>\n<h5>Gli scioperi del marzo 1943 segnarono un importante momento di rottura nell\u2019ultimo anno di vita del regime fascista. A Torino gli operai di tutte le maggiori fabbriche (dalla Fiat Mirafiori alla Nebiolo, dalla Westinghouse alle Officine Savigliano) abbandonarono compatti il lavoro con la parola d\u2019ordine \u00abpane e pace\u00bb. Di grande rilievo fu il ruolo delle donne, che diffusero in tutta la citt\u00e0 migliaia di manifestini per la convocazione dei lavoratori in piazza, e strapparono a viva forza i loro compagni di lavoro dalle mani della polizia. L\u2019agitazione si diffuse a poco a poco in tutti i centri industriali del Piemonte. Verso la fine del mese entrarono in sciopero, a Milano, i lavoratori della Falck, della Pirelli e della Marelli, sincronizzando perfettamente la loro azione con quella dei loro compagni piemontesi.<\/h5>\n<h5>Gli scioperi del marzo 1943 furono il punto di arrivo della lunga esperienza di lotta antifascista compiuta dalle avanguardie della classe operaia italiana dopo l\u2019avvento al potere del fascismo, e il successo riportato dalla loro agitazione suon\u00f2 la campana a morto per il regime mussoliniano, che entr\u00f2 rapidamente in una crisi profonda e cadde quattro mesi dopo, il 25 luglio 1943, dopo lo sbarco in Sicilia delle truppe anglo-americane. Il Partito comunista aveva messo a frutto, in quegli scioperi, la lunga e paziente politica di quadri condotta clandestinamente in seno alla classe operaia dopo essere stato messo fuori legge dal fascismo nel 1926. Lo sciopero generale del marzo 1944, al quale partecip\u00f2 oltre un milione di lavoratori, fu il pi\u00f9 grande sciopero generale nell\u2019Europa occupata dai tedeschi, e dette anch\u2019esso l\u2019avvio a una situazione nuova, perch\u00e9 segn\u00f2 l\u2019inizio delle battaglie offensive partigiane della primavera e dell\u2019estate di quell\u2019anno. Esso fu preparato dalla direzione comunista dell\u2019Alta Italia, composta da Longo, Secchia, Roasio,<\/h5>\n<h5>Massola e altri dirigenti dei Triumvirati insurrezionali del Piemonte,\u00a0della\u00a0\u00a0\u00a0 Lombardia\u00a0\u00a0 e\u00a0\u00a0 della Liguria. Essi consolidarono e resero pi\u00f9 operante il patto di unit\u00e0 d\u2019azione fra il Partito comunista\u00a0 \u00a0 \u00a0e\u00a0 \u00a0il\u00a0 \u00a0 Partito socialista, e l\u2019intero Comitato di\u00a0\u00a0 Liberazione\u00a0 \u00a0Nazionale Alta Italia fu investito della responsabilit\u00e0 dello sciopero.<\/h5>\n<h5>Abbandonano il lavoro gli operai delle maggiori\u00a0fabbriche dell\u2019Italia settentrionale e centrale: la Fiat, la RIV, la Lancia, la Snia Viscosa in Piemonte; le Officine Breda, l\u2019Alfa Romeo, la Falck, la Pirelli, la Borletti, la Dalmine in Lombardia; l\u2019Ilva e la Piaggio in Liguria; i Lanifici Rossi e Marzotto nel Veneto; le Officine Galileo e il Pignone in Toscana; la Ducati a Bologna.<\/h5>\n<h5>Milano e Torino sono, anche allora, all\u2019avanguardia. A Milano, insieme agli operai delle fabbriche scendono in lotta i tranvieri paralizzando tutta la vita della citt\u00e0; li assecondano i gappisti, facendo saltare in aria la cabina elettrica che rifornisce la rete nord. Scioperano anche i lavoratori del \u00abCorriere della Sera\u00bb, e per tre giorni di seguito il pi\u00f9 autorevole quotidiano della borghesia italiana non esce. Sciopera anche l\u2019Universit\u00e0, dalle cui aule gli studenti espellono a viva forza i professori fascisti. E, ancora una volta, le donne partecipano con decisione alla lotta: a Torino vanno ai cancelli delle fabbriche a distribuire i manifestini; a Milano prendono la testa del corteo che esce dalla Borletti, e alla OLAP costringono anche i tecnici a scioperare; a Saronno sbarrano il ponte di accesso a una fabbrica e impediscono il passaggio ai fascisti. I tedeschi decretano lo stato d\u2019assedio delle fabbriche milanesi e fanno sospendere il pagamento dei salari, ma gli operai tengono duro.<\/h5>\n<h5>A Torino un comunicato del Comitato di agitazione dichiara: \u00abSe non cessano gli arresti arbitrari, le violenze e le deportazioni, non si lavora! Tutti i patrioti devono essere liberati! N\u00e9 un operaio, n\u00e9 un giovane, n\u00e9 una macchina devono andare in Germania! Alla violenza nazifascista gli operai risponderanno con la violenza. Viva lo sciopero rivendicativo politico!\u00bb<\/h5>\n<h5>Lo sciopero generale del 1944 fu una grande operazione strategica, il cui successo dimostr\u00f2 l\u2019isolamento totale dei fascisti e il profondo disprezzo della grande maggioranza dei lavoratori per\u00a0\u00a0 \u00a0gli\u00a0\u00a0 \u00a0inganni\u00a0\u00a0 \u00a0demagogici\u00a0\u00a0 \u00a0della\u00a0\u00a0 \u00a0sedicente\u00a0\u00abRepubblica sociale italiana\u00bb creata da Mussolini al\u00a0servizio dei nazisti tedeschi.<\/h5>\n<h4>Le zone libere e le repubbliche partigiane<\/h4>\n<h5>L\u2019estate del 1943 vede una sempre pi\u00f9 vasta occupazione di territori da parte delle forze partigiane, che si prolunga fino all\u2019autunno. E\u2019 un esercito popolare che libera le sue terre<\/h5>\n<h5>e i suoi villaggi dagli invasori tedeschi: nascono cos\u00ec quindici \u00abrepubbliche partigiane\u00bb, le \u00abpiccole\u00bb (come la Val di Lanzo, la Val Maira, le Langhe, la Valsesia in Piemonte, l\u2019Oltrepo pavese in Lombardia, la Repubblica di Torriglia in Liguria, la repubblica di Montefiorino\u00a0 \u00a0nell\u2019Appennino\u00a0 \u00a0bolognese)\u00a0 \u00a0e\u00a0 \u00a0le\u00a0\u00abgrandi\u00bb (come la Val d\u2019Ossola e l\u2019Alto Monferrato in Piemonte, la Carnia e gran parte del Friuli).<\/h5>\n<h5>Nelle zone liberate si costituiscono organi di potere popolare: le popolazioni riacquistano la libert\u00e0 dopo vent\u2019anni di dittatura fascista e, in stretta collaborazione con i partigiani, si autogovernano democraticamente. I Comitati di Liberazione Nazionale preparano le liste dei candidati, ma spesso le elezioni avvengono direttamente \u00abper alzata di mano\u00bb fra i partecipanti all\u2019assemblea. Vengono costituite delle amministrazioni popolari, che provvedono a calmierare i prezzi dei generi alimentari, a distribuire il pane e la carne, a combattere il contrabbando e il mercato nero. Le nuove Giunte comunali e i comandi partigiani modificano profondamente, a favore delle popolazioni, l\u2019accertamento e la riscossione delle imposte; e in alcune localit\u00e0 vengono sperimentate nuove forme di contratti agrari. Dovunque si provvede agli ospedali, alle scuole, ai ricoveri per i vecchi, agli asili; dove\u00a0 \u00e8\u00a0 possibile, si sviluppano anche alcune attivit\u00e0 culturali, con cinegiornali, mostre fotografiche, mostre di disegni di vita partigiana. La giustizia \u00e8 amministrata in modo nuovo: per esempio, nella repubblica della Carnia vengono istituiti dei tribunali del popolo, composti da rappresentanti delle organizzazioni di massa e da un rappresentante dei partigiani. \u00abIl Combattente\u00bb, organo delle Brigate garibaldine, scrive: \u00abBisogna che, dove sono passati i partigiani, resti una traccia di insegnamento politico indistruttibile; i villaggi partigiani, le zone libere, devono essere i modelli dello Stato italiano democratico\u00bb.<\/h5>\n<h5>Le repubbliche partigiane ebbero vita relativamente breve (alcune settimane, o uno o due mesi), perch\u00e9 non furono in grado di resistere, dal punto di vista militare, alla dura controffensiva delle 25 divisioni tedesche di stanza in Italia, munite di carri armati, aviazione e di tutto il potenziale bellico di un esercito moderno, mentre i partigiani italiani erano armati soltanto di mitra e di bombe a mano (gli aiuti tante volte promessi dagli Alleati anglo- americani non arrivarono mai).<\/h5>\n<h5>Fu questa una rilevante differenza della Resistenza italiana rispetto alla Resistenza jugoslava, che riusc\u00ec a liberare stabilmente alcune importanti regioni del paese e a creare in queste regioni un governo popolare prima dell\u2019arrivo a Belgrado delle truppe liberatrici sovietiche. I partigiani jugoslavi erano favoriti dalla configurazione del loro territorio, privo di importanti agglomerati industriali, con scarse vie di comunicazione e con montagne e foreste poste al centro del paese. In Italia fu giusta la decisione strategica del Partito comunista e delle altre forze della Resistenza di non abbandonare i centri industriali e le grandi citt\u00e0 nelle mani del nemico, di organizzare gli scioperi nelle citt\u00e0, di portare la guerriglia partigiana nelle citt\u00e0 stesse attraverso i Gap e le Sap. Data la situazione politica e militare dell\u2019Italia, completamente sbagliata \u00e8 la critica secondo la quale il Partito comunista avrebbe dovuto portare tutta la massa operaia in montagna tra le formazioni partigiane.<\/h5>\n<h5>Nonostante la brevit\u00e0 della loro vita, il valore politico &#8211; per tanti aspetti rivoluzionario &#8211; delle\u00a0\u00abrepubbliche partigiane\u00bb durante la Resistenza rimane di esempio per il futuro della rivoluzione proletaria italiana.<\/h5>\n<h4>Conclusione<\/h4>\n<h5>La Resistenza italiana si inquadr\u00f2 in un ampio movimento antifascista europeo di resistenza e di guerra partigiana contro l\u2019occupazione militare hitleriana, movimento nel quale un ruolo di primo piano ebbero i gloriosi partigiani sovietici che, nei territori dell\u2019URSS invasi dai nazisti, operarono in stretta unit\u00e0 di azione con l\u2019Armata Rossa.<\/h5>\n<h5>In molti paesi d\u2019Europa militarmente invasi ed occupati dai nazisti l\u2019ingresso dei partiti comunisti nei governi di unit\u00e0 nazionale fu l\u2019applicazione della giusta tattica internazionale di \u201cFronte nazionale antifascista\u201d. L\u2019ingresso, nel 1944 e 1945, del Partito comunista italiano nei governi di unit\u00e0 nazionale presieduti prima da Badoglio e poi da Bonomi fu caratterizzato, fin dall\u2019inizio, da una pesante subalternit\u00e0 alle posizioni politiche delle forze conservatrici, presenti nello schieramento antifascista, e agli interessi di classe del capitalismo italiano che puntava a riciclarsi, dopo due decenni di collaborazione con la dittatura fascista. Ne segu\u00ec l\u2019affermazione, da parte del gruppo dirigente del Partito guidato da Togliatti, di posizioni ideologiche e politiche revisioniste incompatibili col leninismo, e in particolare: 1) l\u2019affermazione, da parte di Togliatti e del gruppo dirigente a lui legato, che in Italia si apriva &#8211; in quel periodo &#8211; la fase di una \u00abnuova rivoluzione democratica\u00bb (mentre, fin dalla sua fondazione nel 1921, il Partito aveva chiaramente indicato che l\u2019obbiettivo rivoluzionario in Italia era quello della rivoluzione proletaria); 2) l\u2019elaborazione, da parte di Togliatti, della linea della\u00a0\u00abdemocrazia progressiva\u00bb quale nuova strategia per il socialismo in Italia (la cosiddetta \u00abvia italiana al socialismo\u00bb, che non aveva pi\u00f9 nulla di comune col marxismo-leninismo); 3) la conseguente costruzione del \u00abpartito nuovo\u00bb togliattiano, un partito che nei decenni successivi si svuot\u00f2 progressivamente di ogni contenuto rivoluzionario.<\/h5>\n<h5>La fine della monarchia, l\u2019avvento della repubblica, e una Costituzione democratico-borghese fra le pi\u00f9 avanzate allora esistenti furono le effettive conquiste della Resistenza. Ma le aspirazioni al socialismo della parte pi\u00f9 rivoluzionaria dei combattenti della guerra partigiana furono tradite: la continuit\u00e0 dello Stato borghese quale strumento di dominio della borghesia capitalistica italiana non fu mai rotta. Questa rottura rivoluzionaria spetta, nel ventunesimo secolo, all\u2019attuale generazione del proletariato italiano, che &#8211; sotto la guida di un nuovo Partito comunista che sappia ricostruirsi sulle salde basi del marxismo-leninismo &#8211; faccia finalmente dell\u2019Italia un paese socialista.<\/h5>\n<h5>Da: <em>Teoria &amp; Prassi<\/em> n. 18, nov. 2007<\/h5>\n<h5><\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I caratteri generali della Resistenza italiana La Resistenza e la guerra partigiana hanno avuto in Italia un carattere diverso da [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":8862,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[112,99],"tags":[],"class_list":["post-9061","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-antifascismo","category-memoria-storica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9061","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9061"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9061\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9064,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9061\/revisions\/9064"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8862"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9061"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=9061"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=9061"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}