{"id":9210,"date":"2023-01-13T19:32:03","date_gmt":"2023-01-13T18:32:03","guid":{"rendered":"http:\/\/piattaformacomunista.com\/?p=9210"},"modified":"2023-01-13T19:34:38","modified_gmt":"2023-01-13T18:34:38","slug":"sul-fallimento-della-cop-27","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/sul-fallimento-della-cop-27\/","title":{"rendered":"Sul fallimento della COP 27"},"content":{"rendered":"<p><em>Su Scintilla n. 129 \u2013 dicembre 2022 abbiamo offerto una sintetica valutazione della Conferenza COP 27 che si \u00e8 svolta a Sharm el-Sheick, sotto il patrocinio di imprese responsabili dell\u2019emissione di CO2, dunque del riscaldamento globale e delle sue drammatiche conseguenze. Torniamo sull\u2019argomento con questo scritto, allo scopo di sviluppare una maggiore conoscenza e coscienza socialista, scientifica, della crisi ecologica attuale.<\/em><\/p>\n<p>Nel sesto rapporto (2022) di valutazione del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC, un organismo dell\u2019ONU), il riscaldamento a lungo termine \u00e8 stato valutato utilizzando medie pluriennali.<br \/>\nPer il periodo 2011- 2020, l\u2019anomalia media \u00e8 stata stimata in 1,09 [da 0,95 a 1,20] \u00b0C.<br \/>\nLa media decennale per il periodo 2013-2022 \u00e8 stimata a 1,14 [da 1,02 a 1,27] \u00b0C al di sopra della media 1850-1900, indicando un riscaldamento continuo.<br \/>\nLe ultime ricerche indicano che c\u2019\u00e8 un 50% di probabilit\u00e0 di superare la soglia degli 1,5\u00b0C nei prossimi cinque anni, seppure temporaneamente.<br \/>\nCon gli attuali andamenti, il superamento potrebbe essere annuale a partire dall\u2019inizio dei prossimi anni Trenta del secolo. In precedenza, si ipotizzava un pi\u00f9 lungo termine.<br \/>\nL&#8217;obiettivo di 1,5\u00b0C, stabilito nell&#8217;accordo sul clima di Parigi, \u00e8 importante perch\u00e9 gli scienziati identificano l\u2019obiettivo a lungo termine della limitazione dell\u2019aumento medio mondiale della temperatura a 1,5\u00b0C rispetto ai livelli preindustriali come la soglia oltre la quale si innescherebbero processi irreversibili negli ecosistemi e si romperebbe il loro equilibrio in modo radicale ed irreparabile.<br \/>\nPer gli esseri umani, ci\u00f2 significa, tra le altre cose, l&#8217;inabitabilit\u00e0 di gran parte del mondo e l&#8217;intensificarsi delle crisi di approvvigionamento.<br \/>\nAlla luce di questi risultati, si \u00e8 svolta dal 6 al 18 novembre 2022 a Sharm el-Sheikh in Egitto, la 27\u00b0 Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP27). La conferenza annuale ha lo scopo di rafforzare lo scambio e l&#8217;accordo degli stati per quanto riguarda le misure di protezione del clima.<br \/>\nLe compensazioni per i paesi poveri che hanno subito danni per la crisi climatica sono stati la questione centrale della conferenza.<br \/>\nIn Pakistan, le piogge record di luglio e agosto hanno portato a vaste inondazioni e circa 1700 morti, con 7,9 milioni di sfollati e 33 milioni di persone colpite.<br \/>\nIn Africa orientale, le precipitazioni sono state al di sotto della media per quattro stagioni umide consecutive, la sequenza pi\u00f9 lunga in 40 anni. In tutta la regione, sotto gli effetti della siccit\u00e0 e di altri shock, si stima che 18,4-19,3 milioni di persone si troveranno ad affrontare un&#8217;insicurezza alimentare acuta.<br \/>\nMa ondate di calore record hanno colpito la Cina e l&#8217;Europa durante l&#8217;estate insieme a condizioni di eccezionale siccit\u00e0 in alcune regioni.<br \/>\nLe delegazioni da ogni parte del mondo erano arrivate alla COP 27 profondamente divise.<br \/>\nDa un lato si sono posti i paesi del Gruppo dei 7, principalmente Stati Uniti ed Unione europea, inizialmente contrari all\u2019istituzione di un nuovo fondo, ritenendo che ci fosse gi\u00e0 un numero sufficiente di strumenti di finanziamento tramite organizzazioni e istituzioni internazionali e nazionali.<br \/>\nDall\u2019altro il cosiddetto Gruppo dei 77 o G77, un\u2019organizzazione intergovernativa delle Nazioni Unite, formata da 134 paesi del mondo, principalmente quelli classificati come in via di sviluppo, di cui la Cina si \u00e8 fatta paladina, che chiedevano l\u2019istituzione di un fondo che potesse erogare i finanziamenti in fretta non appena ce n\u2019era bisogno a causa di un disastro naturale. La Cina si fregia del titolo di economia emergente e insiste in ogni consesso internazionale per continuare a essere inquadrata come tale, nel tentativo di conquistare la simpatia dei paesi poveri e dipendenti del mondo.<br \/>\nNon \u00e8 mancata la presenza della presidente del consiglio dei ministri Giorgia Meloni, al suo primo incontro internazionale sul clima, la quale ha proclamato che l\u2019Italia rispetter\u00e0 le misure previste dal pacchetto Fit for 55, riducendo le emissioni di gas serra e aumentando la produzione di energia prodotta da fonti rinnovabili.<br \/>\nAlla conferenza ha agitato il contributo tricolore alla lotta per la giustizia climatica: la distribuzione di un contributo di 840 milioni di euro per 5 anni (2022-2026) attraverso il Fondo Italiano per il Clima, che non \u00e8 difficile prevedere sar\u00e0 condizionata all\u2019assunzione del compito della difesa dei confini europei.<br \/>\nOsserviamo come tutto il demagogismo governativo tricolore sia inficiato dall\u2019attribuzione di uno status di priorit\u00e0 e un sostegno politico ed economico ancor maggiore al gas naturale, che si ripercuote in nuovi intrecci d\u2019interessi tra i gruppi monopolisti occidentali e in nuovi pericoli di un\u2019influenza, principalmente degli Stati Uniti, sulla politica economica dello stato.<br \/>\nGi\u00e0 durante l&#8217;incontro comparivano sulla stampa internazionale critiche, poich\u00e9 anche la dichiarazione finale congiunta sembrava incerta e la conferenza doveva essere prorogata di quasi due giorni rispetto al previsto.<br \/>\nAlla fine l\u2019accordo \u00e8 stato raggiunto: nella notte tra sabato 19 e domenica 20 novembre i paesi ricchi e il gruppo dei 77 hanno concordato l\u2019istituzione di un fondo di compensazione per i paesi vulnerabili flagellati dai danni del riscaldamento globale.<br \/>\nL\u2019Unione Europea aveva cambiato il proprio approccio negli ultimi giorni della conferenza, segnalando di essere disponibile a istituire il fondo a patto che vi contribuisse anche la Cina, accusandola di essere uno dei pi\u00f9 grandi produttori di gas serra al mondo.<br \/>\nTale fondo \u00e8 stato a lungo richiesto al fine di mitigare l&#8217;ingiustizia climatica, vale a dire i suoi gravi effetti nei paesi che non sono significativamente responsabili della crisi climatica.<br \/>\nIl tema ricompare nei negoziati pi\u00f9 volte per trent\u2019anni, senza mai giungere a un\u2019adozione formale. La prima volta in cui si discusse della possibilit\u00e0 di istituire un meccanismo risarcitorio per i danni dei cambiamenti climatici era il 1991. All\u2019epoca, a proporlo alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) erano state le isole Vanuatu.<br \/>\nSe l\u2019aumento della temperatura media avviene su scala globale, i dati scientifici dimostrano che non c\u2019\u00e8 equilibrio tra chi \u00e8 storicamente responsabile dell\u2019elevata concentrazione di gas serra in atmosfera e chi \u00e8 pi\u00f9 vulnerabile alla crisi climatica che \u00e8 la sua diretta conseguenza.<br \/>\nSecondo gli studiosi, dal 1751 (cio\u00e8 dalla rivoluzione industriale) al 2017 gli Stati Uniti, da soli, hanno riversato in atmosfera 399 miliardi di tonnellate di CO2, seguiti da Unione europea e Regno Unito a quota 353 miliardi; la percentuale sulle emissioni cumulative \u00e8 dunque rispettivamente del 25% e del 22%. Al terzo posto c\u2019\u00e8 la Cina con 200 miliardi di tonnellate di CO2, il 12,7% del totale. Viceversa, l\u2019intero continente africano raggiunge appena il 3% delle emissioni storiche globali.<br \/>\nLa classifica di chi paga il prezzo della crisi climatica, invece, si capovolge. Dal 1991 in poi il numero di disastri climatici che colpiscono annualmente le zone pi\u00f9 povere del pianeta \u00e8 pi\u00f9 che raddoppiato, causando 676 mila morti. In proporzione, significa che il 79% delle vittime accertate vive in un paese in via di sviluppo. Se si considerano non solo i decessi ma pi\u00f9 in generale le persone che sono state colpite, perch\u00e9 per esempio hanno subito danni alla propria casa o ai campi agricoli da cui ricavano il cibo, si arriva a 189 milioni di persone ogni anno, il 97% del totale globale.<br \/>\nLa Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) definisce il concetto di <em>loss and damage<\/em>. Tra i fenomeni che possono provocare perdite e danni ci sono sia gli eventi meteo estremi, come uragani, cicloni o ondate di caldo e siccit\u00e0, sia i cambiamenti che si svolgono su un arco di tempo pi\u00f9 lungo, come l\u2019innalzamento del livello dei mari, il ritiro dei ghiacciai, la desertificazione e l\u2019acidificazione degli oceani.<br \/>\nGli sforzi compiuti per l\u2019adattamento possono rendere i territori meno vulnerabili, ma ci\u00f2 non toglie che alcuni impatti siano irreversibili, perch\u00e9 spingono le comunit\u00e0 umane e i sistemi naturali ben oltre la propria capacit\u00e0 di reazione. Se anche la cosiddetta \u201ccomunit\u00e0 internazionale\u201d (ossia il sistema capitalista-imperialista) riuscisse a tagliare le emissioni di gas serra in misura compatibile con un aumento della temperatura media globale di 1,5 gradi, come chiesto dalla scienza, le perdite e i danni verrebbero ridotti ma non azzerati.<br \/>\nNonostante i molti annunci fatti alla conferenza ed il tentativo di dipingere come un accordo rivoluzionario quello raggiunto dalla COP 27, l\u2019esito di quest\u2019ultima ha scarsamente soddisfatto in generale alle attese.<br \/>\nAlla chiusura del negoziato nulla \u00e8 stato chiarito: chi contribuir\u00e0 erogando gli ingenti fondi necessari e chi li dovr\u00e0 ricevere e a quali condizioni, chi li dovr\u00e0 gestire, chi decider\u00e0 in merito all\u2019assegnazione dei fondi e in che forma effettuare i pagamenti.<br \/>\nInnanzitutto occorrer\u00e0 una stima dei danni. Un report stilato da 55 nazioni vulnerabili li quantifica in 525 miliardi di dollari negli ultimi due decenni, cio\u00e8 il 20% del loro prodotto interno lordo (PIL) cumulativo.<br \/>\nSono state avanzate diverse ipotesi anche su chi dovr\u00e0 pagare e come. Mia Mottley, primo ministro di Barbados, alla conferenza ha chiamato in causa le compagnie petrolifere. Questo il passaggio chiave del suo discorso: \u201cCom\u2019\u00e8 possibile che le aziende che hanno registrato profitti per 200 miliardi di dollari nell\u2019arco degli ultimi tre mesi non si aspettino di contribuire a un fondo per perdite e danni almeno con 10 centesimi per ogni dollaro di profitto?\u201d<br \/>\nUn apposito Comitato di transizione, \u00e8 stato istituito per formulare raccomandazioni su come rendere operativi sia i nuovi accordi di finanziamento che il fondo alla prossima conferenza COP 28 che si terr\u00e0 a Dubai nell\u2019inverno del 2023. La prima riunione del comitato transitorio dovrebbe svolgersi entro la fine di marzo 2023.<br \/>\nNel capitalismo non esiste solidariet\u00e0. Quest\u2019ultima \u00e8 solo una parola che i rappresentati delle potenze imperialiste usano pronunciare nelle conferenze per ingannare i popoli. Di questo passo la COP diventer\u00e0 un nuovo strumento per rafforzare la dipendenza neocoloniale dai paesi ricchi donatori.<br \/>\nNon mancano ai paesi poveri motivi di protesta. In questi anni praticamente nessun paese sviluppato ha mantenuto i propri impegni nel finanziamento di altre iniziative comuni, mirate pi\u00f9 in generale a sostenere attivit\u00e0 per ridurre gli effetti del cambiamento climatico.<br \/>\nIl fondo verde per il clima istituito nel 2009 non ha mai funzionato fino in fondo, nell\u2019ultimo biennio i paesi poveri hanno ricevuto solo le briciole delle poderose misure di lotta contro la pandemia (in termini sia di vaccini, sia di finanziamenti), sono stati travolti essi stessi dalla crisi dell\u2019energia, un quarto delle economie emergenti e oltre il 60% dei paesi in via di sviluppo, secondo le stime pi\u00f9 recenti del FMI, sono insolventi o gravemente minacciati di bancarotta.<br \/>\nSebbene dunque la dichiarazione finale sia stata infine adottata, la conferenza non pu\u00f2 certo considerarsi un successo, quanto piuttosto un ennesimo fallimento. Il documento finale della COP 27 non contiene reali progressi nella riduzione dell\u2019impiego dei combustibili fossili.<br \/>\nLa dichiarazione finale continua ad affermare di volere una riduzione dei consumi di carbone, mentre altri combustibili fossili attualmente rilevanti come gas e petrolio, non sono stati menzionati.<br \/>\nIl testo finale contiene solamente un impegno a ridurre le emissioni, senza che siano forniti dettagli su come mantenerlo, come gi\u00e0 avvenuto in passato con le altre conferenze sul clima. Inoltre, le decisioni della conferenza non sono vincolanti.<br \/>\nAnche la discussione su quali ulteriori misure potrebbero essere adottate per mantenere l\u2019aumento della temperatura media globale al di sotto degli 1,5\u00b0C rispetto al periodo preindustriale, non ha prodotto alcun risultato.<br \/>\nCon le attuali politiche adottate dai vari paesi, si stima che l\u2019aumento della temperatura media globale sar\u00e0 di 2,1-2,9 \u00b0C per questo secolo, sempre rispetto ai livelli preindustriali.<br \/>\nGli interessi del capitale, nel tentativo di sfuggire alla crisi economica internazionale, fanno s\u00ec che molti paesi hanno aumentato il consumo di combustibili fossili molto inquinanti, come il carbone, o stretto accordi decennali con nuovi fornitori di gas naturale che dovranno essere mantenuti.<br \/>\nLa guerra in Ucraina e i costi economici elevati della produzione di energia da altre fonti e della realizzazione di una nuova rete di trasporto di questa energia, stanno offrendo pretesti in Europa e negli Stati Uniti non solo per giustificare il prolungamento dell\u2019uso delle sostanze fossili \u2013 petrolio e gas in particolare \u2013 ma anche per il sostegno finanziario da parte dello stato all\u2019industria nucleare fortemente indebitata. Sentimenti avversi alle misure di protezione del clima sono sollecitati nelle popolazioni per difendere gli interessi dell\u2019industria energetica da fossili.<br \/>\nIl fondo <em>loss and damage<\/em> non si prefigge di combattere n\u00e9 di eliminare le cause della crisi climatica, ma allevia solo e in minima parte le sue conseguenze. Ma prima di tutto e soprattutto, i governanti dei grandi paesi capitalisti industrializzati &#8211; quelli dell\u2019Italia si vanno distinguendo fra questi &#8211; vogliono prevenire un&#8217;ondata di rifugiati. Non vogliono l\u2019arrivo delle vittime del loro disastroso sistema economico.<br \/>\nLa questione fondamentale se il sistema del capitalismo e la sua avidit\u00e0 di profitto debbano essere eliminati non era \u2013 e non poteva essere per la natura di classe dei partecipanti &#8211; il tema della conferenza. Si \u00e8 trattato solo di alcune riparazioni inadeguate.<br \/>\nLa COP 27 dimostra in modo impressionante ci\u00f2 che i comunisti (m-l) e la parte pi\u00f9 avanzata del movimento di protesta per il clima da lungo tempo denunciano: le classi dominanti e i governanti del mondo capitalista-imperialista non possono risolvere la crisi climatica, ma difendono gli interessi dei monopoli che l\u2019hanno generata. Ci stanno precipitando nelle spire di una crisi sempre pi\u00f9 profonda, dalla quale si potr\u00e0 uscire solo con la rivoluzione sociale del proletariato e l\u2019instaurazione del socialismo, prima tappa del comunismo. Solo liberando l\u2019umanit\u00e0 dal giogo del capitale si potranno finalmente liberare le risorse per una vera soluzione della crisi ecologica superando il contrasto fra l\u2019essere umano e la natura di cui \u00e8 parte.<br \/>\n<em>Gennaio 2023<\/em><\/p>\n<p><strong>La redazione di Scintilla<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Su Scintilla n. 129 \u2013 dicembre 2022 abbiamo offerto una sintetica valutazione della Conferenza COP 27 che si \u00e8 svolta [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":9211,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[105],"tags":[],"class_list":["post-9210","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ambiente"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9210","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9210"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9210\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9214,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9210\/revisions\/9214"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/9211"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9210"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=9210"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=9210"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}