{"id":9853,"date":"2023-06-26T23:48:52","date_gmt":"2023-06-26T21:48:52","guid":{"rendered":"http:\/\/piattaformacomunista.com\/?p=9853"},"modified":"2023-06-26T23:48:52","modified_gmt":"2023-06-26T21:48:52","slug":"verso-un-autunno-di-lotta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/verso-un-autunno-di-lotta\/","title":{"rendered":"Verso un autunno di lotta"},"content":{"rendered":"<p><em>Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente documento.<\/em><\/p>\n<p><em>Come abbiamo affermato nell&#8217;intervento nell\u2019assemblea di Milano dell&#8217;11 giugno scorso, la proclamazione di uno sciopero generale di tutte le categorie non \u00e8 una data del calendario, ma un processo unitario che dev&#8217;essere sviluppato nella sua preparazione e realizzazione, attraverso assemblee, manifestazioni, iniziative nei luoghi di lavoro e nel territorio.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Nella nostra opinione, il maggiore coinvolgimento possibile per la costruzione di una forte mobilitazione proletaria contro il governo Meloni, per l&#8217; aumento generalizzato dei salari e contro la guerra imperialista \u00e8 l&#8217;aspetto principale. La data \u00e8 secondaria e va subordinata a questo obiettivo.<\/em><\/p>\n<p><em>Occorre quindi favorire la pi\u00f9 ampia adesione delle organizzazioni del sindacalismo classista e conflittuale allo sciopero generale, promuovere un&#8217;assemblea nazionale dei delegati e dei lavoratori combattivi appartenenti ai vari sindacati, o non iscritti, rafforzando ed estendendo l\u2019unit\u00e0 di azione dal basso su una chiara piattaforma di lotta.<\/em><\/p>\n<h1>Costruire lo sciopero generale contro la guerra, contro il governo Meloni, per forti aumenti salariali e pi\u00f9 tutele sui luoghi di lavoro<\/h1>\n<p>In questi mesi, in un clima di economia di guerra e di fronte a un aumento del costo della vita sui generi di prima necessit\u00e0 che sfiora oramai il 20%, i bassi salari diventano sempre pi\u00f9 come una pentola a pressione pronta ad esplodere.<\/p>\n<p>Alcuni dati, quanto mai impietosi, possono offrire una fotografia nitida delle condizioni drammatiche in cui oggi versano milioni di lavoratori:<\/p>\n<p>\u2013 circa un terzo dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato percepisce un salario lordo al di sotto dei 9 euro all\u2019ora, che al netto delle tasse significa circa 6 euro all\u2019ora.<\/p>\n<p>\u2013 l\u201911,7% dei lavoratori dipendenti (circa 2 milioni e mezzo)\u00a0riceve un salario inferiore ai minimi contrattuali.<\/p>\n<p>\u2013 numerosi CCNL di settore sono ancora oggi inchiodati su livelli retributivi da fame, pari o inferiori a 6 euro netti l\u2019ora. Parliamo di settori che nel loro insieme interessano diversi milioni di lavoratori: turismo (7,48 euro lorde); cooperative nei servizi socio-assistenziali (7,18 euro); pubblici esercizi, ristorazione collettiva e commerciale e del turismo (minimo orario contrattuale pari a 7,28 euro, ma com\u2019\u00e8 noto, si tratta della categoria a pi\u00f9 alto tasso di evasione fiscale e contributiva, nella quale la gran parte dei dipendenti sono assunti al nero o \u201cal grigio\u201d, cio\u00e8 con contratti individuali-capestro); settore tessile e dell\u2019abbigliamento (7,09 euro lorde); servizi socio-assistenziali (6,68 euro); imprese di pulizia e dei servizi integrati o dei multiservizi (6,52 euro orarie lorde, con un CCNL rinnovato solo a fine 2022, dopo oltre sette anni); vigilanza e dei servizi fiduciari (4,60 euro all\u2019ora, scaduto dal 2015 e divenuto \u201ccelebre\u201d per una serie di sentenze che ne hanno censurato l\u2019importo, ritenuto al di sotto della soglia di povert\u00e0 e di dignit\u00e0 umana).<\/p>\n<p>\u2013 l\u2019aumento vertiginoso dell\u2019inflazione, e con essa del costo degli affitti e dei mutui sulla prima casa che ha falcidiato a tal punto i salari reali che Federcontribuenti ha segnalato come i valori Isee medi registrati alla fine del 2022 fossero crollati del 48% rispetto all\u2019anno precedente.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 la questione salariale in Italia non pu\u00f2 essere affrontata senza ammettere che essa \u00e8 il frutto di decenni di scelte sindacali e politiche a favore dei padroni, i quali oggi, di fronte ad una crisi epocale, dimostrano tutta la loro natura predatoria e ferocemente antiproletaria, e contro i quali occorre produrre quella mobilitazione sociale e di classe che in questi anni \u00e8 mancata.<\/p>\n<p>Il patto di concertazione firmato nel 1993 e attraverso il quale il governo Ciampi, con CGIL, Cisl e UIL, avevano certificato la politica dei bassi redditi, vendendolo come una pozione magica per \u201ccreare posti di lavoro\u201d, oggi si dimostra per quello che era: un pacco-dono per i padroni destinato a sottrarre una massa abnorme di ricchezza ai salari per destinarla ai profitti, alle rendite e alla speculazione finanziaria.<\/p>\n<p>L\u2019 Italia, non lo scopriamo noi, \u00e8 l\u2019 unico paese a capitalismo avanzato nel quale vige un sostanziale blocco dei salari, al punto che il salario medio attuale \u00e8 addirittura pi\u00f9 basso di quello di trent\u2019anni fa, in quanto l\u2019 accordo del 1993, con l\u2019abolizione definitiva della scala-mobile, impedisce o riduce al minimo gli aumenti salariali anche quando la congiuntura \u00e8 favorevole, o quando l\u2019inflazione viaggia a ritmi sostenuti.<\/p>\n<p>In un tale contesto di attacco generale al lavoro dipendente si sono via via aggiunte le leggi approvate dai governi che si sono succeduti nei decenni \u201990, \u201900 e \u201910, dalla legge Treu, al Jobs Act, che hanno destrutturato e precarizzato i rapporti di lavoro e legalizzato i licenziamenti indiscriminati, determinando un notevole indebolimento del peso e del potere contrattuale dei lavoratori. Nella stessa direzione vanno, da un lato, le cosiddette leggi sull\u2019immigrazione (in realt\u00e0: contro i proletari immigrati), a partire dalla Bossi-Fini, che legano il permesso di soggiorno alla necessit\u00e0 di un contratto di lavoro, dall\u2019altro le norme sulla rappresentanza (dagli accordi di luglio 1993 al famigerato Protocollo del 10 gennaio 2014) tese a garantire il monopolio a Cgil-Cisl-Uil e ad escludere ovunque il sindacalismo combattivo dai tavoli di trattativa. In un tale sistema, fondato sul ricatto e sullo strapotere padronale, i lavoratori sono di fatto obbligati a prestazioni di lavoro quasi schiaviste. Le lotte di questo decennio nei magazzini della logistica hanno svelato a chiunque abbia occhi per vedere un fatto inoppugnabile: in migliaia e migliaia di luoghi di lavoro i CCNL sono considerati dai padroni carta straccia, e a dispetto del loro valore di \u201clegge\u201d sul piano formale, anche il solo invocarne il rispetto e l\u2019applicazione espone milioni di lavoratori alla rappresaglia del licenziamento.<\/p>\n<p>\u00c8 in questo quadro, fatto di ritmi infernali e spietata rincorsa alla riduzione dei \u201ccosti\u201d (su tutti quelli per la sicurezza), che si spiegano le migliaia di morti sul lavoro ogni anno: morti che gridano vendetta soprattutto nei confronti di uno stato borghese tanto ipocrita nel piangere lacrime di coccodrillo per i casi pi\u00f9 eclatanti, quanto complice dei padroni nel determinare le condizioni di questa mattanza.<\/p>\n<p>In secondo luogo, la stessa abolizione del reddito di cittadinanza portata avanti \u201corgogliosamente\u201d dal governo Meloni, pi\u00f9 che mai governo dei padroni, rappresenta anch\u2019essa un tassello tutto funzionale a comporre un mondo del lavoro fatto di ricatti, super-sfruttamento e bassi salari.<\/p>\n<p>I contratti nazionali, dunque, hanno perso ormai da anni la loro efficacia quale strumento utile ad adeguare il salario al costo della vita.<\/p>\n<p>Nel mentre Cgil-Cisl-Uil non muovono un dito neanche per ottenere un adeguamento minimo delle retribuzioni tabellari, al sindacalismo classista e combattivo (a cui \u00e8 quasi sempre preclusa \u201ca prescindere\u201d la partecipazione alla contrattazione nazionale)\u00a0per strappare concreti aumenti salariali non resta che affidarsi alla\u00a0contrattazione di secondo livello. Nei luoghi di lavoro e nelle categorie in cui si esprime una pi\u00f9 alta conflittualit\u00e0 operaia, essa consente un aumento anche significativo dei livelli salariali rispetto al CCNL (si vedano gli accordi nazionali \u201cFedit\u201d strappati dal SI Cobas nelle filiere SDA, GLS e BRT) e quindi di aggirare, grazie al peso e al protagonismo dei lavoratori, l\u2019ignobile monopolio della rappresentanza garantito alla triplice confederale; d\u2019altro lato si tratta, per\u00f2, di un\u2019arma a doppio taglio, in quanto gli aumenti (in larga parte erogati sotto forma di premio di risultato) vengono ancorati a indici economici di \u201cproduttivit\u00e0\u201d difficilmente verificabili e controllabili dai lavoratori, e ci\u00f2 ne vanifica in\u00a0parte il risultato soprattutto in quelle aziende e in quei magazzini in cui non vi \u00e8 tra i lavoratori una forza sufficiente per far s\u00ec che gli aumenti siano garantiti a prescindere dai livelli di produttivit\u00e0 (cio\u00e8 di un aumento dello sfruttamento).<\/p>\n<p>L\u2019 aumento generalizzato dei salari, allora, diventa un obiettivo fondamentale, che se accompagnato dalla richiesta di un salario minimo, pu\u00f2 diventare una spinta per una mobilitazione pi\u00f9 generale.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile uscire dalla prigione concertativa e provare a rottamare uno strumento oramai obsoleto di contrattazione (utile solo a garantire una rendita di posizione alle burocrazie di Cgil-Cisl-Uil) per liberare positivamente le condizioni e la forza negoziale dei lavoratori e delle lavoratrici.<\/p>\n<p>Le mobilitazioni della logistica, settore nel quale le lotte radicali e al di fuori del sistema sindacale tradizionale hanno imposto forti aumenti salariali (e in cui non a caso lo stato, il governo hanno risposto con una violenza poliziesca inaudita, come dimostrano le immagini di quanto successo in questi giorni ai lavoratori di Mondo Convenienza e i teoremi giudiziari ancora in corso), devono diventare sempre pi\u00f9\u00a0<strong>un esempio da generalizzare<\/strong>, e non al contrario un&#8217;\u201disola felice\u201d circondata e assediata da un mare di super-sfruttamento e di salari da fame.<\/p>\n<p>Il capitale, da sempre, considera la forza lavoro come una sorta di prodotto usa e getta, tanto che persino il rischio di morte o la morte stessa dei lavoratori vengono considerati un prezzo accettabile sull\u2019altare del profitto, ed \u00e8 noto come la precariet\u00e0 sia oramai un dato certo e vantaggioso per questo sistema.<\/p>\n<p>Per questo, come SI Cobas,\u00a0abbiamo deciso di convocare due scioperi nazionali: il primo il 22 settembre nel settore della logistica, e il 20 ottobre uno sciopero generale insieme ad altri sindacati di base, per tutte le categorie.<\/p>\n<p>Tali iniziative hanno l\u2019obbiettivo di legare a doppio filo il tema salariale a quello dell\u2019opposizione di classe alla guerra e al governo Meloni, poich\u00e9 riteniamo che in un quadro come quello attuale, segnato da una sempre pi\u00f9 marcata precipitazione delle tensioni inter-imperialiste e da una corsa senza precedenti al riarmo su scala globale, ogni battaglia che limiti il proprio perimetro nei confini nazionali e\/o strettamente sindacali sia inevitabilmente condannata alla sconfitta. Per questo, in continuit\u00e0 con lo spirito e i contenuti dell\u2019assemblea dell\u201911 giugno a Milano contro la guerra in Ucraina e contro tutte le guerre del capitale, stiamo lavorando, insieme alle altre forze promotrici dell\u2019assemblea e agli altri organismi gi\u00e0 impegnati in questa direzione, alla costruzione di due manifestazioni fuori alle basi militari di Coltano e di Ghedi, per rilanciare la mobilitazione contro la guerra e denunciare la vergogna dell\u2019aumento delle spese militari, e su tutto il colpo di mano sull\u2019utilizzo dei fondi del PNRR per acquistare o produrre armi da inviare in Ucraina.<\/p>\n<p>La battaglia sul salario non pu\u00f2 viaggiare su binari separati rispetto alla necessit\u00e0 sempre pi\u00f9 stringente di costruire un grande movimento contro la guerra, che non si faccia irretire n\u00e9 da tentazioni campiste n\u00e9, tantomeno, da ambiguit\u00e0 nella denuncia del carattere guerrafondaio del governo Meloni e dell\u2019intero schieramento occidentale Usa-Ue-Nato. Non sono in gioco n\u00e9 resistenze, n\u00e9 antichi fasti \u201csocialisti\u201d da rinverdire; al contrario c\u2019\u00e8 da mettere in campo un movimento reale che rivendichi lavoro, salario, tutela ambientale, sanit\u00e0 pubblica, servizi sociali per i proletari. E che per questo non pu\u00f2 che essere solidale con tutti i lavoratori che pagano con le loro vite il prezzo della guerra e irriducibilmente antagonista ai piani di riarmo.<\/p>\n<p><strong>Tiziano Loreti \u2013 Peppe D\u2019Alesio (Esecutivo nazionale SI Cobas)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente documento. 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