{"id":9957,"date":"2023-07-24T22:34:40","date_gmt":"2023-07-24T20:34:40","guid":{"rendered":"http:\/\/piattaformacomunista.com\/?p=9957"},"modified":"2023-07-25T22:35:45","modified_gmt":"2023-07-25T20:35:45","slug":"occupazione-crisi-aziendali-e-risposta-operaia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/occupazione-crisi-aziendali-e-risposta-operaia\/","title":{"rendered":"Occupazione, crisi aziendali e risposta operaia"},"content":{"rendered":"<p>Secondo un vecchio detto, al di sotto di uno sviluppo economico annuo del 2 % non esiste sviluppo occupazionale. In Italia le prospettive per l\u2019anno in corso sono di\u00a0 un PIL di poco superiore all\u20191%. La decantata crescita dell\u2019occupazione che si otterrebbe col PNRR \u00e8 solo una chiacchiera.<\/p>\n<p>Le statistiche danno la disoccupazione a circa l\u20198 % e quella giovanile al 20 %. Ma non sono realistiche, perch\u00e9 il confine tra disoccupati ufficiali e l\u2019immensa marea dei sottoccupati e precari \u00e8 labile. Chi \u00e8 impiegato per qualche settimana o mese all\u2019anno\u00a0 \u00e8 considerato \u201coccupato\u201d.<\/p>\n<p>Tra questi occupati fittizi il numero di coloro che ogni anno sono costretti a cambiare lavoro, si aggira sui due milioni, dei quali \u2013 dati del 2022 \u2013 750.000 a causa di un licenziamento (in aumento rispetto al 2020).<\/p>\n<p>Numeri di queste dimensioni testimoniano un esteso disagio sociale, lavorativo (nocivit\u00e0, ritmi, stress\u2026), salariale, normativo, che crea un clima di incertezza e pessimismo tipico della societ\u00e0 capitalistica.<\/p>\n<p>Sul fronte dell\u2019occupazione stabile (per modo di dire) sono circa 100 mila i lavoratori annualmente coinvolti in crisi aziendali ed a rischio licenziamento.<\/p>\n<p>Di questi 50 mila riguardano il settore automobilistico tra cui Stellantis, Lear, Speedline, FTP, GKN, etc. sottoposto a una cronica sovrapproduzione e a una difficile ristrutturazione \u201cecologica\u201d.<\/p>\n<p>Tra i settori in crisi segnaliamo quello delle telecomunicazioni.\u00a0 Vodafone ha dichiarato esuberi, che vanno ad aggiungersi a quelli di Ericsson, TIM, Italtel e Wind. Sono 5 mila i licenziamenti programmati nel 2023 in questo settore.<\/p>\n<p>Al Mimit sono attualmente circa 60 i tavoli di crisi aperti (fra cui ex Ilva, Ansaldo Energia, Conbipel, Whirlpool, Natuzzi, Piaggio Aerospace, Alitalia, Canepa, Jabil, Electrolux, Pernigotti, la Bosch di Bari, I.I. Autobus, Sanac, Italtel, etc.). Essi rimangono in piedi anche per anni, notoriamente servono per fiaccare le lotte dei lavoratori senza offrire valide alternative. \u00c8 difficile che le crisi si risolvano con accordi che non prevedano il sacrificio di almeno una parte degli operai dichiarati in esubero e altri incentivati ad andarsene con magri risarcimenti.<\/p>\n<p>La difficile situazione in cui si trova buona parte dell\u2019apparato produttivo \u00e8 una manifestazione delle crisi del capitale, ma anche conseguenza del sopravvento, gi\u00e0 dagli ultimi due decenni del secolo scorso, del neoliberismo e della conseguente rinuncia della borghesia a forme di programmazione e intervento monopolistico statale lasciando al \u201clibero mercato\u201d\u2019 la regolamentazione dell\u2019economia.\u00a0 Ovvero, lasciando libero campo alla legge del pi\u00f9 forte nella giungla economica capitalista.<\/p>\n<p>In alcuni paesi\u00a0 (ad es. in Francia) vi \u00e8 un\u2019impronta di \u201cdirezione\u201d monopolistica statale nei settori strategici. Lo stato borghese \u00e8 il pi\u00f9 importante operatore di Borsa e possiede partecipazioni in migliaia di aziende. Non cos\u00ec in Italia, dove il neoliberismo sostenuto da tutti i governi di centrosinistra e centrodestra ha avuto un carattere sfrenato e le multinazionali hanno avuto libero accesso per investimenti a carattere speculativo. L\u2019industria, e pi\u00f9 in generale l\u2019attivit\u00e0 produttiva, \u00e8 stata notevolmente ridimensionata e gestita da manager premiati per l\u2019andamento crescente dei corsi azionari e delle delocalizzazioni.<\/p>\n<p>Tra il capitale arrivato a saccheggiare si \u00e8 rivelato particolarmente deleterio quello costituito dai fondi di investimento, privi, come lo stato nazionale, di qualsiasi politica o piano industriale.\u00a0 Possiamo dire che un\u2019azienda che passa in propriet\u00e0 ad un fondo prima o poi \u00e8 destinata alla chiusura.<\/p>\n<p>Che fare nell\u2019immediato? La via da seguire \u00e8 quella della lotta dura bloccando la produzione e presidiando gli impianti per evitare il trasferimento altrove dei macchinari, creando organismi operai per gestire la lotta stessa, come insegnano importanti lotte operaie (Gkn, Wartsila, etc.).<\/p>\n<p>Non che sia un intervento risolutivo, ma padroni e governo lo temono. La cosa peggiore \u00e8 fidarsi delle istituzioni per una generica e ipocrita solidariet\u00e0. Esse al massimo vanno sfruttate \u2013 quando possibile \u2013 per far tirare fuori fondi per gestioni temporanee, senza dimenticare che sono sempre dalla parte dei padroni.<\/p>\n<p>La lotta per il lavoro \u00e8 dura e la repressione statale incombe continuamente. Ad es. all\u2019Ansaldo energia alcuni operai, compresi dirigenti sindacali di fabbrica, sono inquisiti a mesi di distanza dai fatti, per essere andati per le spicce. Ma senza sacrifici e repressione la lotta di classe non procede. Dove sono stati messi in conto, come nella logistica, dal sindacalismo conflittuale, alcune vertenze si sono chiuse positivamente.<\/p>\n<p>La solidariet\u00e0 va prioritariamente attivata nelle fabbriche del gruppo e nel territorio. E va divulgata al massimo perch\u00e9 l\u2019unit\u00e0 degli operai fa la forza e li prepara a lottare contro l\u2019intera classe dei capitalisti e il loro organo di oppressione: lo Stato borghese.<\/p>\n<p>Dove queste condizioni non ci sono rimane comunque importante impedire con la lotta a oltranza ogni licenziamento.<\/p>\n<p>Compito dei comunisti e degli operai avanzati \u00e8 sostenere le lotte, difendendo gli interessi dell\u2019intera classe operaia e suscitando l\u2019aspirazione a eliminare lo sfruttamento capitalistico.<\/p>\n<p><strong>Da Scintilla n. 136 (luglio-agosto 2023)<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo un vecchio detto, al di sotto di uno sviluppo economico annuo del 2 % non esiste sviluppo occupazionale. 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