L’eminente bolscevico Y. M. Sverdlov
Yakov Mikhailovic Sverdlov nacque il 3 giugno 1885 a Niznij Novgorod (Gorki in epoca sovietica, città così denominata perché diede i natali al grande scrittore) da una modesta famiglia di piccola borghesia produttiva.
Da ragazzo frequentò il locale liceo. Nel 1901, all’età di soli 16 anni si iscrisse al Partito Operaio Socialdemocratico Russo (POSDR) come allora era denominato quello che nel 1918, assunse il nome di Partito comunista.
Sverdlov parteggiò da subito per la frazione bolscevica e rimase per il resto della sua vita un rivoluzionario di professione, fedele discepolo di Lenin.
Operando nel periodo iniziale della sua vita nella regione degli Urali egli si distinse da subito per la sua tempra e per le sue eccezionali doti organizzative.
Partecipò alla rivoluzione democratica del 1905 (detta anche prima rivoluzione russa) dove organizzò nella regione della sua attività il soviet dei deputati operai e contadini.
Un’altra caratteristica importante di questo eccellente compagno (noto anche con lo pseudonimo di Smirnov), che quella prima esperienza sovietica accentuò, fu la costante ricerca del contatto con le masse operaie che gli permise di affinare la conoscenza delle caratteristiche e della psicologia degli uomini che egli mise a frutto nella rara dote di identificare in breve tempo per cosa un militante è “tagliato”.
Questa attività lo espose di fronte all’Okhrana, la spietata polizia segreta zarista dipendente direttamente dal ministero dell’Interno.
Arrestato per la prima volta nel 1906 per attività rivoluzionaria fu condannato a tre anni da scontate parte in prigione, parte come deportato. Da quel primo arresto fino al 1917 egli fu preso particolarmente di mira dall’apparato repressivo zarista e fu tutto un susseguirsi di nuovi arresti e di rocambolesche fughe dai campi di prigionia.
Fu infatti nuovamente arrestato nel 1909 a Mosca e deportato in Siberia. Evase per la prima volta nel 1910, ma fu presto ripreso e condannato ad altri quatto anni. Nel 1912 riuscì nuovamente ad evadere e a raggiungere Pietroburgo (successivamente Leningrado) dove iniziò anche a collaborare con la Pravda. Nello stesso anno fu ammesso nel Comitato Centrale del Partito.
Nuovamente arrestato fu deportato nella lontana località di Tukhuransk, presso il fiume Jenisei, dove pure, ma in un’altra località, era deportato Stalin. Da li rientrò a Leningrado solo nel 1917 con l’amnistia in seguito alla rivoluzione di febbraio. Ricevette dal Partito il difficile incarico di direzione della sezione organizzativa.
Nel giugno dello stesso anno diede nuovamente prova delle sue doti organizzative rimettendo presto in piedi l’organizzazione del partito di quella città dopo un iniziale scompaginamento seguito ad un colpo di mano dell’apparato repressivo del governo “rivoluzionario” di Kerenski.
Non è azzardato dire che proprio come risultato pratico del suo lavoro alcuni mesi più tardi i bolscevichi poterono dirigere la Rivoluzione d’ottobre.
In quella rivoluzione ebbe un ruolo molto importante come Presidente del Congresso panrusso dei Soviet, che doveva “ratificare” Lenin, presente a titolo di capo del partito bolscevico, e prendersi carico del nuovo potere sovietico.
Sverdlov fu un punto di riferimento preziosissimo nel difficile periodo di consolidamento in cui il nuovo potere sovietico dovette affrontare rivolte interne, la guerra civile scatenata dalle guardie bianche degli sconfitti di ogni genere, l’intervento aggressivo in loro appoggio di molte nazioni straniere.
Un episodio in particolare del giugno 1918, quello della rivoltosa defezione dei Socialisti Rivoluzionari di Sinistra, che fino a qual momento avevano appoggiato il nuovo potere, ricalcava quello dell’anno precedente. Il Partito Bolscevico, impegnato in una battaglia immane per la difesa della rivoluzione, passò un nuovo momento difficile che si riuscì a superare ancora una volta anche con la determinata e capace azione di Sverdlov.
Nello stesso anno questo infaticabile compagno si adoperò per far digerire ai riottosi la pace con i tedeschi di Brest-Litovsk, che momentaneamente sacrificava alcuni territori ma che permise alla rivoluzione di consolidarsi.
Sverdlov, sempre nel 1918, presiedette il VII congresso del Partito e la Commissione per la stesura della prima Costituzione sovietica. Sul finire dell’anno contribuì a gestire la difficile situazione in seguito al ferimento di Lenin per l’attentato di una traditrice (la Kaplan, presidente del Partito Socialista Rivoluzionario), che mise per qualche tempo fuori gioco il capo dei bolscevichi e della rivoluzione.
Sverdlov morì a Mosca il 16 marzo 1919 avendo contratto l’influenza spagnola in un viaggio all’estero per promuovere l’organizzazione dell’VIII Congresso del Partito. Aveva 33 anni.
È difficile trovare in un solo uomo tutte queste capacità di ordine eminentemente pratico, non solo di tipo organizzativo, ma anche di gestione degli avvenimenti, sia programmati, sia improvvisi. Sverdlov aveva tutte queste capacità, tra cui quella oratoria.
Alcuni che lo conobbero rammentano questo suo lavorio parallelo: ossia il fatto che nelle riunioni, specialmente organizzative, nel mentre seguiva gli interventi dei compagni, elaborava nella sua mente le conclusioni, e tra esse compiti ed incarichi da assegnare alle persone più indicate. Si dice pure che si assumesse responsabilità maggiori alle quali era stato chiamato, ma che mai nessuno ebbe a lamentarsene.
Nel necrologio sulla Pravda, Lenin sintetizza le doti di Sverdlov con le seguenti parole: “questo rivoluzionario di professione non ha mai perso, nemmeno per un momento, il contatto con le masse. Sebbene le condizioni dello zarismo lo condannassero, come tutti i rivoluzionari di quei tempi, principalmente ad attività clandestine e illegali, anche allora ( … ), Sverdlov marciava sempre fianco a fianco e mano nella mano con gli operai avanzati che, all’inizio del XX secolo, cominciarono a prendere il posto della precedente generazione di intellettuali rivoluzionari”.
Quanto all’importanza rivestita da questo compagno Lenin prosegue: “Ci ha permesso di svolgere attività concertate, efficaci, realmente organizzate, attività degne delle masse proletarie organizzate e rispondenti alle esigenze della rivoluzione proletaria, quelle attività concertate e organizzate senza le quali non avremmo potuto ottenere un solo successo”. (Pravda, n. 60, 20 marzo 1919).
Alcuni anni dopo, nel 1924, nel ricordare il suo operato dopo la rivoluzione, Stalin tra l’altro scrive: “Trasferire il Partito, fino ad allora clandestino, su nuove linee, creare le basi organizzative del nuovo Stato proletario, ideare le forme organizzative dei rapporti tra Partito e Soviet che assicurino la direzione del Partito e uno sviluppo normale per il Soviet: tale era il problema organizzativo estremamente complicato che allora si trovava ad affrontare il Partito. Nessuno nel partito oserà negare che Y. M. Sverdlov è stato uno dei primi, se non il primo, a risolvere con abilità e in modo indolore il problema organizzativo della costruzione della nuova Russia” (Proletarskaya Revolyutsia, No. 11 (34), nov. 1924).
Anche ad un tale compagno così ricco di doti e talento, nel gravoso compito che ci spetta per la ricostruzione del Partito, in contatto con le masse e specialmente con gli operai avanzati, dobbiamo guardare, ispirandoci alla sua opera.
Da “Scintilla” n. 151, febbraio 2025
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