Un’altra guerra di saccheggio in Africa
La guerra nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC) si è riaccesa.
Il gruppo armato M23, sostenuto da truppe del Ruanda, ha conquistato lo scorso 26 gennaio Goma, la capitale provinciale del Nord Kivu, approfittando delle divisioni e della disgregazione del corrotto regime congolese.
La popolazione si trova ad affrontare una situazione umanitaria disastrosa. I morti sono stati 3 mila. Oltre 700.000 persone sono state sfollate. La popolazione di Goma è priva di elettricità e acqua potabile. Gli ospedali sono sovraccarichi.
Già prima di questa nuova escalation, più di 5 milioni di persone erano state sfollate nell’area a causa di anni di aggressioni e conflitti. Attualmente, più di 21 milioni di persone in tutta la RDC hanno bisogno di aiuti umanitari, una delle cifre più alte a livello globale.
In questo drammatico scenario, le masse congolesi sono scese in piazza per protestare. Alcune ambasciate straniere, segnatamente quelle della Francia, del Belgio, degli Stati Uniti, del Kenya e dell’Uganda, sono state attaccate dai manifestanti, dimostrando una chiara comprensione di chi sta dietro il regime ruandese di Paul Kagame, che trae vantaggio dalle aggressioni di M23.
La battaglia per Goma è molto più di un semplice scontro militare che nel suo sviluppo perdura da decenni.
Le narrazioni sulle rivalità etniche o le rivendicazioni di “autodifesa”, non possono nascondere la vera posta in gioco: la rapina delle risorse della RDC e l’impatto devastante delle ingerenze e interferenze imperialiste che in Africa mantengono in piedi regimi militari e clan reazionari, armano truppe e bande dirette da “signori della guerra” che mettono in piedi governi paralleli, fomentano e finanziano conflitti armati, inviano mercenari, causano massacri di civili, assassini, torture e violenze. E quando non bastano questi mezzi intervengono direttamente con mezzi militari, salvo poi rilasciare ipocrite dichiarazioni di “pace e sviluppo”.
La regione intorno a Goma è ricca di coltan, cobalto, oro, cassiterite e altre preziose risorse che sono oggetto di sfruttamento selvaggio e irrazionale.
Vicino Goma c’è la miniera strategica di Rubaya, che produce il 15% del coltan a livello mondiale.
Nella RDC vengono estratti a prezzi stracciati gran parte dei materiali utilizzati dalle industrie di punta per i cellulari, i computer, le auto elettriche, etc.
Il paese ha enormi risorse minerarie che vengono estratte per il profitto, mentre la sua popolazione soffre di estrema povertà.
Non è il solo paese africano in questa condizione. L’Africa è un continente spogliato dalle potenze imperialiste che opprimono i popoli, violano la loro indipendenza e sovranità, saccheggiano le loro risorse e sfruttano una enorme riserva di forza lavoro a prezzi stracciati, rivaleggiano fra loro per il potere e le zone di influenza geopolitica, esternalizzano le frontiere per gestire i flussi migratori.
Una rivalità ancora più accentuata dalla “transizione ecologica” e dalla necessità di estrarre dal sottosuolo minerali pregiati, indispensabili per la produzione di apparecchiature elettroniche di ultima generazione.
Gli investimenti delle potenze imperialiste, i crediti che concedono, i piani elaborati dal FMI, dalla Banca Mondiale e da altre istituzioni imperialiste hanno prodotto solo maggiore dipendenza, arretratezza e una montagna di debiti che soffoca la vita dei popoli africani.
È in questo contesto che si inseriscono i progetti del programma “Global Gateway” dell’Unione europea che sono orientati alla prospezione, estrazione e lavorazione delle materie prime critiche, di importanza strategica per i profitti dei monopoli dell’industria automobilistica, dell’industria bellica e aerospaziale.
Progetti subordinati alle priorità imperialiste, senza alcuna preoccupazione per i diritti dei lavoratori, l’impatto ambientale e sociale.
Quello che sta avvenendo in Congo non è un fulmine a ciel sereno. Era stato ampiamente denunciato nell’ottobre del 2024 in un rapporto dal titolo: “Who profits from the Global Gateway? The EU new strategy for development cooperation” dove veniva denunciato l’accordo siglato dall’Ue e dalla Banca europea per gli investimenti con il Ruanda.
Un accordo, che aveva visto la netta opposizione della popolazione congolese, e che si inseriva all’interno della già fortemente destabilizzata area del Nord Kivu.
Nel luglio 2024 la rivista “Politico”, intitolava in una sua corrispondenza: “Minerali insanguinati: l’UE accusata di alimentare il conflitto nell’area a seguito dell’accordo con il Ruanda” e metteva sotto accusa il “Memorandum of Understading” sulle catene del valore delle materie prime critiche siglato nel febbraio del 2024 dalla Commissaria Jutta Urpilainen e dal Ministro degli affari esteri Ruandese Vincent Biruta.
Un accordo che era accusato di “creare una cortina fumogena sui minerali insanguinati contrabbandati fuori dal Congo orientale”, con il sostegno delle milizie M23 sostenute dal regime ruandese.
Ecco un esempio concreto delle cause dei conflitti che si sviluppano in Africa, legati a doppio filo alle strategie e alle contraddizioni fra le diverse potenze imperialiste e i monopoli finanziari che lottano per le fonti di materie prime e per i territori dei paesi dipendenti, fino a smembrarli.
Ma lo sfruttamento più infame, il saccheggio banditesco delle risorse naturali, l’oppressione disumana di centinaia di milioni di abitanti degli immensi paesi africani risvegliano la coscienza dei proletari e dei popoli di questi paesi.
L’incremento del movimento rivoluzionario in molti paesi africani, le sollevazioni di massa recentemente avvenute in Kenya, Nigeria, Uganda, le crescenti proteste contro la presenza di truppe dei paesi imperialisti, per il loro ritiro immediato, sono dimostrazioni di ciò.
I popoli africani non possono più sopportare di essere depredati delle loro ricchezze, del loro sudore e sangue, non possono più accettare le criminali politiche imperialiste.
Ciò è di grande importanza per il proletariato perché mina alle radici le posizioni della borghesia, trasformando i paesi dipendenti da riserve dell’imperialismo in riserve della rivoluzione proletaria.
Stop alla guerra di saccheggio nella RDC! Sosteniamo la lotta antimperialista e antineocolonialista dei popoli africani!
Da “Scintilla” n. 151, febbraio 2025
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