Dove porta lo sfrenato opportunismo del sig. Rizzo?

Che il sig. Rizzo non avesse neanche idea di dove sta di casa il marxismo e il leninismo, lo si era capito da tempo.

La sua azione politica nell’arco dei decenni in cui si è svolta, ha avuto più di un aspetto di logoro revisionismo e di sfacciato opportunismo.

Ma gli sviluppi che ha avuto negli ultimi anni hanno tutto l’aspetto di una sciagurata deriva reazionaria.

Prima vi erano stati i vari eventi con Fusaro il “turbo-filosofo” antimarxista che non ha mai disdegnato di sedersi al tavolo con l’estrema destra. Successivamente è passato ad una  posizione ancora più ambigua mascherata con un linguaggio “social” (quello usato sui post dei social media) che su vari argomenti come immigrazione, diritti di genere, social-patriottismo, ben poco si distinguono da quello fascioleghista.

Poi vi è stato l’abbraccio con la nebulosa del sovranismo populista  (vedi Scintilla n. 133, aprile 2023) caratterizzato dalla forte inclinazione ai complottismi vari e dall’inquinante presenza di diversi soggetti riciclati dalla destra leghista e neofascista, così come dall’integralismo cattolico. Ma le differenze politiche e le aspirazioni egocentristiche dei leaderini hanno causato la frattura di questa coalizione.

Proseguendo il suo sfrenato cammino opportunista, Rizzo ha pensato bene di lasciare la segreteria del sedicente “partito comunista” rimanendo solo presidente onorario, e fondare con Francesco Toscano, personaggio che ben poco a che fare con il marxismo, Democrazia Sovrana Popolare.

E’ la penosa parabola di una deriva politica, o per meglio dire un forte campanello d’allarme per chi ancora pensa di avere a che fare con un soggetto “comunista”.  Anche se, quando dà spazio alle posizioni di Vannacci, anche il più stolto dovrebbe capire che non rimane nulla da salvare.

Ed eccoci all’ultima vergognosa impresa. Lo scorso 26 novembre Rizzo ha partecipato attivamente alla tavola rotonda “Pace e mondo multipolare” indetta da Gianni Alemanno a margine dell’Assemblea costitutiva del suo nuovo soggetto politico “Indipendenza”.

Le origini politiche di Alemanno sono ben note. Egli non ha mai rinnegato la sua appartenenza fascista, rimarcandola anche in occasione dell’Assemblea costitutiva e durante la tavola rotonda. Inoltre, è evidente che il nuovo progetto di Alemanno mira a raggruppare gli scontenti all’estrema destra del governo Meloni, per coprirgli le spalle. Non a caso troviamo fra i vice segretari un certo Di Stefano (ex Casapound).

E’ lo stesso Alemanno che lo scorso agosto ha rilanciato il post di Marcello De Angelis (ex terrorista nero) che sostiene l’innocenza di Mambro e Fioravanti per la strage di Bologna.

Su “Visione Tv” di Toscano, l’altro fondatore con Rizzo di Democrazia Sovrana Popolare, già da tempo si parlava di un possibile fronte comune per le prossime elezioni europee con Amodeo ed Alemanno.

C’è chi ha paragonato questa strana convergenza, questo inneggiare al superamento destra-sinistra, alla nascita del Movimento 5 Stelle. In realtà, si tratta di qualcosa di profondamente diverso:  un progetto che, se da un lato si appoggia sul revisionismo di destra, alla Preve, dall’altro lato si ispira alle tesi dei fascisti di Terza Posizione.

Sicuramente un percorso che, nonostante le affermazioni “rivoluzionarie” dei vari Rizzo,  Toscano o Alemanno, è completamente interno al sistema borghese, con lo scopo di alimentare il personalistico orticello di visibilità politica gettando alle ortiche persino l’antifascismo.

Quanto alle coperture ideologiche va chiarito che il “sovranismo populista” è anticomunismo della più bell’acqua, così come il “multipolarismo” è l’antitesi dell’internazionalismo proletario.

Ai personaggi come Rizzo dobbiamo strappare definitivamente l’ipocrita mascherina da “comunisti” che indossano per cercare di conquistare qualche influenza fra le masse, chiamandoli per quello che sono: super-opportunisti e volgari trasformisti, quinte colonne della borghesia capaci solo di creare ulteriori danni al movimento di emancipazione del proletariato.

Da Scintilla n. 140 – dicembre 2023

 

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