L’attentato a Fico, un classico esempio di disinformazione in tempi di guerra

Lo scorso 16 maggio è avvenuto l’attentato al Primo Ministro slovacco Robert Fico, rimasto gravemente ferito. Si è trattato del più grave tentativo di omicidio di un leader politico europeo negli ultimi 20 anni, compiuto in un contesto internazionale convulso, caratterizzato dall’aggravamento della guerra in Ucraina, con il minacciato intervento diretto di potenze occidentali, e dall’avvicinarsi delle elezioni europee.

L’attentatore è stato Juraj Cintula, un 71enne fondatore di un club letterario e di un piccolo partito chiamato, ironia della sorte, “Movimento contro la violenza”.

L’atteggiamento dei media mainstream nei confronti di Cintula è stato da spregiudicati strateghi della comunicazione. Da un lato si sono evidenziati i suoi legami con l’organizzazione paramilitare slovacca e filo-russa “Slovenskì branci”, con tanto di pubblicazione di foto risalenti ad anni fa; dall’altro lo si è raffigurato come una sorta di eroe romantico.

Dopo alcune settimane, senza particolare clamore mediatico, le cose sono apparse sotto una diversa luce.

Cintula ha dichiarato in tribunale che il suo gesto è stato dettato dalla contrarietà alla politica di Fico, che aveva sospeso la forniture di armi all’Ucraina.

In altre parole, il “poeta” sparando al primo ministro Fico, mirava a riprendere la fornitura di aiuti militari a Kiev. Questo era l’obiettivo, non le scellerate politiche interne del premier. A beneficio di chi? La risposta è scontata.

«Cintula è un lupo solitario che si è radicalizzato», ha sostenuto il ministro dell’Interno slovacco Matus Sutaj-Estok. Un’ipotesi tanto azzardata quanto superficiale, avanzata da chi si sarebbe dovuto dimettere immediatamente per non essere stato capace di prevenire l’attentato.

Ovviamente, il falco russo Dmitrij Medvedev non ha perso tempo per affermare che «in Europa si cerca di assassinare i politici che hanno una posizione ragionevole nei confronti della Russia».

Ma la sola posizione razionale nel conflitto in corso non è quella dei populisti sciovinisti, xenofobi e novax come Fico, bensì quella dei coerenti antimperialisti che non si schierano sotto le ali di una o dell’altra potenza imperialista, combattendole entrambe.

La vicenda ci insegna che la guerra non si combatte solo con le armi, ma anche con le informazioni e la censura, la manipolazione e le “operazioni psicologiche”, le “fake news” e le menzogne.

Il giornalismo borghese (che comprende anche mezzi social)  non è mai neutrale, è parte integrante dello scontro fra briganti imperialisti, funziona come un “esercito parallelo”.

Occorre dunque saper selezionare e leggere criticamente le notizie, valutando i differenti punti di vista con uno sguardo rivoluzionario e di classe, mantenendo una totale indipendenza ideologica e politica dalla classe dominante.

La redazione di Scintilla

Giugno 2024

 

 

 

 

 

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