La sollevazione di massa in Bangladesh

Una significativa e ampia sollevazione di massa ha avuto luogo in Bangladesh nelle scorse settimane.

Il 5 agosto la prima ministra del Bangladesh, Sheikh Hasina, si è dimessa dopo settimane di forti proteste antigovernative, culminate nell’assalto da parte di migliaia di manifestanti alla sua residenza ufficiale nella capitale Dacca.

Hasina, che era al potere dal 2009, ha lasciato il paese a bordo di un elicottero militare e si è rifugiata in India. Moltissimi manifestanti sono scesi in piazza a Dacca per festeggiare le sue dimissioni e hanno dato fuoco alla sede del suo partito, la Lega Awami. In serata è stata attaccata la principale sede della polizia a Dacca così come alcune centrali in altre città del paese.

Su pressione del movimento di protesta, il presidente Shahabuddin, ha sciolto il parlamento e ha nominato Muhammad Yunus, professore di economia e premio Nobel per la pace nel 2006,  capo del governo ad interim, per guidare il Bangladesh a nuove elezioni, come richiesto dai leader dei manifestanti, timorosi che un vuoto di potere avrebbe potuto dare l’opportunità all’esercito di instaurare un regime militare, come accaduto in passato.

Per comprendere la natura, le cause e le potenziali conseguenze di questa rivolta, bisogna guardare alle altre rivolte storiche avvenute in questo paese.

Il Bangladesh è l’unica regione del subcontinente indiano in cui si sono verificate più volte sollevazioni di massa di questo tipo. La prima fu nel 1952, la seconda nel 1969, la terza nel gennaio 1971 e la quarta, contro il generale Ershad, negli anni ’90. Ognuna di queste rivolte ha portato a un cambiamento nel governo.

La sollevazione avvenuta quest’anno è più estesa delle precedenti. Si è diffusa non solo a Dacca e in altre aree urbane, ma anche in tutte le aree rurali.

L’attacco del governo al movimento degli studenti che protestavano contro il sistema della quote riservate per l’assunzione del pubblico impiego (che favorisce persone vicine al governo), ha fatto sì che questo movimento si diffondesse tra la popolazione in generale.

Diversi settori popolari e operai si sono unite al movimento a sostegno delle rispettive esigenze. La classe operaia, specialmente le operaie del tessile, già avevano dato vita in Bangladesh, durante lo scorso novembre, a forti proteste per gli aumenti del salario.

È importante osservare che il movimento studentesco non può essere visto esclusivamente come un movimento contro le quote riservate. Le prolungate lamentele degli studenti contro il terrore, gli  stupri, le torture e gli omicidi da parte della Chhatra League (un’organizzazione politica studentesca legata alla Lega Awami al governo) nelle università pubbliche hanno contribuito allo sviluppo di questo movimento.

Gli attacchi del governo hanno trasformato il movimento delle quote in una rivolta di massa, che si è diffusa in tutto il paese.

Le masse popolari si sono unite alla rivolta non solo a causa dell’oppressione degli studenti, ma anche perché le loro condizioni di vita sono state gravemente sconvolte. I prezzi dei beni essenziali sono saliti alle stelle e i costi del petrolio, del gas, dell’elettricità e di tutto il resto sono aumentati in modo incontrollabile. Il governo ha limitato la libertà di espressione e di parola. Non è mai stato possibile criticare il governo, soprattutto il capo del governo, sui giornali.

Si è così creata una situazione in cui le masse hanno perso fiducia nel governo e quindi si è verificata una vasta rivolta.

Il governo Hasina affermava di tenere sotto controllo la rivolta, ma è evidente che non è riuscito a riportare la situazione sotto controllo, dato che ha imposto un prolungato coprifuoco. L’accesso a Internet è stato limitato o interrotto per controllare il flusso di informazioni. Ha continuato ad arrestare e torturare i leader studenteschi e gli attivisti del movimento contro le quote.

Sebbene il bilancio ufficiale delle vittime confermato sia di oltre 200, il numero reale potrebbe essere più elevato, poiché molti decessi avvenuti al di fuori degli ospedali non sono stati conteggiati.

In diversi paesi del mondo vi sono state proteste contro la repressione del governo di Dacca. Studenti e intellettuali hanno rilasciato dichiarazioni di condanna della repressione e chiesto  indagini e giustizia per i responsabili. Ora non si può dire che la situazione sia tornata alla normalità.

Esiste la possibilità che si verifichi un altro movimento. Il futuro rivelerà il suo impatto sul governo ad interim.

Pubblichiamo di seguito un comunicato del “JATIYO MUKTI COUNCIL “ (Consiglio Nazionale di Liberazione del Bangladesh) dello scorso 28 luglio 2024.

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“Il presidente del “JATIYO MUKTI COUNCIL”, Badruddin Umar e il segretario Faiezul Hakim in una dichiarazione hanno affermato: “Il Primo ministro fascista Sheikh Hasina sta versando lacrime di coccodrillo per alcune infrastrutture danneggiate che sono il simbolo della cosiddetta “politica di sviluppo” del suo governo, ignorando completamente la perdita di centinaia di vite preziose di studenti e persone del popolo brutalmente uccise dalle forze dell’ordine e dalle agenzie terroristiche della gioventù studentesca!”.

“Il Primo ministro e il suo governo fino ad oggi non hanno reso noto il numero totale delle vittime degli studenti caduti dal 16 luglio 2024. Anche il popolo del Bangladesh è ancora nell’oscurità, mentre aumentavano le vittime totali, sparando a bruciapelo da parte dia Polizia-RAB -BGB-ed Esercito.”

I leader del “JATIYO MUKTI COUNCIL” attraverso questa dichiarazione chiedono le dimissioni immediate del primo ministro fascista e del suo governo.

Esortano inoltre il popolo del Bangladesh a unirsi dietro la richiesta della “dimissione immediata del regime fascista” e ad alzare la voce del popolo per formare un governo popolare che dovrebbe riflettere la volontà collettiva del popolo.

Hanno anche affermato che il “JATIYO MUKTI COUNCIL” è pronto a partecipare o cooperare in qualsiasi forma di programma politico combinato o parallelo con partiti politici, piattaforme o organizzazioni che siano in accordo con la richiesta popolare di “immediate dimissioni del regime fascista di Hasina”.

 

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