Cina, esportazione di capitale e imperialismo capitalista
Partito Comunista Rivoluzionario – PCR (Brasile)
Cina, esportazione di capitale e imperialismo capitalista
“L’imperialismo è dunque il capitalismo giunto a quella fase di sviluppo, in cui si è formato il dominio dei monopoli e del capitale finanziario, l’esportazione di capitale ha acquistato grande importanza, è cominciata la ripartizione del mondo tra i trust internazionali, ed è già compiuta la ripartizione dell’intera superficie terrestre tra i più grandi paesi capitalistici.” (V. I. Lenin. L’imperialismo, fase suprema del capitalismo).
Sappiamo quanto è falsa l’affermazione che la Cina è un paese socialista, poiché le caratteristiche dominanti della struttura e della sovrastruttura cinese sono quelle di un paese capitalistico. Tuttavia, c’è un’altra questione da discutere: qual è lo stadio di sviluppo del capitalismo in Cina? Si tratta di un paese a capitalismo arretrato, dominato da potenze capitalistiche, oppure la Cina è un paese a capitalismo avanzato in cui questo sviluppo ha raggiunto il massimo grado possibile, che Lenin chiamava imperialismo?
Secondo l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), la Cina è il paese che esporta il maggior numero di merci al mondo, occupando il primo posto tra le maggiori economie esportatrici. Inoltre, sempre secondo l’OMC, la Cina ha realizzato il 15,1% delle vendite totali nel mondo; gli Stati Uniti il 7,9% e la Germania il 7,3%. Il Brasile, un paese considerato a medio sviluppo capitalistico, si colloca al 25° posto. Gli Stati Uniti, oltre a occupare il 2° posto, esportano il 45,8% in meno della Cina.
Elenco dei dieci principali esportatori mondiali nel 2022
(in dollari):
- Cina 3.500 trilioni
- USA 2.000 trilioni
- Germania 1.600 trilioni
- Olanda 966 miliardi
- Giappone 747 miliardi
- Corea 684 miliardi
- Italia 665 miliardi
- Belgio 633 miliardi
- Francia 618 miliardi
- Hong Kong 610 miliardi
OBS. Hong Kong è una Regione Amministrativa Speciale (RAS) della Cina.
Fonte: Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) – 5 aprile 2023
https://www.wto.org/english/res_e/booksp_e/wtsr_2023_e.pdf
Confrontando i prodotti esportati dalla Cina verso gli Stati Uniti e le esportazioni degli Stati Uniti verso la Cina, si evince quanto segue: nel 2022, i principali prodotti esportati dalla Cina verso gli Stati Uniti sono stati: macchinari e dispositivi elettronici (43% del totale); metalli di base (7,9%); prodotti chimici (6,4%); veicoli e altri materiali di trasporto (5,2%); plastica e gomma (4,8%). Gli Stati Uniti hanno esportato in Cina aerei, dispositivi elettronici, servizi e prodotti agricoli come soia, cotone, grano, mais e carne bovina. Sul totale delle esportazioni agricole statunitensi, la Cina ne ha acquistate il 19,2%. Secondo i dati della principale agenzia statistica degli Stati Uniti, il Bureau of Economic Analysis (BEA), il deficit della bilancia commerciale degli Stati Uniti con la Cina è stato di 382.900 milioni di dollari nel 2022. (U.S. BEA, 2 luglio 2023)
Uno studio della banca statunitense J.P. Morgan prevede che entro il 2027 la Cina supererà gli Stati Uniti e diventerà la più grande economia del mondo. Secondo i calcoli della banca, entro il 2028 il PIL della Cina raggiungerà i 35.000 miliardi di dollari, mentre quello degli Stati Uniti sarà di 30.000 miliardi. (CNN, 04/3/2021) https://www.cnnbrasil.com.br/economia/financas/china-deve-superar-os-eua-como-maior-economia-do-mundo-em-2027-diz-jp-morgan/?hidemenu=true
In “Imperialismo, fase suprema del capitalismo”, un’opera pubblicata nel 1917, ma ancora attuale e indispensabile per comprendere la natura economica dell’imperialismo e le crescenti contraddizioni tra i principali paesi capitalisti nel XXI secolo, Lenin evidenzia, nel capitolo IV, L’esportazione del capitale, la caratteristica principale di questa nuova fase del capitalismo. Vediamo:
“Per il vecchio capitalismo, sotto il pieno dominio della libera concorrenza, era caratteristica l’esportazione di merci; per il più recente capitalismo, sotto il dominio dei monopoli è diventata caratteristica l’esportazione di capitale. Il capitalismo è la produzione mercantile al suo massimo grado di sviluppo, quando anche la forza-lavoro è diventata una merce. Segno caratteristico del capitalismo è l’aumento dello scambio delle merci così all’interno del paese come, specialmente, sul mercato internazionale.” (V. I. Lenin. L’imperialismo, fase suprema del capitalismo)
Per quanto riguarda l’esportazione di merci, la Cina è il più grande esportatore del pianeta e l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) riconoscono che in Cina la forza-lavoro è una merce acquistata dai capitalisti a un prezzo inferiore rispetto a quello praticato in altri paesi capitalisti.
Le esportazioni di capitale non sono il risultato del caso, ma una conseguenza della formazione di capitale in eccesso nei Paesi capitalistici più sviluppati. Una domanda è essenziale: se le grandi potenze capitalistiche hanno così tanto capitale in eccesso, se hanno capitali in abbondanza nelle loro banche, perché non investono questo capitale per migliorare le condizioni di vita della loro popolazione, per garantire l’accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria gratuita, per aumentare i salari e ridurre la giornata lavorativa?
La risposta di Lenin nella sua opera è indiscutibile:
“Finché il capitalismo resta tale, l’eccedenza dei capitali non sarà impiegata a elevare il tenore di vita delle masse del rispettivo paese, perché ciò importerebbe diminuzione dei profitti dei capitalisti, ma ad elevare tali profitti mediante l’esportazione all’estero, nei paesi meno progrediti. In questi ultimi il profitto ordinariamente è assai alto, poiché colà vi sono pochi capitali, il terreno vi è relativamente a buon mercato, i salari bassi e le materie prime a poco prezzo.” (V. I. Lenin. Op. cit.)
Notizia pubblicata da Reuters:
“Le banche cinesi non gestiscono montagne di dollari”
“La montagna di dollari depositati in Cina è cresciuta così tanto che le banche del Paese faticano a prestarli, e gli operatori dicono che questo rappresenta un rischio per gli sforzi ufficiali di contenere la rapida espansione dello yuan. Spinto dal forte aumento dei proventi delle esportazioni e dei flussi di investimento, il valore dei depositi è balzato a 1.000 miliardi di dollari.” (Reuters, 1 Giugno 2021) https://www.reuters.com/world/china/chinas-banks-are-bursting-with-dollars-thats-worry-2021-06-01/
Ebbene, l’articolo pubblicato sul sito dell’Instituto de Humanidades da Unisinos (IHU), a firma dell’autore Ángelo Ferrari, sottolinea che, negli ultimi 12 anni, la Cina è stata il principale partner commerciale del continente africano e che le banche cinesi hanno concesso più del doppio dei prestiti rispetto a Stati Uniti, Germania, Giappone e Francia messi insieme. Nel periodo 2007-2020, la Export-Import Bank cinese ha erogato prestiti per 23 miliardi di dollari USA, mentre tutte le altre istituzioni finanziarie di sviluppo messe insieme hanno erogato solo 9,1 miliardi di dollari USA. (Ángelo Ferrari, IHU, 3 febbraio 2022) https://ihu.unisinos.br/categorias/617385-o-superpoder-da-china-na-africa
Nel capitolo VI, La spartizione del mondo tra le grandi potenze, Lenin riproduce un estratto di una conversazione tra il milionario inglese e re della finanza Cecil Rhodes e un amico. Rhodes disse:
“La mia grande idea è quella di risolvere la questione sociale, cioè di salvare i quaranta milioni di abitanti del Regno Unito da una micidiale guerra civile. Noi, politici colonialisti, dobbiamo perciò conquistare nuove terre, dove dare sfogo all’eccesso di popolazione e creare nuovi sbocchi alle merci che gli operai inglesi producono nelle fabbriche e nelle miniere.”
Analizziamo quindi le azioni della Cina in Africa
I principali interessi commerciali della Cina in quel continente sono il controllo di immense risorse naturali, come petrolio, gas, diamanti e prodotti agricoli, e la conquista di un importante mercato di 56 paesi e 1,216 miliardi di persone per i suoi prodotti. Ricordiamo le parole di Lenin: “L’esportazione di capitale all’estero diventa un mezzo di favorire anche l’esportazione delle merci.”
Secondo il libro “China and Africa, a New Era: A Partnership of Equality”, pubblicato dal Dipartimento di Comunicazione del Consiglio di Stato cinese, 3.500 aziende cinesi sono presenti in Africa, la maggior parte delle quali private con l’80% di dipendenti locali e il 20% di dipendenti cinesi. (Xinhua, 26 novembre 2021) http://www.news.cn/english/2021-11/26/c_1310333813.htm
La natura diseguale di questo “partenariato di uguaglianza” si rivela quando vediamo che il debito dei 54 paesi africani nei confronti della Cina ha raggiunto un totale di 696 miliardi di dollari USA. Negli ultimi 20 anni, a causa degli alti tassi di interesse applicati, questi debiti sono cresciuti del 500%. (Folha de São Paulo, 26 gennaio 2023) https://www1.folha.uol.com.br/mundo/2023/01/podcast-analisa-enorme-divida-da-africa-com-a-china.shtml
La crisi del debito dei paesi africani è così profonda che il governo cinese ha dichiarato che avrebbe condonato gli atroci tassi di interesse applicati a 17 paesi, ma che i casi sarebbero stati studiati separatamente. (Deutsche Welle, 23 agosto 2022) https://www.dw.com/pt-002/china-canaliza-10-mil-milh%C3%B5es-e-perdoa-d%C3%ADvida-a-17-pa%C3%ADses-africanos/a-62900277
Abbiamo già visto questo saccheggio in diversi Paesi dell’America Latina nelle rinegoziazioni del debito con il FMI e nella privatizzazione delle imprese statali solo per pagare gli interessi sul debito estero.
Uno studio di Shiitu Rajil e Adenike Ougunrinu, ricercatori del Centro per la pace e gli studi strategici dell’Università di Horin, in Nigeria, analizza gli interessi economici della Cina in Africa, con particolare attenzione alla Nigeria:
“La crescente economia cinese richiede alla Nigeria maggiori risorse di materie prime, tra cui il petrolio greggio, per alimentare le sue industrie. La Cina sta anche approfittando dell’enorme popolazione nigeriana, che conta 150 milioni di persone, per creare mercati offshore per i manufatti cinesi”.
Più di 200 società interamente controllate o joint venture sono attivamente coinvolte nei settori delle costruzioni, del petrolio e del gas, dei servizi tecnologici e dell’istruzione dell’economia nigeriana.
Nella parte intitolata “Sfruttamento della Cina in Nigeria”, i ricercatori esprimono preoccupazione per:
“Il trattamento disumano dei lavoratori nigeriani nelle aziende cinesi, poiché molti di loro sono informali e non hanno diritti, mentre altri sono sovraccaricati di lavoro e sottopagati”.
Nello Stato di Kano, in Nigeria, la presenza di aziende tessili cinesi ha lasciato molti nigeriani senza lavoro e ha fatto chiudere molte aziende locali perché non possono competere con quelle straniere”. La Nigeria è inoltre rimasta un enorme mercato per le merci cinesi, che a loro volta hanno dato impulso all’economia cinese piuttosto che a quella nigeriana, indebolendo così la sicurezza economica di un Paese che altrimenti avrebbe ottenuto ottimi risultati”.
“Molte aziende cinesi, tra cui ZTE, non producono in Nigeria perché la maggior parte dei loro prodotti sono importati dalla Cina con attrezzature complete e tecnici cinesi, il che mina la sicurezza del lavoro di molti nigeriani”.
Indubbiamente, siamo di fronte a bellissimi esempi di “associazione di parità”. Continuiamo. Oltre a stabilire aziende, ad approvvigionarsi di materie prime, a esportare manufatti e a diventare il maggior creditore del continente africano, la Cina ha spostato sempre più spesso la sua popolazione a vivere e lavorare in Africa. Alcune stime sui cinesi che vivono nei Paesi africani sono: 100 mila in Angola; 40 mila in Kenya; 20 mila in Zambia e 30 mila in Ghana.
C’è poi l’ambizioso progetto della Cina di espandere la sua rete di commercio, investimenti e influenza in Africa, Europa e Asia, due terzi del territorio mondiale, che ha già consumato 932 miliardi di dollari di capitale (4,6 trilioni di reais).
Cina e America Latina e Caraibi
Anche il rapporto della Cina con l’America Latina e i Caraibi (LAC) è disuguale, come dimostrano due studi pubblicati all’inizio del 2023 dall’Istituto di Economia Applicata (IPEA): “Belt and Road Initiative in Latin America: Geo-Economic Outlook” e “Belt and Road Initiative in Latin America: between adhesions and vacillations”.
Le vendite dell’America Latina alla Cina si concentrano su soia, petrolio greggio, rame, minerale di ferro e carne. Esempi: L’Argentina esporta principalmente soia ai cinesi; il Cile, rame, rame raffinato e minerali come ferro, zinco e molibdeno; il Perù esporta rame e minerali; Venezuela e Colombia vendono petrolio alla Cina; il Brasile, soia, minerale di ferro, oli di petrolio grezzi e altri minerali. Dal 2001, la Cina ha investito e acquistato aziende nei paesi latinoamericani nei settori dell’elettricità, delle energie rinnovabili, delle telecomunicazioni e dei veicoli, oltre a realizzare progetti infrastrutturali, acquisti di terreni e prestiti bancari.
Nel 2020, le esportazioni latinoamericane verso la Cina raggiungeranno 136 miliardi di dollari e le importazioni della regione dalla Cina raggiungeranno 160 miliardi di dollari. (IPEA, 14 febbraio 2023). https://www.ipea.gov.br/portal/categorias/45-todas-as-noticias/noticias/13504-estudos-analisam-a-evolucao-do-comercio-entre-a-china-e-os-paises-da-america-latina-e-caribe
Come ha dichiarato Xi Jinping, l’obiettivo della Cina è fare affari e non promuovere ideologie. Un esempio di questa politica estera: durante il governo fascista di Bolsonaro, la Cina ha messo a disposizione 100 miliardi di dollari in fondi. Secondo l’Osservatorio della politica estera e degli investimenti in Brasile, tra il 2005 e il 2021 gli investimenti cinesi in Brasile hanno totalizzato 73,8 miliardi di dollari. (www.opeb.org. 29 novembre 2022) https://opeb.org/2022/11/29/apesar-do-caos-no-governo-bolsonaro-china-manteve-investimentos-no-brasil/
Nel 2017, le aziende cinesi possedevano 27 centrali idroelettriche brasiliane e, secondo la Camera di Commercio Brasile-Cina, il 35% delle fusioni e acquisizioni di aziende in Brasile sono state effettuate da aziende cinesi. Con l’acquisizione di CPFL Energia, una delle principali società elettriche del Paese, la cinese State Grid è diventata la principale società di trasmissione di energia. China Three Gorges (CTG), dopo aver acquistato Cesp e Duke Energy, è diventata il più grande generatore privato di energia elettrica; nel settore del petrolio e del gas, CNPC e CNOOC possiedono il 20% dell’immenso giacimento Libra.
A seguito di acquisizioni di aziende brasiliane da parte di società cinesi, Citic Agri Fund Management ha acquistato le attività di sementi di mais di Dow AgroSciences Seeds and Biotechnology Brazil. La nuova società, ribattezzata LP Seeds, controlla ora circa il 20% del mercato nazionale delle sementi di mais. Yuan LongPing High-tech Agriculture, una controllata di Citic Agri Fund, è il leader del mercato delle sementi in Cina e il leader mondiale delle sementi di riso ibride. Con l’acquisto avrà pieno accesso alla banca del germoplasma del mais brasiliano e al marchio Morgan.
Dopo aver deciso di costruire un terminal portuale a Sao Luís do Maranhão, il conglomerato cinese di ingegneria e costruzioni China Communications Construction Company (CCCC), proprietario della società Concremat, ha annunciato che, in collaborazione con Vale, installerà un laminatoio di acciaio piatto a Marabá, a sud-est del Pará (Valor, 23 maggio 2019). https://valor.globo.com/empresas/noticia/2019/05/23/vale-e-cccc-investem-em-siderurgica.ghtml
La dipendenza del Brasile dalla Cina aumenta perché questo Paese è la principale destinazione delle esportazioni brasiliane, come soia, petrolio, minerale di ferro, cellulosa, carne di manzo, carne di pollo, rame, pelle e maiale (PCR. Brazilian Revolution Program. Ediciones Manoel Lisboa).
Nel 2020, la China Railway Construction Corporation (CRCC) e il Ministero dei Trasporti argentino hanno firmato un contratto per il più grande progetto ferroviario di un’azienda cinese in America Latina: la General San Martín Freight Railway, una ferrovia che avrà una linea principale e tre diramazioni che attraverserà le cinque principali province centrali e collegherà il porto orientale del Paese con le sue aree agricole. (Global Times, 12 dicembre 2020) https://www.globaltimes.cn/content/1209739.shtml
Avidità imperialista
L’avidità di mercati della Cina non ha limiti, come dimostra la creazione di accordi di libero scambio o di accordi simili all’Accordo di libero scambio nordamericano (NAFTA), firmato nel 1994, che assoggettava le economie di Messico e Canada agli Stati Uniti. A gennaio 2023, la Cina aveva già firmato 22 accordi di libero scambio con diverse nazioni, come Cile e Perù, e altri sono in fase di definizione: Colombia e Uruguay. Inoltre, il governo cinese sta discutendo con l’Unione Europea e gli Stati Uniti la possibilità di raggiungere un importante accordo di libero scambio (ALS) con il Mercosur, un blocco che riunisce Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay e altri paesi osservatori.
Anche in America Centrale la Cina ha ampliato progetti e investimenti negli ultimi 20 anni. Il primo paese a cui la Cina si è rivolta è stato il Costa Rica, ma oggi ha sviluppato relazioni commerciali con Honduras, Nicaragua, El Salvador e Repubblica Dominicana. Il modello di “partnership” è simile a quello adottato in altre regioni: La Cina offre prestiti per progetti infrastrutturali realizzati da aziende cinesi. Il più grande investimento previsto è la costruzione di un canale interoceanico che colloca il Nicaragua all’interno della “Nuova Via della Seta” (One Belt – One Road) e mira a porre fine all’egemonia degli Stati Uniti sul controllo del Canale di Panama e di tutto il commercio mondiale che passa attraverso la rotta panamense. Inoltre, un piano d’azione congiunto discusso durante il primo forum della Cina con la Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC) stabilisce la cooperazione nei settori della difesa, della finanza, del commercio, della salute pubblica e dello scambio culturale. (BNamericas, 26 febbraio 2023)
Per completare il quadro, al XX Congresso del PCC, tenutosi nell’ottobre 2022, Xi Jinping ha difeso il sogno dei monopoli e dell’oligarchia finanziaria globale, affermando che “la strategia della Cina è quella di cercare una maggiore integrazione nella catena industriale e di approvvigionamento globale, promuovendo la liberalizzazione e la facilitazione del commercio e degli investimenti”.
Ecco un’altra importante caratteristica del modo di produzione capitalistico, analizzata da Marx nel Capitale:
“Parimenti, l’ampliamento del commercio estero che costituiva la base della produzione capitalistica durante la sua infanzia, ne diventa un prodotto quando essa comincia a svilupparsi, in conseguenza della necessità intrinseca di questo modo di produzione, del suo bisogno di un mercato sempre più esteso. Si mostra qui ancora una volta la stessa contraddittorietà dell’azione esercitata.” (Karl Marx, Il Capitale, Vol. 3, Editori riuniti, Roma 1980, pag. 289)
Alcuni, senza dubbio, sono stupiti dal rapido sviluppo del capitalismo cinese e dalla sua trasformazione in imperialismo capitalista. Tuttavia, eventi simili si sono già verificati nella storia del capitalismo degli ultimi tre secoli. Vediamo come Lenin registra l’ascesa di Stati Uniti, Giappone e Germania e la perdita di velocità dell’Inghilterra nel secondo decennio del XX secolo:
“Benché negli ultimi decenni sia avvenuto, sotto l’influenza della grande industria, dello scambio e del capitale finanziario, un forte livellamento in tutto il mondo, e si siano pareggiate nei vari paesi le condizioni di economia e di vita, tuttavia persistono non poche differenze. […] troviamo dei giovani paesi capitalisti in rapidissimo progresso, come l’America, la Germania e il Giappone; altri in cui il capitalismo è antico, e che negli ultimi tempi si sono sviluppati assai più lentamente dei primi, come la Francia e l’Inghilterra”
“Nel capitalismo sono inevitabili la disuguaglianza e la discontinuità nello sviluppo di singole imprese, di singoli rami industriali, di singoli paesi.”
Per affermare la superiorità del “modello cinese”, i seguaci di Xi Jinping proclamano che la Cina è la “fabbrica del mondo”: “Tutto ciò di cui il mondo ha bisogno, lo producono i cinesi”. Ebbene, nel 1917 la potenza capitalista dell’epoca, l’Inghilterra, fece lo stesso discorso:
“Prima di tutti divenne paese capitalistico l’Inghilterra; e questa, intorno alla metà del secolo XIX, allorché introdusse il libero commercio, pretendeva di esercitare la funzione di “opificio di tutto il mondo”, di rifornire di prodotti manufatti a, tutti i paesi, che in cambio dovevano fornirle materie prime. Ma questo monopolio dell’Inghilterra era già profondamente vulnerato nell’ultimo quarto del secolo XIX, poiché – una serie di paesi, garantitisi con dazi “protettivi”, si svilupparono come paesi capitalistici indipendenti.” (V. I. Lenin. Op. cit.)
Queste sono solo coincidenze tra l’imperialismo inglese dell’inizio del secolo scorso e l’imperialismo capitalista cinese del secolo attuale. Del resto, è notizia quotidiana la guerra commerciale e valutaria tra Stati Uniti e Cina, con entrambi i paesi che adottano tariffe e sovrattasse elevate sulle importazioni, svalutano le valute e portano avanti continue dispute nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) e l’aumento delle Forze Armate. Le tensioni tra i due paesi sono fenomeni reali.
È solo una coincidenza, insistono i discepoli di Deng Xiaoping, che gridano irritati: “Anche voi prendete tutto alla lettera!”. No, signori revisionisti del XXI secolo! I fatti sono ostinati. Noi ci sforziamo solo di interpretare la realtà sulla base del socialismo scientifico e del marxismo-leninismo.
(Estratto dal libro “Il falso socialismo cinese”, di Luis Falcao. 2ª edizione. Ediciones Manoel Lisboa)
Partito Comunista Rivoluzionario – PCR (Brasile)
Comitato Centrale
Ottobre 2024
Pubblicato su “Unità e Lotta” n. 49 (novembre 2024), organo della Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti (CIPOML)
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