Pensioni: attacco senza soste
Nonostante i proclami, la maggioranza di destra non ha “superato” la legge Monti-Fornero come promesso in campagna elettorale.
Al contrario, il governo ha innalzato ulteriormente l’età per andare in pensione peggiorando una legge che già era discriminatoria, colpendo in particolare i lavoratori e le lavoratrici proletarie.
Mentre i parlamentari (sono tutti borghesi e borghesucci) godono di trattamenti pensionistici privilegiati, ai lavoratori si chiedono sacrifici sempre maggiori: si andrà in pensione sempre più tardi (dal 2027 e 2029 nuovi aumenti dell’età pensionabile: +3 mesi nel 2027, +2 mesi nel 2029) e con assegni sempre più bassi (già dal 1° gennaio 2025 le pensioni sono più basse a causa della riduzione dei coefficienti di trasformazione.
Anche le varie forme di pensionamento anticipato come quota 103 o Ape sociale sono solo deroghe parziali all’applicazione della legge Monti-Fornero e sono del tutto inefficaci e insufficienti per garantire un vero allentamento dei requisiti necessari per andare in pensione, vista anche la consistente riduzione economica dell’assegno per chi decide di uscire.
L’azzeramento della flessibilità in uscita e i meccanismi di penalizzazione (il ricalcolo contributivo) hanno determinato un netto calo di domande presentate per la pensione anticipata. E in futuro ciò sarà ancora più difficile.
Niente regali o sconti nemmeno per le donne che oltre al lavoro dipendente sono anche gravate dal lavoro di cura. Analizzando i requisiti richiesti per poter accedere ad “Opzione donna” viene fuori chiaramente tutta l’ideologia e la politica neoliberista, misogina e fascista del governo in carica.
Potranno, infatti, accedervi solo coloro che sono state licenziate o sono dipendenti in aziende con tavolo di crisi aperto, con disabilità pari o superiore al 74% o che assistono, da almeno 6 mesi, persone disabili conviventi con handicap in situazione di gravità ex Legge 104.
Sale inoltre l’età di accesso da 58 a 59 anni, ma con uno sconto sull’età anagrafica di un anno per un figlio, di due anni per due o più figli.
Anche nel caso di “Opzione donna” vi è stato nel 2024 un drastico taglio di domande accolte: -70,92% rispetto al 2023, con un’ulteriore riduzione prevista nel 2025.
“Opzione donna” non è quindi un riconoscimento per il doppio lavoro svolto dalle donne.
Al contrario, in un paese che continua a smantellare il welfare, le donne secondo i programmi della classe dominante dovranno continuare a sopperire alle mancanze di servizi di cui dovrebbe invece occuparsi la società.
Così, mentre si continua a finanziare la spesa militare in continuo aumento, ai lavoratori e alle lavoratrici si nega il diritto a una pensione dignitosa e a una vita serena.
Il capitalismo dopo averci logorato per decenni, ci rovina anche la vecchiaia.
Non c’è dubbio: per il benessere dei lavoratori e delle lavoratrici ci vuole un’altra società: il socialismo.
Da “Scintilla” n. 151, febbraio 2025
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