L’elettricità prodotta dall’industria nucleare è un’energia verde?
Da “Rupture”, n. 4 (febbraio 2025), rivista del Partito Comunista degli Operai di Francia
Nel novembre 2021, l’Unione Europea ha classificato l’energia nucleare come una delle energie verdi, insieme all’energia eolica, solare e idroelettrica. Questa nuova tassonomia – in precedenza il nucleare era classificato come energia di transizione – è stata il risultato di una serie di fattori, ma anche e soprattutto della fortissima pressione esercitata dal governo francese e dalla lobby nucleare per ottenere questa “etichetta”. Infatti, questa nuova classificazione avrebbe permesso loro di ottenere gli aiuti e gli investimenti del Green Deal europeo.
CHE COS’È L’ENERGIA VERDE ?
Per Roland Desbordes, Presidente del CRIIRAD [Associazione francese di informazione e protezione della popolazione contro la radiazione ionizzante/radioattività. N.d.T.] (1), un’energia verde è:
- un’energia rinnovabile, un’energia che non esaurisce le risorse,
- un’energia che non ha alcun impatto sull’ambiente,
- un’energia che non presenta rischi per l’uomo e il suo ambiente.
L’elettricità d’origine nucleare soddisfa questi tre criteri?
NUCLEARE: UN’ENERGIA RINNOVABILE?
Il combustibile delle centrali nucleari è l’uranio. L’uranio è un metallo estratto dal sottosuolo. I maggiori giacimenti sfruttati si trovano in Niger, Kazakistan, Canada, Australia, ecc. È chiaro che queste risorse non sono inesauribili. Inoltre, una volta utilizzato nei nuclei dei reattori delle centrali nucleari, questo combustibile non può essere riutilizzato. Non solo non è riutilizzabile, ma produce scorie, alcune delle quali altamente radioattive e a vita molto lunga, di cui non sappiamo come sbarazzarci se non sotterrandole (vedi il progetto CIGEO presso la cittadina di Bure) (2). Secondo i dati di Greenpeace, l’industria nucleare produce 23.000 m3 di scorie all’anno; 1.300 tonnellate di combustibile esaurito, raffreddato in 63 piscine in Francia, non sono conteggiate in questi rifiuti.
NUCLEARE: UN’ENERGIA CHE NON HA ALCUN IMPATTO SULL’AMBIENTE?
È vero che le centrali nucleari emettono pochissima CO2 rispetto al carbone o al gas; per la Francia, l’ADEME [Agenzia francese per l’ambiente e la gestione dell’energia coordina le attività di protezione ambientale e di gestione dell’energia sotto la supervisione dei ministeri dell’Istruzione superiore, della Ricerca e dell’Innovazione, della Transizione ecologica e della solidarietà. N.d.T.]stima che l’energia nucleare emetta in media 66 g CO2/kWh nel suo intero ciclo di vita. Tuttavia, è un dato di fatto che il funzionamento delle centrali elettriche ha un impatto sull’ambiente. Esso contribuisce al riscaldamento climatico rilasciando vapore acqueo nell’atmosfera dalle centrali e scaricando nei fiumi l’acqua utilizzata per raffreddare i reattori. La società EDF ha riconosciuto che il 50% del riscaldamento delle acque del Rodano è dovuto allo scarico di acqua delle centrali nel fiume.
Ma al di là del suo contributo al riscaldamento climatico, il suo impatto sull’ambiente inizia con l’estrazione del metallo in miniere a cielo aperto, come quella gestita da Orano ad Arlit, in Niger, che avvelena l’aria, l’acqua e le persone che vi abitano. Il funzionamento delle centrali stesse comporta il rilascio di elementi radioattivi e chimici nell’atmosfera e nell’acqua. Nell’impianto di riprocessamento di La Hague sono state trovate alte concentrazioni di kripton nell’atmosfera.
NUCLEARE, UN’ENERGIA SICURA E PRIVA DI RISCHI?
Il rischio zero non esiste. Nel caso dell’energia nucleare, il rischio di un grave incidente come quello verificatosi a Chernobyl in Russia nel 1986 o a Fukushima in Giappone nel 2011 lo ha purtroppo dimostrato. Le conseguenze di tali disastri sono estremamente gravi sia per l’uomo che per l’ambiente. Oltre a questi disastri, per Bruno Chareyron, ingegnere di fisica nucleare e membro del CRIIRAD, “in ogni fase, dalla miniera di uranio all’impianto di ritrattamento, i lavoratori e le popolazioni vicine sono esposti alle radiazioni ionizzanti, che aumentano il rischio di cancro e altre malattie“.
In Francia, le centrali esistenti sono state costruite tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80. Due terzi dei reattori si stanno avvicinando alla fine del ciclo di vita per il quale sono stati costruiti (40 anni). Questi impianti stanno quindi invecchiando e si verificano regolarmente incidenti o guasti, alcuni dei quali hanno richiesto lo spegnimento dei reattori per periodi più o meno lunghi. Ma forse più pericoloso dell’invecchiamento delle centrali è il mutamento della modalità di gestione da parte di EDF che dovrebbe essere motivo di preoccupazione.
Diversi studi di specialisti di questi temi (sociologi del lavoro, come Anne Salmon) e inchieste condotte da media indipendenti tra i lavoratori di EDF e i subappaltatori (in particolare la serie di documentari di 3 podcast prodotti da Basta e Radio Parleur nel luglio 2022) mostrano che lo sviluppo del subappalto e del lavoro temporaneo, la dislocazione dei gruppi di lavoro, la riduzione della qualità della formazione, la sostituzione della direzione tecnica con una direzione interessata soprattutto agli imperativi finanziari… tutti questi fattori hanno portato i lavoratori delle centrali elettriche a dire che non solo il rischio di incidenti è molto reale, ma anche che l’azienda non è realmente preparata ad affrontarlo.
Oggi, l’80% del lavoro nelle centrali è svolto da subappaltatori. Nel sito di Flamanville c’erano 30 livelli di subappalto! All’inizio EDF delegava loro il lavoro marginale, ma ora sono coinvolti anche nella manutenzione degli impianti. Questo subappalto è apparso negli anni 1985/1986 ed ha continuato a svilupparsi. I lavoratori temporanei sono esposti ai lavori più pericolosi. Addestrati poco e velocemente, sempre sotto pressione, sono più mobili, più a buon mercato e svolgono i lavori più pericolosi senza le stesse garanzie sociali o il controllo medico dei lavoratori EDF. Quanto ai dipendenti di EDF, essi sono diventati gradualmente supervisori che controllano, monitorano e organizzano il lavoro, senza una reale conoscenza della “macchina”, perché EDF ha sostituito il lavoro umano con processi computerizzati.
I dirigenti non hanno più conoscenze pratiche e tecniche; sono stati spossessati delle capacità che gli derivano dalle loro conoscenze per diventare i gestori di servizi centrali, più concentrati sugli imperativi finanziari. Il lavoro è frazionato e ognuno ne conosce solo una piccola parte. Le scuole di EDF, che fornivano formazione per professioni di alto livello, sono state chiuse. Intere aree di conoscenza sono scomparse. Per i tecnici EDF intervistati, la memoria dell’impianto non è più in loco e né i documenti informatici né le procedure possono sostituire la memoria viva del lavoro reale.
Di conseguenza, i gruppi di lavoro si vanno sgretolando, le responsabilità si diluiscono… Come spiegare, ad esempio, quello che è successo nella centrale di Dampierre (Val-de-Loire) nell’agosto del 2024, quando EDF si è accorta che un circuito di raffreddamento di importanti apparecchiature era stato chiuso e le valvole di ingresso dell’acqua erano state chiuse sul reattore 3, mentre la chiusura avrebbe dovuto essere effettuata sul reattore 4, fermo per la sua ispezione decennale? EDF ha impiegato due giorni per accorgersi dell’errore! Potremmo continuare con gli esempi che il collettivo Sortir du nucléaire elenca sul suo sito web (3). I lavoratori del nucleare intervistati nell’inchiesta cui facciamo riferimento più sopra, testimoniano anche che non esiste più una manutenzione preventiva, ma piuttosto una manutenzione differita, una manutenzione condizionata: tutto ciò che può aspettare di essere riparato o sostituito, deve esserlo.
Quando un’unità viene spenta in una centrale, l’arresto deve essere ridotto al minimo. Aspettiamo il guasto per ripararlo! In questo modo, scompaiono professioni e competenze: se EDF non ordina più pezzi, si smette di produrli e alla fine non si sa più come fare! “Fare il più possibile con il meno possibile”, ha inevitabilmente delle conseguenze sulla sicurezza. Questa evoluzione è direttamente collegata al sistema capitalistico e alle sue esigenze in termini di rendimento, di profitto. Non si potrà tornare indietro nel tempo, come forse sognano alcuni dirigenti e tecnici di EDF.
Ciò non significa, ovviamente, che i lavoratori di questo settore, siano essi dipendenti di EDF o subappaltatori, lavoratori temporanei o dipendenti a tempo indeterminato, non debbano lottare insieme – e di fatto lo stanno facendo in alcuni casi – per migliorare tutto quello che riguarda le loro condizioni di lavoro e in particolare la loro sicurezza; ma l’industria nucleare, nel quadro del sistema capitalista-imperialista, è un pericolo per l’intera popolazione, e in primo luogo per gli stessi lavoratori del nucleare. Non c’è nulla di “verde” in questa energia, che è costosa e pericolosa, con impatti significativi sull’ambiente e grandi rischi per la salute dei lavoratori e della popolazione in ogni fase della sua produzione.
Per questo riteniamo che la rivendicazione di Uscire dal nucleare, avanzata dall’omonima associazione, sia una richiesta giusta che difendiamo. Essa pone la questione della rottura con il sistema capitalista-imperialista.
- CRIIRAD: Commission de recherche et d’information indépendante sur la radioactivité.
- CIGEO: centro di smaltimento geologico industriale.
- https://sortirdunucleaire.org/contact.
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