Sullo sgombero del Leoncavallo

Lo scorso 21 agosto è stato sgomberato il Leoncavallo di Milano. L’operazione è stata lanciata dal ministro Piantedosi, senza neanche avvisare l’amministrazione cittadina.

Su questo punto vogliamo attirare l’attenzione.

Una riunione sullo sgombero del centro sociale era prevista per il 6 settembre.

Nei giorni precedenti lo sgombero, le intercettazioni effettuate durante l’inchiesta per i fatti edilizi della giunta milanese erano emerse in chat in cui si affrontava l’argomento del Leoncavallo, prospettando la ricerca di una soluzione alternativa.

Però il governo Meloni ha deciso di anticipare i tempi e passare allo sgombero, approfittando, come i ladri che svaligiano le case, del periodo di ferie di agosto. Perché?

Le motivazioni possono essere molteplici e  convergenti fra loro.

Un’azione di distrazione e di propaganda.  Ad oggi tutte le promesse della campagna elettorale sono state disattese e l’economia è in  affanno.

Con lo sgombero si è esibita un’azione di forza che tanto piace all’elettorato di destra e alla piccola borghesia più reazionaria.  Ancor oggi le parole del cantante Claudio Lolli sono più attuali che mai: “Sei contenta se un ladro muore o se si arresta una puttana …Ami ordine e disciplina, adori la tua Polizia…”. Tenuto conto che, pur se ormai molto istituzionalizzato, il Leoncavallo ha un valore simbolico.

Nonostante il verminaio che sta emergendo dall’inchiesta sull’urbanistica di Milano, il centro- destra si è dimostrato poco aggressivo, probabilmente grazie a forti interessi convergenti sull’argomento. Oppure per l’assenza di un accordo sul prossimo candidato sindaco.

Ma il mandato di Sala scadrà nel 2026 e questo scandalo è un vassoio d’argento con cui cercare di riconquistare la città dopo i tre mandati del centro-sinistra borghese.

Quindi il caso Leoncavallo era un’ottima opportunità per dare uno schiaffo a Sala e metterlo in difficoltà verso l’area più “alternativa” del suo elettorato.

Per finire, un avvertimento a tutte le realtà che hanno cercato di ostacolare il piano urbanistico di Sala.

Ora è probabile che la giunta Sala cerchi di arrivare ad una soluzione, anche se in ogni caso ha gravi responsabilità al riguardo, dato che ha avuto molti anni a disposizione per dare uno spazio al centro sociale. Evidentemente era troppo occupata a cementificare Milano.

In ogni caso, non si può far passare sottovoce questo episodio, come hanno capito le decine di migliaia che hanno sfilato a Milano, fino a Piazza Duomo, il 6 settembre.

Lo sgombero del Leoncavallo è un preciso segnale politico e c’è il rischio che sia il primo atto di una campagna volta a sopprimere ogni spazio di aggregazione sociale e culturale critico verso le politiche di estrema destra, la fascistizzazione e il militarismo galoppanti. Non a caso la legge “sicurezza” è stata approvata a tappe forzate.

Da Scintilla n.154, settembre 2025

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