Padroni e governo affamano le masse lavoratrici
Mentre l’UE e il governo reazionario di Meloni chinano la testa davanti ai diktat di Trump, mentre lo stesso governo approva il piano NATO di riarmo da 450 miliardi di euro, sulle famiglie dei proletari e degli settori meno abbienti cala di nuovo la mannaia dell’inflazione.
A luglio l’aumento dei prezzi dei generi alimentari ha raggiunto il 5,1% per i prodotti non lavorati. Le tariffe dei servizi e dei trasporti sono aumentate fino al 3,4%.
Gli aumenti graveranno sulle famiglie per una cifra annua che si aggira sui 535,50 euro, di cui 190,40 solo per le spese alimentari.
Una situazione che diverrà ancora più pesante con i dazi che causano l’aumento dei prezzi di molte merci.
I lavoratori e la povera gente, fra cui sei milioni che sono alla fame, saranno costretti a sacrifici e rinunce soprattutto nel settore alimentare, dove già da tempo si registrano cali di acquisti di carne e pesce.
Cresce anche la tendenza ad acquistare ai discount prodotti di scarsa qualità e vicini alla scadenza. Sempre di più sono coloro che devono rinunciare a curarsi.
Il fossato fra la borghesia da un lato, e il proletariato e le masse popolari dall’altro, si approfondisce.
L’inflazione colpisce i lavoratori perché abbassa il salario reale e aggrava il loro sfruttamento.
Dal 2021 al 2025 i salari hanno perso il 7,5%, mentre i prezzi nei supermercati sono aumentati di circa il 24%.
La forza-lavoro si è deprezzata, il livello di vita delle masse lavoratrici si è abbassato e i contratti collettivi nazionali di lavoro conclusi hanno recuperato solo una parte di quanto perso, circa un terzo.
Anche le spese dello Stato, soprattutto quelle militari, ricadono più pesantemente sulle spalle dei lavoratori e delle masse popolari per mezzo dell’inflazione.
L’attacco alle condizioni di vita degli operai e degli altri lavoratori sfruttati continua e si sviluppa. Una questione che si pone nell’immediato è l’aumento generalizzato dei salari.
Nei luoghi di lavoro, nei sindacati, nelle associazioni di massa, nelle manifestazioni di piazza, dobbiamo esigere forti aumenti dei salari; il ripristino del meccanismo della “scala mobile”; l’abolizione dell’Iva sui generi di prima necessità; una tassazione fortemente progressiva su profitti ed extraprofitti, rendite, interessi, alti redditi; un’imposta straordinaria che colpisca i patrimoni della minoranza più ricca della società.
I proletari, le masse popolari, non sono responsabili della recessione e dell’inflazione e non devono pagarle. Devono pagare i padroni, i ricchi, i parassiti! Via il governo della miseria e del riarmo!
Prepariamo e organizziamo la più energica lotta generale e simultanea per ottenere salari più alti, opponendoci al capitale e superando gli steccati creati dalla burocrazia sindacale.
Approfittiamo di ogni occasione per difendere con lo sciopero i nostri interessi economici e politici.
Nella lotta fra capitale e lavoro sono i rapporti di forza a decidere. Dobbiamo perciò unirci e lottare contro lo sfruttamento e i salari da fame, i licenziamenti e la disoccupazione, sviluppando fra gli sfruttati e gli oppressi la coscienza della necessità della rottura rivoluzionaria con il sistema capitalista-imperialista, che è in crisi profonda.
Da Scintilla n.154, settembre 2025
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