Contratto metalmeccanici: proseguire la mobilitazione nelle fabbriche e fuori!

40 ore di sciopero non sono state sufficienti al rinnovo del contratto dei metalmeccanici dell’industria, con richieste di 280 euro a regime, riduzione di orario a 35 ore, riduzione della precarietà, maggiori ore di formazione ed altro. Hanno però portato al ritiro delle pretesa di Federmeccanica-Assistal di un “contro-contratto” senza aumenti salariali generalizzati.

I negoziati riprenderanno con incontri in commissione  a settembre, non sostenuti da iniziative di lotta.

Nutriamo il concreto dubbio sulla tenuta delle pur modeste rivendicazioni che solo a regime recuperano l’inflazione 2021-2023 (senza contare quella in corso).

La disponibilità a trattare non vuole infatti dire che gli industriali vengano incontro alle richieste delle  burocrazie sindacali per salvaguardare loro il rapporto con la base degli iscritti.

La positiva valutazione della FIOM dell’accordo sottoscritto con Unionmeccanica e Confapi per le piccole industrie non è un buon segnale.

Il “miglioramento” nel biennio 2025-2026 è di 100 euro al V livello. Viene sbandierato come una vittoria perché supererebbe l’inflazione europea “armonizzata” (IPCA), ma in realtà si tratta di una perdita del salario reale.

Prendere questo modello a riferimento, comporta riflessi negativi sia sul contratto de metalmeccanici, sia sui 6 milioni di lavoratori di altre categorie il cui contratto è da rinnovare.

Riordiamo che più organismi statistici, tra cui anche l’Istat, hanno non solo fotografato il salario medio italiano tra i più bassi in Europa, ma messo in evidenza una perdita del potere d’acquisto dal 2008 di almeno in 12% (dati ILO).

Ciò rischierebbe di far arretrare ancora i lavoratori, non certo consolati da chi come Landini declama che “esiste una questione salariale grande come una casa”, ma non muove un dito per tradurla in rivendicazione e mobilitazione concreta.

Che questo fatto giustifichi la necessità di una vertenza generale sul salario ben lo sanno operai e delegati avanzati, che dovranno trovare le forme per porla nella concretezza dell’agire politico all’interno delle masse operaie, scavalcando le burocrazie sindacali che poco o nulla hanno fatto in questi anni in difesa delle condizioni di vita degli operai e dei lavoratori più in generale.

Senza dubbio una ripresa della lotte e la conclusione positiva del contratto dei metalmeccanici avrebbe un effetto benefico di trascinamento su quanti devono ancora rinnovare e sull’intera classe.

Ai lavoratori e delegati avanzati, fino a taluni quadri sindacali intermedi, che fin qui hanno condotto un ciclo di lotte significative per continuità e partecipazione, in alcune realtà anche con durezza, al di la degli scioperi nazionali e provinciali, con blocchi e scioperi interni articolati, sta la responsabilità di proseguire la mobilitazione senza attendere la liturgia delle trattative.

Il calo della tensione mobilitativa dopo l’annuncio della disponibilità alla ripresa della trattativa è stato un errore, la cui responsabilità ricade sui vertici sindacali.

Federmeccanica non vuole sentire ragioni sulle 35 ore e sull’aumento del salario sopra l’inflazione programmata. Lo stato di agitazione e la lotta perciò non vanno fermati, ma mantenuti  in piedi, anche per dare l’immediata risposta in caso di cedimenti o accordi separati.

Nella sciagurata ipotesi di una chiusura con accordo a perdere occorrerà battersi per un immediato sciopero di massa con l’indicazione di respingere l’approvazione dell’intesa nelle assemblee e di porre la questione dell’organizzazione dal basso con iscritti e non iscritti, senza distinzioni di sigla, con l’obiettivo di finire, una volta per tutte, con la delega in bianco ai vertici sindacali riformisti e di prendere in mano la direzione degli scioperi.

Con il padronato all’offensiva, reso ancora più aggressivo dai dazi, ed un governo che lo supporta con tagli permanenti alla spesa sociale, aumento dell’età pensionabile anche oltre i 67 anni, scambio tra età anticipata e TFR, repressione, militarismo, politica guerrafondaia,  la mobilitazione unitaria dal basso, con forme di lotta dure, è la garanzia di difesa degli interessi vitali e urgenti della classe operaia.

Da Scintilla n. 154, settembre 2025

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