Livorno: considerazioni e compiti dei comunisti
Dopo tre mesi di mobilitazioni, in cui a Livorno si è scritta una storica pagina della lotta di classe nel nostro paese, arrivando a bloccare il porto e il traffico di materiale bellico per lo stato sionista, è arrivato il momento di esprimere alcune considerazioni sulla fase discendente del movimento che si è sviluppato in città.
Dopo il finto accordo di pace firmato a metà ottobre, l’interesse per il genocidio palestinese purtroppo è scemato.
Gli assassini sionisti e i governi loro complici hanno raggiunto uno scopo, che era quello di fermare, sia pure temporaneamente, l’ondata di mobilitazioni che mettevano a rischio anche la tenuta di questi governi.
L’assemblea permanente, che si era creata dopo la vittoriosa esperienza del presidio di settembre e dei blocchi del 3 ottobre, continua a riunirsi ma ha perso lo spirito con cui si era formata, riducendosi a una ventina di attivisti, facenti parte di varie realtà cittadine che hanno cercato di sfruttare l’onda a proprio favore. Riunioni che sembrano più chiacchiere da salotto.
Purtroppo la componente pacifista piccolo borghese ne ha preso le redini e mancando completamente di una prospettiva di classe proletaria alle tante parole non seguono i fatti. Il 20 novembre hanno indetto un corteo contro la guerra e il riarmo, che doveva anche lanciare lo sciopero del 28 novembre, ma in piazza non ci saranno state più di 200 persone. Fra i pochi che ancora cercano di mantenere vivo l’interesse per la Palestina con un’ottica anticapitalista e di classe ci sono gli studenti proletari ed è grazie a loro che lo sciopero indetto dai sindacati di base ha avuto un discreto successo.
Tuttavia, la differenza con il 3 e il 4 ottobre, quando lo sciopero e le manifestazioni sono stato indetti da tutti i sindacati di base e dalla CGIL, è stata enorme.
L’autoreferenzialità dei dirigenti USB e CGIL, che hanno ripreso a giocare a chi fa lo sciopero più bello, allontana dalle piazze le persone comuni, i proletari, gli operai e i disoccupati che si sentono traditi e presi in giro e favorisce la politica divisoria della borghesia e del “nostro” governo, invece di contrastarla.
Le mobilitazioni di fine estate lo hanno dimostrato: la massa chiede unità, servono parole d’ordine di agitazione semplici e chiare, adeguate al movimento delle masse.
Come comunisti il nostro impegno sarà quello di portare nelle lotte, nei luoghi di lavoro e nelle piazze i nostri obiettivi e ideali, indicando le vie concrete da seguire per realizzarli, sostenendo la resistenza a chi ci vuole opprimere e sfruttare, la solidarietà e la vicinanza a chi lotta per il posto di lavoro, per la vita e la dignità, in qualsiasi parte del mondo ciò avvenga, sviluppando e organizzando la lotta di classe per la rivoluzione e il socialismo.
Da Scintilla n. 156, dicembre 2025
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