Le “Tesi di Lione”, punto di svolta leninista
Ricorre quest’anno il 100° anniversario delle Tesi di Lione, approvate al III Congresso del Partito Comunista d’Italia (Sezione dell’Internazionale Comunista), tenutosi clandestinamente a Lione, In Francia, nel gennaio 1926, con la partecipazione di una settantina di delegati in rappresentanza di circa 27.000 iscritti.
Al III Congresso furono presentati dal Comitato Centrale, e approvati a larghissima maggioranza, cinque documenti: 1) Tesi sulla situazione internazionale; 2) Tesi per il lavoro nazionale e coloniale; 3)Tesi agrarie; 4) Tesi politiche: la situazione italiana e la bolscevizzazione del Partito; 5) Tesi sindacali.
La minoranza bordighista presentò un suo Progetto di tesi.
Il Congresso segnò la sconfitta della tendenza estremista bordighista e l’acquisizione, da parte dcl Partito comunista sotto la direzione di Gramsci, di una linea politica leninista, conforme alle direttive strategiche e tattiche della Terza Internazionale comunista.
Ricordiamo che l’Internazionale Comunista, che in occasione del suo V Plenum (aprile 1925) aveva votato una “Risoluzione sulla questione italiana” ricca di preziose indicazioni teoriche e tattiche, intervenne risolutamente nella fase di preparazione del III Congresso del PCdI con un suo ampio documento, la “Lettera del Comitato Esecutivo al Partito Comunista d’Italia” (4 settembre 1925), che fu pubblicata sull’“Unità” del 7 ottobre 1925. È un documento di grande significato, per l’orientamento generale che esso fornì a tutti i militanti italiani, aiutando la parte migliore di essi ad assimilare pienamente il leninismo e a sottoporre ad una critica rigorosa le deviazioni di destra e di ultra sinistra presenti nel Partito.
A Lione la relazione introduttiva fu tenuta da Antonio Gramsci, la controrelazione da Amadeo Bordiga. Il Congresso nominò quattro commissioni di lavoro (politica, sindacale, agraria, organizzativa).
Nelle sedute plenarie, e nelle commissioni, il dibattito fu acceso, talvolta aspro: le posizioni opportuniste di destra, sostenute da Tasca, e quelle estremistiche di sinistra, difese da Bordiga, furono battute e la linea rivoluzionaria marxista-leninista riportò una vittoria schiacciante (90,8% de voti).
Con l’adozione delle Tesi di Lione, il Partito compì un grande passo avanti nel suo processo di maturazione come partito rivoluzionario della classe operaia italiana.
Sotto la direzione di Antonio Gramsci, che godeva della fiducia del Comintern e degli elementi più avanzati e coscienti del proletariato del nostro paese, il partito si liberò dell’estremismo ultrasinistro difeso da Bordiga, che paralizzava sul piano strategico e tattico l’azione dei comunisti.
Dichiarò che «non esiste in Italia possibilità di rivoluzione che non sia la rivoluzione socialista», della quale individuò e analizzò le forze motrici fondamentali.
Riaffermò con estrema decisione il carattere del Partito comunista come partito di tipo bolscevico, non «organo» o strumento al servizio della classe operaia, ma «parte essenziale» di essa e sua avanguardia organizzata.
Pose le cellule di luogo di lavoro alla base della sua organizzazione.
Inquadrò ogni problema nazionale nella strategia internazionale leninista.
A Lione il Partito indicò con chiarezza la propria strategia rivoluzionaria per la conquista del potere e l’esercizio della dittatura del proletariato, quella strategia che verrà poi abbandonata dal gruppo dirigente revisionista e sostituita con la fallimentare «via italiana al socialismo».
Altrettanto significativo fu il riconoscimento, da parte del giovane Partito Comunista d’Italia, del ruolo decisivo che l’esistenza di uno Stato di dittatura proletaria, com’era allora l’Unione Sovietica, aveva per lo sviluppo della rivoluzione proletaria mondiale.
Intransigente fu, sotto questo profilo, la difesa, da parte di Gramsci e della maggioranza del Partito italiano, delle posizioni marxiste-leniniste di Stalin e della maggioranza del partito bolscevico contro il trotskismo.
Il Partito uscito dal Congresso di Lione si impegnò in una lotta durissima per la difesa degli interessi di classe del proletariato e per aprire in Italia la via della rivoluzione socialista, affrontando con determinazione i lunghi anni della dittatura fascista in Italia.
I suoi militanti e i suoi quadri rivoluzionari mantennero unita la compagine del Partito nelle oscure e difficili condizioni della clandestinità, nelle carceri, al confino e nell’esilio.
Il Partito Comunista d’Italia pose così le premesse per assumere successivamente, negli anni della crisi finale del regime fascista e della seconda guerra mondiale, la direzione delle punte più avanzate del movimento popolare antifascista e della lotta armata partigiana contro il nazifascismo, guidandola alla conclusione vittoriosa dell’aprile 1945.
Le Tesi uscite vincitrici dal III Congresso sono state sottoposte dai moderni revisionisti alle più spregiudicate operazioni “reinterpretative”.
È stato sottolineato unilateralmente il carattere “nazionale” delle Tesi politiche che, più ampiamente e organicamente degli altri documenti, ricostruiscono la storia politica e sociale della borghesia e delle altre classi della società italiana, per poter indicare – in modo scientifico – quali fossero, in quel periodo storico, le forze motrici della rivoluzione proletaria nel nostro paese.
Ma da una visione unitaria di tutto il complesso delle Tesi di maggioranza emerge nitidamente che esse sono l’espressione politica di una sezione di un partito mondiale (l’Internazionale Comunista), nel quale ogni problema nazionale è inquadrato in una strategia internazionale ed è subordinato ad essa.
Nelle Tesi di Lione vogliamo indicare ai marxisti-leninisti, agli operai e ai lavoratori di avanguardia un preciso punto di riferimento a cui riallacciarsi per realizzare l’unità politica, ideologica e organizzativa dei comunisti e degli operai avanzati in un solo, forte partito marxista-leninista distinto e contrapposto a tutti i partiti borghesi e revisionisti.
Questa unità non può avvenire che in continuità dialettica con la storia del movimento marxista-leninista e rivoluzionario del nostro paese.
Le Tesi di Lione rappresentarono un momento fondamentale di questa gloriosa teoria, in quanto posero le basi e indicarono la strada maestra per compiere, in Italia, la rivoluzione proletaria.
Invitiamo tutti le/i compagne/i che ci seguono a studiare le Tesi politiche di Lione, ricche di insegnamenti storici e di attualità. Esse sono pubblicate nel nostro sito internet, nella pagina “Formazione”, nonché in un opuscolo.
Da Scintilla n.159, aprile 2026
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