Piombino: operai costretti a lavorare per la guerra

Dopo le manifestazioni autunnali che hanno portato al blocco del porto cittadino al grido “da Livorno non devono passare le armi che uccidono i popoli che lottano contro chi li opprime”, il nuovo centro del traffico d’armi è diventato Piombino.

Dal suo porto arrivano e partono navi cariche di armi e mezzi militari. È inaccettabile che un porto esclusivamente civile venga militarizzato per gli sporchi interessi dei padroni della guerra, che si metta a rischio la sicurezza dei lavoratori con la copertura politica del governo reazionario borghese, sostenuto dai fascisti.

A metà marzo i capitalisti guerrafondai non si sono limitati a fare arrivare nel porto di Piombino una nave carica di mezzi militari e container pieni di armi e esplosivi, ma hanno anche occupato i piazzali dell’acciaieria JSW obbligando gli operai a caricare su rotaie il carico mortale della nave, sotto stretta sorveglianza delle forze dell’ordine.

Ciò non solo lede i diritti dei lavoratori ma costituisce un pericoloso precedente.

L’acciaieria piombinese è un polo siderurgico strategico, ad oggi tutti i dipendenti sono preoccupati per il futuro dello stabilimento. L’accordo di programma che dovrebbe garantire la produzione e il posto di lavoro a più di 1000 proletari è finito nel dimenticatoio del manager Carrai, che è anche console onorario di Israele.

Il sospetto che ciò abbia un peso rilevante su quanto avvenuto nel contesto è fondato.

Denunciamo con forza l’uso di impianti industriali e dei lavoratori per alimentare le politiche di riarmo e guerre imperialiste che giovano solo ai capitalisti.

Esprimiamo la nostra solidarietà ai lavoratori della JSW Steel e del porto di Piombino.

Lotteremo assieme a loro contro le politiche di guerra che ci affamano e che uccidono migliaia di lavoratori, di uomini, donne, bambini, dei paesi oppressi.

Da Scintilla n.159, aprile 2026

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