La classe operaia non deve pagare il costo della guerra e della recessione! Paghino i capitalisti e i ricchi!
La guerra di aggressione degli USA e di Israele contro l’Iran si va aggravando coinvolgendo tutta la regione mediorientale e saldandosi con gli altri fronti di guerra aperti.
Centinaia di milioni di proletari e di lavoratori sfruttati sono coinvolti nell’orbita di una guerra reazionaria e imperialista.
L’imperialismo USA vuole mantenere a ogni costo l’egemonia mondiale minacciata dall’ascesa dell’imperialismo cinese.
Il pericolo di un conflitto armato generalizzato per una nuova spartizione del mondo minaccia sempre più da vicino gli operai e i popoli, non solo dei paesi direttamente coinvolti, ma dell’intero pianeta.
Le nefaste conseguenze di questa guerra le stiamo già pagando in modo tangibile.
Nel mese di marzo il prezzo della benzina alla pompa è aumentato in media dell’11%, quello del gasolio del 22% (aumenti truffaldini perché le forniture erano precedenti e le riserve di greggio non sono state messe a disposizione). I rincari sono andati a beneficio dei petrolieri e dei boiardi di Stato, che come Trump & Co. s’ingrassano con la guerra.
L’aumento del prezzo dei carburanti ha fatto ripartire l’inflazione che falcidia il salario. Si prevede che arrivi al 4-5% nei prossimi mesi, il che significa un costo annuo di 600-800 euro in più per il carrello della spesa, riducendo ulteriormente il potere d’acquisto dei salari.
Di questo passo le bollette di gas e luce aumenteranno del 30% già dal prossimo trimestre.
Saliranno tutte le tariffe legate all’inflazione. I mutui per l’acquisto della casa, quelli variabili e i nuovi, diverranno molto pesanti.
L’effetto fiscal drag verrà di nuovo subito dai lavoratori e della lavoratrici mangiandosi gli scarsi aumenti dei contratti “a perdere” che rafforzano i padroni.
La guerra colpisce anche il commercio internazionale e questo vorrà dire chiusura di fabbriche, cassa integrazione, con aumento della povertà e della miseria.
I padroni scaricheranno sulla classe operaia l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, le interruzioni delle catene di fornitura e l’allungamento dei tempi di consegna delle merci, le restrizioni del credito e l’aumento dei tassi di interesse per mantenere margini di profitto.
Il governo Meloni afferma a parile di non volere la guerra. Ma non ha fatto nulla per prendere le distanze dagli aggressori e nulla sta facendo per tutelare i lavoratori e le famiglie povere dall’inflazione.
Il taglio inefficace e insufficiente delle accise durerà qualche settimana, quando lo stesso governo si è impegnato aumentare le spese militari per 5 anni.
Intanto continua a concedere l’uso delle basi esistenti sul nostro territorio, invia mezzi e navi militari nel Golfo.
Tutto questo significa bombardare non solo altri paesi, esponendoci a ritorsioni, ma anche la sanità e la scuola pubblica, le pensioni, i diritti economici e politici.
Le destre al potere stanno anche rafforzando le “retrovie” con le misure contenute nei “decreti sicurezza” che limitano la libertà di manifestare e colpiscono le lotte, specie operaie.
Dietro il governo, agiscono i grandi monopoli che traggono enormi profitti dallo sfruttamento del lavoro operaio, con l’economia di guerra, le speculazioni e i giochi di borsa.
Capitalisti e politicanti continuano a fare la bella vita mentre ci portano alla guerra e alla fame!
È necessario che la classe operaia si unisca, si mobiliti e scenda con il suo peso e la sua forza indipendente nella arena politica e sociale, comprendendo che il modo di produzione capitalistico deve essere abolito per emancipare se stessa e l’intera umanità.
Solo la classe operaia può bloccare tutto, colpendo i nodi della produzione e della circolazione delle merci, per difendere i propri interessi e quelli di tutti gli sfruttati e gli oppressi.
La protesta va sviluppata nei luoghi di lavoro, nei sindacati e nelle altre associazioni di massa, nelle strade, con scioperi che incidano e manifestazioni di massa, combinando la lotta economica e la lotta politica.
Per questo oggi esigiamo: -Forte aumento dei salari e adeguamento automatico dei salari all’inflazione!
Integrazione degli ammortizzatori sociali (Cig, contratti di solidarietà) con i profitti dei capitalisti!
-Imposta straordinaria che colpisca i patrimoni dei ricchi, i profitti e gli extraprofitti, tassazione fortemente progressiva.
-Nessun posto di lavoro deve essere perso, nessuna fabbrica deve essere chiusa!
-Riduzione dell’orario di lavoro, dei ritmi e dei carichi a parità di salario!
-Abolizione di appalti e subappalti con assunzioni in organico!
-Difesa intransigente del diritto di sciopero, di picchetto, di manifestazione, della salute e della sicurezza operaia!
Gridiamolo forte: STOP alla guerra contro l’Iran!
Nessun coinvolgimento italiano nella guerra!
Fuori dalla NATO!
NO all’uso delle basi militari per attaccare l’Iran!
Via dal potere i fautori di guerra!
Basta con i governi dei padroni, ci vuole un governo operaio!
Da Scintilla n.159, aprile 2026
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