Avanza il disordine imperialista

In Medio Oriente (MO) procede la riconfigurazione dei rapporti di forza fra potenze imperialiste e regionali, per mezzo della guerra.

Mentre il potenziale memorandum d’intesa fra Stati Uniti e Iran è in discussione su punti chiave, gli attacchi degli USA nel sud dell’Iran e di Israele in Libano continuano e permane il rischio di ripresa e allargamento del conflitto su scala regionale.

La resilienza del regime iraniano è riuscita ad assorbire i duri colpi di USA e Israele, interrompendo il mercato energetico globale.

La struttura di potere multi-strato dei mullah non è collassata e non esiste soluzione militare convenzionale per assicurare il controllo dello Stretto di Hormuz, il quale riaprirà lentamente nei prossimi mesi, ben che vada.

Trump si è infilato in un pantano da cui fatica ad uscire.  Alla forza militare statunitense corrispondono un’evidente debolezza politica, seri errori di valutazione, limitazioni nel raggiungere gli obiettivi.

Gli enormi costi della guerra sono superiori ai presunti ricavi e alcuni paesi alleati degli USA continuano a muoversi con cautela. Non sono voluti entrare nel conflitto, al punto  di mettere in discussione la concessione delle basi militari agli USA (v.  Arabia Saudita).

L’ombra lunga della guerra, con l’aumento dei prezzi petroliferi, l’inflazione e il blocco delle catene di rifornimento, si è proiettata sulla produzione e il commercio mondiale, che stanno rallentando.

La frenata avviene sia negli USA, sia nell’area euro (che non raggiungerà l’1% di crescita nell’anno in corso). La Cina va avanti con le esportazioni in Asia che compensano quelle minori negli USA.

La guerra in MO e quella in Ucraina fanno parte della lotta fra potenze per resistere alla pressione egemonica degli USA.

La contraddizione fra i diversi paesi imperialisti e gruppi finanziari si manifesta oggi soprattutto nella disputa fra USA e Cina per l’egemonia mondiale.

Nel summit di Pechino fra Xi e Trump, accompagnato da monopolisti avidi della forza-lavoro, del mercato, delle terre rare e delle catene di forniture cinesi, si sono combinati l’aspetto della rivalità (principale) e quello della cooperazione (secondario) per conseguire vantaggi economici e finanziari.

Ad avvantaggiarsi dalla situazione è per ora la Cina, che non vuole arrivare allo scontro diretto per continuare a rafforzarsi.

Il fattore tempo gioca a suo vantaggio, ma rimanendo aperta la questione di Taiwan e altri terreni di scontro, la “stabilità con promesse di pace” fra due superpotenze in rotta di collisione può convertirsi rapidamente nel suo contrario.

Trump è l’emblema del declino degli USA, in continuo e rapido peggioramento.

Per mantenere il proprio predominio gli USA puntano al consolidamento del controllo del l’intero continente americano.

Se Trump riuscirà a chiudere la guerra all’Iran, per salvare la faccia punterà a lanciare un’operazione militare su Cuba.

L’invio della portaerei Nimitz nei Caraibi e le presunte accuse a Raul Castro parlano chiaro.

Ma troverà pane per i suoi denti.  Parallelamente Trump sta introducendo passo dopo passo il fascismo negli Stati Uniti, attacca le minoranze nazionali, le donne, ma trova resistenza, proteste di massa. Assieme alla perdita del consenso interno (è prevedibile una pesante sconfitta nelle elezioni di metà mandato), perde la fiducia di alleati chiave all’estero.

Israele vuole espandere il proprio colonialismo, ma è in difficoltà.

Ha sette fronti di guerra aperti (Gaza, Cisgiordania, Siria, Libano, Iran, Iraq, Yemen).

Non potrà ottenere una vittoria totale e non riuscirà ad annientare  la resistenza che rimane il principale ostacolo ai piani di occupazione.

La sua tenuta interna barcolla. Significativo il fatto che il 40% degli israeliani pensa di emigrare.

Anche gli atti di pirateria e gli abusi commessi contro la Global Sumud Flotilla,  con la complicità di molti governi europei, dimostrano debolezza e aumentano il discredito di Israele fra i popoli del mondo.

Gli Stati che dirigono l’Unione Europea intendono consolidare i legami militari, accrescere la propria capacità operativa e le proprie ambizioni imperialiste.

L’estensione della missione navale Eunavfor Aspides nel Golfo Persico significa un’espansione militare nella regione della Germania, che vuole assumere un ruolo dirigente anche in ambito NATO.

La guerra fra Russia e Ucraina prosegue, con entrambi i paesi più vulnerabili, mentre l’UE sposta sempre più l’attenzione su questo fronte.

Negli ultimi mesi sono state approvate dal Parlamento europeo due  risoluzioni di condanna e sanzioni alla Russia, di supporto a Kiev, con creazione di tribunali speciali, la dismissione definitiva dei gasdotti North Stream, etc.

Dietro le pressioni e le richieste di ritiro completo della Russia dal territorio ucraino e di risarcimento dell’Ucraina emergono i famelici interessi dei monopoli bellici e la lotta per la spartizione dell’Ucraina.     Il mondo capitalista-imperialista è in subbuglio e scosso da acute contraddizioni.

Procede lo sgretolamento del sistema di regole e alleanze stabilito nel secondo dopoguerra.

Le vecchie istituzioni internazionali, come l’ONU, sono in crisi di capacità e credibilità. Il mondo multipolare è un’illusione. Prevale il “diritto della forza imperialista”.

Allo stesso tempo, si vanno creando condizioni migliori per lo sviluppo di processi rivoluzionari.

Il fronte antimperialista e antifascista ha oggi condizioni migliori per svilupparsi.

Esso è una priorità della lotta, che va diretta principalmente contro l’imperialismo più aggressivo e guerrafondaio, quello USA, senza appoggiarsi o affidarsi ad altre potenze imperialiste come Cina e Russia, poiché è il sistema imperialista in quanto tale a generare la guerra.

Compito del proletariato e dei popoli è unirsi per abbattere questo barbaro sistema ed edificare un nuovo e superiore ordine sociale, il socialismo scientifico.

Da Scintilla n.160, maggio-giugno 2026

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