Via il governo della miseria e del riarmo!

Con la batosta del referendum il governo Meloni si è indebolito.

La sua maggioranza è logorata e scossa da tensioni interne, soffre il cattivo andamento dei dati economici e cala nei sondaggi.

Meloni ha fatto volare degli stracci per puntellare l’esecutivo e tirare a campare. Non potendo vantare fatti positivi tangibili, ha cambiato retorica e va avanti con la  propaganda elettorale e identitaria per recuperare consensi.

Ha reclamizzato un “piano casa” per dare miliardi a palazzinari e padroni, diffondendo l’ideologia proprietaria nel ceto medio.

Con il decreto 1° Maggio ha messo altri soldi in tasca ai padroni, non certo ai lavoratori che non ce la fanno ad arrivare alla terza settimana.

Il taglio temporaneo delle accise non ha risolto alcun problema inflattivo.

È stato varato il quarto decreto sicurezza per criminalizzare chi lotta e protesta. Intanto prosegue la repressione delle proteste operaie e sociali. Si velocizzano gli sfratti e si continuano a sgomberare i centri sociali.

La premier si è presentata come vittima delle immagini “deepfake” e ha usato la Festa della mamma per irretire “sentimentalmente” gli elettori, dopo che per quattro anni ha portato avanti politiche contro i diritti delle donne lavoratrici e dei settori popolari.

Intanto il suo governo prepara una finanziaria lacrime e sangue per sostenere le spese militari (che arriveranno a 35 miliardi nel 2026) a scapito delle spese sociali. Mira ad alleggerire il carico fiscale a padroni e ceto medio, ma con il deficit a 3,1% non potrà realizzare ampie manovre pre-elettorali.

Per rimanere al potere Meloni punta al varo di una legge-truffa elettorale che riprende i meccanismi della legge Acerbo del 1923, che favorì il fascismo mussoliniano.

Si vuole assegnare un “premio di governabilità” alla coalizione che supera il 40% dei consensi, per accelerare la svolta autoritaria e marginalizzare le opposizioni parlamentari.

Con tale proposito politico, l’estrema destra vuole forzare un voto di fiducia a settembre, per poi andare alle elezioni cavalcando sciovinismo e razzismo con l’aiuto di numerosi influencer manipolatori sulle reti sociali.

Occorre denunciare e combattere apertamente questo disegno reazionario e antidemocratico, condannando chi non lo rigetta per meschino opportunismo elettorale.

In politica estera, l’ambizione meloniana di accreditarsi come tramite fra USA e UE è miseramente naufragata. Meloni cerca di prendere le distanze da Trump, odiato dalle masse, ma non modifica la sua linea militarista pro USA, pro NATO, pro Netanyahu e pro Zelensky.

Continua a dare le basi agli USA e le armi a Israele e all’Ucraina,  si rifiuta di rivedere gli impegni di aumento al 5% delle spese militari, invia i cacciamine a Gibuti rilancia sui respingimenti dei migranti e apre all’utilizzo dell’energia nucleare nel campo militare.

Di fatto il governo, pur fra contraddizioni interne, continua a seguire la stessa politica interna e estera, antipopolare reazionaria e guerrafondaia. Esso serve pienamente gli interessi del grande capitale, mentre fa pagare la recessione economica, aggravata dalla guerra imperialista, alla classe operaia e alle masse popolari.

Gli sviluppi della lotta di classe saranno scanditi da un quadro socio-economico che si complica. Saltano migliaia di posti di lavoro e dilagano cassa integrazione e povertà.

La benzina è oltre 2 euro al litro, le bollette salgono senza soste, i rincari arrivano al 30% su alcune merci. Non ci sono aiuti statali e si preparano nuove stangate.

Con la manovra di bilancio che annuncia altri tagli a spese sociali, pensioni, etc., è prevedibile una lotta più acuta fra lavoratori sfruttati e oppressi da un lato, capitalisti e governo dall’altro.

Il malcontento è in crescita nel proletariato e fra ampi settori di ceti intermedi.

Va trasformato in mobilitazione e in organizzazione operaia e popolare.

Non abbiamo un periodo di pace sociale davanti a noi, ma di duri conflitti di classe determinati dall’offensiva borghese.

Dobbiamo continuare e intensificare la propaganda e l’agitazione per spingere alla lotta le masse, insistendo sulla questione operaia e sociale, lanciando chiare rivendicazioni parziali per il lavoro, per gli aumenti salariali contro la pauperizzazione dei lavoratori, per una forte tassazione dei ricchi e dei padroni, contro la guerra, l’economia di guerra e i suoi profittatori come Leonardo, Eni, etc., in difesa della pace, contro il genocidio compiuto da Israele e i suoi complici italiani, contro le aggressioni imperialiste e sioniste, per uscire dalla NATO e dalla UE, per la solidarietà fra i proletari e con i popoli.

Militarismo, autoritarismo, austerità, repressione e fascistizzazione dello Stato borghese vanno a braccetto. È indispensabile combattere apertamente queste politiche, inserendo la lotta contro di esse  nella più generale lotta per la rottura rivoluzionaria con il sistema capitalista-imperialista, al fine di sviluppare la coscienza di classe dei proletari.

Contro ogni attesismo, va denunciata e smascherata la fittizia opposizione parlamentare borghese, che tiene immobilizzate le masse in nome dello “spirito nazionale”, fungendo da sicuro puntello al governo in carica.

Continuiamo a chiamare alla lotta nelle fabbriche e nelle piazze per cacciare sùbito il governo Meloni, denunciando i capi sindacali collaborazionisti e divisionisti, per realizzare l’unità di azione della classe operaia e sulla sua base un vero fronte popolare antifascista e antimperialista.

La chiave di volta per avanzare sta nell’unità dei comunisti e degli operai avanzati sotto le bandiere del marxismo-leninismo, per rispondere alla storica necessità di ridare alla classe il suo partito indipendente e rivoluzionario.

Da “Scintilla” n. 160, maggio-giugno 2026

 

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