Cuba fra minacce, bloqueo e aperture al mercato
Con la firma di Trump all’Ordine Esecutivo 14404, il governo degli Stati Uniti, da inizio maggio, ha imposto nuove sanzioni contro l’Avana.
Le sanzioni hanno come bersaglio in particolare il conglomerato GAESA (che gestisce attività nei settori del turismo, dei servizi finanziari, delle infrastrutture e del commercio).
Ci sono anche sanzioni secondarie, le quali estendono la portata delle misure sanzionatorie anche alle aziende, alle banche e ai soggetti stranieri che intrattengono rapporti economici con determinati settori dell’economia dell’isola.
I provvedimenti non si limitano quindi più solamente a entità cubane, ma colpiscono anche privati esteri, di fatto asfissiando ogni ambito dell’economia cubana.
Come se non fosse abbastanza, Washington ha imposto sanzioni personali contro il presidente cubano Miguel Díaz-Canel, contro membri della famiglia Castro e contro diverse entità governative.
Gli Stati Uniti non sono soli a strangolare l’isola. Il 18 giugno il Parlamento Europeo ha promosso una mozione che spinge a favore dell’attuazione di riforme economiche per aprire Cuba ai mercati, al cambio di governo, minaccia il ritiro dal PDCA (cioè l’accordo di dialogo politico tra UE e Cuba) e addossa le responsabilità dell’embargo unicamente al governo cubano.
Le politiche fasciste degli yankee sono mirate particolarmente a Cuba perché è il paese che da più tempo si batte contro il diktat americano e mettere in ginocchio l’isola caraibica è un monito per tutti i rivoluzionari che non vogliono chinare la testa.
A fronte della grave situazione economica, il Partito Comunista di Cuba (PCC) ha deciso un piano di 176 riforme di tipo liberista che portano ad una maggiore apertura al mercato capitalistico e agli investimenti privati, nazionali e esteri. L’esperienza insegna che vi saranno pesanti conseguenze sui lavoratori.
Abbiamo sempre difeso Cuba dalle minacce imperialiste, senza cadere nell’equivoco del “socialismo” cubano.
I marxisti-leninisti ben sanno che vi sono situazioni in cui è necessario compiere dolorose concessioni e passi indietro temporanei, per poi farne altri avanti, come fu nel caso della pace di Brest-Litovsk e della NEP di Lenin (che mai parlò di “vittorie” al riguardo).
Ma a ciò deve sempre corrispondere un rafforzamento della dittatura del proletariato, che a Cuba purtroppo non c’è, una chiarezza ideologica e politica che non abbiamo ascoltato nel pragmatismo senza principi dei dirigenti del PCC, una riorganizzazione della classe operaia e delle masse lavoratrici, come soggetti coscienti e combattivi, capaci di proseguire il processo rivoluzionario in ogni fase.
Malgrado ciò non smetteremo per un attimo di sostenere il popolo cubano, impegnato in una lotta eroica contro il brigante imperialista più aggressivo e guerrafondaio, contro il bloqueo criminale.
Lo ringrazieremo sempre per l’esempio e l’aiuto che ha offerto al nostro popolo, mentre denunciamo la vergognosa astensione italiana all’ONU nel voto sul dibattito per porre fine al bloqueo.
Siamo nel mezzo di una offensiva reazionaria scatenata dal capitale finanziario. Possiamo fermare questo processo solo con la lotta e l’organizzazione di massa, compiendo sforzi per concretizzare e rafforzare i legami di unità e solidarietà di tutte le forze coerentemente antimperialiste.
Da Scintilla n. 161, luglio 2026
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