Gli accordi non fermano le aggressioni USA-Israele

Dopo più di tre mesi di continui attacchi USA e Israele all’Iran e di blocco dello stretto di Hormuz, il 17 giugno è stato firmato un “Memorandum of understanding” che fissa dei punti per una successiva negoziazione.

Il Memorandum è diviso in 14 punti e istituisce un cessate il fuoco di 60 giorni estendibili.

I punti più importanti sono: la cessazione immediata delle ostilità su tutti i fronti, compreso il Libano; il rispetto della sovranità reciproca; l’avvio di un negoziato di intesa finale entro 60 giorni; il ritiro graduale delle truppe militari statunitensi dopo l’accordo finale; la rimozione del blocco navale e l’impegno iraniano a garantire il transito commerciale nello Stretto di Hormuz; un piano di ricostruzione e sviluppo economico dell’Iran con uno stanziamento di almeno 300 miliardi di dollari.

Gli USA si impegnano a sbloccare i fondi congelati dell’Iran e a porre fine a tutte le tipologie di sanzioni «comprese le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, le risoluzioni del Consiglio dei Governatori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, primarie e secondarie».

Inoltre gli USA rilasceranno deroghe al commercio di petrolio e greggio iraniano.

Riguardo la questione nucleare, l’Iran si impegna a  non sviluppare armi di questo tipo, con limiti al programma atomico.

Nel memorandum li Stati Uniti e l’Iran hanno concordato di risolvere la questione dello smaltimento del materiale arricchito presente nell’arsenale iraniano secondo un meccanismo che sarà concordato nei negoziati a venire.

Il memorandum rappresenta una sconfitta politica degli USA, ma non prevede alcun impegno vincolante riguardo nuove aggressioni all’Iran.

Infatti gli USA violano l’accordo e continuano a bombardare l’Iran a più ondate, per aumentare la pressione sui negoziati e impedire che l’Iran utilizzi lo Stretto di Hormuz, su cui rivendica la piena sovranità,  come leva politica.

Per risposta le Guardie Rivoluzionarie di Teheran hanno  colpito obiettivi militari statunitensi in Kuwait e Bahrein, avvertendo che se ci saranno ulteriori aggressioni questo comporterà una risposta ben più dura.

Sullo sfondo rimane aperta nella regione la sfida fra le due maggiori potenze imperialiste: gli USA e la Cina.

In questo complesso scenario si sviluppano le ambizioni imperialiste italiane e di altri paesi europei che si preparano a inviare navi militari per una missione di “bonifica”.  Un atto considerato ostile da Teheran.

Nel mentre USA, Israele e il governo di Beirut hanno siglato un accordo che ha il fine di «disarmare Hezbollah».

L’accordo istituisce un Gruppo di coordinamento militare trilaterale per il Libano, facilitato dagli USA, che avrà il compito di mettere in pratica l’intesa.

È evidente che i sionisti non si ritirano, ma permangono in una logica di guerra e occupazione. Attacchi e distruzioni nel sud del Libano, a Gaza, in Cisgiordania, sono quotidiani.

L’obiettivo dello stato terroristico sionista è sradicare tutte le organizzazioni della resistenza palestinese e libanese, perpetuando il genocidio, per ampliare l’area di controllo e di colonizzazione.

I cittadini libanesi hanno protestato contro questo accordo bloccando l’accesso di alcune strade e incendiato pneumatici nella capitale, mentre in diverse città sono stati organizzati sit-in. La richiesta della popolazione rimane l’annullamento dell’accordo e che sia troncato qualsiasi rapporto  diplomatico con Israele.

Ogni sorta di cessate il fuoco e ogni accordo, significano per Trump e Netanyahu la ricostruzione delle capacità offensive e la preparazione di prossimi attacchi.

Ma la resistenza dei popoli non cessa di svilupparsi.

Dall’Iran alla Palestina, da Cuba al Venezuela, dall’Argentina alla Bolivia, dall’Ecuador alle Filippine, le masse sfruttate e oppresse si mobilitano e si oppongono ai piani imperialisti e alla ricolonizzazione.

Questa resistenza popolare è parte integrante del fronte di lotta internazionale contro l’imperialismo. Va perciò appoggiata senza esitazione dal proletariato dei paesi capitalisti e imperialisti.

Da Scintilla n. 161, luglio 2026

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