Albania: protesta politica di massa
L’Albania è il teatro di una delle più grandi proteste di massa degli ultimi decenni. La popolazione è scesa in piazza nella capitale Tirana e nella regione di Zvërnec, nella provincia di Valona, protestando da settimane al grido di “L’Albania non è in vendita”.
La ragione delle proteste è il trasferimento di aree costiere strategicamente importanti e protette a investimenti stranieri, nell’ambito di un progetto turistico di lusso da 4 miliardi di dollari legato a Ivanka Trump, figlia del presidente americano Donald Trump, e al genero Jared Kushner.
La rabbia nelle piazze non si limita a questo progetto. I manifestanti, che chiedono le dimissioni del governo del primo ministro Edi Rama, si battono contro la spirale di corruzione che sta travolgendo il Paese, la mancanza di trasparenza negli appalti e l’aggravarsi della povertà.
Il fattore scatenante della mobilitazione è che il governo serve gli interessi dell’imperialismo americano, non quelli delle masse popolari. Un altro fattore chiave è l’aggravarsi della povertà.
Il 40% dei lavoratori albanesi vive al di sotto della soglia di povertà. Il salario minimo medio si aggira intorno ai 300 euro, ma i prezzi dei beni di prima necessità sono esattamente gli stessi dei Paesi europei. Gli affitti si aggirano in media tra i 100 e i 120 euro. L’inflazione mensile è del 3,2% ed è in costante aumento. I sussidi di disoccupazione ammontano a soli 90 euro. L’Albania continua ad essere soggetta ad un’emigrazione di massa pesantissima.
Nonostante l’intervento della polizia, gli albanesi scesi nelle strade, mantenendo la loro determinazione nelle proteste che durano ormai da oltre un mese, gridano a gran voce che non permetteranno mai che il patrimonio naturale e storico del Paese venga ceduto al capitale imperialista.
Va ricordato che l’isola di Sazan, oltre ad essere un ecosistema vulnerabile, è un punto strategico militare a 100 chilometri dall’Italia, che permette di controllare il Canale di Otranto e l’accesso marittimo tra Adriatico e Mediterraneo. Per questo paesi come l’Italia fascista e poi l’URSS revisionista hanno provato a controllare questa isola. Adesso da lì passa anche il Trans Adriatic Pipeline, ultima tratta del gasdotto che porta il gas del Mar Caspio.
Nell’estate 2023, un anno prima che l’Albania cambiasse la legge sulle aree protette, Kushner ha visitato l’isola con Grenell, ex direttore ad interim dell’intelligence USA, e figura centrale della amministrazione Trump per l’area balcanica.
In quella occasione Atlantic Incubation Partner ha presentato una proposta per “sviluppare grandi interventi turistici a Zvernec e Sazan”.
Kushner tuttavia non ha deciso di investire autonomamente ma attraverso Affinity partner, fondo con maggioranza di investitori non statunitense. I principali investitori appartengono ad Arabia Saudita e Qatar.
I flussi di denaro e gli investitori dietro l’operazione rimangono comunque oscuri e poco trasparenti.
Nel settembre 2025 è stata costituita una società pubblica “Albanian State Development and Real Estate” per lo sviluppo del progetto e sono stati trasferiti allo Stato i costi militari per la bonifica dell’isola.
Questi fatti hanno innescato la giusta protesta popolare.
I manifestanti vogliono che anche il leader della opposizione, Sali Berisha, se ne vada. Ritengono che tutte le fazioni politiche esistenti sono responsabili dell’attuale situazione del Paese delle aquile.
Le rivendicazioni verso cui va orientandosi la protesta sono: un cambiamento radicale del sistema elettorale; l’abrogazione della legge sugli investimenti strategici, che regola gli investimenti stranieri in Albania e apre la strada allo sfruttamento del Paese; la formazione di un governo tecnico indipendente per un anno, con il compito di guidare l’Albania verso elezioni trasparenti.
Alcune ONG con legami internazionali stanno cercando di esercitare la propria influenza sostenendo le proteste. La cosiddetta «società civile», che è costituita da organizzazioni politiche borghesi, movimenti «di opposizione» creati, diretti e finanziati dai partiti politici borghesi e dalle grandi potenze imperialiste, punta a confondere e manipolare le masse popolari.
Tra queste forze spicca «Mjaft!» che è stata creata, diretta e finanziata dalla donazione «Soros» e da altri gruppi di potenze imperialiste. Tali ONG non sono le organizzatrici assolute, né le uniche responsabili delle azioni, ma mirano ad egemonizzare e orientare le masse secondo i propri interessi. Mentre cercano di dirigere le proteste, esse continuano a sostenere l’attuale governo.
Alle manifestazioni si vedono anche bandiere dell’Unione Europea (UE). D’altronde il conflitto tra Stati Uniti e Unione Europea sul mercato globale e per la divisione delle sfere d’influenza è evidente anche in Albania.
L’imperialismo dell’UE cerca di plasmare questo movimento popolare secondo i propri interessi ed esercitare influenza con l’argomentazione che “il Paese deve raggiungere gli standard dell’UE”. L’Unione Europea ha dichiarato pubblicamente di essere favorevole al rispetto dei propri standard ambientali e di sostenere la protesta. Da quale punto di vista? Da quello di chi considera l’Albania parte del proprio «cortile di casa».
Questa posizione dell’Unione Europea è espressione delle contraddizioni antagonistiche tra essa e l’imperialismo USA riguardo la divisione dei mercati di sbocco e il controllo delle risorse di materie prime, per l’esportazione di capitali, per la spartizione economica e territoriale del mondo. Queste potenze si scontrano tra loro per l’egemonia e il dominio globale.
Gli interessi dell’imperialismo statunitense e di quello europeo non sono fondamentalmente diversi.
Entrambi vogliono controllare i mezzi di produzione, le politiche economiche, il petrolio e le altre risorse del sottosuolo albanese. Sono determinati ad assumere il controllo totale della gestione economica dell’Albania che al giorno d’oggi è un paese capitalista dipendente, governato e sfruttato congiuntamente dall’imperialismo dell’UE e degli USA.
Sosteniamo la lotta del popolo albanese contro l’imperialismo, la militarizzazione e la devastazione ambientale.
No alla svendita dell’Albania!
Siamo certi che dalle lotte di oggi, in cui intervengono i comunisti albanesi, rinascerà il movimento rivoluzionario per il socialismo!
Da Scintilla n. 161, luglio 2026
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