Stalin sul socialismo “cinesizzato”

Settantasette anni fa, l’11 luglio del 1949, si svolse a Mosca un incontro fra  il Politburo del Partito sovietico e una delegazione del Partito Comunista Cinese (PCC) guidata da Liu Shaoqi.

Durante l’incontro Stalin, dopo aver respinto alcuni atteggiamenti errati del PCC riguardo le relazioni con il Partito Comunista di tutta l’Unione (bolscevico), criticò  il concetto maoista di “socialismo cinesizzato” (divenuto con Deng “socialismo con caratteristiche cinesi”).

Riproduciamo di seguito l’intervento di Stalin al riguardo, illuminante per comprendere gli sviluppi successivi avvenuti in Cina e la realtà odierna.

 

«Tu parli di socialismo “cinesizzato”. In realtà non esiste nulla del genere. Non esiste un socialismo russo, inglese, francese, tedesco o italiano, così come non esiste un socialismo cinese. Esiste un solo socialismo marxista-leninista. Un’altra cosa è che, nella costruzione del socialismo, è necessario tenere conto delle caratteristiche specifiche di un determinato paese. Il socialismo è una scienza che, come ogni scienza, ha necessariamente determinate leggi generali; basta ignorarle e la costruzione del socialismo è destinata al fallimento.

Quali sono queste leggi generali della costruzione del socialismo?

  1. Innanzitutto è la dittatura del proletariato, lo Stato degli operai e dei contadini, una forma particolare di unione di queste classi sotto la guida obbligatoria della classe più rivoluzionaria della storia, la classe operaia. Solo questa classe è in grado di costruire il socialismo e di reprimere la resistenza degli sfruttatori e della piccola borghesia.
  2. La proprietà socializzata dei principali strumenti e mezzi di produzione. L’espropriazione di tutte le grandi fabbriche e la loro gestione da parte dello Stato.
  3. Nazionalizzazione di tutte le banche capitalistiche, la loro fusione in un’unica banca statale e il controllo più rigoroso sulla sua attività da parte dello Stato.
  4. Gestione scientifica e pianificata dell’economia nazionale da un unico centro. Applicazione obbligatoria del seguente principio nella costruzione del socialismo: da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo il suo lavoro; distribuzione dei beni materiali in base alla quantità e alla qualità del lavoro di ciascuno.
  5. Dominio obbligatorio dell’ideologia marxista-leninista.
  6. Creazione di forze armate che permettano la difesa delle conquiste della rivoluzione, tenendo sempre presente che qualsiasi rivoluzione ha valore solo se è in grado di difendersi.
  7. Repressione armata spietata dei controrivoluzionari e degli agenti stranieri.

Queste, in breve, sono le leggi fondamentali del socialismo come scienza, e richiedono che ci rapportiamo ad esse in quanto tali. Se lo capite, tutto andrà per il meglio per quanto riguarda la costruzione del socialismo in Cina.

Se non lo farete, arrecherete un grave danno al movimento comunista internazionale.

Per quanto ne so, nel Partito Comunista Cinese lo strato proletario è esiguo e i sentimenti nazionalisti sono molto forti; se non adotterete politiche di classe genuinamente marxiste-leniniste e non condurrete la lotta contro il nazionalismo borghese, i nazionalisti vi soffocheranno.

Allora non solo la costruzione socialista verrà interrotta, ma la Cina potrebbe diventare un pericoloso giocattolo nelle mani degli imperialisti americani.

Nella costruzione del socialismo in Cina vi raccomando vivamente di avvalervi appieno dello splendido lavoro di Lenin “I compiti immediati del potere sovietico”. Ciò garantirebbe il successo.»

 

Stalin, Opere, vol. 18, Centro informativo ed editoriale “Soyuz”, Tver, 2006, pp. 532-533.

Tradotto da “Revolutionary Democracy”, Vol. XVI, n. 1, Aprile 2010.

Da Scintilla n. 161, luglio 2026

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