Repubblica Dominicana: Il lavoro rivoluzionario con i giovani nel mondo di oggi

Oscarina Martínez

Partito Comunista del Lavoro (PCT) – Repubblica Dominicana

 

I giovani di tutto il mondo stanno vivendo uno dei periodi più difficili e, al tempo stesso, decisivi della storia. Vengono menzionati quando fa comodo, usati come forza consumistica, manipolati con la vuota retorica delle “opportunità” e dell'”imprenditorialità”, ma molto raramente le loro verità più profonde vengono ascoltate. Non esiste un solo tipo di gioventù. Esistono molti giovani, diversi, diseguali, feriti e ribelli.

Ci sono i giovani lavoratori, che sopportano il peso della precarietà; gli studenti, indebitati per studiare, cosa che dovrebbe essere un loro diritto; le contadine, sradicate dalle loro terre; gli afrodiscendenti, martoriati dal razzismo strutturale; i migranti, perseguitati per il solo fatto di cercare di sopravvivere; quelli provenienti dai quartieri popolari, circondati da violenza e disoccupazione; la comunità LGBTIQ+, che continua a subire discriminazioni in società segnate dal conservatorismo.

Sono tutti diversi, ma tutti accomunati dalla stessa radice: l’oppressione del sistema capitalistico e dell’imperialismo. Ai giovani viene venduta una menzogna mascherata da libertà. Viene detto loro che tutto è alla loro portata, che tutto ciò che devono fare è “credere in sé stessi”. Ma dietro questa retorica si cela una realtà crudele: disoccupazione, privatizzazione dell’istruzione e costo della vita insostenibile, collasso ambientale e violenza di Stato. Sono costretti a emigrare e poi condannati per averlo fatto. Viene loro parlato di meritocrazia, ma gli viene negata la reale possibilità di competere. L’imprenditorialità viene imposta loro come soluzione individuale, quando ciò di cui hanno bisogno è giustizia collettiva.

Il capitalismo non solo sfrutta il lavoro dei giovani; tenta di colonizzare le loro menti, le loro

emozioni e i loro sogni. I social media sono diventati un campo di battaglia dove vengono promossi l’indifferenza politica, la competizione senza limiti e il culto del successo vuoto. Ma parallelamente a questa confusione, sta germogliando anche qualcosa di diverso: una nuova consapevolezza, quella di coloro che scoprono che il loro presunto “fallimento personale” non è colpa loro, ma la conseguenza logica di un sistema che concentra la ricchezza e distribuisce la miseria.

In America Latina e nei Caraibi, la gioventù porta il peso di una storia segnata dacolonizzazione, dipendenza e interferenze straniere. Siamo popoli ricchi di cultura, di risorse di ogni genere, di creatività, di forza, ma impoveriti dalle strutture che ci dominano. Eppure, quando il popolo ha detto “basta”, i giovani sono sempre stati in prima linea. In Cile, Colombia, Haiti, Porto Rico, Repubblica Dominicana, in Europa, Africa e oltre… i giovani hanno dimostrato che quando si ribellano, i potenti tremano.

 

Lavoro rivoluzionario: accompagnare, formare e organizzare

Lavorare con i giovani non significa “reclutarli”, né parlare loro da un pulpito. Significa camminare al loro fianco. Significa comprendere il loro dolore, le loro paure, la loro rabbia, ma anche la loro speranza. Significa trasformare l’indignazione in consapevolezza e la consapevolezza in organizzazione. Il lavoro rivoluzionario deve iniziare con il rispetto per la loro realtà e con l’impegno ad accompagnarli nel loro processo di risveglio politico.

Le organizzazioni marxiste-leniniste hanno una responsabilità che non è possibile trascurare: costruire una politica giovanile dinamica, formativa e trasformativa. Non possiamo presentare il marxismo come un dogma, ma come uno strumento per comprendere il mondo e trasformarlo. Ogni scuola, ogni quartiere, ogni fabbrica, ogni spazio digitale o ricreativo può essere una cellula di coscienza, se c’è volontà politica e chiarezza ideologica.

Il terreno digitale non può essere ignorato. Anche lì c’è disputa per il potere. Le multinazionali plasmano i pensieri, dirigono i desideri e censurano le ribellioni. Ma quello stesso spazio può diventare una trincea se lo riempiamo di contenuti, di creatività, di parola rivoluzionaria. Non si tratta di seguire la logica del mercato, ma di romperla dall’interno, con il pensiero critico e l’azione organizzata.

Nella Repubblica Dominicana, la storia lo dimostra: nessun processo rivoluzionario è stato possibile senza il contributo dei giovani. Durante la resistenza contro la dittatura di Trujillo, nella rivolta popolare dell’aprile 1965, nelle lotte universitarie, nelle proteste di piazza contro la corruzione, sono sempre stati i giovani a far sentire per primi la propria voce.

Oggi, le nuove generazioni si trovano ad affrontare gli stessi nemici con volti diversi: salari da fame, repressione, discriminazione, esclusione digitale, espropriazione culturale. Ma in mezzo a tutto questo, fiorisce anche una nuova generazione: irriverente, critica, consapevole che non si tratta di “integrarsi” nel sistema, ma di trasformarlo dalle fondamenta.

Oggi, quello stesso nemico inocula il suo veleno ideologico, soprattutto in quei settori della gioventù che riesce a manipolare attraverso processi di alienazione sistemica. Ecco perché la lotta, delle masse giovanili, tra l’ideale di rivoluzione e socialismo da una parte e la borghesia e ogni sorta di opzione reazionaria e neofascista dall’altra, costituisce oggi una vera sfida per i militanti rivoluzionari e per il partito comunista.

 

La rivoluzione si farà con i giovani, oppure non ci sarà

I giovani non sono il futuro: sono il presente che respira, che lotta, che resiste.

Noi, partiti marxisti-leninisti, dobbiamo accompagnare con risolutezza e coraggio le grandi masse della gioventù lavoratrice e popolare nel processo di accumulo di forze rivoluzionarie e di costruzione del potere popolare dal basso. Solo quando i giovani si riconosceranno come classe operaia, come popolo, come soggetto politico, la rivoluzione cesserà di essere un sogno e diventerà realtà.

Non ci sarà liberazione nazionale e sociale senza i giovani.

E non ci sarà una gioventù veramente libera finché il capitalismo continuerà a dettare le regole del mondo.

La sfida del nostro tempo è immensa, ma chiara: trasformare le diverse espressioni dell’essere giovani in una forza collettiva, consapevole e organizzata. Costruire il socialismo non come un’utopia lontana, ma come una necessità urgente, umana e possibile.

Perché la rivoluzione non è un ricordo del passato. È un compito vivo del presente. E i giovani del mondo, in ogni atto di ribellione, con la loro critica e messa in discussione dell’oppressione e del dominio capitalista, stanno già iniziando a scriverla. Affinché l’enorme potenziale ribelle che risiede nei giovani lavoratori, negli studenti e nella gioventù popolare sia efficacemente incanalato verso la causa della liberazione nazionale e della rivoluzione sociale in nome del socialismo, è fondamentale il lavoro politico e ideologico del partito comunista. Questo lavoro avanza o arretra secondo l’andamento della propaganda rivoluzionaria tra i giovani, una vera sfida in questi tempi in cui è urgente adottare codici di comunicazione adeguati, capaci di connettere l’ideale del socialismo, la lotta per la trasformazione sociale, con la visione e le aspettative di cambiamento che i giovani hanno sempre nutrito, nel corso della storia.

Questa è la nostra sfida come partiti e organizzazioni marxiste-leniniste: migliorare e rafforzare ulteriormente il lavoro che svolgiamo con i giovani nei nostri rispettivi paesi. Creatività, perseveranza e audacia sono necessarie per conquistare le menti e i cuori delle ampie masse di giovani, per promuovere le loro lotte e rivendicazioni e per offrire loro una prospettiva verso la trasformazione rivoluzionaria della società capitalista, verso la liberazione nazionale e il socialismo, l’unico vero cambiamento.

Aprile 2026

Da “Unità e Lotta” n. 52, Organo della Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti  – CIPOML

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