Messico: Fascismo e fascistizzazione
Partito Comunista del Messico (marxista-leninista)
Cos’è il fascismo?
La vittoria della rivoluzione socialista dell’Ottobre del 1917 segnò un punto di svolta storico; per la prima volta, il proletariato prese il potere, minacciando le fondamenta del sistema capitalistico mondiale. Da quel momento in poi, il capitalismo entrò nella sua epoca di crisi generale.
Cioè, oltre alla sfera economica, espressa nelle ricorrenti crisi cicliche di sovrapproduzione, disoccupazione di massa e distruzione delle forze produttive, la crisi acquisì un carattere politico e ideologico.
L’ascesa del movimento rivoluzionario e il rafforzamento dei partiti comunisti mise la borghesia in una situazione senza precedenti.
In queste condizioni, la democrazia borghese iniziò a mostrare i suoi limiti in quanto strumento per garantire la riproduzione di capitale.
È in questo contesto che emerge il fascismo. Il fascismo è la risposta della borghesia, del suo settore più reazionario legato al capitale finanziario, di fronte all’acutizzazione delle contraddizioni del sistema capitalista-imperialista e del pericolo di fondo della rivoluzione proletaria.
Come Dimitrov lo definì nel suo rapporto al VII Congresso dell’Internazionale Comunista nel 1935, “Il fascismo è la dittatura terroristica aperta degli elementi più reazionari, sciovinisti e imperialisti del capitale finanziario”. (1)
Il contributo di Dimitrov non consisteva nella definizione stessa, ma nella trasformazione strategica e tattica costruita su di essa: la politica del Fronte popolare/Fronte unico proletario che divenne la nuova linea dell’Internazionale Comunista dal 1935 in poi.
Dimitrov ha inoltre aggiunto una caratterizzazione complementare:
“Il fascismo è il potere del capitale finanziario stesso. È l’organizzazione della vendetta terroristica contro la classe operaia e la sezione rivoluzionaria dei contadini e dell’intellighenzia.
In politica estera, il fascismo è sciovinismo nella sua forma più rozza, fomentando un odio bestiale verso altre nazioni.”(2)
Questa definizione colloca il fascismo come una forma specifica di dominio politico in condizioni di profonda crisi.
Il fascismo rappresenta la presa del potere statale da parte dell’oligarchia finanziaria, che abbandona i meccanismi parlamentari tradizionali e ricorre al terrore aperto per distruggere le organizzazioni della classe operaia, eliminare le libertà democratiche e garantire la continuità del sistema di sfruttamento capitalista.
Il fascismo e lo Stato capitalista
In tempi di prosperità, la borghesia può mantenere il suo dominio attraverso meccanismi democratici; non ha bisogno di ricorrere a forme apertamente terroristiche.
Ma quando le contraddizioni si acuiscono, quando l’ascesa del movimento rivoluzionario minaccia l’ordine esistente, la borghesia ricorre al fascismo come strumento per preservare il suo dominio. In questo senso, il fascismo rappresenta la forma più aperta, più concentrata e più violenta della dittatura della borghesia.
“Lo stato nasce come prodotto del carattere inconciliabile delle contraddizioni di classe e costituisce l’organo attraverso il quale una classe esercita il proprio dominio su un’altra”.(3)
La democrazia borghese è una forma di dittatura della borghesia, poiché in sostanza preserva i rapporti di produzione capitalisti e garantisce il dominio del capitale sul lavoro.
Il fascismo, d’altra parte, è l’altra forma specifica a cui ricorre lo stato borghese, caratterizzata dall’abbandono delle forme democratiche e dall’istituzione di una dittatura terroristica aperta al servizio del capitale finanziario.
Da parte sua, la dittatura del proletariato rappresenta il potere politico della classe operaia volto all’abolizione dei rapporti di sfruttamento e la costruzione di una nuova società senza classi, attraverso la democrazia proletaria, come l’intervento efficace, consapevole e reale della classe operaia e le ampie masse popolari nella vita economica, politica e sociale.
Le origini del fascismo
Comprendere il carattere di classe dello stato ci permette di confutare interpretazioni liberali che presentano fascismo e socialismo come fenomeni uguali nella categoria astratta di “totalitarismo”. Particolarmente influente a questo proposito è stato “Le origini del totalitarismo” (1951) di Hannah Arendt, che sostiene che fascismo e comunismo sovietico sono essenzialmente simili forme di governo.
Tuttavia, questa interpretazione ignora le basi materiali e il carattere di classe di entrambi i sistemi. L’equivalenza tra i due elimina la distinzione fondamentale tra uno stato destinato a preservare lo sfruttamento e uno stato finalizzato alla sua abolizione, sostituendo l’analisi scientifica delle relazioni sociali con un confronto formale basato esclusivamente sulla forma esterna di potere politico.
Lo sviluppo storico del fascismo in Italia e Germania conferma pienamente il suo carattere di strumento di dominio da parte del capitale finanziario in condizioni di profonda crisi del capitalismo.
In Italia, la fine della prima guerra mondiale aprì un periodo di profonda crisi economica, instabilità politica e l’ascesa del movimento operaio, noto come il “Biennio Rosso” (1919-1920), durante il quale ci furono scioperi di massa, occupazioni di fabbrica e una crescente radicalizzazione del proletariato.
Di fronte alla reale minaccia della rivoluzione socialista, ampi settori della borghesia italiana iniziarono a sostenere e finanziare le organizzazioni fasciste guidate da Benito Mussolini.
Queste organizzazioni paramilitari svilupparono una sistematica campagna di terrore contro sindacati, partiti operai e organizzazioni contadine, distruggendo fisicamente le strutture del movimento operaio.
Allo stesso tempo, il fascismo riuscì a mobilitare settori della piccola borghesia, in particolare commercianti impoveriti, professionisti, piccoli proprietari terrieri ed ex soldati, che erano stati profondamente colpiti dalla crisi e temevano la loro proletarizzazione.
Attraverso un’ideologia basata sul nazionalismo estremo, sull’anticomunismo e sulla promessa di ripristinare l’ordine sociale, il fascismo ha incanalato il malcontento di questi strati sociali nella difesa del capitalismo.
L’ascesa al potere di Mussolini nel 1922, con il sostegno del re Vittorio Emanuele III e il sostegno dei settori dominanti del capitale italiano, segnò l’inizio della trasformazione dello Stato in una dittatura fascista aperta, finalizzata alla distruzione del movimento operaio e il consolidamento del dominio del capitale monopolistico.
Un processo simile ha avuto luogo in Germania, anche se in condizioni ancora più acute di crisi economica e sociale. La sua sconfitta nella prima guerra mondiale, le imposizioni del Trattato di Versailles e il crollo economico causato dalla crisi mondiale del 1929 causarono la rovina di ampi settori della piccola borghesia e una profonda destabilizzazione del sistema politico.
In questo contesto, il Partito Nazionalsocialista riuscì a costruire una base di massa significativa tra i settori in rovina della piccola borghesia e dell’esercito di riserva industriale attraverso un’ideologia che combinava fanatico nazionalismo, razzismo e anticomunismo.
Questa ideologia ha deviato il malcontento sociale verso nemici fittizi, preservando intatte le relazioni fondamentali del sistema capitalista-imperialista.
L’ascesa al potere di Adolf Hitler nel 1933 fu il risultato di una decisione consapevole dei settori dominanti del capitale tedesco (4), che vedevano nel fascismo lo strumento necessario per distruggere il movimento operaio e stabilizzare il proprio dominio.
Una volta al potere, il regime nazista eliminò tutte le libertà politiche, mise fuorilegge i partiti dei lavoratori, bandí i sindacati e istituì una dittatura terroristica aperta che serviva direttamente gli interessi del capitale monopolistico tedesco.
L’esperienza storica di Italia e Germania mostra che il fascismo nasce quando la borghesia, di fronte a una profonda crisi, ricorre alla riorganizzazione dello Stato sotto forma di una dittatura terroristica aperta per preservare il sistema capitalista.
Sebbene il fascismo riesca a mobilitare settori della piccola borghesia e di altri strati sociali colpiti dalla crisi, la sua funzione storica non è quella di rappresentare i loro interessi, ma di garantire il dominio del capitale finanziario.
Il processo di fascistizzazione
Georgi Dimitrov, nella sua analisi del fascismo e dei compiti del proletariato, ha sottolineato che il fascismo non dovrebbe essere inteso solo come un regime politico consolidato, ma anche come una tendenza che va sviluppandosi all’interno del capitalismo imperialista.
Tra democrazia borghese e aperta dittatura fascista c’è un processo di transizione, in cui la borghesia rafforza l’apparato repressivo dello stato, limita i diritti democratici, intensifica la persecuzione delle organizzazioni operaie e promuove un’ideologia reazionaria volta a dividere e disorganizzare le masse. Questo processo riflette lo sforzo della borghesia di preservare il suo dominio in condizioni in cui le forme tradizionali di controllo politico stanno diventando sempre meno efficaci.
Il ruolo della socialdemocrazia nel processo di fascistizzazione
Un elemento centrale del processo di fascistizzazione che è spesso sottovalutato è il ruolo della socialdemocrazia.
Come stabilito nel XII Plenum del CEIC [Comitato Esecutivo dell’Internazionale Comunista] (1932), la fascistizzazione della socialdemocrazia costituisce un fenomeno specifico nella quale essa adotta il linguaggio e i principi del fascismo, sviluppa una convergenza ideologica con i fascisti e partecipa a pratiche comuni come la repressione del movimento comunista, la facilitazione dei colpi di stato fascisti e persino la formazione di un governo congiunto con gruppi fascisti. (5)
Sebbene la linea del social-fascismo sostenuta dai XII e XIII Plenum del CEIC sia stata successivamente superata dalla politica del Fronte Unico Proletario – Fronte Popolare promosso da Dimitrov al VII Congresso dell’Internazionale Comunista (riconoscendo che la socialdemocrazia non era identica al fascismo e che l’unità di azione con i lavoratori socialdemocratici era necessaria per combattere il fascismo), l’analisi del ruolo oggettivo della socialdemocrazia nel processo di fascistizzazione rimane valida. (6)
Lo spostamento a destra della socialdemocrazia è uno dei meccanismi attraverso i quali la democrazia borghese si muove verso posizioni sempre più reazionarie.
Quando la socialdemocrazia abbandona la difesa degli interessi della classe operaia e si subordina alle esigenze del capitale finanziario, accettando riforme strutturali neoliberiste, sostenendo la militarizzazione e partecipando alla repressione del movimento operaio, apre oggettivamente la strada alla reazione e al fascismo.
Lo sviluppo contemporaneo del capitalismo conferma la tendenza alla fascistizzazione. La crisi economica globale iniziata nel 2008 e le sue conseguenze successivamente prolungate dalla pandemia di COVID-19, unita alle tensioni geopolitiche, hanno approfondito le contraddizioni del sistema capitalista.
L’aumento della disuguaglianza sociale, il deterioramento delle condizioni di vita di ampi settori della classe operaia e la crescente precarietà del lavoro hanno creato un profondo malcontento sociale.
Di fronte a questa situazione, la borghesia ha intensificato la sua offensiva contro i diritti sociali e del lavoro, rafforzando allo stesso tempo l’apparato repressivo dello stato.
Il fascismo e la crisi economica
Uno studio quantitativo che ha analizzato 20 economie avanzate e più di 800 elezioni generali in 140 anni hanno dimostrato che i partiti di estrema destra aumentano la loro quota di voti in media del 30% nei cinque anni successivi a una crisi finanziaria.(7)
Questo effetto è confermato dall’esperienza europea dopo il 2008, in cui partiti reazionari, caratterizzati da nazionalismo estremo, politica anti-migratoria e dal loro anticomunismo aperto sono riusciti a ricoprire progressivamente un ruolo di rilievo nelle elezioni.
Allo stesso tempo, il contesto internazionale è caratterizzato dall’intensificazione dei conflitti imperialisti, dall’aumento della spesa militare e dalla crescente militarizzazione delle relazioni internazionali. Le guerre, gli attuali conflitti armati e le crescenti minacce riflettono l’acuirsi delle contraddizioni tra le potenze imperialiste per il controllo delle risorse, dei mercati e delle sfere di influenza, e sono accompagnate dal rafforzamento dell’esercito e dell’apparato repressivo degli Stati.
CIPOML: Costruire un fronte unito mondiale antifascista e antimperialista!
Di fronte a queste tendenze, la lotta contro il fascismo e la fascistizzazione è un compito centrale dei lavoratori e del movimento rivoluzionario. L’esperienza storica ha dimostrato che il fascismo richiede la mobilitazione organizzata della classe operaia e delle grandi masse popolari.
Per questo motivo, la costruzione pratica e concreta di un ampio Fronte Unito antifascista e antimperialista in tutto il mondo e in ogni paese, e dell’evoluzione della Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti verso l’Internazionale Comunista Marxista-Leninista, acquistano un’importanza decisiva.
L’unificazione delle forze operaie, popolari e democratiche, contro la guerra imperialista, per la pace, per la difesa dei diritti dei lavoratori e per la solidarietà internazionale tra i popoli, è un compito urgente.
Solo attraverso la mobilitazione consapevole e organizzata delle masse, sotto la guida del proletariato e delle sue organizzazioni rivoluzionarie, sarà possibile affrontare l’avanzata della reazione, sconfiggere il fascismo in tutte le sue forme e aprire la strada al superamento rivoluzionario del sistema capitalista e la costruzione di una società socialista.
Partito Comunista del Messico (marxista-leninista)
Aprile 2026
Note
(1) Definizione presa da Dimitrov nel rapporto di O.W. Kuusinen intitolato “Fascism, the Danger of War and the Tasks of the Communist Parties”
(2) G. Dimitrov, “L’offensiva fascista e i compiti dell’internazionale comunista nella lotta della classe operaia contro il fascismo”, Relazione al VII Congresso dell’Internazionale Comunista, 2 agosto 1935.
(3) V. I. Lenin, Stato e Rivoluzione, Editori Riuniti
(4) La cosiddetta Industrielleneingabe (petizione degli industriali) redatta da un gruppo di industriali, banchieri e proprietari terrieri si rivolse al presidente Paul von Hindenburg chiedendogli di nominare Hitler cancelliere. Tra i firmatari c’erano Hjalmar Schacht (ex presidente della Reichsbank e futuro ministro dell’Economia di Hitler), Fritz Thyssen (magnate dell’acciaio) e Kurt von Schroder (banchiere di Colonia). Vedi: H. A. Turner Jr. , German Big Business and the Rise of Hitler. New York: Oxford University Press, 1985.
(5) Materiali del XII Plenum E.C.C.I. – The end of capitalist stabilisation and economic struggles, Leicester, Blackfriars Press 1932. consultabile presso il seguente link: https://www.marxists.org/history/international/comintern/ci/vol-9/v09-n19-oct-15-1932-CI-riaz-orig.pdf
(6) G. Dimitrov, “L’offensiva fascista e i compiti dell’internazionale comunista nella lotta della classe operaia contro il fascismo”. Relazione al VII Congresso dell’Internazionale Comunista, 2 agosto 1935.
(7) M. Funke, M. Schularick, and C. Trebesch, “Going to Extremes: Politics after Financial Crises, 1870-2014,” European Economic Review, Vol. 88, 2016, pp. 227-260.
Da “Unità e Lotta” n. 52, Organo della Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti – CIPOML
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