Colleferro: la guerra dentro casa. NO al riarmo e alle produzioni di morte!
Corrispondenza
Una settimana fa, il 13 agosto, un incendio seguito da una violenta esplosione sentita a 30 km di distanza, ha riacceso i riflettori sulla KNDS di Colleferro (Rm), l’ex Simmel Difesa, uno dei maggiori siti bellici del territorio.
KNDS è un monopolio franco-tedesco in forte crescita grazie all’aumento delle commesse per munizioni e i programmi militari legati al riarmo in corso nella UE.
Ciò ha fatto lievitare i profitti in maniera esponenziale: nel 2025 KNDS ha distribuito un dividendo nell’ordine di un miliardo di euro, mentre la sola divisione italiana mostra nel bilancio un utile di 16,9 milioni di euro.
La filiale italiana, che dichiara di fornire materiale in oltre 40 Paesi, è una delle principali aziende del settore dell’esportazione di munizionamento e nel 2025 ha ottenuto circa 42 milioni di euro di nuove autorizzazioni all’esportazione, destinate a mercati europei, Arabia Saudita e Turchia.
L’incidente del 13 agosto è avvenuto in uno stabilimento dove vengono prodotti e stoccati munizionamenti di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale e combustibili solidi destinati per vettori aerospaziali.
L’esplosione avvenuta a Colleferro, che ha generato una colonna di fuoco, avrebbe potuto trasformarsi in una tragedia e per puro caso non ha causato vittime.
Il disastro è avvenuto nel reparto pressatura polveri (dove la polvere da sparo viene inserita nelle munizioni), dopo che nella mattinata c’era stato un incendio in un magazzino in disuso.
Al momento dell’incidente nello stabilimento c’erano 24 manutentori, che si sono messi in salvo al primo incendio.
L’esatta dinamica dovrà essere stabilita attraverso gli accertamenti tecnici.
Di certo i detriti si sono sparsi su un’area molto vasta e vi è il pericolo della diossina nelle falde acquifere.
L’esplosione riporta alla memoria un precedente avvenuto nello stesso complesso industriale. Nell’ottobre 2007, quando lo stabilimento apparteneva alla Simmel Difesa, una deflagrazione provocò la morte di un lavoratore e il ferimento di altri 13.
Nel 1938, durante il fascismo, a Colleferro esplose la BPD facendo sessanta morti tra gli operai.
La vicenda assume un peso ancora maggiore considerando i programmi industriali collegati a KNDS.
Accanto allo stabilimento di Colleferro esiste infatti un progetto di sviluppo del sito di Anagni, un altro stabilimento che si trova a 15 chilometri da quello di Colleferro, utilizzato finora soprattutto per operazioni di disinnesco dei proiettili di artiglieria.
Nel 2025 è stato presentato un piano che prevede la realizzazione di nuovi capannoni nell’area dell’ex Winchester di Anagni e contempla la produzione di nitrogelatina, materia prima utilizzata nella fabbricazione di esplosivi e munizioni.
Il nuovo impianto ha già ottenuto parere favorevole e il primo via libera dalla Regione Lazio tra le proteste dei comitati locali, preoccupati per l’ulteriore concentrazione nella Valle del Sacco di stabilimenti che trattano materiali esplosivi e per i rischi connessi anche al trasporto della nitrogelatina tra Anagni e Colleferro.
La materia prima prodotta nel sito di Anagni sarebbe infatti destinata anche allo stabilimento di Colleferro, creando una filiera integrata tra i due impianti.
È proprio questo aspetto ad alimentare le preoccupazioni dei comitati locali, associazioni ambientaliste e sindacati che contestano l’aumento delle attività legate alla produzione bellica in un territorio già segnato da una lunga storia industriale e da devastazioni ambientali quali scarichi industriali non autorizzati nei corsi d’acqua e inquinamenti dell’aria procurati dalle cementerie.
L’iniziativa è collegata al programma europeo ASAP (Act in Support of Ammunition Production), nato per aumentare la capacità produttiva europea di munizioni. Il progetto RALLO coinvolge diversi Paesi e ha ottenuto un finanziamento complessivo di oltre 41 milioni di euro, con circa 24,5 milioni destinati a KNDS. A regime, l’impianto di Anagni dovrebbe produrre circa 150 chili di nitrogelatina all’ora.
Da sottolineare che KNDS collabora con Elbit System, la più grande azienda bellica israeliana, coinvolta nel genocidio dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, così come nella guerra contro l’Iran.
Negli ultimi giorni la vicenda ha assunto una dimensione più ampia. Con il clima di isteria guerrafondaia in corso, volto a manipolare l’opinione pubblica della necessità del riarmo e della preparazione alla guerra, è stata ventilata anche l’ipotesi di un sabotaggio russo, prontamente ripresa dai “democratici” guerrafondai. Ecco un modo per salvare il monopolio KNDS dalle sue responsabilità!
Ma l’esplosione di Colleferro ha riaperto con forza il dibattito politico sui rapporti fra industria militare e territorio, sulle conseguenze delle politiche di incremento della produzione militare, che assume un significato particolare in zone nelle quale le produzioni belliche ed energivore (come il data center approvato dal Comune) si effettuano nei pressi di centri abitati, infrastrutture commerciali e altri insediamenti produttivi.
Senza dubbio l’esplosione di Colleferro è il risultato delle politiche belliciste e di riarmo volute dalla NATO e dalla UE, portate avanti anche dal governo Meloni.
Politiche che causano morti e pesanti sacrifici per le masse lavoratrici, elevati profitti per i monopoli capitalistici, inquinamento e disastri ambientali.
È necessario unirsi, mobilitarsi, organizzarsi nei luoghi di lavoro e nei territori per opporsi ai piani criminali dei profittatori di guerra.
Costruiamo comitati di lotta unitari per difendere la nostra salute, la nostra vita, il lavoro e l’ambiente!
Via le fabbriche di armi e le produzioni di morte dal nostro territorio!
NO al progetto di una nuova area ad Anagni destinata alla produzione di esplosivi!
SI a risorse per la bonifica, qualità ambientale, salute e sicurezza sul lavoro
Fuori l’Italia dalla NATO e dalla UE! Rottura di ogni relazione con Israele!
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