L’ennesima onta nera macchia la memoria della città partigiana di Biella
Corrispondenza da Biella
Di recente è circolata la notizia – accompagnata da una foto – di un gruppo di giovani in piazza Duomo con il braccio teso e un volantino di Futuro Nazionale. La cosa ha suscitato scalpore e indignazione. Questo episodio però non è che l’ultimo di una serie di eventi simili, che sembrano moltiplicarsi.
La risposta istituzionale a livello locale si è limitata a un battibecco elettorale. Le dichiarazioni del rappresentante provinciale di Futuro Nazionale, Emanuele Pozzolo, (il quale ha detto che «è stata solo una bravata») si inseriscono pienamente nel processo di normalizzazione del fascismo e delle sue simbologie, anche se il gruppo di ragazzi non ha legami diretti con il partito di Vannacci e la foto sarebbe stata scattata “goliardicamente”.
La spiegazione di quanto accaduto va cercata anche nel modo in cui questa normalizzazione si riflette sull’istruzione dei giovani.
Dalle scuole medie in poi, infatti, ci si avvicina alla storia del nostro Paese in maniera superficiale, sminuendo il peso e le tremende responsabilità del fascismo e di figure come Mussolini e Hitler. Tutto ciò favorisce la diffusione, tra i giovani, di mentalità fascistoidi, razziste, xenofobe e misogine.
La scarsa o nulla cura istituzionale e politica nel sostenere iniziative culturali volte a preservare la memoria storica della Resistenza fa il paio con la trasformazione che il fascismo ha subito nell’opinione pubblica, anche grazie al suo “sdoganamento” operato dai riformisti e dai liberali. Ciò ha portato molti giovani a riprodurre per “moda”, o come atto non conforme, gesti e simboli fascisti o inneggiare al “duce” e al ventennio nero.
In questo periodo di progressiva fascistizzazione, è necessario amplificare gli sforzi e le iniziative popolari su tutto il territorio, coinvolgendo soprattutto i giovani, per resistere all’avanzata della minaccia reazionaria. Come si può fare?
Prendendo parte e indirizzando i comitati antifascisti locali verso iniziative culturali, educative, politiche, rilanciando la vigilanza e ricordando la natura di classe del fascismo e i suoi legami diretti con la militarizzazione e la deriva autoritaria in corso.
Creando spazi di aggregazione che aiutino i giovani a socializzare e a uscire dal “teatrino sociale” a cui prendono parte, permettendo loro di crescere consapevolmente.
Uniamoci come gioventù proletaria per contrastare la diffusione del veleno fascista nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nei quartieri!
Da Scintilla n. 162, settembre 2026
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