Francia, 17 ottobre: esplosione di rabbia

Comunicato del PCOF

17 ottobre: ​​esplosione di rabbia

Le manifestazioni del 17 ottobre hanno portato in strada un numero di partecipanti ancora superiore a quello di tutte le mobilitazioni precedenti, attorno alle rivendicazioni degli studenti e delle studentesse delle scuole superiori. Essi ed esse erano presenti in gran numero nelle manifestazioni, arrabbiati per annunci menzogneri e provocatori, come l’assunzione di 3000 insegnanti o l’istituzione di «momenti di ascolto» negli istituti, mentre migliaia di cartelli continuano a ribadire le loro richieste e aspettative. Gli studenti sempre più numerosi si stanno mobilitando per poter studiare, mangiare, avere un alloggio e trovare lavoro.

Il 17 ha convogliato la rabbia sociale accumulata in ampi settori della popolazione, che vivono in condizioni sempre peggiori e si sentono ripetere tutto il giorno che nelle casse dello Stato non c’è denaro, che il governo sta cercando soluzioni… ma che bisogna aspettare… almeno fino alle elezioni.

Ciò è insopportabile per i milioni di disoccupati, sempre più numerosi, per gli operai e i salariati i cui redditi continuano a diminuire, le cui condizioni di lavoro non cessano d’aggravarsi, per i salariati nel settore sociale o nell’assistenza alla persona, che devono pagare  per poter svolgere il proprio lavoro, mentre i salari restano bloccati…

Tutti questi settori non tollerano più il disprezzo dei governanti, Macron in testa, che non ascoltano, non rispondono alle esigenze vitali che si manifestano da mesi, proteggono i ricchi e le grandi imprese, soprattutto nei settori dell’energia e degli armamenti, e inviano le forze repressive per cercare di soffocare ogni focolaio di contestazione.
Questa politica di repressione brutale e sistematica ha assunto una portata massiccia nei confronti del movimento degli studenti e delle studentesse delle scuole superiori.

Il 17 ne ha rappresentato una nuova espressione.

Il potere, la destra, l’estrema destra e i grandi media vogliono rendere invisibile la profonda e potente contestazione sociale che si è manifestata ovunque, mettendo in risalto scene di saccheggi di negozi, l’occupazione di edifici pubblici, l’incendio di un municipio…

Macron, Lecornu, Nunez e tutta una serie di esponenti della destra e dell’estrema destra vogliono criminalizzare tutte le forze politiche e sociali che non si allineano alla loro posizione di difesa incondizionata delle forze dell’ordine e di condanna della violenza dei manifestanti, ignorando nel contempo le violenze poliziesche che hanno già causato diversi feriti gravi e la mutilazione di alcuni giovani.

Tornano prepotentemente alla ribalta le minacce di vietare le manifestazioni, così come gli appelli a sanzionare, addirittura  mettere al bando le forze politiche e sociali che vi invitano a partecipare. Di fronte a questa minaccia, la risposta deve essere ampia e determinata.

Macron e il suo governo si lanciano in una fuga in avanti della repressione poliziesca e giudiziaria per tentare di intimidire e fermare la contestazione sociale che ha già in programma nuovi appuntamenti.

La situazione evolve rapidamente. Delle mobilitazioni analoghe sono in corso in Italia, Spagna, Albania, Belgio. Ovunque, i governanti rispondono con la repressione, la quale finisce per radicalizzare le proteste sociali che si manifestano nelle strade.
Invitiamo a lavorare per radicare e rafforzare questa contestazione di massa, attorno alle esigenze avanzate dai giovani, dal movimento sindacale, da chi lotta contro le cause del riscaldamento globale e dal movimento che denuncia la militarizzazione della società.

Parigi, 18 ottobre 2026

Partito Comunista degli Operai di Francia (PCOF)

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