NO allo scudo penale per i capitalisti

Mentre nei luoghi di lavoro e “in itinere” continua la strage quotidiana (al 30 settembre 1074 morti in totale, in  media 4 al giorno), il governo reazionario di Meloni, Salvini e Tajani pensa a costruire nuovi salvacondotti per padroni e manager introducendo, in caso di infortunio sul lavoro, una sorta di scudo penale per i “datori di lavoro” (cioè i capitalisti che comprano la forza-lavoro degli operai che poi sfruttano e massacrano) che in caso di regolare possesso documentale si vedrebbero aiutati con una notevole limitazione o l’esonero della responsabilità penale.

Infatti lo scorso 12 maggio la Commissione di studio del ministero della Giustizia per la prevenzione e la sicurezza sui luoghi di lavoro, istituita due anni fa e presieduta dal viceministro di Forza Italia Francesco Paolo Sisto, dopo 38 riunioni, ha consegnato al ministro Nordio il testo definitivo di una proposta di riforma della normativa sulla salute e sicurezza sul lavoro che introduce appunto uno scudo penale che è un vero e proprio schiaffo alle famiglie delle vittime del sistema del lavoro salariato.

Un pacchetto normativo pensato per diventare a breve (“entro la fine della legislatura”, ha promesso Nordio) un disegno di legge delega di iniziativa del governo.

La bozza della Commissione Sisto introduce uno speciale lasciapassare per i capitalisti e i padroni, che risponderebbero solo per colpa “grave” se le loro imprese hanno adottato un “adeguato modello di organizzazione e di gestione”, ai sensi del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro.

Al momento l’adozione del modello organizzativo non basta a scagionare il padrone,  che può sempre essere condannato se si dimostra la sua responsabilità nel caso concreto.

Con la “riforma Sisto”, invece, la previsione di queste “buone pratiche” diventa uno scudo automatico dai processi penali per gli amministratori delegati (e solo per loro).

E questo vale persino se le “buone pratiche”, come accade spesso, restano sulla carta.

Nella relazione, infatti, si specifica che l’adozione del modello è sufficiente a escludere la responsabilità a prescindere dalla sua “efficace attuazione”

L’unico vero scopo di questa riforma è quello di deresponsabilizzare i vertici aziendali, i padroni per garantire la loro impunità. Praticamente un regalo del governo ai proprietari delle imprese.

Invece di istituire il reato di omicidio sul lavoro vogliono trasformare le morti sul lavoro in un semplice “errore di procedura” non punibile.

Se questa riforma passa, basterà un faldone pieno di documenti e un “modello organizzativo” fatto bene per lavarsi le mani del sangue operaio.

Ogni volta che si indebolisce la responsabilità delle imprese, si manda un messaggio gravissimo: la vita di chi lavora vale meno dei bilanci aziendali, dei profitti.

Gli infortuni e i morti sul lavoro non sono tragiche fatalità ma frutto di scelte compiute per incrementare i profitti: norme ignorate, mancanza di prevenzione, mancanza dei DPI, procedure di sicurezza non applicate, mancanza di controlli, precarietà, subappalti a cascata e lavoro nero che sono normativamente obblighi dei capitalisti e che per questo devono avere più responsabilità e non meno.

Nei luoghi di lavoro non si muore perché manca un modulo firmato bensì perché si lavora sotto pressione, con ritmi massacranti, organici ridotti, appalti, precarietà e sicurezza trattata come un costo e non come prevenzione.

Lavoratori, difendiamo la nostra vita e la nostra salute, organizziamoci e lottiamo uniti per quelli che devono essere i nostri unici e reali obiettivi:

-più potere ai lavoratori e agli RLS;

-diritto di fermare il lavoro in condizioni pericolose;

-riduzione dei ritmi e dei carichi di lavoro;

-arresto e responsabilità penali per chi mette a rischio e sacrifica  la vita dei lavoratori.

La sicurezza non è una pratica da compilare Vogliamo un lavoro per vivere, non per morire!

Da Scintilla n. 163, ottobre 2026

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