7 Novembre: il Partito della rivoluzione
Il 7 Novembre 1917 il Partito bolscevico, guidato da V. I. Lenin, rappresentante del proletariato russo e sostenuto da tutte le classi oppresse della Russia zarista, assaltò il Palazzo d’Inverno rovesciando il potere borghese e instaurando la dittatura del proletariato.
109 anni fa sono state aperte le porte di un’epoca che stiamo ancora vivendo: l’epoca delle rivoluzioni socialiste.
L’Ottobre Rosso fu l’esempio più grande, più inequivocabile, più glorioso della missione storica del proletariato.
Le rivoluzioni passate avevano solo sostituito una classe sfruttatrice con un’altra, ma lo scopo del proletariato vittorioso non era quello di sostituire una forma di sfruttamento con un’altra, bensì sopprimere ogni sfruttamento dell’uomo sull’uomo, al fine di abolire completamente la divisione della società in classi.
L’Ottobre Rosso fu una svolta radicale dal vecchio al nuovo mondo, l’esempio grandioso di rottura rivoluzionaria del sistema capitalista-imperialista che per la prima volta nella storia ha dimostrato che un altro mondo era possibile, che i lavoratori potevano prendere il potere e guidare il paese.
La Rivoluzione d’Ottobre segnava il passaggio dal vecchio mondo capitalista al nuovo mondo socialista.
E’ importante ricordare che la rivoluzione del proletariato non è una deviazione accidentale della storia bensì un “fenomeno assolutamente naturale e inevitabile” (Stalin) nel quale le classi oppresse, con il partito del proletariato alla guida della lotta, si liberano dal giogo capitalistico.
Come si è visto infatti il malcontento delle masse, prodotto dalle ricorrenti crisi del capitalismo, prepara la tomba del sistema borghese.
Alla base della rivoluzione vi sono le forze produttive materiali della società che entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, che sono la condizione e la causa dello sfruttamento capitalistico.
La rivoluzione proletaria risolve questa contraddizione, abbattendo i vecchi rapporti di produzione e le classi dominanti che li personificano, instaurando rapporti nuovi per aprire la strada allo sviluppo della società verso il socialismo, prima fase del comunismo.
Le masse sfruttate e oppresse sono le protagoniste della rivoluzione sociale.
Ma senza un partito comunista, di tipo leninista, la vittoria della rivoluzione non sarebbe stata e non è possibile. Senza un partito armato della teoria rivoluzionaria di Marx, Engels, Lenin e Stalin la rivoluzione è destinata a fallire. Anche in caso di vittoria, senza uno stato maggiore del proletariato capace di dare un giusto orientamento alle masse, il potere non potrebbe essere mantenuto a lungo nelle mani della classe proletaria.
Il compito storico del partito comunista, in quanto avanguardia del proletariato, è scuotere la coscienza delle masse, renderle partecipi, responsabili e condurle alla lotta.
Il partito leninista ha alcune particolarità che lo contraddistinguono.
1) Esso è il reparto d’avanguardia della classe, composto dai suoi elementi più coscienti e attivi, la forma più elevata dell’organizzazione e dell’unione di classe, rispetto alle altre forme di organizzazione e unione del proletariato, che incarna l’esperienza complessiva della lotta proletaria.
2) Il partito è il sistema unico di organizzazioni strutturate in organi superiori e inferiori (questi ultimi subordinati ai primi), con un centro che dirige il lavoro. In questo sistema, per assicurare la direzione organizzata e permanente della classe operaia; vi devono essere decisioni politiche e pratiche vincolanti, obbligatorie, per tutti i membri, così come la sorveglianza dell’esecuzione delle decisioni di partito.
3) Il partito deve avere un programma fondato sulla teoria rivoluzionaria marxista-leninista, e come condizioni di appartenenza dei suoi membri il riconoscimento del programma e dello statuto, la partecipazione personale a una delle sue organizzazioni e il sostegno con mezzi materiali (quote).
4) Il partito deve avere una volontà unica (centralismo democratico), incompatibile con l’esistenza di frazioni, e una disciplina di ferro nelle sue organizzazioni.
5) Vi deve essere una lotta implacabile verso ogni elemento opportunista, riformista o reazionario all’interno del partito.
6) Il partito deve agire per rafforzare i rapporti di fratellanza e solidarietà fra i proletari di tutti i paesi e cioè l’internazionalismo proletario.
Oggi come ieri, solo il partito di tipo leninista, organizzato sulla base delle cellule sui luoghi di produzione, può dirigere e condurre alla vittoria il processo rivoluzionario, unendo la maggioranza della classe lavoratrice sotto l’egemonia della classe operaia, la classe più rivoluzionaria della società.
Lavoriamo quotidianamente per riunire le condizioni minime della costituzione di tale partito, lottando contro le varie forme e pratiche del revisionismo moderno e dell’opportunismo, sviluppando la propaganda rivoluzionaria e curando l’elevazione dei militanti sul piano teorico e politico, mediante lo studio del marxismo-leninismo, che va sempre applicato alla situazione concreta.
La celebrazione del 7 Novembre deve dunque ricordare a ogni comunista, a ogni operaio avanzato, a ogni giovane rivoluzionario la necessità storica di un partito indipendente e rivoluzionario della classe, con un proprio programma e una linea politica rivoluzionaria, propri obiettivi e scopi, completamente distinto e contrapposto ai partiti borghesi e piccolo borghesi.
Perciò rilanciamo l’appello ai migliori elementi del proletariato di unirsi al nostro lavoro rivoluzionario, separandosi apertamente e definitivamente dalle forze e dalle tendenze revisioniste, socialdemocratiche e opportuniste.
Allo stesso tempo ribadiamo la disponibilità al confronto e alla collaborazione, sia per la chiarificazione teorica, sia per stabilire un’azione comune su specifici terreni di lotta, stringendo solidi legami per superare le parzialità esistenti, elevandosi al di sopra delle divergenze non di principio e subordinando gli interessi particolari a quelli generali e all’avvenire della classe.
Da Scintilla n. 163, ottobre 2026
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