Manovra finanziaria d’austerità e di guerra
La legge di bilancio 2027 si colloca in un quadro economico di rallentamento che impone al governo Meloni margini di manovra limitati.
Il governo ha definito l’impianto della manovra di circa 23,5 miliardi.
Tredici miliardi sono finanziati da nuovo debito (oggi giunto a 3200 miliardi di euro), gli altri derivano da nuove tasse, imposte e tagli.
Il governo conta sull’attivazione della clausola di salvaguardia europea: circa 14,4 miliardi nel biennio 2027 e 2028 per la “sicurezza energetica” e le spese militari, invece dell’espansione dei diritti sociali.
Non si tratta dunque solo della scure sulla spesa pubblica, ma di una sua ristrutturazione a favore delle spese militari, della stabilità e della sicurezza del capitale monopolistico finanziario.
La spesa per interessi continua a lievitare: nel 2027 arriverà a 103 miliardi annui. Chi pagherà? Senza dubbio saranno tutelati i grandi creditori dello Stato: banche, assicurazioni, capitalisti e parassiti.
Le strombazzate misure pre-elettorali a favore dei ceti medi, come l’estensione dell’aliquota al 33% sul reddito fino a 60 mila euro, la flat tax per gli autonomi fino a 100 mila euro, la cedolare secca sugli affitti, difficilmente potranno essere adottate al livello delle demagogiche promesse delle destre al governo.
Per la classe operaia invece solo le briciole sui rinnovi contrattuali e premi di produzione, che non compensano nemmeno il fiscal drag.
Rimane intatta la questione dei bassi salari (il potere d’acquisto dei lavoratori viene trattato come problema fiscale, non come problema inerente il rapporto capitale/lavoro). Mentre la Lega rilancia la beffa di “quota 64” con il sistema contributivo, grazie ai decreti governativi si andrà in pensione più tardi e più poveri.
Conseguenze sociali: le condizioni di vita e di lavoro di milioni di lavoratori peggioreranno, il pauperismo del proletariato è destinato ad estendersi.
Lo Stato borghese non redistribuisce “neutralmente”, ma drena risorse dai salari e organizza con le manovre di bilancio le condizioni per il sostegno dei monopoli e lo sviluppo del militarismo quale funzione chiave per ottenere il massimo profitto.
La cosiddetta “prudenza di bilancio” non è altro che il paravento dietro il quale una parte crescente del valore prodotto dalla classe operaia viene convertita in sovvenzioni ai padroni e commesse belliche legittimate dalle direttive UE. Ovviamente la parte del leone la fanno le grandi imprese come Leonardo e le filiere hi-tech.
Contro questa politica il movimento operaio e sindacale, sociale e politico, deve mobilitarsi unito.
In quanto comunisti parteciperemo agli scioperi in programma sviluppando la critica a un sistema che ci offre supersfruttamento, miseria, militarizzazione, reazione politica, devastazione sociale e ambientale. Fenomeni che camminano di pari passo nel contesto dell’aggravamento della crisi generale del capitalismo.
Per questo diciamo che bisogna organizzarsi, unirsi, scioperare, nella prospettiva di una rottura rivoluzionaria necessaria ad abolire il sistema vigente e sostituirlo con la società pianificata dei produttori.
Da Scintilla n. 163, ottobre 2026
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