Nuovi fenomeni e lotta per il Partito
La debolezza del movimento comunista nel nostro paese ha diverse cause: fra di esse, il fatto che si avvertono ancora le conseguenze della sconfitta transitoria del socialismo e del movimento operaio internazionale; il fatto che l’offensiva ideologica della borghesia e la politica scissionista e divisionista degli opportunisti frena l’unità delle forze comuniste e dei settori avanzati della classe operaia; il fatto che fra gli operai è ancora ampia l’influenza della socialdemocrazia e del riformismo, e perciò è diffusa l’accettazione del capitalismo, mentre si respinge il socialismo come fase necessaria dello sviluppo storico; il fatto che non si è verificata una profonda crisi rivoluzionaria che metta in agitazione le masse, le sollevi, le spinga dalla parte del comunismo.
Questi fattori negativi che hanno caratterizzato un lungo periodo di retrocessione del movimento comunista e operaio, di relativa pace sociale, sono destinati a dissolversi nel corso dello sviluppo della lotta di classe.
Oggi la lotta s’indirizza soprattutto contro le conseguenze della crisi economica che la borghesia scarica sulle spalle dei lavoratori. Ma il capitalismo è ormai giunto ad uno stadio di conflitto inconciliabile non solo con le esigenze di sviluppo storico, ma anche con le esigenze più elementari dell’esistenza umana.
Il carattere dell’epoca che viviamo, la profondità della crisi generale del capitalismo, l’acutezza delle sue contraddizioni, fanno sì che anche le più modeste condizioni di vita e di lavoro della classe operaia, le sue necessità vitali, siano incompatibili con l’economia del profitto.
La caduta del tenore di vita delle masse lavoratrici, il peggioramento delle loro condizioni di lavoro e di vita, i pericoli di guerra, la stessa politica della borghesia monopolista che alimenta e approfondisce il marasma politico e il caos, ridestano la necessità dell’azione organizzata, determinano una graduale radicalizzazione del movimento operaio, sindacale e popolare, in particolare dei suoi settori più combattivi.
E’ un processo non lineare, con avanzate e arretramenti, che si sviluppa mentre i capi socialdemocratici e riformisti vanno a destra, assecondando i piani del capitale finanziario.
Le più significative lotte operaie degli ultimi tempi (ad es. quella della GKN), hanno espresso tendenze e fenomeni significativi, come la capacità di creare proprie forme organizzative di massa per la gestione diretta delle iniziative di lotta e il controllo dei mezzi di produzione.
Per difendersi dall’aggressività padronale e governativa gli operai comprendono che affidarsi ai vecchi partiti della sinistra borghese o delegare le proprie ragioni alla burocrazia sindacale equivale andare incontro a sconfitte su sconfitte.
Di qui la propensione a costruire organismi (comitati, collettivi, coordinamenti nei luoghi di lavoro e sul territorio) nei quali si realizza l’unità di azione contro il capitale; di qui la lotta per la guida delle masse negli scioperi, le occupazioni, le manifestazioni, facendo a meno dell’apparato sindacale collaborazionista.
Le rivendicazioni per aumenti salariali, il ritiro dei licenziamenti, il lavoro sicuro, pensioni dignitose, la soluzione del problema della casa, la difesa dell’ambiente, la pace fra i popoli, sono questioni su cui si solleverà uno scontro politico e sociale più acuto del passato. E’ compito dei comunisti estendere, radicalizzare e unificare le lotte che si sviluppano sui questi terreni, scontrandosi con tutta la borghesia e il suo apparato statale.
Altre tendenze si stanno manifestando. La proletarizzazione e l’impoverimento causati dal declino economico, assieme alla violenza dell’offensiva capitalista, cominciano a dare alle lotte un carattere più aspro, in cui si esprimerà la collera di classe.
D’altra parte la massa oscillante della piccola borghesia, una volta venute meno le sue sicurezze, da fattore di stabilità è divenuta un fattore di instabilità per l’ordinamento borghese (anche se i suoi capi reazionari sono sempre pronti a concludere “accordi” con il grande capitale, contro il proletariato, per guadagnare un posto accanto ai gruppi borghesi che contano e decidono).
La tendenza dei governi capitalistici a fascistizzarsi aggraverà la situazione interna dei paesi imperialisti e capitalisti, provocherà vaste azioni di lotta e mobilitazioni degli operai e delle masse popolari.
La prossima crisi economica intensificherà tutte le manifestazioni della decadenza imperialista e renderà più acuta la situazione italiana e quindi la lotta di classe.
Le proteste e le lotte di massa che si succedono in vari paesi ci dicono che si avvicina il risveglio rivoluzionario.
Nelle grandi lotte che ci aspettano, già cominciate in alcuni paesi, si porranno compiti nuovi, quali il raggruppamento, la mobilitazione e l’organizzazione delle forze del proletariato e dei suoi alleati per avanzare verso la conquista rivoluzionaria del potere politico.
Per avanzare su questa strada è indispensabile costituire il Partito comunista, la cui premessa, nelle condizioni specifiche del nostro paese, è l’organizzazione intermedia, preparatoria del partito stesso.
Organizzazione che includa tutti gli elementi che lottano per l’assoluta difesa e riaffermazione dei principi del marxismo-leninismo e per un materialismo dialettico militante, che vogliono lavorare seriamente e quotidianamente fra le masse, specialmente nel proletariato industriale, per sviluppare il legame, l’unione fra socialismo scientifico e movimento operaio quale condizione fondamentale per la ricostruzione del Partito rivoluzionario del proletariato.
Occorre unire e fondere forze proletarie d’avanguardia costruendo questa organizzazione comunista, viva e operante specialmente nel campo della propaganda e dell’agitazione rivoluzionaria, dell’educazione politica degli strati decisivi del proletariato per spostarli dalla parte del comunismo, della formazione dei quadri, che tenga alta la bandiera dell’internazionalismo proletario, sviluppando la lotta all’opportunismo, al revisionismo e alla socialdemocrazia internazionale.
Chi nega o rimanda alle calende greche questo passaggio politico-organizzativo che sarebbe un fattore fondamentale nella situazione italiana, chi si barcamena col localismo e l’economicismo, chi mantiene in vita involucri senza contenuto e attività rivoluzionaria, chi ripropone sotto nuove forme coordinamenti e intergruppi eterogenei, chi si rifiuta di costruire un solido e compatto nucleo dirigente che sviluppi linea e intervento politico rivoluzionario nella classe, vuole rimanere a vita nella palude opportunista.
L’unità dei comunisti non si raggiunge con gli “impaludati”, siano essi organizzazioni, gruppi o singoli elementi, ma indipendentemente da essi.
Non si sviluppa ponendo sullo stesso piano determinate tendenze e determinati organismi, che non sono affatto uguali avendo caratteristiche, contenuti politici ed ideologici diversi e contrastanti. Si realizza invece allontanandosi nettamente dall’opportunismo, approfondendo la rottura con tutte le varianti del revisionismo, rafforzando le posizioni marxiste-leniniste per sviluppare un lavoro prioritario e permanente nella classe operaia, al fine di stringere legami con le sue sezioni avanzate e combattive.
Questo è il nostro intento e chiamiamo tutti i comunisti, i gruppi e i circoli organizzati, gli elementi più coscienti, più attivi, risoluti e lungimiranti del proletariato che lo condividono, a unire e amalgamare le forze in una sola organizzazione comunista omogenea, indipendente, decisa e centralizzata; un’organizzazione in grado di intervenire sistematicamente nella classe, tenendo conto delle condizioni esistenti, sulla base di una solida piattaforma ideologica, politica e programmatica.
Da: Scintilla – settembre 2022
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