Sbarrare il passo all’estrema destra
Il Movimento Fratelli d’Italia (FdI) è stato fondato nel 2012 in rottura col Polo delle Libertà di Berlusconi che aveva deciso di sostenere Monti assieme al PD.
La sua formazione rappresenta la terza tappa della mutazione politica del neofascismo italiano: dal MSI di Almirante, ad AN di Fini, a FdI del trio Crosetto, La Russa, Meloni. Nonostante accorgimenti e aggiustamenti politici, la continuità storica con il neofascismo e i richiami al ventennio mussoliniano sono evidenti. FdI non ha mai abiurato il fascismo e mai si è dichiarato antifascista.
Il movimento FdI si basa su circa 130 mila iscritti, fra cui molti nostalgici del ventennio mussoliniano. L’organizzazione è imperniata su circoli territoriali, coordinati a livello provinciale dai “capibastone”. Ha un movimento giovanile, la Gioventù Nazionale. FdI ha una direzione nazionale e un esecutivo. Di fatto FdI è diretta da un ristretto cerchio (Meloni, La Russa, Crosetto, Lollobrigida, Leo, Fazzolari, Rampelli…). Inchieste per corruzione, riciclaggio, finanziamento illecito e voto di scambio hanno riguardato esponenti di FdI.
L’ideologia politica di FdI è una mescolanza di elementi eterogenei: sciovinismo, xenofobia, razzismo, militarismo, liberismo, corporativismo, tradizionalismo, cattolicesimo reazionario, irrazionalismo, anticomunismo e avversione a tutto ciò che è “sinistra”. Il motivo di questa eterogeneità sta nella necessità di tenere unite le diverse componenti di questo partito e di assorbire altri quadri nella lotta contro la classe operaia e le masse lavoratrici.
I riferimenti internazionali di FdI spaziano dai trumpisti statunitensi al Likud israeliano, dalle estreme destre ungheresi e polacche, da Le Pen a Vox. FdI fa parte del gruppo Conservatori e Riformisti Europei (ECR) nell’europarlamento.
Il programma di FdI è diretto al rafforzamento dei profitti e delle posizioni dell’imperialismo italiano, l’estensione delle sue sfere di influenza e delle quote di mercato, attraverso il nazionalismo e il protezionismo aggressivo.
A ciò si accompagnano: la riduzione delle tasse per i borghesi, favori agli evasori, ai riciclatori di denaro, ai criminali (v. aumento del tetto al contante); la mano pesante sui migranti per renderli ancor più ricattati dai padroni; il “libera tutti” per il covid (ovvero nessun ostacolo alla produzione di plusvalore); la difesa della famiglia tradizionale e l’attacco al diritto di aborto (in combutta con la Cei e il Vaticano); la rimozione dei vincoli ambientali per installare impianti dannosi per l’ambiente ma utili ai capitalisti; l’offensiva permanente contro le organizzazioni sindacali, tutto ciò in combutta e in rivalità con Lega e FI.
A livello istituzionale, FdI vuole passare dalla repubblica parlamentare a quella presidenziale (democrazia “decidente”).
In politica estera FdI appoggia la linea guerrafondaia di Biden e l’invio di armi letali al regime ultrareazionario di Zelensky. FdI sostiene apertamente l’appartenenza dell’Italia nella NATO, proponendo la costituzione di una sua “colonna europea”. Vuole introdurre il blocco navale contro i migranti, allo scopo di recuperare una presenza imperialista nel Mediterraneo e in Africa. Sostiene la corsa al riarmo e vede nella guerra il mezzo per risolvere i problemi nazionali e internazionali.
Il nesso fra l’estrema destra di FdI e il militarismo è evidente, organico e si svolge nell’ambito del blocco aggressivo e guerrafondaio della NATO. Il partito della Meloni ha rapporti diretti con le società del complesso militar-industriale (che finanziano il partito) e con le gerarchie militari (che sostengono l’attività dei fascisti nelle forze armate).
Emblematico il caso di Crosetto, uno dei tre fondatori di FdI e ora ministro della guerra, che è presidente della Federazione aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza (Aiad) di Confindustria e dall’aprile 2020 presidente di Orizzonte Sistemi Navali, joint venture tra Fincantieri e Leonardo e specializzata in sistemi ad alta tecnologia.
FdI non ricorre a parole d’ordine “anticapitaliste” o “rivoluzionarie”, perché è profondamente vincolato al sistema capitalistico. Alcuni suoi dirigenti, come Meloni e Tremonti, sono integrati in organismi e “think thank” diretti dall’oligarchia finanziaria occidentale (es. Aspen Insitute).
A livello elettorale FdI è passata dal 2% del 2013 al 26% del 2022, capitalizzando l’opposizione al governo Draghi.
La sua avanzata elettorale si inserisce in quella dell’estrema destra a livello europeo (Svezia, Francia, Germania, Spagna, etc.).
La vittoria alle elezioni politiche va però ricondotta ai suoi termini reali: il consenso effettivo di FdI è del 16,5% del corpo elettorale, fornito per lo più da ceti medi defluiti da Lega e Forza Italia per difendere in modo più aggressivo i loro interessi e privilegi.
FdI vuole subordinare ancor più questi ceti, vuole mettere le piccole e medie aziende alle dipendenze dei grandi gruppi che le divorano. Solo una piccola parte di questi piccoli pesci capitalisti, più capaci e organizzati, sarà in grado di trasformarsi in un gruppetto di monopolisti attraverso i processi di concentrazione.
FdI ha puntato molto sull’immagine della falsa e sguaiata Meloni: chiarezza, coerenza, riscatto, difesa della patria… frasi fatte e trita demagogia accompagnate dallo slogan fascista “dio, patria e famiglia”.
La forza di FdI sta nella debolezza e negli errori altrui: ha vinto elezioni senza avversari degni di nota. La sua crescita esprime la decomposizione della democrazia borghese.
L’estrema destra va a guidare il governo in una situazione di profonda crisi dell’imperialismo italiano: decenni di bassa crescita, ampia disoccupazione, perdita delle sfere di influenza in Africa, declino demografico, record del debito pubblico, conseguenze di una pandemia che finora ha fatto 180 mila morti, crisi energetica e effetti delle sanzioni di guerra, crisi climatica che aggrava la fragilità idrogeologica…. Non avendo i mezzi per poter uscire da questa situazione si accentuerà l’autoritarismo, la pressione sul proletariato e la repressione.
Con l’andata al governo e gli stretti margini di manovra che la situazione economica e finanziaria consente si è già manifestata l’assunzione delle posizioni da parte di FdI. Meloni seguirà l’agenda del PNRR dettata dal governo Draghi per intascare i miliardi di euro necessari al grande capitale e barcamenarsi con la UE.
FdI ha numerosi punti deboli, i principali dei quali sono lo scarso consenso popolare per essere principale forza di governo, la scarsa presenza della classe operaia nell’elettorato e fra la militanza, la mancanza di cinghie di trasmissione nel movimento operaio, sindacale e popolare, il ridotto numero e la scarsa levatura di personale politico con esperienze di governo (di qui il ricorso ai “tecnici” e il tentativo di rafforzarsi con le nomine nelle aziende di stato).
Nessuna illusione però deve essere coltivata sulla possibilità che FdI e il suo governo reazionario e guerrafondaio cadano da soli, per mano dei riformisti o per intervento di forze esterne.
L’estrema destra e il fascismo sono prodotti e strumenti del capitale monopolistico che con l’aggravamento delle contraddizioni del sistema capitalista-imperialista è costretto a fare a meno delle forze politiche tradizionali “democratiche” e perciò ha aperto la via del governo a FdI e puntellerà Meloni finchè sarà utile per salvaguardare i propri interessi e la propria dittatura.
L’andata al potere dell’estrema destra non preclude la via della lotta, al contrario apre vie e possibilità nuove per la spinta delle masse oppresse e sfruttate.
Vanno condannate e demolite le posizioni attendiste, opportunistiche, di passività e rinuncia.
Il governo delle destre non si batterà nel parlamento, ma nelle piazze e nelle fabbriche con la politica di fronte unico imperniata sulla difesa intransigente degli interessi economici e politici della classe operaia; con la politica di fronte popolare in cui far convergere in un solo fiume i torrenti della lotta degli operai e dei disoccupati per il lavoro e il pane, della lotta per la pace contro il militarismo, della lotta antirazzista, della lotta per la difesa dei diritti delle donne. Una battaglia complessiva contro la borghesia e la reazione imperialista, per politicizzare la classe con le idee della rivoluzione e del socialismo.
Di estrema importanza è la formazione di organismi operai e popolari di lotta unitaria, elettivi e aperti a tutti i lavoratori a prescindere dalla tessera sindacale o meno, che sviluppino la partecipazione di massa e prendano in mano la direzione delle lotte, strappandola ai riformisti.
Sarà questo grande movimento di massa ad aprire la via a sbocchi politici rivoluzionari, all’alternativa di potere che estirperà una volta per tutte la borghesia, la reazione e il fascismo.
Via dal potere Meloni e i suoi complici!
Da Scintilla n. 128 – novembre 2022
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