“Denazificazione”? Putin guardi in casa propria!

Marx aveva mille volte ragione quando scriveva che tutti i grandi fatti e personaggi della storia si presentano due volte, la prima come tragedia e la seconda come farsa. La tragedia della nascita, del consolidamento e delle aggressioni del nazifascismo nell’Europa del secolo scorso viene oggi strumentalizzata da chi, pur ergendosi a paladino della democrazia, è legato ad ambienti dell’estrema destra.

La retorica dell’invasione russa dell’Ucraina in nome dell’antinazismo mette a nudo l’incoerenza e lo sciovinismo di Putin e l’opportunismo dei revisionisti, che nulla hanno a che vedere con una reale azione antifascista che solo uno stato come l’Unione Sovietica, finchè il proletariato era al potere, poteva attuare.

Quando ci riferiamo all’Ucraina, non possiamo dimenticare il carattere ultrareazionario del regime di Zelensky e la forte influenza di bande fasciste attive durante il Maidan e in prima linea nel reprimere i separatisti, come il Battaglione Azov  o il Pravij Sektor, il primo integrato nel Corpo Nazionale ucraino, finanziati da oligarchi.

Tuttavia, se diamo un’occhiata dall’altra parte della barricata la situazione non è poi così tanto diversa.

L’ex “Governatore popolare della Repubblica popolare di Donetsk” e sindaco di Yasynuvata Raion, Pavel Gubarev, è un noto rosso-bruno; Alexander Borodai, membro della “Duma di Stato” russa, ex primo ministro della Repubblica popolare di Donetsk ed ex consigliere del Primo ministro della Repubblica di Crimea  è un estremista di destra che ha collaborato con il quotidiano Zavtra diretto da Alexander Prokhanov, col quale ha co-fondato un canale Web che ha ospitato istigatori antisemiti; Igor Strelkov, ex Ministro della Difesa della Repubblica popolare di Donetsk e “Comandante militare di Donetsk”, vero pezzo grosso dell’escalation tra separatisti e governo ucraino, è un suprematista bianco e monarchico che se ne è uscito con dichiarazioni di questo tipo:

“L’umanità ha poca esperienza con la democrazia, ma molta esperienza con la monarchia. Sono un sostenitore della monarchia ortodossa. Qualsiasi forma autoritaria di governo è ottimale per la Russia. Si adatta alla nostra cultura e alle realtà economiche”.

Sono altresì presenti in Donbass distaccamenti di milizie antisemite, fondamentaliste ortodosse, monarchiste e reazionarie come “Unità Nazionale Russa” di Alexander Barkashov, che come simbolo ha la svastica abbinata alla stella di Betlemme.

Come possiamo ben vedere, i sostenitori del separatismo erano tutt’altro che “popolari”.

In realtà le repubbliche di Donetsk e Lugansk non hanno nulla a che vedere con una vera “democrazia popolare”.

Le posizioni più radicali e intransigenti per cui combattevano i comandanti delle milizie popolari (alcuni dei quali uccisi in circostanze poco chiare), sono state in gran parte sepolte.

La borghesia locale e russa ha instaurato nel Donbass regimi capitalistici reazionari, con un alto grado di sfruttamento dei lavoratori e sotto la maschera della “democrazia popolare” si è affermata una dittatura borghese.

Qualcuno potrebbe controbattere sostenendo che i personaggi più apertamente fascisti sono stati quasi completamente allontanati dalla borghesia nelle due repubbliche, ma allora si dovrebbe riconoscere che lo stesso è avvenuto anche in Ucraina, dove, se nei primi tempi  partiti e movimenti riconducibili al fascismo occupavano posizioni di rilievo, come durante il primo governo Yatsenyuk quando il partito “Svoboda” poteva vantare quattro ministri (uno dei quali di brevissima durata), oggi occupa una sola poltrona nella Rada ucraina, nella quale non siede più nessun deputato del Pravij Sektor.

Ciò ovviamente non significa che la carta del fascismo aperto non possa ancora essere giocata in Ucraina, sulla spinta degli eventi e data la presenza di numerosi fanatici nazisti armati, responsabili di atroci misfatti.

Per inciso va detto che se Casapound si è schierato con l’Ucraina, dato che ha rapporti con il Battaglione Azov che li ha indicati come punto di riferimento in Italia, Forza Nuova è dalla parte di Putin e vi sono loro militanti come Riccardo Cocco ed Andrea Palmeri notoriamente schierati dalla parte  dei separatisti del Donbass assieme a settori di FdI rappresentati dal  consiglere regionale piemontese Maurizio Marrone.

Una cosa è certa: la narrativa putiniana della “denazificazione” è strumentale, soprattutto se guardiamo ai suoi rapporti con l’estrema destra, ben presente in Russia con movimenti e gruppi organizzati.

Il neo-zar mantiene stretti legami e ha forti affinità ideologiche col filosofo e politologo eurasiatista Dugin, il cui disegno è proprio il ritorno dell’Ucraina nell’orbita russa.

In una recente intervista Dugin ha completamente appoggiato l’operato di Putin, definito “patriota e sovranista che rompe con la postmodernità occidentale, contro la globalizzazione”.

Non è passato molto tempo da quando Putin ha riabilitato la figura del  filosofo antisovietico e fascista Ivan Il’yn, un vero e proprio apologeta del nazismo, sostenitore dell’Armata bianca durante il periodo della guerra civile e per questo espulso da Lenin nel 1922.

Nemmeno possiamo dimenticare la stretta di mano con il fascista istituzionale “oppositore-costruttivo” Žirinovskij del Partito Liberal-Democratico che occupa 23 seggi, assai più di quelli occupati dai fascisti in Ucraina, il che è molto preoccupante se pensiamo che la Russia è un paese imperialista.

”Gioventù marxista-leninista”

Scintilla, marzo 2022

Enquire here

Give us a call or fill in the form below and we'll contact you. We endeavor to answer all inquiries within 24 hours on business days.
[contact-form-7 id="5208"]
Organizzazione per il partito comunista del proletariato