Verso una nuova crisi del capitalismo e nuove spinte rivoluzionarie delle masse
L’economia mondiale capitalistica è entrata in un periodo di marcato e prolungato rallentamento che colpirà simultaneamente, ma in modo disuguale, i paesi imperialisti e capitalisti, accompagnato da elevati livelli di inflazione.
Il declino della crescita riguarda soprattutto i paesi a ”capitalismo avanzato”. Germania, Francia, Italia e Regno Unito andranno in stagflazione, un fenomeno che non si osservava dai primi anni ‘70 dello scorso secolo.
Nel corso di quest’anno gli investimenti caleranno negli USA, in Cina, in Giappone, nella UE e nei paesi capitalistici “in via di sviluppo”. Il commercio mondiale declinerà rapidamente. Anche l’agricoltura risentirà della frenata economica che si somma agli effetti del cambio climatico. L’accesso al credito sarà più difficile per i lavoratori e i piccoli produttori, mentre la situazione per i debitori diverrà insopportabile.
La tendenza generale è alla recessione, la più grave negli ultimi tre decenni dopo quelle del 2009 e del 2020, da cui il capitalismo mondiale non si è mai completamente ripreso.
Per i paesi dipendenti più poveri le conseguenze saranno devastanti, la penuria alimentare e la povertà raggiungeranno livelli elevatissimi.
Il rischio di default, diverrà una realtà per molti paesi, compresi quelli imperialisti che hanno accumulato debiti statali enormi (quello Usa ha toccato il tetto a gennaio, quello italiano sfiora i 2800 mld e il rialzo dei tassi deciso dalla Bce creerà seri problemi all’anello debole dell’Ue).
Con il rallentamento dell’economia si aggraveranno gli antagonismi fra gli Stati e i monopoli imperialisti.
Il che vuol dire non solo lotta accanita per i mercati esteri e le fonti di materia prima, guerre commerciali e valutarie, accresciuta tensione nei rapporti internazionali, ma corsa accelerata al riarmo, sviluppo del complesso militar-industriale e preparazione di una guerra per una nuova ripartizione del mondo.
Guerra di cui sono accesi i focolai in diverse aree del mondo (Ucraina, Balcani, Medio oriente, Mar del Sud della Cina, Nordafrica, Sahel, Kashmir…).
Gli economisti borghesi sostengono che i problemi che oggi attraversa il capitalismo a livello mondiale dipendono dal rialzo dei tassi deciso dalle banche centrali, dalle conseguenze della guerra in Ucraina, dall’irrisolta pandemia da Covid 19.
Dunque sarebbero dovuti a fattori esterni al processo produttivo.
In realtà è proprio in quest’ultima sfera che deve essere visto il problema cruciale del capitalismo, acutizzato dalle politiche statali che hanno ricadute rilevanti nell’economia.
Gli indici dimostrano che nei principali paesi capitalistici, fra cui l’Italia, la produzione industriale sta calando in diversi settori (compresi quelli finora dinamici, come i semiconduttori) e la capacità di utilizzazione degli impianti è in discesa.
Sono i prodromi di una sovrapproduzione che si manifesta con un profondo contrasto fra la produzione e il consumo, quest’ultimo dipendente dal potere di acquisto delle masse lavoratrici che è in calo.
L’inevitabilità delle crisi cicliche ha dunque radici nello stesso sistema dell’economia capitalistica.
La loro persistenza e profondità si spiega con il fatto che esse si svolgono nelle condizioni dell’aggravamento della crisi generale del capitalismo, in cui ogni aspetto (politico, economico, sociale, ambientale, sanitario, etc.) si riflette sugli altri, inasprendoli e accelerando la decomposizione del sistema.
Nel prossimo periodo le classi dominanti reagiranno alla situazione accentuando le politiche antioperaie, le privatizzazioni, il protezionismo economico, il militarismo.
Le spese sociali e previdenziali verranno ulteriormente tagliate per supportare il grande capitale.
Nuove controriforme sono in preparazione, mentre si accentueranno i processi reazionari e la spinta alla guerra fra potenze imperialiste per una nuova divisione del mondo.
Per la classe operaia e gli altri lavoratori sfruttati la frenata dell’economia significherà un generale peggioramento della situazione: licenziamenti e aumento dei livelli di sfruttamento, degrado delle condizioni lavorative, continui ricatti per far accettare salari più bassi, orari più lunghi, precarietà costante, minore protezione sociale e previdenziale. Sempre più lavoratori andranno ad ingrossare le fila del pauperismo ufficiale.
I giovani e le donne saranno ulteriormente penalizzati.
La nuova caduta dell’economia capitalistica si esprimerà a livello politico e ideologico nella diffusione dello sciovinismo, del razzismo, della disumanità e del fascismo, promossi dalle classi dominanti per cercare di salvare il capitalismo in putrefazione dividendo e schiacciando i lavoratori e i popoli in lotta.
Mentre la situazione politica si aggrava nei paesi imperialisti e capitalisti, mentre il parlamentarismo e la democrazia borghese sono gradualmente abbandonati come metodi di dominio di classe, i capi socialdemocratici, riformisti e opportunisti, continuano ad offrire alla propria borghesia i loro servigi per sostenerne gli interessi imperialisti, senza indietreggiare neanche di fronte al pericolo di una guerra mondiale.
La situazione descritta si tradurrà in aumento del malcontento e dell’indignazione delle masse sfruttate e oppresse, in una lotta di classe più ampia e più aspra, di cui in molti paesi già si vedono i sintomi (grandi scioperi e azioni di massa).
La classe operaia accentuerà la resistenza ai piani padronali dando vita a processi di radicalizzazione delle lotte per i suoi bisogni vitali e urgenti, si svilupperanno nuove spinte rivoluzionarie delle masse.
In questa situazione si presentano i compiti politici dei comunisti che oggi consistono nel mobilitare e unificare la classe operaia e le masse lavoratrici contro l’offensiva capitalistica, la reazione politica, la fascistizzazione del potere borghese, contro la guerra imperialista, per il lavoro, per gli aumenti salariali, per la difesa degli interessi economici e politici degli operai, dei giovani disoccupati, delle donne lavoratrici, dei loro diritti e libertà conquistati a prezzo di dure lotte, per la solidarietà fra i popoli nella lotta all’imperialismo, per la difesa dell’ambiente devastato dai capitalisti.
Dentro questo lavoro quotidiano e permanente, che si sviluppa promuovendo e realizzando la politica di fronte unico di lotta del proletariato con i suoi organismi di massa (comitati, consigli, collettivi, etc.) e le sue parole d’ordine comprensibili alle masse, spetta ai comunisti porre con risolutezza la questione della via di uscita dalla crisi generale del capitalismo: essa non può essere altro che la rivoluzione sociale del proletariato.
Da Scintilla n. 131 (febbraio 2023)
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