I risultati delle elezioni regionali dimostrano la crisi profonda della democrazia borghese e la necessità di creare organismi di unità e lotta della classe lavoratrice
Il dato politico più rilevante delle elezioni regionali del 12 e 13 febbraio in Lombardia e in Lazio è il crollo della affluenza alle urne, giunto al minimo storico. Nelle due regioni sei elettori su dieci non si sono recati alle urne. Nella capitale addirittura due su tre.
Il fenomeno dell’astensione è in crescita da lunghi anni. Rispecchia il declino dell’imperialismo italiano e l’abisso esistente fra le classi sociali, mettendo in luce la crisi organica della borghesia.
Il livello raggiunto dall’astensione esprime la crescente sfiducia, estraneità e disillusione di larghi settori delle masse lavoratrici e popolari, delle nuove generazioni, nei confronti dei partiti e dei candidati borghesi e piccolo borghesi, che escono ulteriormente delegittimati da questa tornata elettorale.
Si tratta di una manifestazione della decomposizione dell’ipocrita democrazia borghese, così come del rifiuto di politiche distanti anni luce dagli interessi e dai problemi della classe operaia e delle masse popolari, che ancora fatica ad esprimersi in un movimento di massa.
L’astensione di massa mina non solo la legittimità e la credibilità dei politicanti borghesi, ma anche la stabilità politica delle “maggioranze” di governo e la fattibilità dei disegni reazionari. Allo stesso tempo, apre un’enorme questione politica a cui il proletariato deve dare la sua risposta.
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I candidati delle destre, Fontana e Rocca, hanno ottenuto percentuali di poco superiori al 50% dei votanti. Il loro consenso reale è in Lombardia del 22,9% e nel Lazio del 19,85. C’è chi ha avuto la faccia tosta di chiamarla “trionfo”.
Fratelli d’Italia, il partito di estrema destra guidato dalla Meloni, registra un consenso reale del 12,6% nel Lazio, e del 10,5% in Lombardia.
A questo partito votato da settori limitati di media e piccola borghesia si aggrappa oggi la grande borghesia per portare avanti i suoi disegni reazionari e guerrafondai.
I risultati elettorali confermano che il governo Meloni è intrinsecamente debole, con scarsa base sociale, privo di forti cinghie di trasmissione e alle prese con seri contrasti interni. Per sopravvivere dovrà accentuare gli aspetti autoritari, repressivi e di accentramento dei poteri.
La maggiore responsabilità dei “successi” elettorali della coalizione ultrareazionaria e aggressiva delle destre sta nella fallimentare politica del PD, del M5S e degli opportunisti.
Questi partiti, dopo aver aperto la strada all’estrema destra con anni di sfacciate politiche collaborazioniste, pro-oligarchia, di privatizzazioni, Jobs Act, leggi a favore del precariato, riabilitazioni del fascismo, etc., ora favoriscono con la loro linea imbelle e divisionista il governo Meloni. Incapaci di opporre ai piani antioperai della borghesia imperialista un differente programma di governo, si pongono sul suo stesso terreno reazionario, sciovinista e militarista, disorganizzando e scindendo le file della classe operaia.
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Le destre al potere non risolveranno nessuna contraddizione dell’economia capitalistica, nessun problema della società italiana, ma li aggraveranno. Non riusciranno a conquistare le ampie masse, ma cercheranno di togliere loro qualsiasi possibilità di esprimere con la lotta il malcontento per il carovita, le privazioni, la miseria dilagante, i licenziamenti.
Cercheranno di immobilizzare la classe operaia con la demagogia e le promesse, di dividerla con l’autonomia differenziata, reprimeranno con la violenza statale i suoi movimenti di protesta per far ricadere sulle spalle degli operai, dei lavoratori sfruttati, dei giovani le conseguenze della crisi.
Non potranno governare senza generare continuamente disordine, marasma e caos all’interno, mentre la situazione internazionale si fa sempre più grave.
La crisi italiana non verrà fermata dal governo delle destre e dai suoi governatori, ma solo accelerata. Al nord come al centro e al sud i problemi del lavoro, del salario, della sanità, della casa, dei trasporti, dell’ambiente, si incancreniranno. Il programma della borghesia è la condanna delle masse lavoratrici alla schiavitù, alla miseria e alla guerra.
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I risultati delle elezioni regionali se da un lato dimostrano il vuoto politico esistente, dall’altro chiamano il movimento operaio e popolare a difendere nei posti di lavoro e nei quartieri gli interessi e i diritti della maggioranza sfruttata e oppressa, a lottare per il lavoro, per il pane, per la libertà, per la salute e l’educazione pubblica, per la pace, per rovesciare il potere di una minoranza di sfruttatori e di parassiti.
E’ necessario coordinare e legare l’azione degli operai e quella degli altri lavoratori e, nel tempo stesso, imprimere a tutto il movimento delle masse, un carattere non solo sindacale, ma politico, contro la borghesia e la reazione.
Occorre dunque lavorare per creare Comitati operai e popolari che incarnino la volontà di riscossa della classe operaia, delle masse lavoratrici e popolari, che siano l’embrione di un potere nuovo, rivoluzionario.
Agli screditati e corrotti ministri, governatori, onorevoli e assessori della borghesia, all’arrogante nomenclatura dei suoi partiti, vanno contrapposti i delegati degli operai e degli altri lavoratori sfruttati, dei disoccupati, espressione vitale e dinamica dei loro interessi comuni, del complesso delle le loro rivendicazioni, incompatibili con quelli della classe dominante.
La classe operaia è l’unica classe sociale in grado di risolvere tutti i problemi esistenti, mettendosi alla testa della lotta di tutti i lavoratori sfruttati, favorendo la creazione di organismi che battano la dispersione e concretizzino l’alleanza fra operai e masse popolari in opposizione frontale a tutti i gruppi di natura borghese.
Più la crisi della società italiana si approfondirà e più l’indicazione di costituire in ogni città i Comitati operai e popolari di lotta contro il regime capitalista apparirà come la sola adatta a realizzare l’unità della classe operaia e delle masse popolari sul terreno della lotta aperta contro il sistema capitalista-imperialista, per conquistare migliori condizioni di vita e di lavoro, per trasformare radicalmente la società.
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La situazione offre un terreno fertile ai comunisti, a condizione di unirsi, rafforzare la propria organizzazione e sviluppare un’azione politica di fronte unico, un lavoro tenace e metodico fra le masse, nelle fabbriche, nei sindacati, di inserirsi nelle proteste, negli scioperi, per trasformare la qualità del movimento operaio, per portare al suo interno l’idea-forza della rottura rivoluzionaria con il sistema capitalista-imperialista, contro le posizioni opportuniste e revisioniste.
Quello che da ultimo i risultati delle elezioni regionali dimostrano, è la necessità per il proletariato, al fine di battersi vittoriosamente contro la borghesia e la reazione, di costruire un proprio partito indipendente e rivoluzionario basato sulla teoria marxista-leninista e l’internazionalismo proletario.
Uniamoci, organizziamoci, lottiamo insieme!
15 febbraio 2023
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