Gli sviluppi della guerra e la classe operaia
L’invio al corrotto regime di Zelensky di 120 carri armati degli eserciti della Nato, e prossimamente di aerei caccia e missili a lungo raggio, fa compiere alla guerra inter-imperialista che si combatte sul territorio ucraino un ulteriore passo avanti verso l’inasprimento, il prolungamento e l’estensione del conflitto.
La fornitura di nuove micidiali armi e altri fondi risponde ai voleri dell’imperialismo USA che vuole prendere due piccioni con un colpo: indebolire la Russia, in quanto alleato del rivale strategico cinese; legare più strettamente al carro della NATO le potenze alleate, per mantenere l’egemonia.
La guerra si rivela sempre più un conflitto aperto fra il blocco diretto dal Pentagono e l’imperialismo russo che non ha intenzione di mollare la presa nelle sue aree di influenza, pena il crollo delle ambizioni nel “vicino estero”.
Il compito assegnato alla “NATO globale” è quello di spingere nella guerra più paesi sotto la direzione USA (a ciò servono il recente patto NATO-UE, la dichiarazione NATO-Giappone e la visita di Stoltenberg in Corea del Sud), nonostante gli “alleati” abbiano parecchio da rimetterci.
La normalizzazione dei rapporti con la Russia (forniture energetiche, mercato di investimento e sbocco delle merci) sarà infatti difficile da ristabilire, anche dopo la fine del conflitto armato.
Più si prolunga la guerra e più appare chiaro che gli USA non vogliono alcuna soluzione negoziale. La decisione di Biden di aiutare Kiev a riprendere la Crimea parla chiaro in tal senso.
Allo stesso tempo è evidente che gli operai e i popoli sono chiamati a sopportare sacrifici sempre più pesanti. In un anno di guerra le masse lavoratrici si sono ulteriormente impoverite, i loro diritti fondamentali attaccati, mentre miliardi di euro sono stati trasferiti ai monopoli bellici dietro il pretesto della “sicurezza” e della “pace”.
Ogni missile, ogni carro armato, ogni elicottero, ogni nave, ogni caccia, ogni mortaio, ogni pallottola inviati in Ucraina equivalgono a meno salario nelle tasche dei lavoratori, a tagli di spesa sociale (es. reddito di cittadinanza), sanitaria, previdenziale, a bollette e tasse più care, a limitazione e soppressione di diritti e libertà politici e sindacali.
I lavoratori sono oppressi e sfruttati dai governi guerrafondai, come quello della Meloni (che è al sesto invio di armi), e dai monopoli come Leonardo ed Eni, che trascinano il nostro paese nell’abisso della guerra per aumentare i loro profitti; ma anche dai capi riformisti e sindacali che sostengono l’appartenenza alla NATO, un’organizzazione di guerra e terrore imperialista.
Gli operai devono discutere collettivamente tali questioni per trovare le risposte che corrispondono ai loro interessi direttamente colpiti dalla guerra imperialista e dalla criminale politica dei governi borghesi.
Ma non bisogna solo discutere; per cambiare la situazione è necessario organizzarsi e lottare.
Occorre creare organismi unitari e premere sulle strutture sindacali di posto di lavoro e di territorio affinché prendano posizione contro la politica di guerra che fa il gioco dei padroni e colpisce la classe operaia, che non ha alcun interesse in questa guerra ingiusta.
Occorre sviluppare la solidarietà internazionale con i proletari degli altri paesi che non vogliono essere coinvolti nelle attività guerrafondaie della borghesia.
Occorre lavorare per organizzare azioni di protesta, dimostrazioni e scioperi, specialmente nell’industria bellica, per costringere i governi degli stati belligeranti a cessare ogni partecipazione al massacro in corso, per uscire dalla NATO e da ogni altra alleanza bellicista, per respingere i sacrifici che ci vogliono imporre, per battere lo sciovinismo con l’internazionalismo proletario.
L’esperienza insegna che la guerra tra diversi stati imperialisti e capitalisti porta al loro indebolimento reciproco e all’indebolimento delle posizioni del capitalismo in generale, crea condizioni favorevoli all’assalto delle fortezze della borghesia, avvicina il momento della rivoluzione proletaria, la rende praticamente necessaria.
Continuiamo perciò a sviluppare la propaganda, la denuncia, l’iniziativa di lotta contro la guerra imperialista, per la pace fra i popoli, legando strettamente le parole d’ordine contro la guerra a quelle sul salario, il lavoro, la difesa degli interessi economici e politici dei lavoratori.
Abbasso la guerra e i suoi fautori, i monopoli e la banda dei miliardari al potere!
Viva l’unità degli operai di tutti i paesi contro la borghesia e il suo cane da guardia, il fascismo, per la rivoluzione socialista!
Da Scintilla n. 131 (febbraio 2023)
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