Stato, mafia ed economia capitalistica
Lo scorso 16 gennaio è stato arrestato a Palermo Matteo Messina Denaro, un boss di Cosa Nostra ricercato da trenta anni, già condannato per gravi delitti e stragi quale mandante ed esecutore.
La sua cattura ha fatto il giro dei notiziari del mondo. Gli organi dello Stato borghese incensano sé stessi. Come ha avuto modo di dire il procuratore di Palermo: “Catturare un latitante pericoloso senza ricorso alla violenza e senza manette è un segno importante per un paese democratico.”
Né si è fatto attendere il sostegno da parte del parlamento europeo al governo tricolore: “Il mondo è un po’ più sicuro oggi” ha scritto Roberta Metsola, la presidente dell’europarlamento.
La cattura di un super-latitante è l’espediente abusato per risollevare le sorti dei governi in affanno. La storia della lotta alla mafia è fatta di vittorie giudiziarie su quelle che si rivelano cosche perdenti nella lotta per il dominio sull’organizzazione mafiosa.
Ma sono gli intenti inconfessabili della reazione borghese che devono attirare la nostra attenzione.
La caccia ai capi mafiosi diventa la celebrazione di strumenti repressivi come l’intercettazione telefonica e lo spionaggio elettronico, l’inasprimento delle pene e la segregazione carceraria.
Si tratta non solo dell’imbarbarimento generale della società borghese nell’epoca dell’aggravamento della sua crisi generale, ma di una classe dominante che sotto il pretesto della lotta alla delinquenza organizzata instaura un regime reazionario e adotta misure antioperaie e antidemocratiche per procrastinare la propria fine.
Quanto alla vicenda dell’arresto di Messina Denaro occorre fare luce su due punti chiave.
– Matteo Messina Denaro ha svolto la sua latitanza in un territorio densamente popolato, in una cittadina fortemente sorvegliata e segnalata da tempo come sede del suo “covo”. Con tutti i reparti speciali e le polizie alle calcagna, con un volto molto simile all’identikit diffuso, egli circolava indisturbato con una carta d’identità intestata al nipote di un boss locale, andava al ristorante e ai festini della Palermo bene. Ciò si può spiegare con la rete di protezione mafiosa e con il rapporto con settori della classe dominante che per anni hanno garantito coperture e soffiate.
Negli ultimi tempi Messina Denaro inviava selfie, messaggini e regali, andava a curarsi in una nota clinica privata situata a poche centinaia di metri dalla Dia di Palermo, scambiava il numero di telefono con i pazienti.
L’abbandono delle cautele da parte dello scaltro boss mafioso non può essere certo frutto di sventatezza, ma di calcolo.
– Perché solo ora l’arresto del superlatitante? Cosa è cambiato di recente? È cambiata la situazione politica. L’avvento del governo Meloni (con l’appoggio del partito berlusconiano) avrebbe creato condizioni propizie per quella “scellerata trattativa” che esperti di mafia ipotizzano. È dunque plausibile che Messina Denaro, ormai malato di cancro, abbia deciso di lasciarsi arrestare, o sia stato indotto a farlo, per ottenere contropartite.
Non va trascurato il fatto che l’arresto di Messina Denaro è stato anticipato alcuni mesi fa dalle dichiarazioni televisive di un pentito, il quale lasciava intendere che era in corso una trattativa con il boss mafioso malato, un “regalino” per il governo di estrema destra da poco insediato.
Riguardo il fenomeno mafioso, va compreso che anche dopo la trasformazione della vecchia mafia agraria e politica in una nuova mafia finanziaria “globalizzata”, l’organizzazione malavitosa è restata strumento a beneficio della borghesia per l’avvilimento e l’oppressione sociale e morale della popolazione, al cui fine oggi aggiunge la droga e altre “delizie” tipiche del capitalismo ai vecchi mezzi del gioco d’azzardo, dell’usura, della degradazione della donna con la prostituzione.
Da queste attività essa trae all’ombra dello Stato borghese proventi che vengono riversati nelle attività economiche legali.
Le leggi dell’ordinamento economico capitalistico trovano la via di affermarsi nella mafia la quale, per allargare i volumi di affari legati all’attività criminale attraverso cui si finanzia e si arricchisce, si intreccia strettamente con l’economia legale attraverso le larghe maglie del credito, delle obbligazioni, etc.
L’intreccio giunge al punto di includere specifiche attività illegali nella stima del Pil (cosicché rientri a sua volta nella determinazione della misura degli obblighi finanziari nei confronti del bilancio europeo).
In tal modo si attribuisce dignità al capitale che proviene dal crimine, attribuendo ad esso la natura generica di “reddito”, proprio come viene considerato il profitto derivante dal furto di plusvalore.
Uno studio della Banca d’Italia (“La criminalità organizzata in Italia: un’analisi economica”) che esamina l’economia illegale, ricercando i canoni per una sua, seppure approssimativa, stima economica, è anch’esso un’altra dimostrazione della compenetrazione dell’economia legale e illegale.
Oggi la mafia, a partire dalle attività tradizionali di controllo dei traffici di sigarette e delle droghe (specialmente la cocaina è gestita dalla ‘ndrangheta’ calabrese che si è avvantaggiata dai colpi inferti a Cosa Nostra), dall’usura e dal “pizzo” al racket dei lavori pubblici e al controllo della filiera agroalimentare, è passata ad altri settori: l’acquisizione diretta e il finanziamento di imprese ed esercizi commerciali; gli investimenti nel settore immobiliare e delle costruzioni (cantieri, acquisti di materiali, appalti pubblici truccati, reclutamento forza-lavoro, servizi di protezione privata…); la fabbricazione ed export di abbigliamento; le frodi agricole ai danni della UE; lo smaltimento illegale di milioni di tonnellate di rifiuti industriali; la riconversione green (eolico); lo sfruttamento intensivo dei lavoratori immigrati impiegati nelle campagne; i villaggi turistici, la sanità (i fondi per l’emergenza, funerali, prodotti medicali, etc.) e il “welfare sociale” alternativo per aumentare il consenso sociale.
La mafia lava il denaro sporco attraverso i circuiti finanziari esistenti (si serve a tal scopo di intermediari, società di copertura, fatture false, paesi off-shore, bonifici, polizze vita, trasferimento fondi, bitcoin, carte di credito ricaricabili, uso dei casinò, compravendita beni immobili, etc.) per fonderlo così nella massa di capitale che ogni giorno circola nelle istituzioni finanziarie del pianeta.
L’organizzazione mafiosa ha assunto nel tempo le caratteristiche di una holding per la rapida accumulazione di capitali con ogni mezzo.
Essa opera secondo i criteri della “diversificazione dell’attività” e della massimizzazione dei profitti, cercando costantemente di espandere il proprio raggio di azione, senza rinunciare all’aspetto criminale e godendo di complicità a tutti i livelli del sistema politico ed economico.
La presenza della mafia nel territorio non è diminuita, ma aumentata, passando dalle regioni meridionali di tradizionale insediamento ad aree più sviluppate del centro-nord.
Nei periodi di crisi economica e sanitaria l’infiltrazione mafiosa è cresciuta, data la disponibilità di capitale liquido. Molti capitalisti “legali” accettano la presenza della mafia, se ne servono per le loro attività, così come per il reclutamento e il controllo della forza-lavoro.
Non sarà l’arresto di Messina Denaro a bloccare questo giro enorme di affari che ben contribuisce a far girare l’economia capitalistica italiana.
La borghesia non vuole e non può sconfiggere la mafia, in quanto parte integrante del sistema economico-finanziario e politico a livello nazionale e internazionale.
Esse hanno infatti il medesimo interesse alla preservazione dell’ordine borghese.
La connivenza della politica e delle istituzioni borghesi con la mafia è un fatto assodato, così come la crescente implicazione della mafia nell’economia, la sua aumentata capacità di penetrazione e potenza finanziaria sono una manifestazione del rafforzamento del carattere parassitario della proprietà capitalistica e dell’incessante incremento della ricchezza delle classi sfruttatrici ai danni di quelle sfruttate.
Solo con l’abbattimento del capitalismo fenomeni come la mafia potranno sparire. Poiché con l’eliminazione di ogni forma di sfruttamento e parassitismo nella vita economica e sociale verrà a mancare ad essi ogni alimento.
Solo attuando una profonda e radicale trasformazione economica, sociale, politica, culturale e morale si potrà relegare la mafia nel museo degli orrori della società capitalistica e costruire un nuovo sistema di produzione sociale.
Da Scintilla n. 131 (febbraio 2023)
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