Un’altra tempesta finanziaria originatasi nel ventre dell’imperialismo USA

Nella seconda settimana di marzo i titoli delle banche statunitensi sono rapidamente scesi, dopo che l’istituto specializzato in criptovaluta Silvergate ha annunciato la chiusura e la Silicon Valley Bank (SVB) ha subito una crisi di liquidità, scatenando il panico nel mercato.

Giovedì 9 marzo le quattro maggiori banche USA (JP Morgan Chase, Bank of America, Wells Fargo e Morgan Stanley), hanno visto 55 mld di dollari cancellati dalla loro capitalizzazione.

JPMorgan, la più grande banca statunitense, da sola ha registrato un calo di 22 miliardi di dollari nel suo valore di mercato, mentre le sue azioni sono scese del 5,41% a 130,34 dollari.

Tra le altre grandi banche statunitensi, anche Goldman Sachs e Citigroup hanno registrato un calo significativo del valore delle loro azioni.

Venerdì 10 marzo, successivamente alla chiusura di Silvergate, anche SVB (sedicesima banca USA collegata con migliaia di imprese start-up tecnologiche in tutto il mondo, inserita da Forbes nella lista delle migliori banche nordamericane per il quinto anno consecutivo), è crollata in sole 48 ore, dopo che le sue azioni avevano perso oltre il 69% del loro valore.

Il fallimento di SVB, che aveva quadruplicato la sua stazza negli ultimi 5 anni grazie ai finanziamenti alle start-up, è stato il secondo più grande fallimento dopo quello di Washington Mutual nel 2008.

Ma non l’unico. Infatti, subito dopo è saltata Signature Bank e il titolo della First Republic Bank, una banca regionale, è affondato. Altre banche di piccole e medie dimensioni sono nella stessa situazione di SVB. Non sarà facile salvarle tutte.

Da lunedì 13 marzo, nonostante l’intervento della Fed e l’apertura della “rete di protezione” internazionale, nonostante le rassicurazioni di Biden che ha promesso di salvare i depositi dei clienti delle banche fallite, il contagio è arrivato nelle borse europee. Si sono verificati cali consistenti sui titoli bancari in Svizzera (Credit Swiss è scesa ai minimi dal 1981 ed è dovuta intervenire la banca centrale svizzera con 50 mld per tentare di salvarla), Spagna (Banco Santander), Germania (Commerzbank), Francia (Bnp Paribas). L’ondata di vendite ha fatto cadere del 5% l’indice delle azioni bancarie in Giappone.

La borsa di Milano ha bruciato decine di miliardi. MPS e la Banca popolare di Sondrio hanno perso oltre l’8%, Unicredit e Mediolanum attorno al 10%, Intesa il 7%. Lo spread è risalito a 200 punti. Lo stretto rapporto del debole capitalismo finanziario italiano con il declinante imperialismo statunitense ha amplificato gli effetti negativi.

Il 16 marzo la Bce ha alzato di mezzo punto i tassi di interesse per evitare di dare un segnale di debolezza delle banche europee. Ma ciò avvicina la stagflazione.

Gli economisti borghesi affermano che la causa principale dello shock attuale – che rende più instabile il sistema finanziario e ne anticipa altri, stante la quantità di bolle finanziarie creatasi con anni di quantitative easing – sta nel fatto che gli Stati Uniti hanno aumentato i tassi di interesse in dodici mesi dallo 0,5% a circa il 5% per domare l’inflazione.

Ciò ha creato problemi a SVB che deteneva titoli e obbligazioni a lungo termine il cui valore di mercato è crollato. Perciò ha dovuto svenderli per racimolare liquidità nel vano tentativo di far fronte alla corsa agli sportelli, amplificata dai social media, fino a giungere alla dichiarazione di insolvenza e al fallimento.

La manovra messa in atto della Federal Reserve (Fed), banca centrale di uno Stato usuraio che punta ad attrarre capitali per frenare la ripresa cinese e finanziare la sua politica guerrafondaia, è stata comunque infruttuosa. Il tasso di inflazione negli Stati Uniti è rimasto più alto del previsto, con un aumento del 6,4% su base annua, mentre la fiducia nel dollaro va scemando.

Con i fallimenti bancari, la Fed sarà costretta ad ammorbidire la sua posizione aggressiva sui tassi di interesse. Anche la linea bellicista di Biden in Ucraina subirà dei cambiamenti dovendo dirottare centinaia di miliardi di dollari per proteggere banche e monopoli che vacillano (ovvero aumenterà la pressione sugli alleati della NATO per la fornitura di armi e fondi al regime di Zelensky).

In realtà, la crisi di SVB e altre banche è solo la punta dell’iceberg di un problema assai più vasto.

Dietro i fallimenti c’è il capitale produttivo di interesse che non può essere valorizzato a un saggio continuamente crescente, nel tentativo di forzare il capitalismo oltre i suoi limiti.

Questo è il problema che il business del mercato dei capitali non può risolvere, nonostante i singoli capitalisti cerchino di spuntare maggiori tassi dalla ripartizione del profitto sociale nelle diverse attività bancarie, commerciali, speculative, etc.

Dietro gli sfracelli bancari e di borsa di questi giorni, che realizzano un violento deprezzamento di capitale fittizio con serie conseguenze nella sfera della produzione – che si avvia verso la recessione in molti paesi, con licenziamenti di massa specie nelle aziende specie high-tech, riduzione dei salari reali e ulteriore spinta alla concentrazione monopolista – c’è infatti la graduale  diminuzione del saggio di profitto nel sistema capitalistico, che ha carattere evidente specialmente negli USA.

Di qui la tendenza alla discesa dei tassi reali d’interesse e la sofferenza dell’intera economia capitalistica e degli istituti finanziari in particolare di fronte all’aumento del costo del denaro, che, come osservava Marx nel libro III del Capitale, deprezza il corso dei titoli sottoscritti a tassi inferiori.

La caduta del saggio di profitto è una barriera economica la cui azione, benché rallentata e ostacolata dalle controtendenze, alla lunga si attua attraverso un processo inesorabile, una vera e propria “legge di natura” dell’attuale modo di produzione che ha un carattere storico, transitorio.

Gli effetti distruttivi di questa legge sono amplificati nella situazione attuale che vede la compresenza di guerra, sanzioni, inflazione, pandemia, siccità, instabilità politica, in quanto manifestazioni della crisi generale del capitalismo.

Chi vede dietro i crack di questi giorni unicamente il conflitto fra politiche di riduzione dell’inflazione e di mantenimento della crescita economica, oppure la deregulation del settore bancario, scorge gli alberi ma non vede la foresta.

Chi dice “non abbiamo  imparato niente dalla crisi del 2008”, dimostra di non comprendere il processo di riproduzione delle contraddizioni intrinseche del processo di accumulazione del capitale, che si manifestano nel sistema creditizio anticipando e aggravando la crisi economica.

E’ il conflitto fra il carattere sociale delle forze produttive e la proprietà privata capitalistica dei mezzi di produzione e di scambio che si ripresenta in forma aggravata, costituendo la base economica della rivoluzione sociale destinata a distruggere i rapporti di produzione attuali e a crearne dei nuovi, conformi al carattere delle forze produttive.

Il  fallimento non è solo della politica monetaria USA. Il vero limite del capitale è il capitale stesso, le sue limitate condizioni di valorizzazione. Tuttavia ciò non significa che il capitalismo è destinato a un crollo inevitabile. La borghesia è un parassita senza scrupoli, commette errori su errori, crimini su crimini, avvicinando la sua rovina, ma non per questo si autoliquida.

L’unica forza in grado di abbattere questo sistema in putrefazione è il proletariato, capace di trasformarsi da elemento subordinato e interno al modo di produzione vigente a protagonista cosciente, compatto e organizzato dell’abolizione dello stato di cose presente, indispensabile per il passaggio a una forma superiore di società di cui la socializzazione dei mezzi di produzione e la dittatura proletaria sono la prima tappa.

Strumento fondamentale di questa rivoluzione è il partito comunista (marxista-leninista), per la cui ricostruzione devono lavorare i comunisti e i migliori elementi della classe operaia, agendo uniti fin da subito per dare impulso a politica proletaria intransigente di classe, volta a rovesciare le conseguenze delle crisi sulle spalle dei capitalisti e dei ricchi e a preparare le condizioni per un’uscita rivoluzionaria dalla barbarie capitalista.

18 marzo 2023 (152° anniversario della Comune di Parigi, primo governo operaio)

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

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