“Holodomor”: la mozione della menzogna e della propaganda bellica

Mercoledì 26 giugno il Senato con voto bipartisan ha approvato la mozione sul riconoscimento del c.d. holodomor come genocidio ai danni del popolo ucraino.

Nessun voto contrario è stato espresso su questa mozione, a dimostrazione che sulle questioni che toccano gli interessi fondamentali della borghesia – come la questione della guerra e della lotta al comunismo – tutti i partiti parlamentari si presentano come frazioni di un “partito unico” della classe detentrice dei mezzi di produzione.

La borghesia italiana ed europea utilizza strumentalmente una delle più perfide falsificazioni della storia, creata dai nazisti e dagli sciovinisti ucraini,  quale arma di propaganda nella guerra imperialista che la vede schierata nel blocco Usa/Nato.

Tale falsificazione storica serve ai guerrafondai al potere per cercare di assimilare forzatamente l’Unione sovietica socialista e l’imperialismo russo invasore dell’Ucraina (ovvero un’altra mostruosa falsificazione) e quindi per sostenere militarmente, economicamente e ideologicamente la banda ultrareazionaria al potere in Ucraina.

C’è anche un motivo recondito dietro le mozioni sull’assurda equiparazione comunismo-nazismo, sulle foibe, sulla carestia ucraina, etc.: minacciare e limitare sempre più le libertà di opinione, di stampa, di sciopero, di dimostrazione, di associazione e di azione politica per il movimento comunista e operaio, il solo movimento che preoccupa la classe dominante in una situazione di aggravamento della crisi generale del capitalismo, di guerra e miseria crescente.

Con queste premesse, torniamo sull’“holodomor”, per fare ancora una volta chiarezza fra i proletari.

Secondo la mitologia borghese, la presunta carestia avvenuta nel 1932-33 nel contesto della collettivizzazione dell’agricoltura in URSS sarebbe stata volutamente pianificata dal governo sovietico e, personalmente, da Stalin per ”punire una nazione che stava opponendosi”.

L’accusa di genocidio non si basa su alcuna ricerca storica e demografica, ma viene ripresa di sana pianta dall’epoca nazista, in cui alcuni giornalisti anglosassoni (l’americano Walker, spalleggiato dal magnate filonazista dell’editoria Hearst, e l’inglese Jones) montarono sul nulla, con la collaborazione di Goebbels il caso in questione. Malgrado l’ampia simpatia e militanza nazista che allora imperversavano sia in America, sia in Gran Bretagna, e altrove, la frode fu smascherata già allora da giornalisti e storici indipendenti, come Douglas Tottle e Walter Duranty.

In particolare fu smascherata la presunta documentazione fotografica, mettendo in luce che venivano utilizzate fotografie della carestia dei primi anni ‘20, concomitante con la guerra civile e l’intervento militare di molti paesi imperialisti e capitalisti europei contro la giovane repubblica socialista dei Soviet.

Ciò premesso, di fronte alle ricorrenti menzogne borghesi, occorre ripercorrere brevemente i fatti.

Dopo il periodo della NEP, verso la fine del 1929, la collettivizzazione integrale delle campagne e la liquidazione dei kulak come classe sfruttatrice s’imposero in tempi “stretti” per due ordini di motivi.

In primo luogo, per mettere ordine e risolvere la situazione delle campagne, facendola finita con la speculazione sul prezzo del grano con diffusi episodi di aggiotaggio la cui conseguenza era la fame nera nelle città. Nelle campagne si dovevano eliminare le condizioni di spaventoso arretramento con cui veniva praticata l’agricoltura, unite a un clima non propizio: condizioni che comportavano da sempre frequenti periodi di carestia di cui i contadini, ridotti all’epoca zarista allo stato di servitori della gleba, ne facevano le spese.

In secondo luogo, andava rapidamente aumentata la produttività del lavoro agricolo, a partire da un radicale cambiamento della tecnica agraria, per consentire l’alimentazione di un numero in rapida crescita di operai e tecnici addetti all’industrializzazione, il cui primo piano quinquennale era partito nel 1928.

Tempi eccezionali: dopo l’esaurimento dell’ondata rivoluzionaria iniziata sul finire del conflitto mondiale l’URSS era isolata e minacciata di aggressione, specie ad opera dell’impero britannico, ma anche dall’ascesa del fascismo. Doveva quindi in breve tempo, forzando le tappe, costruire la sua industria pesante.

Nella corretta visione di Stalin e del partito bolscevico, l’agricoltura doveva adottare il sistema delle grandi aziende meccanizzate, che nello stesso periodo prendevano piede nei principali stati capitalistici, ma senza alcuna vessazione ed espulsione di massa dei contadini dalle campagne, senza cioè le conseguenze che il fenomeno assumeva negli USA, con rilevanti, quanto sottaciuti, costi umani.

Questo processo che aveva per fondamento il passaggio di tutta la terra ai colcos e ai sovcos, fu sostenuto da un grande movimento di massa di milioni e milioni di contadini piccoli e medi che incontrò in alcune regioni più difficoltà del previsto. Qui si registrò una disperata resistenza, armi alla mano, da parte dei kulak, strato di contadini ricchi creato dalle riforme capitaliste del primo ministro zarista Stolypin (lo stesso che riempì la Russia di forche per gli oppositori, un anticomunista esaltato da Putin come “vero patriota e saggio politico”).

I kulak riuscirono ad attrarre una parte dei contadini medi agiati e ad aizzarli contro i colcosiani e il potere sovietico. Uccisero i partigiani più attivi dei colcos, distrussero in massa il bestiame, incendiarono raccolti e magazzini colcosiani, sabotarono semine e impedirono l’accudimento delle colture, avvelenarono gli alimenti. A ciò vanno aggiunta la siccità e le epidemie, specie di tifo petecchiale, nonché errori politici ed esagerazioni di quadri locali che si dimostrarono incapaci di affrontare con lucidità gli avvenimenti.

Il governo sovietico ammise le difficoltà e intervenne per affrontarle abbassando, ove necessario, il limite minimo delle consegne obbligatorie e punendo severamente i funzionari incapaci o che avevano abusato del potere loro concesso. L’esatto contrario della premeditazione. Più tardi venne alla luce che molte esagerazioni furono commesse deliberatamente da trozkisti e bukhariniani per screditare il movimento colcosiano e compromettere l’alleanza fra la classe operaia e i contadini.

Come tutte le rivoluzioni, la lotta di classe nelle campagne nel contesto della collettivizzazione non fu un pranzo di gala. Ci fu carestia? Se ci fu, come conseguenza di una durissima lotta fra sfruttati e sfruttatori (sicuramente ci fu la strage degli animali da tiro attuata dai ricchi agricoltori che causò diminuzione della produzione granaria), dell’allungamento delle operazioni agricole e delle difficoltà sopraggiunte nel creare rapidamente forme di organizzazione atte a permettere un’abbondante produzione agricola, sarebbe comunque stata l’ultima.

Il potere sovietico prese in quegli anni importanti provvedimenti per superare le difficoltà nella conduzione delle aziende agricole collettive. Con l’aiuto dell’Armata Rossa i campi furono seminati e accuditi e nel 1933 il peggio passò. Di li a poco, come effetto dell’industrializzazione, arrivarono in quantità trattori, macchinario e fertilizzanti. L’Ucraina sovietica divenne il primo granaio dell’URSS. Le carestie furono debellate con il socialismo. Nel 1934 vi fu persino un’amnistia verso i kulak che non si erano macchiati di crimini.

I numeri? Difficili da quantificare anche nella stima. Stando alle cifre riferite dagli “esperti” borghesi fino a una trentina di anni fa, si parlava complessivamente di un milione di morti.  La mozione approvata parla di “almeno 3 milioni”, evidentemente i senatori si sono basati su siti Internet specializzati in disinformazione, in cui figurano cifre iperboliche.

Quanto alla strumentalità della mozione approvata, basterà ricordare che il Kazhakistan fu duramente colpito dalla carestia, ma per quel paese nessuno si è mai sognato di denunciare un genocidio, il che fa comprendere la falsità politica e storica del c.d. holodomor in Ucraina.

Purtroppo anche persone non ostili all’URSS dell’epoca della dittatura del proletariato si sono accodate all’ondata falsificatrice, diffondendo “numeri in libertà”. Avrebbero, volendolo, ancora la possibilità di ristabilire la verità storica smitizzando sparate assurde e le invenzioni di “genocidio intenzionale” che se all’epoca favorirono la Germania nazista oggi favoriscono il mito dell’ “occidente difensore dei diritti umani” che vorrebbe rifarsi, sull’ignoranza dei fatti o sulle menzogne più spudorate, una verginità irrimediabilmente persa con innumerevoli crimini.

Quanti milioni di vittime ha fatto la borghesia per andare al potere e mantenerlo? Quante vittime è costata  la tratta degli schiavi? Quante per la deliberata diffusione di malattie infettive sui popoli nativi? Quante per le carestie dovute all’imposizione delle monoculture, anche in Europa? E i costi sociali della rivoluzione industriale? E quelli della Grande depressione degli anni ‘20 e ’30?

Quante vittime sono costate le guerre colonialiste e imperialiste? Quante ne hanno causate i gas asfissianti nelle trincee della 1° guerra mondiale e nell’aggressione all’Etiopia, il napalm in Vietnam e Laos, il genocidio anticomunista in Indonesia, l’uranio impoverito nei Balcani e in Iraq? Quanti morti per i bombardamenti terroristici nelle città europee nella 2° guerra mondiale e nella guerra di Corea? E per le atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki? E nel massacro del popolo palestinese ad opera dei sionisti?

Quanti sono i morti nella strage quotidiana dei morti sul lavoro? Quante vite umane sono sacrificate nel Mediterraneo o nel deserto pur di blindare la “Fortezza Europa”? Quanti i morti per inquinamento?

Su tutte queste vittime e genocidi causati dalla barbarie capitalista e imperialista il Senato borghese non ha nulla da deliberare.

Occorre una battaglia sul fronte storico e ideologico, a cui nessun sincero rivoluzionario dovrebbe sottrarsi, pena cadere nella vergogna e nel tradimento.

Questa battaglia potrà essere portata avanti in modo organico solo da un partito indipendente e rivoluzionario del proletariato, antitetico al “partito unico” della borghesia e a tutte le sue frazioni. Alla lotta per la sua costituzione chiamiamo tutti i sinceri comunisti e gli operai d’avanguardia.

27 luglio 2023

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

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