La popolazione di Agrigento protesta per l’acqua!

Corrispondenza dalla Sicilia

Sabato 3 agosto 5000 persone (circa 1/10 della popolazione cittadina), molte organizzate in comitati, hanno manifestato ad Agrigento in corteo per la seconda volta (la prima è stata il 3 giugno) contro la gravissima crisi idrica che ha colpito la città, con i rubinetti a secco da 40 giorni, così come il resto della provincia e gran parte della Sicilia.

Con momenti di tensione con la polizia, i manifestanti hanno giustamente contestato le autorità preposte all’emergenza.

Negli ultimi due anni la regione è stata colpita da una dura siccità che non molla la presa, a causa dei cambiamenti climatici che determinano la diminuzione delle piogge e siccità specie in Sicilia, dove avanza a vista d’occhio la desertificazione.

Praticamente nell’isola è da più di un anno che non piove in modo consistente. Nella carenza o mancanza assoluta di soccorsi la situazione sta gravemente danneggiando l’agricoltura, ma è buona parte della popolazione dell’isola che sta vivendo gravi disagi.

Una quantità di agricoltori hanno dovuto rinunciare al raccolto di grano e foraggi, macellano il bestiame, tra cui fattrici e vacche da latte, estirpano vigneti ed agrumeti.

Le località sono rifornite (dove lo sono) in modo insufficiente, per mezzo di autobotti, con acqua non potabile, in modo che bisogna andare a comprarla in bottiglia a caro prezzo.

Gli invasi idrici, molti dei quali inservibili perché mai collaudati o privi di detriti per mancata manutenzione, sono praticamente vuoti, lo stesso dicasi per i pochi in funzione.

La rete idrica è, più che altrove, un colabrodo: circa la metà dell’acqua in  alcuni casi anche di più – quando c’è – viene dispersa (in Sicilia si perdono in rete 50,5 litri ogni 100).

Non è una situazione nuova: l’incuria, il disinteresse, l’abbandono, sono piaghe alimentate da sempre dalla classe dominante e dai suoi servi, e non solo nel campo idrico, dove le poche infrastrutture costruite sono insufficienti e dove manca una rete efficiente di rifornimenti che possa far fronte alle emergenze.

Le autorità non fanno nulla da anni. Il perché è presto detto: le risorse finanziarie sono dirottate dove i grandi monopoli delle costruzioni possono ottenere più elevati profitti, come nell’impresa per la costruzione del Ponte di Messina, oppure vengono “fatte fuori” dalla delinquenza mafiosa che, come noto, attanaglia gli appalti per le opere pubbliche ovvero.

Per avere una proporzione, i fondi stanziati (per ora) per il ponte assommano a 12 miliardi, a fronte di 900 milioni del PNRR per altre infrastrutture.

La crisi idrica va ben oltre la Sicilia. Mancano nel nostro paese “autostrade dell’acqua”, impianti di depurazione, invasi, sistemi pubblici di fognatura, bacini di contenimento e canali di scolo per le emergenze climatiche che sempre più spesso alternano periodi siccità a disastrose alluvioni, come lo scorso anno in Romagna e quest’anno in molte province del Nord.

Con l’autonomia differenziata la situazione, che già vede penalizzato il Meridione, non potrà che peggiorare.

Occorre estendere le manifestazioni di protesta contro l’emergenza idrica, la malasanità, l’incuria, il sistema arretrato di trasporti, specie su rotaia. Occorre allargare la protesta per l’acqua ad altre città, costruire comitati popolari e rafforzare quelli esistenti per estendere la mobilitazione e la denuncia, inchiodando i responsabili a tutti i livelli, imponendo interventi urgenti.

“Vogliamo l’acqua!”: la protesta deve arrivare alla Regione e al governo Meloni che i soldi, oltre che per il Ponte sullo Stretto, li spende in grandi quantità per armi e politica imperialista.

Ma fin d’ora una cosa deve essere chiara: la crisi ambientale e climatica è parte integrante della crisi generale del capitalismo e i governi borghesi possono mettere solo pezze e palliativi.

Solo una società socialista potrà, tra le prime attività da realizzare, produrre e mettere in atto un piano adeguato per il riassetto idrogeologico.

Per questa società, al di là delle emergenze, dobbiamo batterci!

 

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