2 febbraio 1943: l’inizio della fine dei piani criminali del nazifascismo
Ottantatre anni fa, il 2 febbraio 1943, il nazismo capitolò a Stalingrado dopo un’epica battaglia combattuta, strada per strada, fabbrica per fabbrica, casa per casa. Una Resistenza incrollabile preparò la strada della riconquista dei territori occupati dai nazisti tedeschi e dai loro alleati. Trentadue divisioni naziste furono accerchiate e annientate dall’Armata Rossa mediante una manovra a tenaglia.
A seguito della controffensiva sovietica furono sbaragliate anche la VI e la IV armata corazzata tedesca, la III e la IV armata romena, l’VIII armata del fascismo italiano.
L’Armata Rossa lanciò la riconquista dei suoi territori occupati dai nazisti e avanzò vittoriosamente attraverso le montagne e le pianure d’Europa, contribuendo alla liberazione di diversi paesi.
La battaglia di Stalingrado fu il punto di svolta decisivo nella lotta contro l’aggressore nazista; aprì fratture fra i paesi del blocco nazifascista, rafforzò la lotta di liberazione dei popoli e avvicinò la vittoria, che fu raggiunta l’8 maggio 1945 dopo aspre battaglie.
La leggendaria difesa della “città d’acciaio” posta sul Volga, accerchiata da tre parti, fu una battaglia in cui tutte le forze, la ragione e la tenacia delle forze armate e del popolo sovietico, specialmente della classe operaia e della gioventù comunista, mirarono a vincere la barbarie e a determinare nella guerra contro il nazifascismo un ribaltamento di situazione a favore del paese del paese del socialismo.
La vittoria di Stalingrado richiese sforzi e sacrifici colossali. I cittadini sovietici pur amando la vita non potevano immaginarla sotto il tallone nazista e senza la patria sovietica, che era la ragione stessa della loro vita liberata dallo sfruttamento.
Il desiderio di vivere una vita libera, in una società giusta, la convinzione che l’uguaglianza dei lavoratori doveva essere universale e l’amore per la patria sovietica sono stati alla base della fratellanza operaia che animava i battaglioni, i reggimenti e i gruppi partigiani, delle azioni degli eroici combattenti sovietici che non indietreggiarono di un passo.
Nella furiosa battaglia i comunisti ebbero un solo privilegio rispetto a tutti gli altri combattenti: quello di andare avanti a tutti, di battersi meglio di tutti.
Le lezioni da trarre dalla battaglia di Stalingrado sono innumerevoli: dalla strategia alla tattica, dalla scienza militare all’organizzazione di massa, dalla capacità di iniziativa alla morale comunista che esprime gli interessi della classe che libera l’intera società dallo sfruttamento e dall’oppressione.
Questa grande vittoria dell’Unione Sovietica fu il frutto della saldezza della dittatura proletaria, dell’unità morale e politica della classe operaia e dei popoli, del valore dell’Armata Rossa; fu anche una conseguenza dell’impegno ideologico, politico e del genio militare del Partito e del governo sovietico, guidati da Giuseppe Stalin (*).
Stalingrado rimane esempio vivente e attuale nella lotta antifascista, che oggi va sviluppata costruendo il fronte unito antifascista-antimperialista in ogni paese e su scala internazionale, così come della più ampia lotta per la rivoluzione e il socialismo in cui essa si inscrive.
Che l’intramontabile vittoria di Stalingrado sia di esempio e ispirazione per combattere e sradicare il fascismo assieme al sistema che lo genera, quello capitalistico!
Gloria eterna all’Armata Rossa, alla classe operaia e ai popoli sovietici che sconfissero il nazifascismo!
2 febbraio 2026
Organizzazione per il partito comunista del proletariato
(*) Al riguardo presentiamo un contributo del Partito fratello di Spagna, il PCE (m-l), pubblicato sul n. 51 di “Unità e Lotta”, organo della CIPOML.
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