21 Gennaio: Guerra, fascismo e partito comunista, ieri e oggi

21 Gennaio 2026

Guerra, fascismo e partito comunista, ieri e oggi

Il 21 Gennaio 2026 celebriamo due anniversari che fanno parte della memoria storica del proletariato rivoluzionario: il 105° della fondazione del Partito Comunista d’Italia – sezione della III Internazionale comunista, e il 102° della morte di V. I. Lenin, il più grande teorico e guida del proletariato e dei popoli oppressi, capo del partito bolscevico, che con le sue tesi, i suoi discorsi e messaggi diede un fondamentale contributo alla fondazione del Partito nel nostro paese.

La costituzione del Partito avvenne come conseguenza di grandi fatti storici che portarono a un risveglio delle grandi masse: le conseguenze della prima guerra mondiale, la Rivoluzione Socialista d’Ottobre.

Ma furono due eventi particolari che favorirono la rottura con il riformismo e con il massimalismo opportunista: l’esperienza del Biennio Rosso, culminata con l’occupazione delle fabbriche nel 1920, fallita per la mancanza di una direzione politica che mirasse alla conquista del potere in una situazione che era rivoluzionaria; la spinta decisiva della III Internazionale comunista. Ciò rese inevitabile la rottura con il PSI e la fondazione del partito comunista.

Con la fondazione del Partito, il proletariato del nostro paese uscì dalla “preistoria”, cioè dalla subalternità ai partiti subalterni alla borghesia, sostenitori della proprietà privata, esprimendo un proprio partito indipendente e rivoluzionario.

Il partito non nacque, però, già armato di teoria, linea politica e tattica all’altezza della situazione e dei suoi compiti e responsabilità. La sua costruzione fu un processo di lotta che avvenne sotto la guida ideologica e politica della III Internazionale, per mezzo di risoluzioni, lettere e direttive dei suoi organi dirigenti, fino a definire con le Tesi di Lione (1926), la fisionomia di un partito di tipo nuovo, leninista.

Un partito che seppe resistere al fascismo, stabilendo una valida linea politica e mantenendo i rapporti con la classe, per poi dirigere la Resistenza; un partito che negli anni successivi al dopoguerra è degenerato con l’avvento del revisionismo moderno, in particolare quello togliattiano.

Oggi, nonostante vi siano partiti e gruppi che dicono di essere comunisti, il proletariato rimane privo di un suo autentico partito politico indipendente e rivoluzionario, distinto e contrapposto ai partiti delle classi proprietarie, sfruttatrici.

Senza partito la resistenza del proletariato rimane senza orientamento e direzione politica, i movimenti che nascono spontaneamente sono destinati a disperdersi, a lottare invano.

Il partito è indispensabile per concentrare le energie rivoluzionarie e dirigere gli sforzi del proletariato e per arrivare alla rivoluzione sociale.

Senza questo strumento la classe operaia e le masse popolari potranno anche conoscere momenti di straordinaria mobilitazione, ma non saranno in grado di elevarsi al livello della lotta per la presa del potere e il rovesciamento dei rapporti capitalistici e si troveranno sempre decapitate ideologicamente e politicamente nello scontro con la borghesia.

Nella situazione attuale la necessità di un partito comunista, strumento indispensabile per agire come classe in lotta per la propria emancipazione, per guidare le lotte del proletariato e dei suoi alleati verso la rottura rivoluzionaria e il socialismo, si sente sempre di più.

Se fino a ieri parlare di ricostruire il partito comunista poteva suscitare alzate di spalle e qualche sberleffo, oggi suscita maggiore attenzione.

Perché oggi si avverte più di ieri la necessità del partito nei proletari avanzati?

Dopo la sconfitta transitoria, ma profonda e multidimensionale, del socialismo, sono mutati i rapporti di forza fra le classi sociali e le potenze imperialiste e capitaliste. La borghesia orchestrò la più grande campagna anticomunista della storia, avendo come obiettivo centrale il partito comunista, per denigrarlo e negare la sua necessità, la sua presenza e attività. La coscienza di classe è arretrata, il distacco tra movimento operaio e movimento comunista si è accentuato.

Ma a tutto ciò non è seguito un periodo di sviluppo pacifico e benessere sociale.

Negli ultimi decenni il sistema capitalista è passato di crisi in crisi, da cui si acuiscono le contraddizioni in tutti i campi.

Centinaia di migliaia di operai sono sotto la scure dei licenziamenti, le condizioni di lavoro sono in costante peggioramento, la mattanza quotidiana sui luoghi di lavoro non conosce tregua.

Il salario continua a perdere potere di acquisto, il precariato e la miseria dilagano, milioni di proletari non riescono più a curarsi; le bollette, le tasse sono alle stelle, il diritto all’abitare è negato.

Le libertà di sciopero e di manifestazione sono attaccate apertamente, la protesta sociale è criminalizzata e repressa, i centri sociali sono sgomberati mentre si proteggono le sedi fasciste, si varano a ripetizione “pacchetti sicurezza” liberticidi.

La fascistizzazione dello Stato borghese ha come suo punto d’irradiamento i gruppi più reazionari, sciovinisti e guerrafondai del capitale monopolistico, in primo luogo quello USA che è il battistrada della reazione mondiale.

E’ cominciata una nuova lotta per la spartizione del mondo fra potenze imperialiste e monopoli, per impadronirsi dei territori stranieri, per conservare o per togliere le sfere di influenza; in nome della supremazia mondiale si moltiplicano le aggressioni, le ingerenze, gli interventi e i golpe militari, diretta continuazione di politiche imperialistiche.

Politica ed economia di guerra, riarmo, militarizzazione e repressione, guerra interna ed esterna, procedono di pari passo.

I popoli, specialmente nei Balcani, nel Caucaso, in Africa e nel Medio Oriente, nei Caraibi e in Sud America, sono stati trascinati nella tormenta dei conflitti imperialistici, “pacifici” e bellici, economici e politici, volti al saccheggio delle fonti di materie prime, all’accaparramento delle aziende e delle terre, alla divisione del bottino fra grandi potenze oppressive e sfruttatrici che avviluppano i popoli nella rete del capitale finanziario.

Il progresso della scienza e della tecnologia, lo sviluppo dei mezzi di produzione, hanno accresciuto le possibilità dell’umanità di conoscere le leggi della natura, di tenerne conto e di utilizzare tutte le possibilità per proteggersi e assicurare il proprio avvenire.

Tuttavia, il fatto che i mezzi di produzione e sviluppo siano nelle mani del capitale e dei monopoli che li utilizzano esclusivamente per assicurarsi il massimo profitto, porta alla distruzione della natura, a un livello di squilibrio ecologico tale da minacciare le condizioni di esistenza dell’umanità.

La borghesia vuole trascinare l’umanità alla catastrofe. Ma le contraddizioni proprie del sistema capitalista-imperialista generano tutti gli elementi che rendono inevitabili le lotte rivoluzionarie e le sollevazioni della classe operaia e dei popoli.

In numerosi paesi si accumulano i fattori di rivolte di massa, che abbiamo già visto scoppiare l’anno scorso in alcuni paesi. La resistenza alla reazione, all’austerità, alla militarizzazione, le proteste contro le aggressioni imperialiste, la solidarietà internazionale, sono in crescita e si svilupperanno ancora. Di fronte alle gravi crisi che la guerra determina, si svilupperanno movimenti rivoluzionari nei paesi imperialisti e di liberazione nazionale in quelli dipendenti.

Nel nostro paese abbiamo partecipato negli ultimi mesi allo sviluppo di proteste, scioperi e mobilitazioni.

Il ruolo svolto da settori della classe operaia, come dai portuali, in questo nuovo ciclo di lotta di classe smentisce tutte le chiacchiere sulla fine del suo ruolo e hanno dimostrato una via percorribile di lotta e unità, di solidarietà di classe e fra i popoli. Sono esperienze che parlano a tutta la classe sfruttata, dimostrando che i proletari stessi devono prendere in mano l’iniziativa seguendo una prospettiva di classe e rivoluzionaria.

Mentre il capitalismo mostra il suo vero volto, operai, lavoratori, donne e giovani degli strati popolari si rendono conto che i partiti borghesi e piccolo borghesi di “sinistra” e di destra, opportunistici e socialdemocratici che in un modo o nell’altro difendono il sistema che opprime e sfrutta i lavoratori e i popoli.

La nebbia creata dalle illusioni borghesi e riformiste sotto l’evidenza dei fatti si va dissipando. Nel periodo di guerra, di crisi e di conflitti di classe aperti, di preparazione di grandi battaglie per la presa del potere, si sente sempre di più la necessità di un altro tipo di partito, di un partito indipendente e rivoluzionario della classe sfruttata, capace di risolvere i compiti che si pongono con forza: l’impostazione del lavoro di massa su una base rivoluzionaria, la realizzazione di fronti proletari e popolari, anticapitalisti, antimperialisti e antifascisti, l’educazione degli operai nello spirito della lotta rivoluzionaria per il potere, la preparazione e la mobilitazione delle riserve del proletariato, l’alleanza con i proletari dei paesi vicini, la creazione di saldi legami con il movimento di liberazione dei popoli delle colonie e dei paesi dipendenti, dalla Palestina al Venezuela e altrove.

Questi compiti non potranno mai essere risolti dai vecchi partiti socialdemocratici e revisionisti, dai partiti imbevuti di parlamentarismo, di pacifismo, inadatti e contrari alle azioni rivoluzionarie del proletariato.

Pensare di poter aprire una breccia nel sistema che ci sfrutta e ci opprime con i partiti riformisti e socialdemocratici, opportunisti ed elettoralistici, vuol dire rassegnarsi a una sconfitta certa.

Sono dunque le caratteristiche del periodo storico in cui siamo, sono i compiti che si pongono in questa fase di conflitti acuti, a metterci di fronte in maniera più decisa al problema della costituzione di un partito di tipo leninista che diriga il proletariato alla lotta per il potere.

Il partito comunista è una necessità storica. Ma quale tipo di partito vogliamo costruire? Quali sono la sua natura, le sue caratteristiche, i suoi principi organizzativi?

Sono quelli indicati da Lenin e da Gramsci!

Un partito che sia di classe e di una sola classe, quella proletaria, che sia il più avanzato e fondamentale reparto di questa classe, in grado di assorbire i suoi migliori elementi.

Un partito armato di una teoria rivoluzionaria, che abbia come base ideologica i principi del marxismo-leninismo e dell’internazionalismo proletario.

Non il revisionismo o l’illusorio multipolarismo che elude la dura realtà del capitale finanziario, del conflitto fra potenze imperialiste per una nuova spartizione del mondo; non l’appoggiarsi su un imperialismo per combatterne un altro; non le apologie dell’imperialismo che negano la lotta dei popoli oppressi per la completa liberazione nazionale, così come quella dei lavoratori per i diritti e libertà democratiche.

Un partito con una organizzazione costruita sulla base della produzione (cellule di luogo di lavoro), basato sul centralismo democratico, capace di adattarsi rapidamente alle diverse condizioni che lo scontro di classe impone, con una disciplina ferrea.

Un partito che diriga la classe attraverso i suoi militanti attivi nelle altre forme di organizzazione della classe, quali i sindacati e le associazioni di vario tipo.

Un partito che sia strumento della lotta per la conquista e il mantenimento del potere proletario.

Al di fuori di queste caratteristiche e prospettive non può essere formato un autentico partito comunista, ma solo grottesche caricature revisioniste e opportuniste!

Come possiamo avanzare verso il partito, come avvicinare la sua formazione?

Abbiamo detto che il partito politico indipendente della classe operaia è un’urgenza oggettiva, però questa necessità non si concretizza per decreto, o a data prefissata, ma nel corso di lunghe lotte.

Abbiamo visto il fallimento dei “rifondatori” sulle sabbie mobili dell’eclettismo senza e contro i principi, delle scorciatoie elettoralistiche e dei moltiplicatori di bandierine fittizie, dei “coordinamenti” e dei “cantieri” opportunisti e revisionisti.

Se nel 1921 il partito si è costituto per scissione da un partito riformista, oggi le condizioni storiche impongono che si ricostruisca per aggregazione di forze comuniste attorno a un centro coeso.

Dovere dei comunisti e degli operai avanzati, dei giovani proletari rivoluzionari, è dunque quello di raggrupparsi e integrarsi tenendo ben fermi e assimilando i principi, la teoria e le posizioni marxiste–leniniste, di organizzarsi nei luoghi di lavoro e nei territori, di cooperare e sviluppare il dibattito teorico e la propaganda rivoluzionaria assieme al lavoro pratico, di lavorare per unire il socialismo scientifico e la classe operaia, di tenere alta la bandiera dell’internazionalismo proletario, separandosi nettamente e apertamente da tutte le forme di revisionismo e di riformismo, dagli elementi opportunisti.

Una paziente ricostruzione di legami che deve passare attraverso il dibattito franco e aperto da svolgersi in incontri marxisti-leninisti bilaterali o multilaterali, accompagnato da una pratica di lotta in comune.

In questo percorso ribadiamo la funzione vitale svolta da una forma organizzativa intermedia fra la dispersione e il partito, di carattere marxista-leninista, dotata di un chiaro orientamento ideologico e di un programma politico rivoluzionario.

I centri di organizzazione, le frazioni organizzate con un proprio programma rivoluzionario, con propri organi e canali di espressione, con un centro direttivo coeso e proprie articolazioni locali, hanno dimostrato la loro importanza vitale nel 1921 e in tutti i processi di costruzione dei partiti comunisti, per condurre in modo organizzato la lotta contro i riformisti, gli opportunisti e i centristi odierni, lavorando per riunire le condizioni minime indispensabili per la fondazione del partito.

Certo è che la soluzione del problema “partito” non può essere trovata al di fuori della relazione dei comunisti, delle teste pensanti e attive che adottano il marxismo-leninismo, con le forze avanzate della classe operaia. Un’unione che si forgia nel lavoro e nell’azione quotidiana.

La questione più importante da risolvere è l’unità della parte cosciente del proletariato in partito comunista. A questo scopo lavoriamo, combattendo la frammentazione organizzativa e le deviazioni ideologiche, sviluppando la propaganda rivoluzionaria e formando quadri.

Sono le condizioni concrete del periodo attuale, in connessione con l’esperienza maturata nella storia, che spingono i comunisti e i migliori elementi del proletariato a cooperare per risolvere questo compito storico, a moltiplicare gli sforzi per la costituzione del partito comunista senza il quale non si può avere nessuna prospettiva di vittoria rivoluzionaria, nessun passaggio al mondo nuovo, in cui sarà abolito lo sfruttamento dell’essere umano sull’essere umano e sulla natura.

Avanti compagne e compagni, uniamoci, lottiamo e organizziamoci!

Con il Partito saremo tutto!

21 Gennaio 2026

Organizzazione per il partito comunista del proletariato

 

Enquire here

Give us a call or fill in the form below and we'll contact you. We endeavor to answer all inquiries within 24 hours on business days.



    Please prove you are human by selecting the plane.

    Organizzazione per il partito comunista del proletariato