25 Aprile: la Resistenza dei medici palestinesi

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

 “Ciò che rende questa guerra differente è il modo in cui la distruzione del sistema sanitario è stato un aspetto centrale della strategia militare. Ciò pone più pressio­ne su di noi operatori sanitari nel mondo per assicurar­ci che questa sia l’ultima guerra in cui questo tipo di strategia sia applicato.”

Dr Ghassan Abu Sitta, chirurgo specializzato in ferite da guerra

Tristi dati sulle macerie del Sistema Sanitario

La giornata del 28.03.2024 segna il triste traguardo degli oltre 1.000 attacchi con cui l’esercito israeliano ha colpito l’assistenza sanitaria nei Territori palesti­nesi occupati. Ciò equivale a circa cinque attacchi al giorno. Si contano 458 operatori sanitari uccisi, 311 operatori sanitari arrestati. Tristi numeri dietro ai quali si cela un oceano di umanità.

I medici a Gaza e il giuramento di Ippocrate

Come operatori sanitari stiamo assistendo con crescente preoccupazione alla strategia militare utilizzata dall’e­sercito israeliano: un attacco sistematico e brutale nei confronti del sistema sanitario e dei suoi professionisti. Il Dottor Hammam Alloh, ucciso l’11 novembre da un attacco aereo, diceva nella sua ultima intervista, riguar­do all’ordine di evacuazione che l’esercito israeliano aveva imposto sul suo ospedale:

“Se vado, chi cura i miei pazienti? Non siamo animali, abbiamo il diritto di ricevere un’assistenza sanitaria adeguata. Non possiamo semplicemente andarcene. Pensi che io abbia frequentato la facoltà di medicina e i miei diplomi post-laurea per un totale di 14 anni, per pensare solo alla mia vita e non ai miei pazienti? Pensi che sia questo il motivo per cui sono andato a medici­na, per pensare solo alla mia vita?”.

I medici a Gaza lavorano incessantemente con turni di 36 ore, con pochissimo cibo a disposizione sia per loro che per i propri pazienti. Spesso questi operatori vivono e dormono all’interno degli ospedali.

E sanno che l’ospedale può essere attaccato e preso d’assalto dall’esercito. In questi casi sanno anche che possono essere detenuti e portati in campi di prigionia dove, come riportato recentemente anche da un dottore israeliano sulla rivista Haaretz, subiscono gravi torture: vengono costretti per 45 giorni a rimanere ammanettati ed inginocchiati, con bende sugli occhi, costretti a dor­mire sul pavimento e a utilizzare pannolini.

Il personale sanitario è ben cosciente dei rischi che corre, dato che purtroppo questa è stata la dura sorte di ogni struttura sanitaria nella striscia di Gaza e del suo personale medico. Eppure molti decidono di rimanere a curare i propri pazienti con i pochi mezzi disponibili.

“Quando l’ingiustizia diventa legge, la Resistenza diventa dovere.” Bertold Brecht

Queste scelte, questi gesti non possono che rappresen­tare per noi un esempio luminoso dello spirito della nostra professione, una adesione totale al giuramento di Ippocrate. I medici a Gaza rischiano la propria inco­lumità per difendere il diritto alla vita ed alla salute della propria comunità.

Attaccare la sanità pubblica in ogni suo aspetto (struttu­re, approvvigionamenti, personale) in modo cosi vio­lento, deliberato e pervasivo è un crimine che ha come conseguenza potenziale la morte di un’intera popolazio­ne. I medici a Gaza si stanno frapponendo a questo disegno genocidiario con la propria professionalità.

Non possiamo restare indifferenti di fronte a ciò che stanno subendo i nostri colleghi, i pazienti, i feriti, i malati cronici cui sono ormai negate le cure a causa di una rete ospedaliera ridotta letteralmente in macerie. Non possiamo nemmeno ignorare che l’attuale piano di pulizia etnica ha radici profonde nella ideologia politica del sionismo, ideologia fondante dello stato di Israele, definita nel 1975 dalle Nazioni Unite “una forma di razzismo e di discriminazione razziale” che porta alla disumanizzazione e alla demonizzazione della popola­zione palestinese. Ciò che sta succedendo oggi a Gaza non è che la punta dell’iceberg di una storia di 75 anni di occupazione, apartheid e oppressione coloniale. Vor­remo scendere in piazza il 25 aprile portando in alto i nostri colleghi come moderni partigiani: si batto­no con coraggio di fronte a un esercito che li vuole annientare sia fisicamente che psicologicamente, per assicurarsi che il diritto alla salute non venga com­pletamente abolito a Gaza. Vi invitiamo come opera­tori sanitari a scendere in piazza con il camice e unirvi al nostro spezzone: incontro sulle scalinate di Santo Spirito alle ore 16.50. Come operatori sanitari in Italia non possiamo rimanere indifferenti mentre il nostro sistema sanitario viene smantellato a favore della spesa militare. 25 APRILE IN PIAZZA S.SPIRITO

Per sostenere le lotte e chi pratica resistenza a Firenze come altrove. Autodeterminazione e solida­rietà nella piazza degli/delle antifascist* fiorentin*!

Sanitari per Gaza Firenze

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