70 anni fa, la controrivoluzione kruscioviana
Nel febbraio del 1956, tre anni dopo la morte di Stalin, il moderno revisionismo fu proclamato e legalizzato ufficialmente al XX Congresso del PCUS.
In questo Congresso il gruppo di Krusciov sferrò un violento attacco contro i princìpi fondamentali del marxismo-leninismo e contro la linea generale seguita dal PCUS sotto la direzione di Stalin.
Le principali tesi avanzate dai kruscioviani, che deviavano dal marxismo-leninismo, deformandolo sotto ogni aspetto, furono le seguenti:
– La riduzione della linea generale della politica estera dell’URSS e di tutti i paesi socialisti alla “coesistenza pacifica fra i due sistemi”. Con ciò veniva abbandonato il principio dell’internazionalismo proletario e si affermava la sostituzione della lotta rivoluzionaria di classe e della lotta di liberazione dei popoli oppressi dall’imperialismo con la politica di miglioramento dei rapporti fra Stati con sistemi sociali diversi. Cessava così anche l’aiuto che i paesi socialisti e il movimento operaio e comunista internazionale dovevano, con ogni mezzo, prestare ai popoli amanti della libertà del mondo.
Questa linea subordinava la soluzione dei problemi della pace e della libertà dei popoli alla «instaurazione di relazioni amichevoli fra le due grandi potenze mondiali — l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti d’America».
Si diffondeva in tal modo l’illusione che l’imperialismo USA, il peggiore e più feroce nemico della pace e della libertà, avesse rinunciato o potesse rinunciare alle sue mire di rapina e d’aggressione, che il socialismo avrebbe dovuto trionfare su scala mondiale attraverso la coesistenza e la competizione pacifica dei due sistemi: il sistema capitalista e quello socialista.
– La coesistenza pacifica e la collaborazione economica con gli USA e altri paesi imperialisti avevano come corollario la tesi sul «passaggio pacifico» al socialismo, da realizzare attraverso «le via parlamentari» e le riforme, qualificando la via della Rivoluzione d’Ottobre come «giusta soltanto in quelle particolari condizioni storiche». Con questa tesi veniva rigettata la lotta rivoluzionaria per la conquista del potere politico.
Da queste posizioni si arrivò a teorizzare nel XXII Congresso (1961):
– L’estinzione della dittatura del proletariato e la sua trasformazione nello “Stato di tutto il popolo”, senza carattere di classe. I kruscioviani proclamarono che la democrazia socialista aveva raggiunto livelli così alti che era possibile per le classi reazionarie del passato accettarla e decidere di convivere con essa, che il proletariato doveva fidarsi delle classi reazionarie rovesciate, doveva invitarle a co-governare, a “costruire” insieme il socialismo, come garanzia per la pace internazionale.
– La mutazione della natura di classe del Partito comunista, che diventava “il partito di tutto il popolo”, al di sopra delle classi, in cui coesistessero, insieme agli operai, gli imprenditori e le personalità ben viste dalla borghesia, gli apparatchik.
Il Partito fu così ridotto in condizioni tali da non essere più il partito della classe operaia, capace di sviluppare la lotta di classe fino al comunismo, ma quello della nuova borghesia sovietica.
Il giorno conclusivo del XX Congresso un colpo ancora più duro venne inferto al Partito e al marxismo-leninismo, alla rivoluzione e alla dittatura del proletariato con il rapporto «segreto» i Krusciov «Sul culto della persona e le sue conseguenze», basato su falsificazioni e calunnie da cima a fondo.
Il pretestuoso attacco alla figura e all’opera di Stalin veniva sferrato per giustificare la sconfessione della linea marxista-leninista del PCUS elaborata nei suoi precedenti congressi.
Le conclusioni del XX Congresso divennero un alimento ideologico per gli revisionisti di tutti i paesi.
Esse costituivano un’importantissima arma che veniva posta nelle mani degli imperialisti di tutti i reazionari per combattere i paesi socialisti, il comunismo, il movimento rivoluzionario di liberazione dei popoli.
La linea controrivoluzionaria che venne imposta a seguito del XX Congresso del PCUS, interruppe l’edificazione socialista, aprì la strada alla rapida restaurazione del capitalismo, rimpiazzò con la conciliazione di classe la lotta all’imperialismo, alla borghesia e a tutte le specie di correnti opportuniste, spalancò le porte alla propaganda borghese e provocò la scissione nel movimento comunista internazionale.
La linea deviazionista adottata dal XX Congresso del PCUS fu uno dei principali fattori che contribuì alla creazione di condizioni favorevoli al diffondersi del revisionismo moderno fra molti partiti comunisti, che si trasformarono i partiti economicisti, riformisti, parlamentaristi, che portarono il movimento operaio in un periodo di sconfitte e di declino.
Krusciov e il suo gruppo di rinnegati e traditori ricorsero a ricatti e minacce nell’intento di renderla obbligatoria per tutti i partiti comunisti e operai.
Questa trasformazione ha influito anche nei movimenti dei popoli oppressi sempre più penetrati dalla borghesia, dalla piccola borghesia e dalle correnti nazionaliste e collaborazioniste.
Il revisionismo kruscioviano fu il prodotto della pressione politica, ideologica e militare dell’imperialismo, quello degli Stati Uniti in testa, e dell’accettazione dell’influenza borghese da parte di gruppi e strati privilegiati, rappresentati da quadri dirigenti del partito, del governo, dello Stato e delle imprese dell’Urss, da intellettuali disorganici alla classe operaia.
L’obiettivo principale dei revisionisti era quello di attaccare e distruggere la più grande conquista della classe operaia e dei popoli, il coronamento dell’opera dei comunisti: la Rivoluzione Socialista d’Ottobre, la dittatura del proletariato e il Paese del socialismo.
Nell’URSS i revisionisti restaurarono il capitalismo attraverso la distruzione della pianificazione centalizzata, l’ampliamento della circolazione mercantile, la reintroduzione del profitto aziendale, etc. In pochi anni trasformarono l’Unione Sovietica in un paese con una politica estera social-imperialista che contendeva il dominio del mondo all’imperialismo statunitense.
Il Partito bolscevico, il Partito di Lenin e Stalin, fu sovvertito, assalito dagli opportunisti e dai burocrati, trasformato in un partito per la conciliazione di classe, per la subordinazione al capitalismo.
Sotto la direzione dei revisionisti l’Unione Sovietica sprofondò in una grave crisi economica e sociale. Il processo controrivoluzionario culminò con la sua dissoluzione nel 1991, con la Russia tornò ad essere pienamente integrata nel sistema capitalistico.
Le tesi e la linea adottati dal revisionismo moderno hanno causato gravissimi danni al marxismo-leninismo, al movimento comunista e a tutti i partiti comunisti del mondo, al movimento rivoluzionario della classe operaia e dei popoli, al movimento sindacale, all’organizzazione e alla lotta dei contadini e di altri settori popolari, alla mobilitazione delle giovani generazioni.
I danni causati dal krusciovismo al movimento comunista e operaio internazionale, al movimento di liberazione nazionale dei popoli sono stati di enorme portata e i suoi effetti si sono protratti fino ad oggi, alimentando la confusione ideologica e la frammentazione organizzativa.
Per i comunisti (marxisti-leninisti) che hanno sempre respinto e combattuto il revisionismo, comprendere le sconfitte e apprendere le dure lezioni della lotta di classe è indispensabile per rafforzarsi teoricamente e avanzare nella lotta per il partito rivoluzionario del proletariato.
Da “Scintilla” n.157, febbraio 2026
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