A fianco dei lavoratori ENI in lotta per la difesa del posto di lavoro!
ENI si propone di chiudere gli stabilimenti di cracking del petrolio, e con esso la chimica di base, della quale in Italia, se il piano aziendale non verrà fermato dalla lotta operaia, non esisterà più traccia. Il tutto in cambio di vaghe promesse di riconversione ecologica, che sono solo balle.
ENI (partecipata dallo Stato) sostiene la non convenienza economica ed ecologica di produzioni che comportano, nel processo produttivo, emissioni di CO2. Sostiene che la materia prima potrà convenientemente essere importata a costi inferiori.
Ammette quindi la non esistenza di un problema di mercato, ma di mancati profitti per ricompensare lautamente gli azionisti.
Questo è il piano di un monopolio energetico che ha approfittato e approfitta tuttora dell’ondata inflazionistica e delle tensioni tra le potenze imperialiste per ottenere enormi extraprofitti, per altro non tassati, con la compiacenza del governo Meloni (che anche come azionista ci guadagna).
Se non sarà fermata dalla mobilitazione operaia ENI dismetterà prossimamente Priolo e Brindisi, ma sono in forse anche Ravenna, Ferrara, Mantova e quel che rimane di Porto Torres e Porto Marghera.
Un sacrificio occupazionale di migliaia di lavoratori, che, comprendendo l’indotto, arriva a 20.000 unità. Una distruzione massiva di forze produttive, con ricadute su molte altre aziende, per gli interessi di un monopolio che vuole spostare altrove la filiera per massimizzare i profitti .
I lavoratori non possono accettare ciò e giustamente lo respingono in massa con lo sciopero e le manifestazioni.
Inutile farsi illusioni nel confronto con un governo e un’azienda che non dimostrano alcuna volontà di fronteggiare con mezzi adeguati la crisi del comparto industriale che si verifica nel nostro paese (23 mesi di calo della produzione che smentiscono le favole del governo).
La situazione è chiara a tutti: la parola deve passare alla lotta dura!
Mentre appoggiamo la mobilitazione dei lavoratori, facciamo appello affinché attorno a loro si costruisca una larga solidarietà di classe, con il coinvolgimento più largo possibile di lavoratori degli altri comparti industriali e dei territori.
Fermare ENI si può con la lotta e l’unità di classe!
Non un impianto deve chiudere, non un licenziamento deve passare!
Basta licenziamenti e salari da fame, devono pagare i capitalisti e i ricchi!
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